giovedì 8 settembre 2022

I simboli dei partiti in Italia: la mostra al 35° convegno nazionale Sisp

Chi frequenta questo è abituato a seguire la scoperta di nuovi simboli e la riscoperta di quelli passati, l'analisi di evoluzioni politico-simboliche e la lettura "in controluce" di decisioni in questa stessa materia. Quasi sempre, però, ci si deve focalizzare su singole vicende, per dare il giusto spazio all'approfondimento; in certe occasioni - come il deposito dei contrassegni al Viminale prima delle elezioni politiche ed europee - lo sguardo si amplia e si concentra allo stesso tempo, con tanti singoli stimoli che si concentrano nel giro di poche ore.
Ogni tanto però capita l'occasione (e a volte si sente il bisogno), più che di analizzare, di guardare e far vedere con calma, senza porsi troppi limiti di tempo e di spazio. Così può essere piacevole avere davanti agli occhi tanti dei simboli che si sono accumulati nel corso del tempo e con cui i partiti hanno cercato di ottenere il consenso di elettrici ed elettori
Un'occasione utile, in questo senso, è data dalla mostra I simboli dei partiti in Italia, organizzata da chi gestisce questo sito con la collaborazione di Antonio Folchetti. L'esposizione è stata pensata per accompagnare il 35° convegno annuale della Società Italiana di Scienza politica che si tiene presso la Sapienza Università di Roma dall'8 al 10 settembre 2022. L'impulso della mostra era arrivato da Gianluca Passarelli, ordinario di Scienza politica proprio alla Sapienza, ateneo che già nel 2020 avrebbe dovuto ospitare il convegno, poi l'avvento della pandemia ha costretto a rimandare tutto di uno, poi di due anni. Quando è stato chiaro che era possibile di nuovo svolgere in presenza un convegno tanto ricco, grande e complesso qual è quello della Sisp, l'idea della mostra è stata riproposta da Passarelli e realizzata nel giro di pochi mesi (grazie, tra l'altro, al supporto organizzativo di Gabriele Natalizia, Lorenzo Termine e Chiara Fiorelli).
L'esposizione ripercorre in 18 pannelli l'origine dei simboli - nati poco più di cent'anni fa per aiutare gli elettori a identificarsi in un partito e per consentire anche agli analfabeti di votare facilmente - e la loro evoluzione, seguendo vari filoni tematici. Tra scudi crociati, falci e martelli, fiamme, soli nascenti e sorridenti, colori nazionali, guerrieri e frequenti incursioni nel regno vegetale e in quello animale si dipana tutta la storia politica repubblicana, fino alla comparsa dei nomi dei leader in tanti simboli recenti; le tecniche per realizzare i marchi partitici ed elettorali si sono evolute, in compenso - come si è visto e detto spesso in queste pagine - si fatica sempre di più a trovare tracce di identità negli emblemi di oggi.
La mostra viene inaugurata giovedì alle ore 16 e 30 presso il Dipartimento di Scienze politiche della Sapienza: insieme ai curatori, si registra l'intervento dei sociologi Edoardo Novelli (Università Roma Tre) e Massimiliano Panarari (Università Mercatorum) e dei politologi Luca Verzichelli (presidente Sisp) e Gianluca Passarelli (Sapienza Università di Roma), nonché di Nicola D'Amelio del Ministero dell'interno. L'esposizione è visitabile durante tutto il convegno - dal mattino al pomeriggio - e resterà allestita anche nei giorni seguenti. Della mostra è stato realizzato pure il catalogo online (raggiungibile anche attraverso QR Code da ogni pannello della mostra), che comprende testi - in italiano e in inglese - e immagini dei pannelli, con i link ad alcuni articoli di questo sito per approfondire i temi già trattati qui e, in più, alcuni simboli che non sono rientrati nelle tavole originarie e che si offrono qui come bonus tracks.

domenica 4 settembre 2022

Alle radici del simbolo, leggendo Maggiani (e contraleggendo Serra)

Chi si occupa di simboli dei partiti e di contrassegni elettorali spesso plana da un nuovo emblema (presentato di solito con una solennità inversamente proporzionale alle emozioni suscitate) al ricordo di uno passato, da un possibile contenzioso all'ennesima puntata di scontri sulla titolarità di un fregio o sulla sua confondibilità, facendo leva sulla lettura delle disposizioni in vigore. Parlare di simboli, dunque, significa parlare di parole, che siano pronunciate, ricordate, scritte o interpretate, dando a queste significati ora a portata di mano, ora più arditi, se non del tutto azzardati e lontani da ciò che il testo suggerirebbe. 
L'ultima considerazione può generare dubbi e preoccupazioni, se è vero che "quando le parole divengono vaghe, quando smarriscono il legame con i propri significati, viene meno la possibilità di controllare chi comanda" (Gianrico Carofiglio, Con parole precise). Una materia in cui i conflitti si decidono sull'interpretazione delle 'parole della legge', per decidere cosa sia o non sia legittimo, è di per sé delicata; se poi si pensa che si dibatte spesso sul significato di concetti quali 'confondibilità', 'uso tradizionale', 'elementi di qualificazione degli orientamenti e finalità politiche' o 'presenza in Parlamento' e che la pratica non nasconde un certo margine di discrezionalità e variabilità nelle decisioni, può sorgere un senso di disorientamento, legato proprio alle parole da maneggiare (e alla loro "manomissione", di solito nel significato distruttivo che sempre Carofiglio ha dato al concetto, non in quello ricreativo-liberatorio).   
Sembra allora utile prendersi il tempo per riflettere proprio sulle parole, sul patrimonio di senso e significato che portano con sé, magari sfruttando le occasioni che si presentano. Sembra davvero preziosa quella offerta da Maurizio Maggiani, che nella rubrica "Alfabeto Forse" sul numero di Robinson (inserto culturale della Repubblica) uscito ieri affronta proprio il concetto di "simbolo", la parola per eccellenza per chi frequenta questo spazio. Vale la pena lasciare - è il caso di dirlo - la parola allo scrittore, dedicandogli piena attenzione.
 

