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martedì 5 maggio 2020

Partito italiano Nuova generazione, un orso per far crescere i giovani

Negarlo è impossibile: la ricerca in materia di simboli, ben lungi dall'essere sterile, è anzi potenzialmente infinita e desta continue sorprese; occorre casomai disponibilità a battere strade diverse da quelle inizialmente immaginate e ad assecondare le deviazioni di percorso improvvisamente offerte. Capita, per esempio, che si cerchino notizie sulla lista Nuova generazione che nel 2006 aveva partecipato alle elezioni comunali di Roma nella coalizione di centrodestra e, all'improvviso, ci si pari davanti il sito del Partito italiano Nuova generazione. Basta uno sguardo per rendersi conto che si tratta di tutt'altra cosa, ma non meno interessante per lo studioso e per il cercatore di curiosità politico-elettorali.
Si tratta del resto, per quel che si può capire, di una realtà ben più risalente rispetto alla lista che si stava cercando: il suo primo volantino, infatti, risale al 30 luglio 2000 ed era firmato, come tutte le iniziative successive, da Pietro Sabato, classe 1942, originario di Putignano. Nella sua vita è stato fattorino, impiegato e - prima e dopo quel lavoro - litografo, un impegno notevole portato avanti anche nella condizione di invalido civile a causa di un incidente subito da bambino. Sabato parla di sé come di "un cittadino che, per difendere i propri diritti ed essendo stato ignorato dalle autorità competenti, è stato costretto a fondare un partito politico per rendersi protagonista e per farsi ascoltare": l'idea di avvicinarsi alla politica, alla fine di luglio del 2000 appunto, sarebbe maturata in seguito a una sua battaglia contro il degrado ambientale della zona di Roma in cui era andato ad abitare due anni prima. Quell'esperienza, con il tempo, aveva evidentemente suggerito di elaborare una proposta più complessa della semplice protesta, così nel giro di un paio d'anni è nata la sua Nuova generazione.
Voleva fare le cose sul serio Sabato, stendendo anche uno statuto del partito, qualificato come "movimento politico che si identifica nell'organizzazione amministrativa di un progetto politico innovativo e sociale imperniato sui giovani per rendere la nazione italiana più sana nei veri valori della democrazia". Quel concetto di sanità si declinava nei tre principi essenziali del partito: lavoro, ambiente, sport
Nel primo volantino, in realtà, la proposta programmatica era già più vasta: si prevedeva innanzitutto il sostegno a tutte le istituzioni religiose, "in prima linea a risolvere i problemi quotidiani dei poveri e dei più disagiati", visto che quella decisione sarebbe stata un passo importante verso il rispetto completo dei diritti dei più deboli. Poi, appunto, c'era il sostegno a ogni attività sportiva giovanile, vista come "aiuto morale" ai giovani, per prepararli "ad affrontare la vita con più serenità e maggior maturità": lo sport era ritenuto così importante da prevederne la pratica gratuita ("a spese della collettività") da parte di tutti i giovani, a prescindere dalle classi sociali, fino alla maggiore età: "in questo modo - si legge tuttora nello statuto - difficilmente, in un prossimo futuro, troveremo uno di questi giovani scippare, rubare o drogarsi", ma anche obesi per inattività. Occorreva creare centri sportivi in tutta l'Italia nei pressi di scuole o istituti di formazione al lavoro; nel frattempo ci si sarebbe spostati solo con mezzi elettrici o comunque non inquinanti (per cui occorreva investire anche nelle energie alternative, altro che sprechi nei motori a benzina o nella Formula 1!) per raggiungere le strutture sportive esistenti. Da ultimo, tutti i terreni comunali disponibili o usati in modo inopportuno dovevano servire per ospitare o realizzare (oltre ai centri sportivi) parchi o abitazioni, a seconda delle esigenze. Il tutto senza perdere di vista gli altri due cardini del programma: il lavoro (favorendo un modello di produttività diffusa, "frutto di un razionale ed adeguato impiego di lavoro manuale, intellettuale e tecnologia" per far progredire la società) e ovviamente l'ambiente, sul piano naturale e non solo ("Architettura, pianificazione urbanistica, assetto del territorio, sono il segno tangibile che ogni generazione lascia a quelle che verranno").
Punti programmatici come questi non nascondevano affatto una critica pesante a chi fino a quel momento aveva esercitato il potere e aveva costituito un sistema sempre più lontano dai cittadini. Occorreva un cambio radicale e, secondo Sabato, occorreva una proposta politica nuova, con un simbolo del tutto nuovo. Lo statuto del Partito italiano nuova generazione (Ping, un nome simpatico, quasi onomatopeico) lo descrive in modo assai dettagliato: esso "è formato dalla scritta Partito Italiano Nuova Generazione sfondata nella circonferenza maggiore esterna di colore verde adiacente ad altre due circonferenze minori, equidistanti fra loro, di cui la bianca adiacente alla verde e la rossa adiacente alla bianca, raffiguranti il tricolore della bandiera italiana. Nel centro delle tre circonferenze è raffigurato al naturale l'orso, l'animale del continente americano (grizzly) stampato in quadricromia. Nel grembo dell’Orso, in segno di protezione, sono raffigurati quattro bambini gioiosi che rappresentano tutte le diverse etnie della terra, stampati anch'essi in quadricromia". Un orso con bambini su fondo tricolore dunque, con lo statuto che si preoccupava di spiegare persino la scelta di quel simbolo: "È stato designato come emblema l'orso perché raffigura l’uomo in alcuni atteggiamenti, ma è incorruttibile in quanto bestia; altro motivo, per simboleggiare la forza della nuova generazione italiana multietnica, intenta a collaborare alla vita politica italiana".
Vista la fondazione a metà del 2001, si poteva immaginare la partecipazione al voto del 2001, se non alle elezioni politiche - per il numero di firme da raccogliere, proibitivo per un soggetto nascente e piccolissimo - almeno alle amministrative di Roma, per iniziare concretamente a pensare a una Capitale diversa. Il simbolo, invece, non finì sulle schede, limitandosi a comparire in un volantino in cui si dava conto della mancata presentazione di liste per "inesperienza politica legislativa, scarso interesse da parte dei cittadini" (ma per colpa dello Stato e dei pubblici poteri, che li avevano disgustati e allontanati) e per colpa dei media che avrebbero scoraggiato l'ingresso di nuove forze nella classe politica del paese. "Non essendo ospiti graditi, data la buona educazione ricevuta dai nostri genitori, resteremo a casa - si può tuttora leggere nel volantino - ma da questa postazione potremo fare ugualmente politica". Da allora, in ogni caso, non risulta che il partito sia mai riuscito a presentarsi in qualche elezione oppure, semplicemente, non ha voluto, preferendo muoversi in altro modo. Nel frattempo, nel sito sono apparsi molti interventi di Sabato, alcuni anche piuttosto recenti: dopo vent'anni, il progetto originario non sembra ancora spento. Ma chissà se il grizzly vedrà finalmente le schede, da qualche parte... 

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