mercoledì 3 luglio 2019

Dagli archivi socialisti francesi, i segreti italiani della rosa nel pugno

A chi abbia una pur minima conoscenza delle vicende simboliche dei partiti italiani, è certamente noto il ruolo centrale della rosa nel pugno nella storia prima del Partito radicale, poi delle liste volta per volta riconducibili a quel mondo, compresa l'omonima iniziativa elettorale del 2006 che tentò di riavvicinare l'area socialista e quella radicale, cioè lo spazio politico che nel resto dell'Europa tradizionalmente aveva usato quel fregio e quello che in Italia l'aveva usato a lungo in passato: un proposito simile a quello che avrebbe dovuto animare il progetto degli Stati Uniti d'Europa, se non fosse stato affondato non per mano radicale poche settimane prima delle elezioni europee. I frequentatori di questo sito, peraltro, sanno che la titolarità della rosa nel pugno è stata oggetto di interrogativi e dispute recenti (tra il 2015 e il 2016) e che tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli ani '80 la legittimità dell'uso del disegno era stata al centro di una causa intentata contro i radicali dall'autore dell'opera Le poing et la rose, Marc Bonnet
La foto all'origine di tutto
A novembre dello scorso anno, su queste pagine si è ricostruito - documenti alla mano - come il 17 settembre 1982 il Partito radicale avesse ottenuto da Bonnet, dopo che questi aveva vinto la causa, il diritto all'uso esclusivo del simbolo in Italia, dietro pagamento della somma di 60 milioni di lire; in quello stesso articolo si è ipotizzato che il disegnatore avesse appreso dell'uso del simbolo da lui non autorizzato (e senza che fosse pagato un compenso, com'era avvenuto coi socialisti francesi e altri partiti europei) durante la campagna elettorale del 1976 o nei mesi successivi, dopo l'ingresso della "pattuglia radicale" alla Camera, anche se per fare causa - dopo un primo contatto informale senza effetti - avrebbe atteso la fine del 1979. 
E' probabile, però, che il momento in cui Bonnet è stato informato dell'uso italiano della sua opera dell'ingegno debba essere anticipato di vari mesi, cioè all'autunno del 1975. Lo suggeriscono gli studi di un giovane ricercatore, Samuele Sottoriva, dottorando in Scienze politiche - Studi europei e internazionali presso l'Università degli Studi Roma Tre (in cotutela con il Centre d’Histoire di Sciences Po di Parigi): per la sua tesi di dottorato si occupa dei rapporti tra socialisti italiani e francesi tra gli anni '70 e '80. Nelle sue ricerche, Sottoriva ha trovato alcuni documenti rilevanti per questa vicenda simbolica e, anche se purtroppo non permettono ancora una ricostruzione completa, forniscono qualche elemento in più per la vicenda che ci interessa, a partire da una foto pubblicata su un quotidiano italiano e inviata oltre le Alpi. Le novità che apportano le spiega direttamente lui.