Simbolo. Un patto eterno di pensieri e parole

Il simbolo è una cosa, un oggetto, una vita, il simbolo è materia. Materia che parla, materia fatta memoria, dal latino symbolum, ereditato dal greco symbolon, dal verbo symballo, mettere assieme, congiungere. Lo si capisce bene cos'era il symbolum perché così chiamavano i latini l’anello che si spezzava in due parti perché fosse conservato da due famiglie che avevano stabilito un patto, eterno, di amicizia e reciproca ospitalità, o tra due contraenti un affare perché servisse da impegno, da caparra; e il symbolon era la tessera che ad Atene consentiva ai giudici di essere riconosciuti all’ingresso del tribunale, avendo con quel pezzo di argilla stabilito un patto con la città e la città con loro, avevano bisogno di quella tessera anche per riscuotere il compenso dovuto per il loro giudizio. Da qui ha origine l'anello nuziale, che alla psicoanalisi da diporto fa piacere pensare come il simbolo molto esplicito della promessa e di consenso alla penetrazione, mentre non è che il symbolum, la memoria materiale di un accordo che si vuole eterno, il fatto che non si spezzi più in due ma lo si moltiplichi per due è per una questione di taccagneria e vanità, per non sprecare del materiale prezioso in un oggetto inservibile e assai difficile da indossare. Ma anche Giuseppe Garibaldi e Martin Luther King sono un simbolo; sì, perché la loro intera vita è lì a stabilire un patto eterno con il loro pensiero, le loro parole. Poi ci sono i simboli elettorali, e metterci sopra una croce vale a spezzare in due l'anello, anche se ora come ora metterci una croce sopra forse dice dell'altro.
Le poche righe offerte a lettrici e lettori da Maurizio Maggiani riescono a restituirci il "senso del simbolo" e, insieme, ci ricordano e ci insegnano - non senza amarezza - la nostra "distanza dalle stelle". In politica ai 'simboli-materia' non siamo abituati se non in poche occasioni, ad esempio quando il fregio partitico o elettorale viene stampato su un disco grande o enorme (come quello portato da Giuseppe Cirillo al Viminale per il Partito della Follia creativa), quando è realizzato o riprodotto su un pannello o su un foglio proprio per essere presentato - con l'ausilio delle proprie mani o di un cavalletto da svelare, come in un'ostensione o un'inaugurazione - a chi guarda, riprende e fotografa o, ancora, quando si fa adesivo o spilletta in vista degli appuntamenti elettorali. Non sembra un caso che proprio in queste occasioni il simbolo (e anche il contrassegno elettorale che riproduce uno o più simboli) recuperi più che in altre la sua funzione originaria di 'mettere e tenere insieme': nel suo essere qualcosa che si può toccare e maneggiare, diventa un elemento di unificazione - almeno proposta o auspicata - tra chi mostra o distribuisce la riproduzione del simbolo e chi la guarda o la riceve. Un simbolo mostrato su un manifesto o su una scenografia di un evento o di un congresso, per dire, appare meno tangibile e meno 'materiale' anche quando è di grandi dimensioni: si impone allo sguardo, certo, ma si presta meno a essere toccato e condiviso.
In più, mostrare per la prima volta un simbolo nuovo o consegnare un adesivo o una spilla contiene in sé proprio l'idea originaria dell'accordo, del patto (un termine che non a caso Mariotto Segni - con la collaborazione di Giuliano Bianucci - usò nel 1992 per la prima volta come nome di un progetto politico, per poi declinarlo in seguito in varie esperienze partitico-elettorali). Quelli, in effetti, sono momenti fondativi del patto, che si cerca di stringere con chi guarda il simbolo mostrato o con chi ne riceve la riproduzione da incollare o da indossare, un gesto simile a quello - indicato da Maggiani - dell'anello ricevuto o del ciondolo con una delle due parti del cuore indossato (anche se nel caso dell'adesivo o della spilla la fedeltà dimostrata o sollecitata in effetti è quella di chi riceve: di quella di un partito o di una lista è lecito dubitare, figurarsi della sua eternità...). Gli stessi manifesti servono soprattutto a tentare di mantenere vivo quell'accordo, magari a estenderlo a più persone, più che a fondarlo (anche se, per la persona o per la forza politica che non è conosciuta e mostra il proprio simbolo, magari con uno slogan 'di contatto', non è del tutto assente l'intento fondativo).
Se dunque l'anello (intero o spezzato) rimanda al patto e al suo contenuto, il simbolo - qualunque simbolo, materiale, grafico, tipografico o vivente - evoca qualcosa di diverso e soprattutto di più complesso, da un semplice concetto (e da quelli a questo connessi) a un intero patrimonio ideale, valoriale e culturale. Anche il simbolo di un partito o perfino un contrassegno elettorale creato ad hoc - e che guarda caso dal 1948 deve essere tondo, come un anello, e nessun elemento grafico può uscirne fuori - dovrebbe essere così: "metterci sopra una croce vale a spezzare in due l'anello", scrive Maurizio Maggiani, ma in fondo la croce spezza in quattro (come a sottintendere che in realtà il patto è con più di due parti) e allo stesso tempo, in realtà, tiene insieme quelle parti e le fa combaciare perfettamente. Ha ragione lo stesso autore nel ricordare che "metterci una croce sopra", nel gergo contemporaneo, rimanda più alla cancellazione che alla scelta, al punto da avere generato persino battute rivolte agli elettori dell'altra parte ("Non sopporti il partito Y? Cancella il suo simbolo con una croce!"); nonostante questo, tracciare la croce o il "crocesegno", come si legge tuttora in qualche sentenza o massima - rinviando al gesto, quasi sacrale, con cui le persone analfabete firmavano un documento (e in effetti i contrassegni elettorali sono diventati obbligatori in Italia proprio quando il voto è stato esteso a chi non era in grado di leggere e scrivere) - resta un gesto dal valore fortissimo, molto performativo, anche se naturalmente il peso di ogni singola croce si stempera nel mare di croci tracciate.
Sarebbe altrettanto naturale attendersi che un gesto tanto performativo - più o meno consapevole - fosse compiuto su simboli altrettanto pregiati, in grado di evocare davvero un patrimonio ricco, fatto di ideali, principi e storie personali. Arriva qui il lato più desolante e amaro, più di una volta sottolineato nel tentativo di spiegare l'evoluzione dei simboli: negli ultimi anni (specie nell'ultimo quindicennio) i simboli dei partiti e, soprattutto, i contrassegni realizzati apposta per le elezioni comunicano sempre meno, da vari punti di vista. Si è detto di frequente che molti 'simboli' recenti, basati ormai soprattutto sul lettering e sulle sfumature, sono ormai poveri di immagini evocative, nelle quali ampie comunità di persone possano riconoscersi, e non di rado manchino perfino di cura grafica o estetica. Quest'ultimo punto dispiace all'occhio, ma non sarebbe in sé un problema dirimente: i symbola delle origini - di argilla o di legno - non erano certo sempre belli o preziosi, eppure il valore dell'accordo, del patto non usciva certo ridotto o limitato.
Il problema serio è che sempre più spesso è sempre più vago e generico il contenuto del patto che con il simbolo si vorrebbe comunicare e suggellare (l'idea stessa del sigillo, tra l'altro, è contenuta in certi usi dell'anello-symbolum): un patto talmente generico e vago da essere sovrapponibile in molto o in parte ad altri e, in qualche caso, persino difficile da controllare. Sembra normale dunque - e non da professionali laudatores temporis acti - provare nostalgia e desiderio di simboli davvero in grado di mettere e tenere insieme in un patto tante persone, le loro storie e le loro idee, anche se queste magari sono opposte alle proprie; troppo spesso, invece, tocca assistere alla continua consunzione - si avrebbe la tentazione di parlare di biodegradabilità, se non si temesse di fare torto alla storia radicale, già non semplice da afferrare - di nomi e fregi che reggono assai meno di una legislatura, quasi sempre perché a essere fragile e poco consistente era il patto sottostante.  
