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mercoledì 13 giugno 2018

Vicenza, simboli e curiosità sulla scheda

Anche a Vicenza gli elettori sono riusciti a determinare, per un soffio, il nuovo sindaco già al primo turno. Con il 50,63%, infatti, il centrodestra è riuscito a strappare il governo della città alla coalizione avversaria, dopo che il centrosinistra aveva conquistato Vicenza giusto dieci anni fa. Anche qui la poltrona da sindaco era contesa da sei persone, mentre le liste erano 15, una in meno rispetto a Treviso (e mancava il MoVimento 5 Stelle, perché la lista - pure presentata - non aveva ricevuto la certificazione da parte dello staff nazionale).

Francesco Rucco

8) #RuccoSindaco

La formazione più votata in assoluto, in questo turno elettorale, è stata #RuccoSindaco, la formazione "personale" dell'aspirante primo cittadino del centrodestra, Francesco Rucco, poi effettivamente divenuto tale. C'era davvero soltanto lui nel suo emblema: all'interno della circonferenza grigia, infatti, non c'era altro che il nome della lista, con il suo cognome (trasformato in hashtag, come va di moda ultimamente) in evidenza, grazie al colore rosso. Un contrassegno più scarno e letterale di così era difficile concepirlo, ma si deve ammettere che - visti i risultati usciti dalle urne - il messaggio è passato perfettamente agli elettori di Vicenza.

11) Lega - Liga Veneta

Il partito più votato all'interno della coalizione è stata, anche qui, la Lega, e volendo non c'è da stupirsi: anche questa è stata storicamente terra di Liga Veneta (puntualmente rappresentata dal nome e dal leone di San Marco con il vangelo aperto) e, per tanti anni, a Vicenza ha operato Manuela Dal Lago, diventata nota come componente del triumvirato che resse la Lega Nord nei primi mesi del 2012 (con Maroni e Calderoli) dopo lo "scandalo Belsito". Dal Lago (che da due anni non è più parte del Carroccio) si era anche candidata a sindaca di Vicenza nel 2013, venendo però duramente sconfitta dal candidato del centrosinistra. Questa volta è andata decisamente meglio: con la candidatura di Rucco, entrato in consiglio nel 2013 proprio nella lista personale di Dal Lago, la Lega ha sfiorato il 16% (cinque anni fa si era fermata al 4,6%).

7) Forza Italia

Al terzo posto all'interno della coalizione si è classificato il secondo partito, ossia Forza Italia: la distanza dalla Lega, tuttavia, è notevole, visto che i forzisti devono accontentarsi del 5,27%, praticamente tre volte meno rispetto ai leghisti (e ciò a dispetto dell'avere come capolista Elisabetta Gardini). In questo caso si è utilizzato come base il contrassegno presentato alle ultime elezioni politiche, con la bandierina in alto (e i vertici spinti all'esterno), il cognome di Silvio Berlusconi in grande evidenza e, al posto dell'appellativo "presidente", il riferimento alla città di Vicenza, nel tentativo di acchiappare qualche voto in più. Da segnalare, per i maniaci della grafica, l'incongruenza di font tra "Berlusconi" (Helvetica) e il resto del testo (Arial Black), che a un occhio attento non sfugge (e non piace).

9) Cicero - Impegno a 360°

Al quarto posto si è posizionata la lista Cicero - Impegno a 360°, il cui capolista (e unico eletto, visto il 2,36% ottenuto domenica) era appunto Claudio Cicero, già consigliere e assessore. Il suo stesso simbolo, a suo modo, è "storico": è stato presente anche nelle due precedenti tornate elettorali e con quello è stato sempre eletto. A prima vista si potrebbe pensare a un semplice simbolo pigliatutto a tendenza centrodestra, visto l'uso dei colori nazionali; in realtà, al di là del tricolore, l'atmosfera evocata è quella del segnale stradale che indica una rotatoria (e le frecce in alto danno in qualche modo forma anche all'impegno "a 360°" citato nel simbolo). Non a caso, quando fu assessore, Cicero ebbe fin dall'inizio la delega alla mobilità...

