sabato 14 dicembre 2013

Il simbolo di An ai Fratelli d'Italia. E gli altri?

Alla fine si è andati oltre quello che era prevedibile. Era probabile che la Fondazione Alleanza nazionale non concedesse al Movimento per Alleanza nazionale di Francesco Storace, Adriana Poli Bortone e vari altri la possibilità di usare l'emblema tradizionale di An; la riunione di oggi dell'assemblea della fondazione, tuttavia, ha scelto di concedere l'emblema al partito Fratelli d'Italia, almeno per quanto riguarda le elezioni europee dell'anno prossimo. 
Ad avanzare la richiesta, una "mozione" presentata certamente da Giorgia Meloni e da Ignazio La Russa, ma sostenuta anche da Gianni Alemanno. 
La reazione di Storace, manco a dirlo, è durissima: nell'immediato affida un pensiero a Twitter ("290 voti sono un po' pochini per scippare un simbolo. E non servono nemmeno per andare in Europa. Dall'assemblea di 'An' roba senza vergogna"), poi butta giù qualche riga più ragionata per Il Giornale d'Italia. "Con il voto di nemmeno un terzo dei suoi aderenti - che sono un migliaio e 690 avevano rinnovato l'iscrizione - l'assemblea della fondazione An ha approvato una mozione sul simbolo. Per darlo a chi lo ha sbeffeggiato fino ad ora, al punto di averne chiesto l'utilizzo 'in toto o in parte'. Troppi partitini, avevamo proposto di formare uno solo, la pretesa è stata quella di annetterli ad un unico partitino, come se la nostra storia valesse nemmeno due punti percentuali".
Ora, posto che il simbolo di Fratelli d'Italia (azzurro nella parte superiore, preponderante, bianco in quella inferiore) è già somigliante nella struttura a quello di Alleanza nazionale, non è impossibile che la licenza di uso del contrassegno storico "in toto o in parte" si traduca alla fine nell'inserimento della sola fiamma tricolore del Msi, eventualmente anche sacrificando il nodo tricolore che appartiene pur sempre alla grafica di An (l'idea di una fiamma sotto a tre corde, in fondo, non è delle più felici in un simbolo politico); potrebbe anche darsi che venga inserito il simbolo intero all'interno del simbolo, magari nella parte bianca, anche se l'effetto grafico-cromatico sarebbe piuttosto infelice. Del tutto improbabile, invece, è che si sostituisca il simbolo tout court, o si riposizioni la dicitura "Alleanza nazionale" nella parte azzurra, lasciando inalterato il resto. La Russa, in ogni caso, spiega che "Per decidere su come usare in tutto o in parte il simbolo di Alleanza nazionale insieme a quello di Fratelli d'Italia e all'Officina per l'Italia immaginiamo un percorso di decisione con le primarie".

giovedì 5 dicembre 2013

Nuovo centrodestra, quando del simbolo non resta più niente

L'aveva annunciato fin dai primi giorni di vita della sua "creatura politica", Angelino Alfano: il 7 dicembre sarebbe stato il giorno della prima grande manifestazione del Nuovo centrodestra e in quell'occasione avrebbe presentato l'immagine con cui "mettere la faccia" alle prossime elezioni, a partire dalle europee di maggio.
Oggi, peraltro, è stato lo stesso Ministro dell'Interno - attraverso il suo staff - a divulgare attraverso il suo account di Twitter il simbolo del nuovo gruppo, facendolo conoscere a simpatizzanti e operatori dei media.
E' appunto lo staff a parlare di simbolo ma, a guardarlo, si resta quanto meno perplessi. Sarà che la scelta arriva pochi giorni dopo il tentativo del Movimento per Alleanza nazionale di recuperare l'emblema storico della "vecchia" An, con tanto di fiamma tricolore, ma più di qualcuno era curioso di vedere in quale immagine, disegno, emblema gli ex Pdl vicini ad Alfano avrebbe cercato di riassumere l'identità di questo nuovo soggetto politico che di fatto sembra avviato a giocare come "seconda punta" nello schieramento di centrodestra (accanto a Forza Italia) al prossimo appuntamento elettorale.
E invece niente, proprio niente. Neanche un disegnino che possa far pensare a un'idea, un progetto. Solo la sigla della nuova formazione, con le iniziali N e C contenute in negativo in un quadratino sfumato blu scuro e la D fuori: non sembra solo una questione geometrica, pare quasi che si voglia dire, tra le righe, che l'essenza del partito sta più al centro che a destra. La stessa denominazione viene scandita su tre righe, appena fuori dal quadrato e sotto la D, per marcare bene le tre componenti della sigla, quasi a voler evitare che "centro" e "destra" siano saldate in un'unica parola.
Chiunque abbia partorito il segno del Centrodestra nazionale non sembra nemmeno avere avuto la commissione da un partito, e non solo perché il segno non nasce per uno sviluppo rotondo (anche se chiaramente può essere inserito in un cerchio). Il fatto è che quello appena presentato sembra veramente il marchio di uno studio professionale o di comunicazione (nemmeno troppo estroso), di un'emittente televisiva o di un'azienda di servizi: rifugge - e questo va riconosciuto - dal mantra ossessivo dei tre colori nazionali e dell'azzurro (sceglie una tinta più scura, che dà un'impressione diversa), ma non c'è un briciolo di identità in questo segno distintivo. Pulito ed essenziale, senza dubbio, ma poco comunicativo: magari la piazza e le urne diranno qualcosa di diverso, ma se non ci fosse il nome del partito in basso, a scambiare il simbolo con il marchio di un'azienda farmaceutica o di una casa editrice ci vorrebbe davvero poco.