Tra i simboli destinati a durare poco, anzi, pochissimo, ci sono quelli "di disturbo", presentati per cercare di intercettare qualche voto o anche semplicemente di danneggiare uno dei concorrenti. A pensarci, torna all'improvviso in mente - per restare sulle pagine della Repubblica, stavolta proprio del quotidiano - una coppia di "Amache" di Michele Serra del 2013 e del 2016, scritte rispettivamente all'indomani della bocciatura dei simboli che imitavano quelli presentati per conto di Beppe Grillo, Antonio Ingroia e Mario Monti in vista delle prime elezioni politiche cui il MoVimento 5 Stelle ha partecipato e dopo la presentazione della Lista del Grillo parlante a Torino (poi esclusa) alle elezioni amministrative vinte da Chiara Appendino. Nel primo articolo Serra definiva i "simboli taroccati" come, "dal punto di vista dell'etica democratica, una totale porcheria", precisando che alcuni rasentavano "il reato di truffa, o di circonvenzione di incapace": li avevano schierati "i furbastri e i goliardi di ogni risma [...], [...] gli italianuzzi astuti e profittatori che cercano di arrangiarsi come sanno e come possono, sperando che dalle urne cada qualche briciola anche per loro". Nel secondo pezzo l'autore, parlando (a sproposito) di "liste civetta" per definire quelle "che cercano di abbindolare elettori molto anziani, o molto tonti, con simboli che ne imitano altri", diceva di non riuscire a capirne il movente: "Goliardia? Dadaismo? Truffa? Esibizionismo? Che cosa può spingere uno o più esseri umani a qualificarsi da soli, inequivocabilmente, come pubblici estorsori di consensi, per giunta ai danni dei più sprovveduti? [...] Se uno detesta le elezioni, o le considera un esercizio per fessi, perché non se ne rimane a casa e si dedica ad altro? Perché iscriversi a un torneo solo per disturbare, con il proposito, già in partenza, di soffiarsi il naso con il regolamento e farsi cacciare dall'arbitro già sul nastro di partenza?"
Coglieva nel segno Serra nel definire "stravagante [...] il rapporto tra gli italiani e la polis"; assai meno, invece, nel dire che "ci sono dei momenti in cui la polis dovrebbe chiamare i vigili". Nei casi di somiglianza eccessiva o di un nome usato in maniera chiaramente indebita può starci l'esclusione del simbolo (e della relativa lista, se presentata insieme) dalla competizione o l'invito a sostituirlo, ma invocare reazioni più dure non ha senso e, anzi, è controproducente. Innanzitutto perché, come si è già scritto, ciascuno dei simboli presentati per le elezioni, più o meno legato a una lista, rappresenta una tessera di un mosaico politico e umano che finisce per somigliarci: questo vale anche quando la singola tessera ci sembra diversa da noi o non ci piace, perché ci ricorda che esistono "i furbastri e i goliardi di ogni risma" e "gli italianuzzi astuti e profittatori" di cui scrisse Serra nel 2013. Anche se c'è chi "si costerna, s'indigna, s'impegna", queste persone continueranno a esistere e a trovare nuove forme per esercitare la loro attività, alle quali è giusto non fare mai l'abitudine: piuttosto che gridare allo scandalo o alla truffa, meglio cogliere l'occasione per conoscere meglio e una volta di più il nostro modo di essere, prendendo al limite le misure necessarie e minime per affrontarlo. 
In secondo luogo, ci piaccia o no, quei simboli sono molto più chiari e "materiali" di altri che sono passati davanti ai nostri occhi nel corso degli anni. Perché, checché ne scriva Michele Serra, il movente è piuttosto limpido. Per seguire il ragionamento etimologico di Maurizio Maggiani, si tratta di una congiunzione dei moventi citati da Serra (goliardia, dadaismo, truffa - che parolona! - ed esibizionismo), con in più alcune altre intenzioni, dichiarate o almeno fatte balenare: ostacolare uno o più avversari (ritenuti a loro volta dannosi o scorretti) e allo stesso tempo offrire un'alternativa a questi (che ovviamente coincide innanzitutto con chi presenta il simbolo o la lista) e far emergere punti deboli e defaillances del sistema. 
Per quanto possa esserci un marcato sentore di furbesco, protagonistico e perfino di zolfo, si deve riconoscere che questi elementi finiscono addirittura per rendere concreto un accordo, un patto tra chi si presenta con quei simboli e quelle proposte e chi effettivamente ci mette "una croce sopra" (ammesso che il simbolo non venga bocciato prima): è come se chi cerca di candidarsi con certi simboli dicesse "Non sono quello che voglio sembrare, ma quello che imito è più farabutto di me e ti prenderà in giro più di me, se non l'ha già fatto, quindi perché non mi fai provare?". Ridurre tutto alla fattispecie di "circonvenzione di incapace", al turlupinamento di elettori "molto anziani, o molto tonti", come faceva Serra, finisce ingenerosamente per svalutare il corpo elettorale cui si appartiene (come se il voto di protesta, per esempio, fosse roba da anziani o da tonti). Certo, si potrebbero seguire altre strade per denunciare i 'bachi' del sistema e cercare di farsi strada, senza dare l'immagine serriana di chi si soffia il naso con il regolamento del torneo cui partecipa; non si dimentichi però che la tentazione di farsi granellino per inceppare un ingranaggio è fortissima, quasi irresistibile per gran parte delle italiane e degl'italiani (senza contare che proprio nel 2013 Oscar Giannino autodefinì pubblicamente la compagine di Fare per Fermare il declino come una "piccola pattuglia di rompicoglioni di professione": il simbolo era sobrio, il progetto di lista era serio, ma non finì proprio benissimo). 
Eppoi, per chiudere, bisogna ammettere che certe liste sbrigativamente definite "patacca" da chi se ne sentiva danneggiato o da certi commentatori sono durate molto di più di alcuni partiti o di alcune liste elettorali che, nelle intenzioni dichiarate dei fondatori, dovevano essere solidissime. Si pensi ai Verdi-Verdi, alla Lega alpina lumbarda (e alla sua prosecuzione, la Lega per l'Autonomia - Alleanza lombarda) e proprio alla Lista del Grillo parlante (o dei Grilli parlanti): ciascuna di queste ha operato per ben più di un lustro, a volte anche per più di un decennio, riuscendo anche a eleggere consiglieri regionali o persino parlamentari, grazie ai voti ricevuti. Troppi, francamente, per poterli bollare come dati per sbaglio o come frutto di un 'inganno elettorale': sembra più onesto ammettere che più di una persona si è ritrovata - per caso, per i pensieri di quel momento, per la stanchezza verso altre forze politiche - in linea con quella proposta e con l'immagine che la rappresentava. Così, facendo "un segno su quel segno" (per parafrasare Giorgio Gaber e Sandro Luporini), hanno stretto a loro modo un patto, per riprendere il ragionamento di Maggiani. un accordo senza la pretesa di renderlo eterno, ma soltanto di rispondere, con due tratti di matita, all'invito di chi si è presentato con quel fregio elettorale: "D'accordo, non so come ma mi avete convinto, piuttosto che non votare o dare il voto agli altri che conosco già: per stavolta, per quanto mi riguarda, potete provarci". I simboli, se si ha la pazienza di guardarli bene e di interrogarli, raccontano anche queste storie, come pure quelle di chi ha pensato "non siete gli originali, vi ho beccati e non mi faccio fregare da voi" e non li ha votati. Ecco perché i simboli sono, come scrive Maurizio Maggiani, "materia che parla, materia fatta memoria". Facciamoci un favore e, quando tutto ci sembra assurdo, ricordiamocene.