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Samuele, da dove provengono i documenti che hai trovato, relativi alla vicenda della rosa nel pugno tra Francia e Italia?
Per le mie ricerche ho studiato il materiale relativo al Partito socialista francese, conservato negli archivi socialisti della Fondation Jean Jaurès, alla cité Malesherbes di Parigi. Nel fondo della segreteria alle relazioni internazionali, ci sono cinque faldoni dedicati all'Italia, con una quattordicina di fascicoli al loro interno: uno di questi porta la dicitura "Diversi movimenti di sinistra", con sottofascicoli dedicati al Movimento della sinistra europea, al Partito socialista sammarinese e al Partito radicale. 
Cosa contiene quest'ultimo? 
All'interno c'è una ventina di documenti, che si concentrano soprattutto su manifestazioni da svolgere insieme al Parti Socialiste (con inviti ricevuti da Marco Pannella alla fine degli anni '70) o sull'arresto nell'ottobre del 1979 per insoumission di Jean Fabre, allora segretario del Pr, tema al quale è dedicato uno scambio di messaggi tra la fine di quell'anno e i primi mesi del 1980. Le carte più rilevanti, invece, riguardano proprio la rosa nel pugno, anzi, le poing et la rose e il suo uso da parte del Partito radicale, effettuato non proprio con l'assenso dei socialisti francesi.
Cosa contengono quei documenti?
Le poing et la rose
Tutto, in un certo senso, parte da una foto pubblicata su un quotidiano. All'inizio di novembre del 1975, infatti, Marcel Livian, avvocato parigino e tra i giuristi di riferimento dei socialisti francesi, scrisse a mano una lettera al responsabile nazionale per le relazioni internazionali del partito, Robert Pontillon: in questa lo avvertiva che un compagno socialista italiano gli aveva inviato, appunto, un ritaglio di giornale che riportava una foto del 15° congresso del Partito radicale, tenutosi a Firenze dall'1 al 4 novembre 1975, in cui si vede il segretario in carica Gianfranco Spadaccia che parla, avendo alle spalle una gigantografia della rosa nel pugno [la foto è quella pubblicata in alto, ndb].
A ben guardare, il disegno somiglia molto a quello utilizzato all'epoca dal Partito socialista francese, al di là delle dita del pugno, che sembrano rappresentate più orizzontali; la forma del pugno, della corolla e soprattutto delle foglie si distanziava abbastanza dalla riproduzione che, nel 1973, ne aveva fatto Piergiorgio Maoloni per la testata di Liberazione, per non parlare delle interpretazioni grafiche che lo stesso Maoloni aveva prodotto per le tessere e altre campagne visive del partito.
La rosa di Liberazione
In effetti è così, sembra una sorta di passaggio intermedio, tra la prima rosa del 1973 e quella che sarebbe stata utilizzata dopo, un avvicinamento all'originale.
Torniamo alla lettera con ritaglio di giornale allegato. A proposito, si sa da quale quotidiano era tratta?
Purtroppo no, nel fascicolo è conservato solo il ritaglio, senza alcun riferimento alla testata e senza altri elementi che permettano una migliore identificazione; allo stesso modo, non è disponibile la lettera ricevuta da Livian, né si sa il nome del compagno socialista italiano. Tornando alla lettera, datata 7 novembre 1975, Livian riportò a Pontillon le perplessità del compagno, che chiedeva chi avesse autorizzato i radicali italiani a "impadronirsi" (s'emparer) del simbolo dei socialisti francesi. Simbolo che, in base alla tua ricostruzione, proprio a maggio del 1975 era stato concesso da Bonnet in uso esclusivo al Parti Socialiste per il territorio francese, dietro pagamento di 50mila franchi.
A qualcuno in Italia e in Francia, evidentemente, doveva essere apparso strano che non fosse un partito socialista a utilizzare quell'emblema. Che effetti ha avuto quella segnalazione?
L'avviso ai vertici del partito evidentemente doveva aver mosso qualcosa e suggerito di reagire in qualche modo a quell'uso dell'emblema, senza troppo attendere. Nell'archivio è conservata una successiva lettera, questa volta dattiloscritta, datata 17 novembre 1975 e indirizzata a Livian da Michel Thauvin, assistente del Secrétariat alle relazioni internazionali: lì, assieme ad altri contenuti, l'autore della missiva informava che il partito - così si può interpretare il generico "nous" presente nella lettera - aveva scritto al Partito radicale italiano per chiedere spiegazioni "concernant l'utilisation abusive de notre emblème" all'ultimo congresso. Si parla chiaramente di "uso abusivo del nostro simbolo", il che lascia pensare che il tono della lettera non fosse pienamente amichevole.
Questa lettera è disponibile?
Robert Pontillon
Nell'archivio è conservata in effetti una lettera firmata da Robert Pontillon, indirizzata alla sede del Partito radicale, che allora era in Via di Torre Argentina 18 [prima del trasferimento al numero 76, che tuttora ospita gli uffici, ndb] e datata 19 novembre 1975: formalmente risulta successiva al messaggio inviato a Livian, ma probabilmente si tratta proprio della missiva che fece seguito alla segnalazione dello stesso Livian, cui Thauvin si riferisce. Nel testo Pontillon si rivolgeva in modo educato ma netto al segretario generale dei radicali, che in quel momento era sempre Gianfranco Spadaccia, riconfermato all'assise del 1975. 
Cosa si legge in quella lettera?
Pontillon scrisse di aver ricevuto il già ricordato ritaglio di giornale sul 15° congresso e di aver avuto "la sorpresa di constatare che l'emblema del 'Poing et la Rose' era stato ripreso sul fondale" del congresso; emblema che, Pontillon si "permette di ricordare" al collega italiano, era di proprietà del Partito socialista (francese). Il dirigente socialista francese andò però oltre, aggiungendo che "a nostra conoscenza, non siamo mai stati consultati da voi circa l'adozione del Poing et la Rose", sul cui uso il Ps desiderava mantenere il controllo. 
In pratica Pontillon disse che il partito socialista francese non sapeva nulla fino a quel momento dell'uso fatto dai radicali o anche solo dell'intenzione di usare la rosa nel pugno?
Proprio così. E, se l'affermazione risponde al vero, ciò mette in qualche modo in dubbio che sia mai avvenuto, per lo meno nel modo in cui è stato ricordato nel corso degli anni, il più volte citato incontro diurno - e secondo alcune versioni notturno - tra Marco Pannella, Giacomo Mancini e François Mitterrand, a seguito del quale il leader radicale italiano avrebbe ottenuto dal futuro capo di stato francese l'assenso politico all'uso del simbolo del partito, dopo che Mancini avrebbe declinato la stessa offerta ricevuta da Mitterrand. 
Di quell'incontro che si sarebbe svolto a Parigi, in effetti, ha parlato soprattutto Pannella, anche se è citato da Antonio Landolfi nel suo libro Giacomo Mancini. Biografia politica, pubblicato da Rubbettino nel 2008.
Almeno fino ad ora non ho trovato tracce negli archivi dell'incontro tra Giacomo Mancini e Mitterrand in Francia nel periodo tra l'adozione francese della rose au poing e l'analoga decisione dei radicali. Assieme ai ricordi di Pannella, il più dettagliato resoconto offerto da Landolfi, specialmente per quanto riguarda la decisione socialista di non adottare il simbolo francese, costituisce quindi ancora oggi la fonte principale di quell'episodio, anche se la data che sembra suggerita da entrambi - il 1970 o il 1971 - è forse da posticipare di qualche anno. Risulta infatti che Pannella fosse stato inviato in Francia dall'Espresso per seguire le elezioni legislative del marzo 1973: quello, sulla carta, sarebbe un buon momento per collocare un eventuale incontro, anche perché Liberazione uscì dall'8 settembre 1973, quindi ci sarebbe stato tutto il tempo per apprezzare il segno, valutare l'opportunità di usarlo in Italia, magari prospettare l'opportunità a Mitterrand in modo informale e far elaborare la nuova immagine della rosa nel pugno. Certo è che, se anche le cose fossero andate così, si sarebbe trattato di un colloquio puramente informale, non impegnativo per il Parti Socialiste.
Nella lettera si trova altro?
La lettera si conclude, al di là dell'assicurazione finale dei "migliori sentimenti" al segretario radicale, con l'invito al Pr a fornire tutte le spiegazioni necessarie per chiarire la questione e a "non utilizzare il nostro emblema prima che si raggiunga un accordo tra le parti". Purtroppo non è stata conservata l'eventuale risposta di Spadaccia o di qualche altro dirigente radicale a quella missiva così ferma. 