mercoledì 20 novembre 2013

Il "padre grafico" di Forza Italia: intervista a Cesare Priori

Una volta sentivi un tale che diceva «Forza Italia» e pensavi alla Nazionale di calcio, da vedere allo stadio o alla Tv. Da vent’anni a questa parte, senti «Forza Italia», anche (ma non solo) in televisione e pensi a Silvio Berlusconi. Anche se magari non lo voti e non hai nessuna intenzione di votarlo.
Se però la creatura politica del Cavaliere è riuscita a penetrare così a fondo in tutti gli italiani, lo si deve anche a una piccola bandiera tricolore che ha materializzato sul piano grafico i sogni e gli incubi politici di milioni di elettori. A dare forma al simbolo di Forza Italia, in pieno 1993, è stato Cesare Priori, creativo di talento. Lavora con Silvio Berlusconi dal 1979: il primo disegno del biscione di Canale 5, per dire, è suo.
Da una decina di anni Priori ha lasciato il gruppo, ma del recupero dell’antico emblema (e di eventuali varianti che però non ci sono state) si è occupato ancora lui. Tocca allora a Priori raccontarci la storia del marchio politico più efficace (nel bene e nel male) degli ultimi vent’anni esatti. Un marchio che, forse, uscirà di scena assieme alla persona per cui è stato inventato.
 
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Priori, quando Silvio Berlusconi le aveva chiesto di disegnare il simbolo di Forza Italia, le aveva commissionato un simbolo di partito o un marchio generico?
Diciamo che all’inizio si parlava di un movimento, non mi era stata ancora comunicata l’idea di un partito. Sul come fare, conoscendo il personaggio, doveva essere una cosa molto semplice, immediata, non dovevano esserci fronzoli, simboli strani… doveva essere una cosa che si vedesse subito e parlasse da sola.

sabato 16 novembre 2013

Per Mauro e Casini pronti i Popolari per l’Europa?

Mentre la maggior parte degli occhi è puntata sul consiglio nazionale del Pdl all’indomani dello strappo di Alfano e soci, non si sottovaluta nemmeno l’atmosfera elettrica all’interno di Scelta civica. Le scene viste al primo giorno dell’assemblea ieri, con i “popolari” di Mario Mauro, Andrea Olivero e Lorenzo Dellai che hanno lasciato la sala in segno di protesta danno conto della tensione nel partito che, secondo qualcuno, è già morto. Anche se oggi si è dato un nuovo inizio con la presidenza di Bombassei.
PPE2Che una parte del partito sia particolarmente vicina all’Udc e possa essere interessata a un contenitore politico più ampio rispetto alla formazione di Lorenzo Cesa e Pierferdinando Casini è cosa nota. Che ci si stia muovendo in questa direzione è probabile; volendo ci sarebbe anche un simbolo già pronto. Anzi, due. Già, perché all’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno di Alicante – quello presso cui sono depositate e valutate le richieste di registrazione come marchio comunitario – risultano due segni distintivi a nome di Salvatore Ruggeri, successore di Giuseppe Naro alla segreteria amministrativa dell’Udc. Entrambi sono nominati “Popolari per l’Europa” e in tutti e due, sul fondo azzurro, è in evidenza lo scudo crociato.
PPE1
La sigla di Popolari per l’Europa, guarda caso, è Ppe. E arriva dopo che per settimane l’Udc ha detto di voler costruire il Partito popolare europeo in Italia. Il primo emblema ha il pregio di avere la sigla all’interno del contrassegno, chiudendo il cerchio tracciato dal nome del partito e dalle stelle d’Europa. Il secondo, invece, ha una declinazione più nazionale, sostituendo alla sigla la scritta “Italia” e ponendo al di sotto una striscia tricolore, con tanto di pieghe come fosse una fascia; ha però il pregio di poter essere riportato in breve come Ppe-Italia (anche se in passato qualcuno aveva già provato, senza successo, a presentare un simbolo con quel nome).
Salvatore Ruggeri
E’ possibile che il deposito degli emblemi – avvenuto l’8 ottobre scorso – sia stato a puro scopo di precauzione, per dare una prima tutela (in Italia non risulta nessun deposito simile), ma certamente qualcuno ha visto lungo, cercando di preparare un futuro politico. Allargando l’orizzonte rispetto all’Udc e anche al vecchio nome della Democrazia cristiana (la sigla cambia completamente), ma senza rinunciare all’emblema più tradizionale di quella storia, lo scudo crociato che a quanto pare Casini e Cesa non vogliono più mettere in un cassetto, magari col rischio di farselo soffiare (anche se la legge, elettoralmente, li tutela).
Non è dato sapere se sarà questo l’eventuale emblema del progetto politico che potrebbe vedere uniti gli aderenti all’Udc e i “popolari” transfughi di Scelta civica. Non è detto che loro vogliano farsi rappresentare da uno scudo crociato o che non preferiscano soluzioni diverse. Intanto, però, il simbolo se serve c’è.