12) Fratelli d'Italia

Non ce l'ha fatta invece a entrare in consiglio comunale Fratelli d'Italia, la cui lista (al debutto alle comunali vicentine, visto che non aveva corso nel 2013 anche se il partito era già nato a livello nazionale) si è fermata all'1,67%. Per partecipare a questo turno elettorale, il gruppo ha scelto di adottare il simbolo ufficiale, senza inserire il nome della leader Giorgia Meloni, ma anche senza fare alcun riferimento alla competizione locale. Non è dato sapere se queste scelte siano state penalizzanti per il partito, certo è che alle ultime politiche Fdi aveva ottenuto il 4,54% e stavolta non è andata così bene, al punto tale che la forza politica non avrà suoi rappresentanti in consiglio.

10) Vicenza ai vicentini - Il popolo della famiglia

Il risultato peggiore, all'interno della coalizione di centrodestra, l'ha ottenuto la lista Vicenza ai vicentini - Il popolo della famiglia, che non è arrivata nemmeno all'1,3%. Vicenza ai vicentini è un'associazione nata un paio di anni fa al di fuori di dinamiche partitiche e con una connotazione civica (anche se a lungo si era parlato di un contributo determinante di Forza Nuova alla nascita di quello stesso movimento, almeno fino alla rottura ufficializzata ad aprile), nata per chiedere più sicurezza per i cittadini. In origine il gruppo riprendeva lo scudo dello stemma vicentino, ma dev'essere stato chiesto ai proponenti di cambiare l'immagine; alla lista, come si vede, ha partecipato anche il Popolo della famiglia, le cui idee sono parse simili sul piano della tutela della famiglia tradizionale. Il risultato, tuttavia, non è stato esaltante. 

Otello Dalla Rosa

2) Partito democratico

Toccava a Otello Dalla Rosa, già in passato consigliere comunale e dirigente d'azienda, cercare di continuare l'opera del suo predecessore Achille Variati. Lui ci ha provato (sfiorando il 46%) con una compagine di cinque liste: la più votata di tutte è stata quella del Partito democratico, che è arrivato a una percentuale di tutto rispetto, il 23,85%, poco meno della lista personale del suo avversario Rucco. Merita, sul piano grafico, di essere segnalato che il logo elaborato da Nicola Storto è stato ridotto per far posto alla silhouette di Vicenza (si riconoscono la basilica santuario di Monte Berico, la Basilica palladiana e la Torre Bissara), tutta tinta di verde anche per rendere visibile il riferimento al candidato sindaco.

4) Da adesso in poi

Dopo il Pd, il risultato migliore l'ha avuto la lista civica Da adesso in poi, che riuniva soprattutto coloro che alle primarie per la scelta del candidato sindaco avevano sostenuto il progetto di Giacomo Possamai; sul piano politico-civico, la formazione si è presentata come continuatrice dell'opera del gruppo Vicenza capoluogo, di cui ha mutuato il simbolo della freccia ripiegata su se stessa (qui colorata di arancione su fondo blu scuro), come a suggerire l'esigenza di aggiornare, rinfrescare il governo della città. Alla fine le urne hanno indicato un discreto risultato (anche in considerazione di quanto ottenuto dal Pd), con il 7,66% e due consiglieri eletti.

6) Vinova

Ha ottenuto qualche voto in meno, fermandosi al 6,52% (ed eleggendo un consigliere), un'altra formazione civica, Vinova, lo stesso nome dell'associazione fondata da Dalla Rosa e altre persone nel 2016 col fine di migliorare la vita dei cittadini. Interessante la genesi del simbolo, legato allo slogan scelto a suo tempo: "il futuro si costruisce. Insieme". Infatti il cuore grafico dell'emblema è rappresentato dalla Basilica palladiana e dalla Torre Bissara scomposte "a mattoncini", con alcuni di questi - simboli delle persone sparse per tutta la città - pronti ad andare al loro posto ma riuniti in immaginarie costellazioni (come a rafforzare il concetto di collegamento nella comunità). 

3) Quartieri al centro

E' riuscito a ottenere anch'esso un consigliere, pur avendo soltanto sfiorato il 4%, un altro soggetto civico, chiaramente legato al territorio: Quartieri al centro. L'idea alla base della lista, come è chiaro dal nome, era "ridare voce ai quartieri in consiglio comunale" attraverso candidati di diverse aree della città (e anche di esperienze differenti tra loro) e preoccuparsi della sicurezza di quelle stesse zone, nonché di una pianificazione del territorio attenta alla concretezza. Il simbolo scelto per le elezioni, peraltro, era decisamente minimal, schematico e anonimo: nessun riferimento ai colori cittadini, essenzialmente testo su fondo azzurro, al di là di un'organizzazione molto geometrica dello spazio.