Per l'immagine che illustra questo articolo, non volendo impiegare nella rappresentazione alcun simbolo o contrassegno reale, si è scelto di affidarsi ad altre immagini di certo valore simbolico: alcuni arcani maggiori dei Tarocchi. I tarosimboli collocati sulla scheda, in particolare, sono tratti dalle immagini realizzate da Paola Fedeli per arricchire il volume Tarotelling autobiografico di Barbara Malaisi (che ringrazio di cuore per averne concesso l'uso, oltre che per avere segnalato il testo di Maurizio Maggiani).   

venerdì 2 settembre 2022

Elezioni politiche 2022, i simboli del Trentino - Alto Adige al Senato

Dopo avere passato in rassegna i contrassegni depositati presso il Ministero dell'interno e quelli che si ritroveranno nel collegio uninominale della Valle d'Aosta, restano da vedere soltanto i simboli che concorreranno nei sei collegi uninominali individuati in Trentino - Alto Adige per la sola elezione del Senato (la legge non prevede alcun collegio plurinominale per Palazzo Madama). Anche in questo caso era previsto - come per la Valle d'Aosta - il deposito dei contrassegni unitamente alle candidature tra il 21 e il 22 agosto, operazione compiuta presso la Corte d'appello di Trento. Il quadro che seguirà sarà comunque piuttosto complesso: per quanto vari simboli sulla scheda siano uguali a quelli visti nel resto d'Italia, si troveranno alcuni emblemi specifici per questo territorio che uniscono alcune forze politiche (in particolare nell'ambito del centrosinistra), ma solo in certi collegi e perfino in composizione variabile tra un collegio e l'altro; occorre ricordare che anche in Trentino - Alto Adige (per il solo Senato) non sono previsti collegamenti in coalizione per i collegi uninominali, dunque le forze politiche che desideravano fare fronte comune dovevano presentare un contrassegno unitario a sostegno della persona candidata prescelta. 
L'ordine che si seguirà per i simboli non è particolarmente indicativo; si cercherà piuttosto di volta in volta di dare conto della presenza dei contrassegni nei vari collegi. Quanto alla provincia autonoma di Trento, in particolare, il collegio U-01 ha come città principale Trento; il collegio U-02 è quello di Rovereto; il collegio U-03 è denominato "Pergine Valsugana". Passando in Alto Adige, il collegio U-04 è legato a Bolzano; il collegio U-05 è quello di Merano; il collegio U-06, infine, prende il nome da Bressanone.