(Articolo pubblicato su www.termometropolitico.it)

mercoledì 13 novembre 2013

Il simbolo di un’Alleanza nazionale in Movimento

alleanza nazionale storace
Acque agitate a dritta. O a tribordo. Insomma, a destra, per farla breve. E non perché qualcuno abbia voglia di spaccare qualche partito (il livello di frammentazione è già notevole), ma perché piuttosto nelle profondità c’è chi sta lavorando per rimettere insieme i cocci, o almeno ci prova. In realtà i tentativi sono almeno due: se ha aperto per prima l’Officina Italia voluta da Fratelli d’Italia, in questi giorni ha avuto più risonanza il progetto di ridare vita ad Alleanza nazionale.
I timori di chi aveva paura di assistere alla nascita di un nuovo partito che annullasse (subito) le differenze delle varie forze in campo per ora sono stati messi da parte, per cercare di rendere concreto il progetto messo in campo soprattutto da Francesco Storace della Destra e da Adriana Poli Bortone di Io Sud. La formula scelta è quella della “Federazione di persone, movimenti e partiti”, dunque salvaguardando l’autonomia pur nella comunione di intenti.


Il nome scelto per questa federazione è “Movimento per l’Alleanza nazionale“: oltre a La Destra e Io Sud, hanno firmato l’atto costitutivo Fli con il suo coordinatore Roberto Menia, Nuova Alleanza che in Sicilia rispolvera la coccinella (simbolo fugace di una convention aennina) e vede il ritorno alla ribalta di Domenico Nania, l’associazione Nazione sovrana (rappresentata da Oreste Tofani), il quotidiano Il Giornale d’Italia (rappresentato da Roberto Buonasorte), Il popolo della vita – Trifoglio di Antonio Buonfiglio. Spicca su tutte la firma di Luca Romagnoli, segretario del Movimento sociale Fiamma tricolore, che non solo di An non ha mai fatto parte, ma che ha lasciato il vecchio Msi proprio nel momento in cui si trasformava in Alleanza nazionale, seguendo Pino Rauti nella costituzione di un nuovo soggetto politico in continuità ideologica con l’esperienza precedente. 

martedì 5 novembre 2013

Se Tassone vuole risvegliare il Cdu

A volte ritornano. Qui non si parla tanto dei politici (che, in realtà, ritornano quasi sempre), ma dei partiti. Operano per poco o molto tempo, poi confluiscono in nuovi soggetti e nessuno ne sa più nulla. Sembrano morti, invece sono solo messi “in ghiaccio”, pronti per essere scongelati se serve. Il caso più noto è quello di Forza Italia, ora forse si parla di Alleanza nazionale, ma l’11 maggio a Roma hanno iniziato a svegliarsi dal letargo anche i Cristiani democratici uniti, su impulso di uno dei loro dirigenti, Mario Tassone. E il Cdu vuole riprendere il cammino.
Il partito che fu creato da Rocco Buttiglione dopo la crisi all’interno del Partito popolare italiano nel 1995 avrà dunque una nuova vita? Ce lo facciamo spiegare direttamente da Tassone: a sentire lui, la sua battaglia è di ideali, che ora nell’Udc rischiano di perdersi (anche se ciò gli è costato, a quanto si apprende in rete, una richiesta di espulsione dal partito, che lui ha subito contestato). Una battaglia che però potrebbe portare con sé lo scudo crociato, anche se “il simbolo è importante, ma non indispensabile”.

