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lunedì 18 giugno 2018

Bresso, simboli e curiosità sulla scheda

All'interno della città metropolitana di Milano, l'unico altro comune superiore oltre ad Arese che è riuscito a eleggere il proprio sindaco al primo turno è stato Bresso: qui niente riconferma per il sindaco uscente di centrosinistra Ugo Vecchiarelli, battuto nettamente da Simone Cairo, presentato dal centrosinistra. Rispetto ad Arese, qui la scheda era un po' più affollata: non tanto di candidati (3in tutto), ma di liste, che erano ben 10.

Simone Cairo

1) Lega

Il sorteggio l'aveva indicata come prima lista su manifesti e schede, ma la Lega è riuscita a raccogliere decisamente più voti di tutti. Anzi, si potrebbe dire che in queste elezioni il vero trionfo sia stato quello leghista: nel 2013, infatti, il Carroccio aveva sfiorato solo il 3% e la sua lista era stata l'unica della coalizione a sostegno di Adriano Egidio Radaelli a rimanere fuori dal consiglio comunale. Questa volta, invece, oltre il 20% degli elettori ha ritenuto di dare fiducia alla lista con Alberto da Giussano (e che, come si è visto anche ad Arese, al posto della parola "premier" ha indicato il riferimento alla Lomabardia, ma soprattutto ha inserito la "pulce" della Lega lombarda): un trionfo da tutti i punti di vista.

5) Bresso è nel cuore

Al secondo posto, all'interno della coalizione a sostegno di Cairo, si è posizionata la lista civica Bresso è nel cuore, o anche semplicemente Bresso è: così si chiamava, infatti, il gruppo consiliare di cui lo stesso neosindaco faceva parte nella consiliatura uscente. Gli elettori hanno tributato alla lista il 17,49%, un'ottima percentuale che ha assegnato alla compagine quattro seggi, tanti quanti ne ha avuti la Lega. E non si può certo dire che quel risultato sia dovuto a particolari espedienti grafici: senza utilizzare cuori stilizzati (gliene siamo grati), il contrassegno della lista, infatti, era basato soprattutto su parole e colori, semplicemente tinto di blu e di giallo, colori dominanti nello stemma e nel gonfalone comunale.

4) Forza Italia

Dopo le liste appena considerate si è collocata, in ordine di preferenze, quella di Forza Italia, che invece rispetto a cinque anni fa sembra molto meno in salute. E' vero che allora c'era ancora il Pdl, che ottenne il primato nella coalizione con il 18,27%; il fatto che però, pur facendo parte questa volta del gruppo che ha eletto il sindaco, i forzisti si siano dovuti accontentare del 9,83% (che ha comunque permesso di eleggere due consiglieri) la dice lunga. Anche in questo caso il contrassegno depositato è una variante di quello utilizzato alle politiche, con la bandierina che esce dal cerchio e l'indicazione del candidato locale; per quest'ultimo, passi per la font Arial Black (diversa dall'Helvetica, ma probabilmente è il modello a essere fatto così), ma almeno il colore del cognome poteva essere uguale al resto..


2) Insieme per Bresso e il Parco Nord

Resta invece fuori dal consiglio comunale la lista Insieme per Bresso e il Parco Nord, stesso nome dell'associazione che è alla base della formazione civica che già nel 2013 aveva portato alla presentazione di una lista civica con lo stesso nome, ma a sostegno della candidatura a sindaco di Aldo Piatti (che era stato assessore del centrosinistra prima), che poi al ballottaggio aveva sostenuto Radaelli ed era stato eletto in consiglio. Questa volta Piatti è capolista e, a guardare molto bene, è presente anche nel simbolo: oltre al gelso nero, tipica pianta bressese, al di sotto è riportata la "pulce" del Progetto liste civiche per Bresso, ma a sua volta contiene la "pulcetta" della Lista civica Piatti, con lo stesso cartiglio del 2013 e utilizzato in grande nel contrassegno. Un simbolo matrioska, che ha solo sfiorato il 4%.