Il fatto che, anche dopo aver ricevuto quella lettera, il Partito radicale abbia impiegato il simbolo della rosa nel pugno - pur se con un disegno ancora diverso rispetto al passato, soprattutto per la forma della mano - alle elezioni politiche del 1976, rende difficile pensare che quell'uso sia stato fatto senza che i socialisti francesi ne fossero informati, anche perché ne sarebbero venuti certamente a conoscenza (magari attraverso lo stesso canale della prima segnalazione): è probabile, dunque, che un contatto dei radicali con la segreteria del Ps nelle settimane successive alla ricezione della lettera ci sia stato. Altrettanto probabile, tuttavia, è che nelle settimane intercorse tra il carteggio italo-francese (fine 1975) e le elezioni politiche del 1976 lo stesso Partito socialista francese abbia provveduto a informare proprio Marc Bonnet, perché decidesse autonomamente come gestire il risvolto giuridico-economico della vicenda. 
Stando così le cose, le ipotesi da vagliare - per lo meno, secondo l'idea che io e Samuele ci siamo fatti - sono sostanzialmente due. In base alla prima, ai dirigenti socialisti francesi non sarebbe risultata alcuna consultazione sull'uso in Italia della rosa nel pugno (al punto da definirlo "abusivo") perché effettivamente nessuno ne aveva parlato prima: questo farebbe sorgere dubbi non certo sui rapporti tra Mitterrand e Pannella o su loro incontri precedenti all'impiego italiano dell'emblema, ma sul suo effettivo contenuto o sulla reale intenzione del leader francese di cedere (sia pure solo politicamente) il segno. Il Ps, dunque, avrebbe in questo caso agito in buona fede, magari giusto corroborata dall'idea che l'uso "corsaro" e gratuito di un emblema che in Francia era costato ben 50mila franchi sarebbe stato un'ingiustizia, di fronte alla quale sarebbe stato irragionevole non reagire. 
Una seconda ipotesi tinge di una certa malizia il comportamento della dirigenza del Parti socialiste, ove si dia per presupposto che un incontro tra Pannella e Mitterrand ci sia effettivamente stato e si sia parlato del'uso della rose au poing, anche se resta dubbio che la dinamica sia stata quella ricordata dallo stesso Pannella e da Landolfi. In questo caso, infatti, una volta appurato con il segretario Mitterrand che un contatto con i radicali italiani in effetti c'era stato (ammesso che Pontillon non lo sapesse già, essendo difficile che un incontro con una figura come Pannella e con un simile contenuto non fosse divulgato a chi nel partito si occupava delle relazioni internazionali), i dirigenti del Ps potrebbero aver cercato di tutelare il partito stesso da eventuali pretese economiche di Bonnet: questi, infatti, avrebbe potuto accusare Mitterrand e il partito di aver avallato o favorito un uso dell'opera le poing et la rose non concordato con il suo autore, magari con relative richieste di danni.
Come siano andate effettivamente le cose non è dato sapere, almeno per il momento: non essendo più in vita nessuno dei personaggi coinvolti nell'affaire, occorre basarsi solo sui documenti disponibili o che in futuro dovessero riemergere. Di certo, la vicenda della rosa nel pugno ha lati ancora da indagare e da scoprire, che ne hanno conservato intatto il fascino fin qui.

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