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Südtiroler Volkspartei - Partito autonomista trentino tirolese

Pensando al voto in Trentino - Alto Adige, il primo simbolo che viene in mente, per presenza consolidata e continuità grafica, è quello della Südtiroler Volkspartei; come si è visto durante il deposito al Viminale, anche questa volta la Svp ha scelto di ospitare nel proprio contrassegno elettorale anche il Partito autonomista trentino tirolese (che dunque ha rinunciato a una delle sue due stelle alpine). In questo modo la federazione Svp-Patt (in cui rientra anche Progetto Trentino) sarà presente con lo stesso contrassegno in tutti e sei i collegi uninominali della regione: correranno Patrizia Pace (funzionaria provinciale, Patt) a Trento, Stefano Bresciani (imprenditore, Patt) a Rovereto, Roberta Bergamo (impiegata nella Comunità Alta Valsugana, Patt) a Pergine Valsugana, Manfred Mayr (sindaco di Cortina all'Adige) a Bolzano e i membri del Senato uscenti (entrambi per la Svp, come Mayr) Juliane Unterberger a Merano e Meinhard Durnwalder a Bressanone.
 

MoVimento 5 Stelle

Risulta presente in tutti e sei i collegi senatoriali della regione - favorito anche dall'esenzione dalla raccolta firme legata al doppio gruppo parlamentare, mentre alla Svp-Patt spetta per la natura di partito di minoranza linguistica che ha eletto almeno un parlamentare - anche il MoVimento 5 Stelle, con lo stesso contrassegno impiegato a livello nazionale (dunque con il fregio classico con la V rossa e le stelle, con in più il riferimento all'anno 2050 per la neutralità climatica nel segmento inferiore rosso). Il M5S ha scelto dunque di non partecipare ad alcuna alleanza, come ha fatto invece in Valle d'Aosta.
 

Italia sovrana e popolare

Dovendo raccogliere le sottoscrizioni previste dalla legge, è riuscita a essere presente in quattro collegi su sei (i tre della provincia di Trento e quello di Bolzano) Italia sovrana e popolare, anche in questo caso schierata con lo stesso emblema depositato presso il Ministero dell'interno (nome nella parte superiore del cerchio, scritto in maiuscolo nero - con stellina sulla seconda "i" - e in carattere manoscritto sottile rosso, segmento tricolore inferiore). Come per altri soggetti elettorali minori, le candidature in questi collegi uninominali per Isp (che unisce Partito comunista, Ancora Italia, Azione civile, Riconquistare l'Italia e Rinascita repubblicana) sono essenzialmente di testimonianza, essendo pressoché impossibile la conquista di quei seggi (e sapendo che i voti ottenuti lì non concorrono nemmeno al raggiungimento della soglia di sbarramento nazionale).
  

Unione popolare con De Magistris

La stessa presenza nei collegi uninominali senatoriali dimostrata da Italia sovrana e popolare in Trentino - Alto Adige è stata raggiunta da Unione popolare con De Magistris: il raggruppamento di sinistra che unisce Rifondazione comunista, Potere al Popolo!, DemA e ManifestA è riuscito a raccogliere le firme nei tre collegi della provincia autonoma di Trento e nel collegio uninominale di Bolzano. Il contrassegno impiegato nelle province autonome di Trento e Bolzano è identico a quello - fondo viola sfumato con arcobaleno orizzontale altrettanto sfumato - depositato al Viminale e usato a livello nazionale. 
 

Alleanza democratica per l'autonomia (Campobase - +Europa - Alleanza Verdi e Sinistra - Partito democratico - Azione-Italia viva)

Come si accennava prima, il centrosinistra mostra una "geometria variabile" nei sei collegi. In particolare, nei tre collegi uninominali della provincia autonoma di Trento, è stato presentato un contrassegno unitario - denominato Alleanza democratica per l'autonomia - che riunisce Campobase, +Europa, Alleanza Verdi e Sinistra (il simbolo usato è quello con le diciture anche in tedesco e ladino), Partito democratico e Azione-Italia viva (al posto del riferimento a Calenda c'è la parola "Trentino"); non c'è invece Futura. A Trento si candida Pietro Patton (presidente di Consorzio Vini del Trentino, Pd), a Rovereto c'è la senatrice uscente (Iv, già Fi) Donatella Conzatti, mentre a Pergine Valsugana si trova Michele Sartori (già sindaco di Levico).

Democrazia Ambiente Futuro (Partito democratico - +Europa - Alleanza Verdi e Sinistra)

Con riguardo al solo collegio uninominale di Bolzano, invece, un centrosinistra più ristretto - ridotto soltanto al Partito democratico, a +Europa e all'Alleanza Verdi e Sinistra - si presenta unito in una federazione denominata Democrazia Ambiente Futuro: il nome nel contrassegno è riportato anche in lingua tedesca (mentre in questo caso la miniatura di Alleanza Verdi e Sinistra contiene solo le scritte in lingua italiana). Il candidato qui è Luigi Spagnolli, sindaco di Bolzano tra il 2005 e il 2015.

Partito democratico

Il Partito democratico correrà invece da solo - e con il proprio contrassegno presentato a livello nazionale, senza varianti linguistiche viste in passato, ma che stavolta forse sarebbe stato più difficile inserire nel cerchio - nei collegi uninominali di Merano (candidando Daniela Rossi, già aspirante sindaca di quel comune nel 2020) e Bressanone (proponendo Renate Prader, presidente del consiglio comunale proprio di Bressanone). In quegli stessi collegi, dunque, l'area di centrosinistra si divide tra candidati diversi, in competizione tra loro.
 

Alleanza Verdi e Sinistra

Negli stessi collegi uninominali senatoriali di Merano e Bressanone si trovano sulle schede due candidature autonome espresse dall'Alleanza Verdi e Sinistra, che in questo caso riprende il contrassegno con le diciture in tedesco e ladino già depositato ufficialmente al Viminale lo scorso 13 agosto. Per il seggio attribuito a Merano è stata candidata la direttrice generale dell'Associazione Musei dell'Alto Adige Marlene Messner, mentre nel collegio di Bressanone è stato indicato Hans Heiss, già consigliere provinciale dei Grüne dal 2003 al 2018.
 