3) Fratelli d'Italia

Niente consiglieri comunali nemmeno per la lista di Fratelli d'Italia, al suo debutto alle elezioni amministrative a Bresso. La formazione, risultata la meno votata della coalizione di centrodestra, ha raccolto solamente l'1,55%, ovviamente rimanendo molto lontana dalla quota che le avrebbe consentito di eleggere un proprio rappresentante. Anche qui, come ad Arese, il partito di Giorgia Meloni ha scelto di utilizzare la stessa versione del contrassegno finito sulla scheda delle elezioni politiche, con il nome della leader in grande evidenza, senza aggiungere nessun riferimento territoriale. Difficile, però, che il risultato non soddisfacente sia legato a questa scelta.


Ugo Vecchiarelli

9) Partito democratico

Si è fermato al 35,6% Ugo Vecchiarelli, il sindaco uscente in cerca di riconferma che, per l'occasione, aveva confermato e leggermente ampliato la sua compagine politica. Punta di diamante della coalizione, in ogni caso, è ancora il Partito democratico, anche se decisamente ridimensionato rispetto a cinque anni fa: dal 26,7% delle scorse elezioni, infatti, la sua quota è scesa al 19,18%, sufficiente comunque per collocarsi poco al di sotto della Lega. Sul piano grafico, l'unica particolarità era l'inserimento del nome del candidato sindaco nel segmento verde inferiore, una pratica ormai rodata da Veltroni in avanti, quindi non si fa nemmeno troppo notare.


7) Bresso c'è

La seconda lista della coalizione, nonché l'unica altra che sia riuscita a ottenere rappresentanti in consiglio comunale, è la civica Bresso c'è. Il raggruppamento aveva già partecipato alle elezioni di cinque anni fa esattamente con lo stesso simbolo, con le sagome di tre persone stilizzate e quella centrale che abbraccia le altre due, in segno di vicinanza. Se la rappresentanza consiliare non è cambiata (un solo rappresentante, oggi come allora), è almeno aumentata un po' la percentuale: dal 4,44% del 2013 si è passati al 6,3% di quest'anno. Segno che evidentemente quel progetto - certamente vicino al sindaco uscente, essendo questo l'emblema in cui il suo nome è più evidente - è stato considerato credibile, al di là dell'appartenenza politica.


8) Lista Manni

Si è fermata, suo malgrado, al 5,32%, ottenendo un centinaio di voti in meno di Bresso c'è, ma questo è bastato perché la Lista Manni non abbia diritto a un suo rappresentante in consiglio. Si tratta della sola lista a Bresso in cui sia indicato il nome di un candidato diverso dall'aspirante sindaco: Giuseppe Manni, infatti, era il capolista di questa formazione, ma soprattutto era stato sindaco di Bresso dal 1998 al 2008, dunque si immaginava che portasse un buon contributo alla coalizione. Da segnalare la grafica del contrassegno, con il nome proposto come contenuto di uno striscione retto da una decina di persone (sagome blu), come se fosse l'istantanea di una manifestazione. Graficamente interessante, ma non troppo fortunato.


6) Sinistra unita bressese

Pur essendo stata collocata in prima posizione all'interno della coalizione a sostegno di Vecchiarelli e pur trattandosi di una formazione già nota, dopo aver partecipato alle elezioni di cinque anni fa, la Sinistra unita bressese a questo giro è stata meno fortunata. Il 4,73% del 2013 è rimasto stabile (4,64%, solo due voti in meno), ma la sconfitta della coalizione ha privato la sinistra del seggio consiliare che aveva. La bandiera rossa sventolante, circondata da parole qualificanti (antifascismo, laicità, diritti, libertà, ambiente, lavoro, solidarietà), pur avendo conservato il proprio consenso non avrà più voce: può succedere, quando si tiene botta, ma perdono gli altri.


Adriano Longo

10) MoVimento 5 Stelle

Il candidato sindaco che ha ottenuto meno voti, dei tre che si sono presentati, risulta essere Adriano Longo proposto dal MoVimento 5 Stelle. Si tratta, peraltro, di un miglioramento rispetto alla precedente candidatura del 2013: allora, infatti, la candidata Valeria Loi ottenne il 7,67% (e il M5S sfiorò l'8%), mentre questa volta il candidato è riuscito a raggiungere l'11,74%, con la sua lista che ha raccolto poco di meno. Rispetto ad allora il simbolo è rimasto quasi uguale, con l'unico cambiamento del sito adagiato all'interno della circonferenza rossa di contorno (Ilblogdellestelle.it al posto di Beppegrillo.it); questa volta, in compenso, è arrivato il consigliere che l'altra volta era mancato.

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