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venerdì 15 giugno 2018

Catania, simboli e curiosità sulla scheda

L'elezione del sindaco al primo turno è riuscita anche a Catania e non è nemmeno stato necessario ricorrere alla particolarità della legge elettorale comunale vigente in Sicilia, che consente l'elezione immediata del candidato che abbia raggiunto il 40% al primo turno. Con il suo 52,29%, infatti, Salvo Pogliese - sostenuto dal centrodestra - si è subito affermato come nuovo sindaco di Catania, non dando così al sindaco uscente Enzo Bianco la possibilità di iniziare il quinto mandato da guida della città. 
La sfida andata in scena domenica riguardava cinque aspiranti primi cittadini (nemmeno una donna), sostenuti nel complesso da 17 liste; queste, di seguito, saranno indicate con il numero d'ordine su schede e manifesti (e non con quello indicato sui manifesti, frutto dell'ordine di presentazione). Occorre anche preventivamente scusarsi per la qualità di alcuni contrassegni: il manifesto in Pdf non era di buona qualità e molti emblemi non erano presenti in rete o su Facebook (o non erano facilmente ricostruibili).

Salvatore Domenico Antonio (Salvo) Pogliese

15) Forza Italia

La lista che maggiormente ha contribuito al successo elettorale di Salvo Pogliese è stata quella di Forza Italia, partito cui lui stesso appartiene dalla fine del 2013 (in precedenza era entrato nel Pdl provenendo da Alleanza nazionale): l'11,04% ottenuto non è probabilmente elevatissimo, rispetto a ciò che aveva ottenuto quel partito in passato in Sicilia (e nella stessa Catania: si pensi al 27% sfiorato da Umberto Scapagnini nel 2000), ma consente pur sempre ai forzisti di dirsi i primi della coalizione. Il simbolo è quello coniato per le europee del 2014: nessun riferimento locale, solo il nome di Silvio Berlusconi che non era candidato, ma è come se ci fosse stato. 

12) Salvo Pogliese sindaco

A breve distanza da Forza Italia si è collocata la lista personale del nuovo primo cittadino catanese, Salvo Pogliese sindaco. I colori in alto (rosso e blu) sono quelli del comune e non stupisce la loro presenza; il color carta da zucchero della circonferenza e il tricolore dell'arco adagiato nella parte inferiore strizzavano invece l'occhio all'elettorato del centrodestra e a tutti coloro che, al di là delle preferenze politiche, avrebbero potuto ritrovarsi nella persona di Pogliese. A conti fatti, il 10,75% raccolto dalla lista (poco meno di Forza Italia, dunque) può considerarsi un successo personale del neosindaco, che non mancherà di capitalizzare in questi anni.

11) Grande Catania

Al terzo posto, con l'8,38% e a un certo distacco dalle due liste più votate, si è posizionata la formazione Grande Catania, già vista alle elezioni amministrative del 2013 (anche se allora aveva ottenuto più del 10%): si tratta del gruppo più vicino all'ex presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo. Proprio come allora, l'emblema si distingueva per la presenza - su fondo rosso e leggermente tridimensionale, come il riflesso da pin o da monetone dimostra - di un grande pollice recto, mutuato direttamente da Facebook ma da sempre segno di positività, di buon auspicio per chi lo riceve. Alla coalizione è andata meglio dell'ultima volta, alla lista un po' meno.

10) #Diventeràbellissima 

Anche il quarto simbolo della coalizione di centrodestra appartiene alla categoria "già visti", ma non alle amministrative di cinque anni fa: #Diventeràbellissima, infatti, è il progetto amministrativo che dà continuità alla lista che alle ultime regionali è stata più vicina all'attuale presidente regionale, Nello Musumeci e che è già stata presentata in altre occasioni in competizioni locali siciliane; rispetto ad allora, la struttura del simbolo è semplicemente a specchio, con il giallino in alto e il blu in basso. In questo caso la lista ha sfiorato il 6% (5,91% per l'esattezza), benino ma non benissimo, ma per sua fortuna non troppo vicina alla "zona di rischio" dovuta alla soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale regionale.

14) Fratelli d'Italia

Appena al di sotto di #Diventeràbellissima, con il 5,88%, si è posizionata la lista di Fratelli d'Italia, per inciso uno dei primi soggetti politici che avevano sostenuto la candidatura di Musumeci alle primarie per decidere il candidato di centrodestra alla presidenza della Sicilia. In questo caso, il gruppo dirigente di Fdi ha cercato di sfruttare almeno in parte il potenziale trainante della leader nazionale Giorgia Meloni, utilizzando il contrassegno inaugurato in occasione delle elezioni politiche, con il simbolo rimpicciolito per fare posto in alto al nome di Meloni in giallo, con il cognome in discreta evidenza. A conti fatti, probabilmente, non è andata poi tanto male.