Azione - Italia viva

In tutti e tre i collegi uninominali della provincia autonoma di Bolzano la federazione tra Azione e Italia viva esprime proprie candidature, distinte da quelle del Pd (senza dunque la stessa collaborazione trovata nel territorio trentino e sfociata in un contrassegno comune). L'emblema schierato sulle schede elettorali di questi collegi è lo stesso depositato al Ministero dell'interno per il territorio nazionale, con le miniature dei simboli di Azione e Iv nella parte superiore blu, mentre il segmento inferiore bianco contiene il cognome di Carlo Calenda e il riferimento al gruppo parlamentare europeo renew europe. La federazione candida a Bolzano la coordinatrice di Italia viva Stefania Gander, a Merano la dirigente provinciale Giovanna Valentini e a Bressanone l'analista Massimo Rapi.
 

Die 
Freiheitlichen

Risulta presente - raccogliendo le firme - solo nei tre collegi senatoriali dell'Alto Adige il simbolo del partito Die Freiheitlichen ("I libertari"), che non ha invece presentato proprie candidature per la Camera dei deputati (motivo per cui non figura tra i contrassegni depositati presso il Ministero dell'interno tra il 12 e il 14 agosto). Il fregio utilizzato è lo stesso ormai da molto tempo, con la F del nome su fondo blu, tranne la parte di cerchio in basso a destra, campita di giallo. Il partito conferma dunque la propria presenza radicata sul territorio, sia pure con la scelta di correre solo per i seggi di Palazzo Madama.
 

Team K

Ha scelto, raccogliendo le firme, di limitare la propria presenza "visibile" ai collegi di Merano e Bressanone il Team K, che invece ha deciso di sostenere il centrosinistra nei collegi alla Camera (candidando il proprio consigliere provinciale Franz Ploner nel collegio plurincominale di Bressanone) e la lista Democrazia Ambiente Futuro nel collegio senatoriale di Bolzano (il Team K in quel caso ha collaborato con +Europa). Le candidature di Markus Hafner (Merano) e Monica Senfter (Bressanone) sono distinte dal simbolo ufficiale del partito, a fondo giallo, con un fumetto contenente la sagoma della provincia di Bolzano e il nome al di sotto, con la K (di Paul Köllensperger) in un tondino rosso.
 

Vita

Ha raccolto le firme ed è riuscita a essere presente in quattro collegi su sei (in particolare nella competizione per il seggio di Rovereto e sulle schede per i tre collegi senatoriali della provincia autonoma di Bolzano) il soggetto politico denominato Vita, legato alla deputata uscente Sara Cunial (nota in quelle zone: si ricorda la sua scelta di fissare nel 2021 il proprio domicilio parlamentare in un albergo di San Candido, oggetto di un'ordinanza provinciale di chiusura temporanea dopo il mancato rispetto dell'obbligo del porto di mascherine). Il contrassegno delle quattro candidature è lo stesso - con albero della vita tricolore su fondo blu - usato a livello nazionale.
 

Lega per Salvini premier - Forza Italia - Noi moderati - Fratelli d'Italia

Chiude la rassegna sui simboli presentati per le prossime elezioni politiche in Trentino - Alto Adige il contrassegno composito presentato dal centrodestra unito, che raccoglie su fondo azzurro le miniature dei fregi di Lega per Salvini premier, Forza Italia, Noi moderati e Fratelli d'Italia, evidentemente allo scopo di rendere competitiva quell'area politica nei collegi uninominali. L'emblema è uguale per le schede di tutti i collegi: accompagnerà Martina Loss (deputata leghista uscente) a Trento, la storia esponente del centrodestra locale Michaela Biancofiore (prima Forza Italia ora Coraggio Italia) a Rovereto, Elena Testor a Pergine Valsugana (stesso collegio in cui era stata eletta nel 2018, allora per Fi mentre ora è leghista), Maurizio Bosatra (commissario della Lega in Alto Adige) a Bolzano, Rita Mattei (presidente leghista del consiglio provinciale bolzanino) a Merano e il senatore uscente (di Coraggio Italia) Andrea Causin a Bressanone.

martedì 30 agosto 2022

#RomanzoViminale: i simboli che non abbiamo visto al Ministero (2022)

Mentre si attende di conoscere il contenuto esatto delle decisioni dell'Ufficio elettorale centrale nazionale sui ricorsi in materia di liste e candidature, chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica deve in sostanza ritenere "scaduto" il "tempo dei simboli" per le elezioni politiche di quest'anno. Concluse le fasi di deposito, ammissione e riesame da parte dei magistrati di Cassazione, restava da capire quanto certi emblemi rappresentati in Parlamento oppure legati a partiti iscritti all'apposito Registro fossero davvero in grado di esonerare le rispettive liste dalla raccolta firme. A quanto pare, le risposte giunte finora dalla Cassazione - ma note soltanto attraverso i media: appena possibile se ne darà conto nel dettaglio - hanno spento praticamente tutte queste speranze, così sui simboli di questa tornata elettorale è rimasto poco da dire (tranne vedere quelli presentati per il Senato in Trentino - Alto Adige: ci si arriverà).
Per chi frequenta abitualmente questo sito, però, resta ancora un rito ormai consolidato - essendo nato nel 2018 - da compiere: quello della "fantabacheca" che raccoglie alcuni dei contrassegni che non sono stati depositati in vista delle prossime elezioni politiche. I 101 emblemi presentati questa volta, infatti, sono sì più del doppio dei 49 visti al Viminale prima delle elezioni europee del 2019 e poco meno dei 103 esposti prima del voto politico nel 2018, ma sono comunque molti meno di quelli visti in passato e non comprendono alcuni simboli che chi si fregia dell'appartenenza al cerchio dei #drogatidipolitica avrebbe invece visto o rivisto con piacere. In alcuni casi si tratta di emblemi storici, purtroppo non portati da nessuno questa volta; altri fregi sono assai più recenti e magari in bacheca ci erano finiti solo una o due volte sin qui, ma sono riusciti a farsi ricordare e non ritrovarli è un peccato; altri ancora, infine, non sono mai stati esposti nei corridoi del Ministero dell'interno, ma avrebbero assolutamente meritato di finirci questa volta, per varie buone ragioni.
Con questo spirito, dunque, ecco la nuova "bacheca dei non presentati", con 15 contrassegni (più uno) indicati ad assoluta discrezione di chi scrive e di alcuni soggetti "fiancheggiatori": alcuni erano stati scelti anche nel 2018 o nel 2019, altri sono alla prima apparizione. Nella speranza che qualcuno di questi, per buona volontà di qualche figura volenterosa, torni in una delle bacheche vere alla prima occasione utile.
 