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Tassone, ormai ha deciso di rispolverare il Cdu: come le è venuto in mente?

Mi è venuto in mente subito dopo che l’Udc ha scelto praticamente di “diluirsi” in Scelta civica, facendo di Monti il riferimento principale del nuovo centro. Pensavo che, cosi facendo, si sarebbe dispersa un’esperienza rappresentata dall’Udc, che si era costituita nel 2002 anche grazie all’apporto del Cdu, che aveva conferito tra l’altro il simbolo.

A studiare i partiti italiani si impara una cosa: scioglierne uno è quasi impossibile, perché ci sono sempre debiti da pagare, crediti da riscuotere, cause ancora in piedi…

Beh, noi nel 2002 dicemmo chiaramente che, anche con la costituzione dell’Udc, il Cdu sarebbe rimasto come associazione. Ora stiamo facendo vivere proprio quella, attraverso un confronto politico e culturale.

sabato 14 settembre 2013

L'Italia dei valori, si cambia nella continuità

L'aveva promesso e, alla fine, l'ha fatto sul serio. Ora il nome di Antonio Di Pietro non è più sul simbolo dell'Italia dei Valori. Lui resta presidente onorario, ma ha in qualche modo liberato un posto. 
Non si è limitato a mettersi in posizione defilata, come alle regionali del 2005, quando il nome c'era ma più in basso (pur mantenendo lo stesso font corposo che lo rendeva piuttosto visibile). Questa volta il cognome non c'è proprio e nessun patronimico lo sostituisce: "Per noi questo è un vantaggio - ha spiegato il fondatore del partito - perché si deve proseguire nel cammino di spersonalizzazione della politica. La nuova Idv deve avere la forza, il coraggio e l’umiltà di non essere più un partito personale. Ora bisogna essere squadra". In primo piano, dunque, c'è solo il nome della forza politica, con un carattere bastone molto pulito, con grande evidenza per le parole Italia e Valori, rigorosamente in maiuscolo grassetto.
"Un cambiamento grafico nella continuità per un partito che cambia logo e segretario senza però discostarsi troppo dal passato": così definisce il nuovo segno gratico Niccolò Bertorelle, studente di Comunicazione Politica e Sociale all'Università Cattolica di Milano (e collaboratore del blog Pane & Politica). Nell'emblema, presentato stamattina alla festa dell'Idv a San Sepolcro da Di Pietro e dal segretario nazionale Ignazio Messina, c'è ancora il gabbiano dei colori dell'arcobaleno, anche se è in posizione più defilata, in alto a destra (lasciando ai maligni tutte le interpretazioni del caso). Sotto all'elemento testuale, poi, spunta per la prima volta un accenno di tricolore, una striscetta leggera e sfumata, quasi una sottolineatura del nome che il contrassegno contiene. "Non è un caso che abbiamo voluto inserirlo nel simbolo - ha spiegato Ignazio Messina -. Per noi è un riferimento alla Costituzione, quella Costituzione che abbiamo sempre strenuamente difeso e che altri vogliono invece stravolgere".
Il tutto è su un fondo azzurrino, leggermente sfumato in modo radiale, con la parte più chiara al centro: a guardarlo meglio, peraltro, si scopre che è un cielo, con nuvole quasi impercettibili. Eppure, la prima resa grafica del nuovo simbolo introduce qualcosa di nuovo, una sorta di effetto tridimensionale quasi inedito per un contrassegno politico: lo sfondo colorato, come nota anche Bertorelle, è infatti inserito in una coroncina bianca, con il contorno interno marcato di azzurro scuro, come se l'emblema avesse una sorta di cornice, sulla quale peraltro il tricolore e il gabbiano in parte finiscono. Una sorta di idea tridimensionale e parzialmente dinamica, assente dagli altri segni di identificazione delle forze politiche attualmente presenti in Parlamento.
Come è noto, l'Idv questa volta non ha eletti, visto che era parte di Rivoluzione civile che non ha superato gli sbarramenti previsti dalla legge elettorale. Inizia dunque da San Sepolcro un percorso di nuovo radicamento e partecipazione che, per l'Idv, non sarà facile. E' significativo che, in qualche modo, questo inizio sia marcato dal cambio di emblema: non è un taglio netto con la storia di prima, è solo un modo per girare pagina nello stesso libro. Sperando che il nuovo capitolo dia più soddisfazione di quello precedente.