17) In campo con Pogliese

Si è fermata al 5,46%, ultima tra le formazioni del centrodestra a essere riuscita ad accedere alla ripartizione dei seggi spettanti alla coalizione, la lista In campo con Pogliese, qualificabile come gruppo civico. Il colore dominante del fondo è il verde, quasi a voler richiamare il prato di un campo da calcio; il segmento circolare in basso, invece, è tinto di rosso e di blu, che sono i colori della città di Catania. Forse non è bellissimo l'uso del carattere corsivo, alternato al "bastoni" che rende particolarmente evidenti la parola "campo" e il cognome del candidato poi eletto sindaco; tuttavia, in una valutazione complessiva, l'emblema non risulta troppo disarmonico e giallo-verde è una combinazione accettabile. Senza bisogno di scomodare il governo nazionale, ovviamente.

9) Catania in azione

Il sorteggio l'aveva collocata al primo posto all'interno della coalizione, ma il verdetto delle urne è stato decisamente meno gradevole. Il 4,09% attribuito dagli elettori alla lista civica Catania in azione, infatti, è risultato al di sotto della soglia di sbarramento del 5% che la normativa siciliana vigente per le elezioni amministrative indica per escludere dalla rappresentanza tutte le forze che abbiano ottenuto percentuali più basse. Niente da fare dunque per il movimento civico rappresentato da una C formata da vari settori di corona di colori e dimensioni diverse, così da simboleggiare il diverso apporto di ciascuno all'interno del progetto. Un progetto che, suo malgrado, dovrà restare fuori dal consiglio.

16) Unione di centro

Ancora meno bene, rispetto alla lista appena citata, è andata ai candidati dell'Unione di centro: il 3,8% raccolto non è affatto sufficiente per accedere al consiglio comunale di Catania, vista la soglia di sbarramento al 5%. Fa una certa impressione, volendo, vedere l'Udc e lo scudo crociato, per tanto tempo molto forti in Sicilia, scivolati a una percentuale che condanna il partito all'irrilevanza. Già che ci si è, unica nota grafica che distingue l'emblema adottato da quello nazionale era la sostituzione, nel segmento superiore rosso, del riferimento all'Italia con quello al comune di Catania. Se quest'operazione ha portato voti in più, questi non sono stati sufficienti.

13) Lega - Noi con Salvini - Unione dei Siciliani

Il risultato peggiore, all'interno della coalizione che ha portato alla vittoria Salvo Pogliese, l'ha ottenuto la lista comune presentata dalla Lega, da Noi con Salvini (che l'anno scorso in Sicilia aveva sostenuto Musumeci con Fratelli d'Italia) e dall'Unione dei Siciliani del vicepresidente regionale Gaetano Armao. Il contrassegno, all'interno del cerchio a fondo blu scuro, conteneva le "pulci" della Lega (con l'indicazione di Catania sotto al cognome di Salvini) e di Noi con Salvini (e il suo blu più scuro sembra proprio lo stesso dello sfondo), mentre dell'Uds è riportato solo il simbolo con la Trinacria sulle bandierine gialle e rosse. A dispetto dei tre simboli, però, dalle urne è arrivato solo l'1,68%.

Vincenzo (Enzo) Bianco

5) Con Bianco per Catania

Se Pogliese poteva contare su ben 9 liste, il sindaco uscente Enzo Bianco si era fermato a 5. La migliore di tutte, ma con un risultato a una sola cifra (8,48%), è stata Con Bianco per Catania, riedizione (almeno sul piano grafico) del Patto per Catania che nel 2013 aveva raccolto il 14,54%. La parte inferiore dell'emblema, infatti, è rimasta uguale, mentre in quella superiore a fondo blu al posto del concetto di "Patto" è stata data enorme evidenza al nome del ri-candidato sindaco. Il rilievo dato al nome di Bianco (che non ha voluto simboli di partito in questa tornata elettorale) ha probabilmente aiutato la lista civica a essere la più votata (benché fosse stata sorteggiata per ultima), ma la flessione rispetto a cinque anni fa è evidente.

3) Catania 2.0

L'unica altra lista legata a Bianco riuscita a entrare in consiglio comunale è Catania 2.0, lista nata per proseguire l'esperienza del gruppo consiliare formatosi nel 2015 tra i banchi dell'opposizione, con l'idea di "dialogare con la città confrontandosi sul merito delle proposte, senza alcuna ideologia preconcetta", uscendo "dagli schemi tradizionali per entrare nel dibattito politico quotidiano su temi veri, che interessano la comunità". Il simbolo scelto era piuttosto semplice, con il nome scritto in una font tanto elegante quanto esile (in teoria poco adatta a un contrassegno da stampare su una scheda), su fondo rosso con giusto un filetto giallo quasi impalpabile. Alla fine è arrivato un 7,21%, non male per una formazione nata non troppo tempo prima, ma evidentemente nota in città.