* * *
 

1) Lista civica nazionale "Io non voto"

Mai come quest'anno, probabilmente, ci si attende un'affluenza bassa alle elezioni politiche. Quindi sarebbe stato più che normale trovare di nuovo in fila davanti al Viminale Carlo Gustavo Giuliana, classe 1953, palermitano come i colori del suo simbolo ormai storico: quello della Lista civica nazionale "Io non voto", col testo nero su fondo pervinca. L'emblema per l'ultima volta era finito nelle bacheche del Ministero dell'interno nel 2014 e ormai la sua assenza si fa sentire, soprattutto nell'epoca in cui il non-voto - purtroppo - acquista sempre più consenso nel corpo elettorale. Anche questa volta, dunque, votare "Io non voto" non si può: tocca farlo stando a casa.
  

2) Partito Pensionati e invalidi

In occasione del voto politico del 2018 era stata tra le prime a mettersi in fila nel terzo giorno di deposito dei contrassegni; stavolta invece nei corridoi del Viminale non si è avvistata Luigina Staunovo Polacco, fondatrice del Partito Pensionati e invalidiQuella riportata qui a fianco è l'ultima versione ammessa (nel 2018 appunto) del simbolo depositato da Staunovo Polacco: essendo stato ammesso più volte, a dispetto della parziale somiglianza con il fregio del Partito pensionati (più accentuata nella versione non ammessa quattro anni e mezzo fa), anche stavolta non avrebbe avuto problemi, se solo fosse arrivato in bacheca...  
Rispetto al passato, in effetti, è drasticamente calato il numero di emblemi presentati che si rivolgevano a quel gruppo di persone (e l'unico presentato, com'è noto, non è stato ammesso). 
Non si è visto nemmeno, giusto per fare uno dei nomi rilevanti, lo storico Pensioni & Lavoro del Gran Cancelliere Ugo Sarao, depositato da lui in persona, dal segretario Cesare Valentinuzzi o da un soggetto di loro fiducia: nel 2014 e nel 2019 alle europee aveva dato il meglio di sé, concependo una vera e propria "bicicletta" nel tentativo di presentare liste senza raccogliere le firme; nel 2018 era stato depositato "solo" Pensioni e lavoro (mentre nel 2013 si era rivisto Unione di centro, altra creatura di Sarao). Nella bacheca non è stato inserito, ma per gratitudine doveva assolutamente essere riportato almeno qui. 
  

3) Partito internettiano

Tra le assenze di cui occorre dare conto questa volta si deve annoverare anche il Partito internettiano, creatura politica di Francesco Miglino, che personalmente per molti anni ha partecipato come fondatore e segretario dei proprio movimento politico al rito del deposito dei contrassegni al Ministero dell'interno. Nel 2019, in occasione delle europee, era stato addirittura il numero 1 della fila (posto generosamente ceduto da Mirella Cece); era ragionevole attenderlo anche questa volta, per presentare il suo emblema rosso, viola e giallo (il primo a schierare la "at" al suo interno) e dare voce alle sue teorie di partecipazione piena attraverso la Rete (propagate fin dal 2001), ma bisognerà attendere il prossimo voto.
 

4) Partito socialista democratico italiano

In bacheca quest'anno è arrivato il contrassegno della Socialdemocrazia di Dino Madaudo e Umberto Costi e addirittura si è visto - dopo una sua breve avventura negli anni '90 - l'emblema della Socialdemocrazia liberale europea, ma si è atteso invano di veder depositare il simbolo storico del Partito socialista democratico italiano, di cui si era deciso il rilancio pochi mesi fa, eleggendo alla segreteria l'ex ministro Carlo Vizzini. Proprio lui si era premurato di dire che non era il suo partito ad aver concluso un accordo con Impegno civico di Luigi Di Maio (si trattava in effetti dell'associazione Proposta Socialista Democratica Innovativa, guidata da Mario Calì), ma la presentazione del simbolo poteva essere una buona occasione per riaffermare la rivendicata titolarità di nome e fregio.
  

5) Partito socialista italiano

In occasione di queste elezioni politiche il Partito socialista italiano concorre con proprie candidature - ed è cosa nota - alle liste del Partito democratico - Italia democratica e progressista. Se però altre forze politiche, pur partecipando a liste diverse senza inserire la propria "pulce" nel contrassegno composito, hanno scelto di presentare comunque il proprio fregio per tutelarlo, né il Psi né le altre forze convolte nelle liste ampliate del Pd (Movimento Repubblicani europei, DemoS, Volt e Articolo 1) hanno scelto di presentare il loro emblema. Dispiace per le forze politiche che sarebbero apparse per la prima volta, dispiace soprattutto per Mre e Psi, che tornando in bacheca avrebbero portato un'edera e un garofano in più nel panorama simbolico del 2022.
 

6) Parlamentare indipendente

Tra gli emblemi ammessi quest'anno figura anche quello di Tomaso Picchioni, teorico-pratico delle candidature individuali, per evitare che il voto a una persona possa incentivare l'elezione di altri soggetti: uno scenario da studiare, ma che l'attuale sistema (che di fatto lega le candidature nei collegi uninominali alla presentazione di liste) non è possibile. Ma allora sarebbe stato perfetto anche ritrovare in bacheca il simbolo Parlamentare indipendente già presentato più volte da Lamberto Roberti, per sostenere il suo disegno di "democrazia solipsista" che non prevede partiti o liste, ma solo candidature individuali. E invece il simbolo con tutti i colori dell'arcobaleno e le stelle d'Europa al centro non si è visto: tornerà, magari, alle prossime europee.
 