5) Coalizione civica per Vicenza

Un rappresentante in consiglio comunale è andato anche all'ultima lista della coalizione di centrosinistra, Coalizione civica per Vicenza (nessuna delle formazioni, dunque, è rimasta a bocca asciutta), grazie al suo 3,58%. La lista, "nata dall'unico movimento vicentino con assemblea sovrana" (come tenevano a sottolineare i promotori), raccoglieva parte della sinistra movimentista, ma si definiva come progetto autenticamente e profondamente civico. Come emblema è stato scelto uno scorcio della villa palladiana Almerico Capra, nota ai vicentini come "la Rotonda", ben riconoscibile per le sue quattro "facciate" con frontone e colonne e per la cupola. La scelta, per i promotori, voleva ricordare come Vicenza sia "piena di scorci e bellezze che spesso non vengono considerati e che invece è necessario tutelare e valorizzare".

Filippo Albertin

14) Potere al popolo!

Il resto della sinistra, quella non confluita nella Coalizione civica, si è riconosciuto nella candidatura a sindaco di Filippo Albertin e nella sua unica lista, Potere al popolo!, che ha ovviamente utilizzato lo stesso simbolo tenuto a battesimo alle ultime elezioni politiche. A Vicenza, dunque, si è cercato di proseguire il progetto che aveva cercato di dare una matrice politico-elettorale unitaria alla sinistra che non si riconosceva né nel Pd, né nelle formazioni politiche nazionali a sinistra del Pd che avevano fatto nascere Liberi e uguali. Il risultato, tuttavia, è stato di poco superiore all'1% e non è stato sufficiente per ottenere rappresentanti all'interno del consiglio comunale.

Andrea Maroso

15) SiamoVeneto

Ironia della sorte, quando si è stabilito l'ordine delle liste su schede e manifesti, il candidato Andrea Maroso è stato posto subito dopo Filippo Albertin. Lo stesso è accaduto, in sede di scrutinio finale, per le loro liste: poche decine di voti sotto Potere al popolo! si è trovata SiamoVeneto, la "rete civica per l'indipendenza del Veneto". L'emblema è quello scelto in consiglio regionale ormai da alcuni anni: "un bianco rosone quadrilobato" (tratto dal Palazzo ducale di Venezia, ma ritenuto soprattutto "elegante e condiviso" da tutta la regione) inserito all'interno di un cerchio, che prima era granata (sempre in ossequio al capoluogo veneto) e ora invece è arancione; in basso, al posto della parola "indipendenza", è stato inserito il riferimento alla città.

Leonardo Bano

1) No privilegi politici

Il sorteggio l'aveva collocata al primo posto, ma le urne hanno decretato un risultato molto meno favorevole a No privilegi politici, la lista che sosteneva la corsa a sindaco di Leonardo Bano. Lui che era già stato candidato (sindaco e consigliere) più volte in passato ci ha riprovato, tornando in qualche modo all'antico con l'immagine della lista: se infatti nel 2013 No privilegi politici aveva corso nella coalizione a sostegno di Manuela Dal Lago con un emblema molto American Style (No privilegi politici - Sì Dal Molin, con tanto di aquila e bandiera a stelle e strisce), stavolta la formazione è tornata allo scudo con tanto di nastro che reca la parola "privilegi", ma stavolta lo scudo era tutto rosso (e un po' fuori centro, per farci stare il nastrino) e il fondo tutto arancione. Un emblema rivisitato e semplificato: si legge bene, ma forse era meglio prima del 2013. 

Franca Equizi

13) Grande Nord - Confederazione

A chiudere la rosa delle candidature ha provveduto l'unica donna in campo in questa competizione come aspirante sindaca: Franca Equizi, che di mandati da consigliera comunale ne aveva già accumulati due e alle scorse elezioni si era proposta come sindaca per la lista Sos giustizia e legalità. Da segnalare come la sua candidatura sia stata sostenuta, oltre che dalla formazione voluta a livello nazionale da Roberto Bernardelli, anche da Veneto Stato, da Prima il Veneto e dal movimento Rinascere - Azzerare tutto per ripartire, con sede a Mestre e avente l'Araba Fenice come simbolo. Equizi, tuttavia, ha raccolto solo lo 0,67%: inevitabile, dunque, restare fuori dal consiglio.

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