2) Cambiamento reale - Voce civica

Porte del consiglio comunale sbarrate (è proprio il caso di dirlo), invece, per la lista Cambiamento reale - Voce civica, altra formazione civica presentata a sostegno di Bianco. Per presentarsi agli elettori, i promotori della lista avevano scelto un'immagine ben nota a chi poteva votarli: per i catanesi era facile riconoscere nel simbolo, in bianco e azzurro su fondo giallo, la stilizzazione della Porta ferdinandea (nota anche come Porta Garibaldi) con le sue fasce orizzontali; al di sotto, la parola Voce (con la V rossa, ricordando un po' il M5S) era scritta in una font "pennellata". A dispetto dell'emblema grafico scelto, tuttavia, la lista si è fermata al 4,31%, una quota non sufficiente per approdare alla ripartizione dei seggi. 

4) Primavera per Catania

Niente accesso al consiglio comunale nemmeno per la lista civica Primavera per Catania, vista anche sulla scheda elettorale di cinque anni fa (ma con il 7,65%, ben diverso dal 2,89% ottenuto questa volta). Si trattava, almeno questa volta, della formazione più vicina al Partito democratico: il simbolo è rimasto uguale a quello impiegato nel 2013 ed era tutto basato sul tricolore nazionale, anche se allora in coalizione c'era pure l'emblema del Pd (che aveva sfiorato il 10%). Considerando anche l'assenza di una lista "ufficiale" dei dem, la flessione della Primavera rispetto al precedente di cinque anni fa risulta ancora più evidente e, allo stesso tempo, dolorosa per chi l'ha promossa.

1) I Progressisti

Il risultato peggiore della coalizione a sostegno di Enzo Bianco, tuttavia, è stato quello della lista sorteggiata - ironia - per prima su manifesti e schede, vale a dire i Progressisti. Si trattava di un gruppo legato all'assessore uscente alla cultura Orazio Licandro, promotore di un progetto civico a favore della compagine di Bianco. Il nome, a dire il vero, non è proprio nuovo, visto che ricorda quello della coalizione di centrosinistra schierata nel 1994 (senza troppa fortuna) e riciclato nel 1996 per la desistenza con Rifondazione comunista: è stata solo aggiunta la "i", in un contrassegno molto scarno, basato su un testo coi colori di Catania su fondo bianco, delimitato da una pennellata blu (un po' stile Prima il Nord! di Diego Volpe Pasini). Alla fine è stato raccolto l'1,74%: è probabile che la lista avesse ben altre ambizioni.

Giovanni Grasso

8) MoVimento 5 Stelle

Al terzo posto, tra gli aspiranti sindaci di Catania, si è collocato Giovanni Grasso, proposto dal MoVimento 5 Stelle: la sua lista, peraltro, era stata la prima in assoluto a essere presentata all'ufficio elettorale locale. Il M5S si era già presentato alle amministrative di cinque anni fa, ottenendo poco più del 4% (qualche decimo in più rispetto alla candidata sindaca): rispetto ad allora, è cambiato leggermente il simbolo (al posto del sito di Beppe Grillo c'è Ilblogdellestelle.it), ma soprattutto è cambiato il risultato, visto che l'aspirante primo cittadino ha sfiorato il 16% e la lista ha ottenuto il 13,51%: merito dell'affermazione del MoVimento a livello nazionale e del crescente senso di protesta che il M5S ha intercettato qui meglio che altrove.

Emiliano Abramo

7) E' Catania

Quarto, o penultimo nella graduatoria delle quote di consensi ottenuti, si è collocato Emiliano Abramo, docente di Storia contemporanea a contratto e riferimento regionale della Comunità di Sant'Egidio; l'anno scorso si era parlato di lui come possibile assessore regionale al welfare, ma lui aveva declinato la proposta, così come si era scritto di un possibile interessamento del M5S all'appoggio alla sua candidatura, cosa che non si è concretizzata. Alla fine Abramo ha corso da solo, con la civica E' Catania: emblema semplice e schematico, con la parte superiore arancione trasformata in una sorta di fumetto e la "è" maiuscola del nome in rilievo, quasi a voler sottolineare che solo quella lista ha colto la vera identità cittadina. Si era parlato di almeno altre due formazioni (Catania centrale e Centro solidale); sulle schede è arrivata solo E' Catania, che peraltro ha raccolto il 3,13%, poco meno di Abramo: un risultato insufficiente per entrare in consiglio comunale.

Riccardo Pellegrino

6) Un cuore per Catania

Ultimo arrivato - per lui solo l'1,81% - è stato Riccardo Pellegrino, già consigliere comunale di Forza Italia, che si era candidato a sindaco sostenuto dalla sua unica lista, Un cuore per Catania. Il suo simbolo certamente non era destinato a passare inosservato sulle schede, figurarsi agli occhi di un drogato di politica: il cuore, tricolore, c'era davvero, ma la parte centrale di fatto si era trasformata nel corpo di un elefante, anzi, di u Liotru, della statua di elefante che sta al centro della piazza del duomo di Catania (e sotto la proboscide si vede la silhouette di alcuni dei monumenti principali); sotto al nome, su fondo blu, l'arcobaleno tricolore ricorda un po' il Pdl e un po' Noi con l'Italia. Con l'1,75%, in ogni caso, la lista è rimasta fuori dal consiglio: l'elefante, insomma, non ha sfondato. 

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