7) Sempre in piazza - Il presenzialista dei Tg

In bacheca, in effetti, non ci è mai finito. Eppure il simbolo Sempre in piazza - Il presenzialista dei Tg è nella disponibilità di Mauro Fortini, l'uomo dalla penna arancione da Guinness dei primati (lui e la penna), immortalato un numero imprecisato di volte dalle telecamere nella "zona parlamentare" di Roma. Quest'anno, se non altro, Fortini ha potuto mostrare il logo personale - realizzato da chissà chi... - in una sua provvidenziale e gentile incursione in un'intervista realizzata a chi scrive da Lanfranco Palazzolo sul deposito dei simboli. E questo perché, ancora una volta, Mauro Fortini era davvero "sempre in piazza" (quella del Viminale, in questo caso): si spera che, la prossima volta, lui abbia la possibilità di depositarlo sul serio.
 

8) Movimento sociale Fiamma tricolore

Tra le assenze "simboliche" che hanno colpito di più le persone attente alla politica, soprattutto legate a una certa area, va sicuramente annoverata quella del Movimento sociale Fiamma tricolore. Dal 1996 in avanti, infatti, a ogni elezione politica il fregio era stato avvistato nelle bacheche viminalizie, da solo (1996, 2001, 2006, 2013) o all'interno di contrassegni compositi (con la Destra nel 2008, in Italia agli italiani nel 2018). Quest'anno, per la prima volta, il simbolo (che dal 2004 è ufficialmente un "acronimo di goccia tricolore") di coloro che nel 1995 non avevano voluto disperdere il messaggi originario del Msi e per farlo avevano dovuto fondare un partito ad hoc non è nemmeno arrivato in bacheca (dunque nemmeno sulle schede). Un'assenza rilevante, che comunque lascia scoperta un'area non trascurabile.

9) Ora rispetto per tutti gli animali

Dopo la doppia presentazione in grande stile del contrassegno alle elezioni politiche del 2018 e alle europee dell'anno dopo, ci si aspettava un ritorno del simbolo di Ora rispetto per tutti gli animali, nell'anno in cui il Partito animalista tentava di essere presente in tutta l'Italia (grazie a 10 volte meglio) e spuntava il simbolo di Difesa animalista indipendente nazionale organizzata  - Daino. Questa volta, invece, il simbolo del partito guidato da Giancarlo De Salvo (con un orso marsicano e una X color senape) non è tornato al Viminale, così come non si è rivisto Flipper, il cane dei presentatori, mascotte del deposito 2019 (quest'anno c'era in compenso Stella, cagnolina di Max Panero di Destre unite).
 

10) Lista consumatori

Se quest'anno al Ministero dell'interno c'è stata penuria di pensionati, non si può non rilevare l'assenza totale di simboli dedicati ai consumatori, mentre in passato se n'erano visti in gran copia. Dovendo scegliere tra gli emblemi del passato, ci si permette di lasciare da parte i Consumatori uniti di Bruno De Vita (presenti nel simbolo composito di Verdi e Pdci del 2006 e poi confluiti nell'Unione democratica per i consumatori) e si ripesca la Lista consumatori, nata in collaborazione con il Codacons nel 2004 (schierata a partire dalle europee di quell'anno) e caratterizzata da un rospo al centro del simbolo, secondo il famoso motto dell'associazione "Non ingoiare il rospo!". 
 

11) Democrazia cristiana

"Un'altra Democrazia cristiana? Al Viminale ce n'erano quattro, due proprio con quel simbolo!" Si comprende la reazione, ma perché negarsi l'emozione di avere in bacheca una quinta Dc, nell'anno più democristiano di sempre? Quanto al simbolo, si poteva scegliere quello della Dc guidata da Angelo Sandri (che concorre alle liste di noi Di Centro - Mastella - Europeisti), ma si è riutilizzato lo stesso emblema presentato al Viminale dalla Dc-Mortellaro e dalla Dc-Luciani perché è quello impiegato da anni da Denis Martucci per la Dc guidata da lui (e che nel 2018 era presente come DemoCristiana accanto a Italia Reale). Il simbolo non è arrivato al Viminale per protesta, come spiegato in una nota da Martucci: "queste elezioni sono incostituzionali se non nella forma, nella sostanza [...]. Comprendiamo che per le grandi forze [...] la presenza di cittadini indipendenti che senza rimborsi e fondi vari si attrezzano di buona volontà e riescono a presentarsi anche solo in una circoscrizione elettorale, sia un fatto trascurabile. Tuttavia la democrazia non può ridursi ad una mera previsione teorica. Concedere ai cittadini una ventina di giorni (laddove la norma prevede la validità di firme raccolte sino a sei mesi prima!) in agosto per fare sottoscrivere e autenticare centinaia di candidature e circa 60mila sottoscrizioni con l'unica possibilità di trascinare amici e sostenitori (tutti ormai con vacanze prenotate) innanzi alle anagrafi (essendo chiusi gli studi di avvocati e notai), è un ipocrisia che fa invidia ai più rinomati regimi dittatoriali". Per Martucci "allo stato il diritto di cui all'articolo 49 della Costituzione è leso non solo dall'aver reso impossibile ai cittadini la partecipazione a queste consultazioni, ma anche dalle norme sulle esenzioni dalle sottoscrizioni che creano di fatto situazioni di grave, discrezionale e immotivata disuguaglianza tra le associazioni politiche".

12) Verde è Popolare

Più che in un'altra Dc, si sperava nell'arrivo di Verde è Popolare, ultima (per ora) creatura di Gianfranco Rotondi, che cela dietro a due foglie uno scudo crociato, su fondo verde. Finora solo la Democrazia cristiana per le autonomie (in fregio composito col Nuovo Psi), tra i partiti rotondiani, era approdata nelle bacheche durante il deposito generale dei contrassegni: Verde e Popolare invece non s'è visto, forse anche per evitare rilievi sulla presenza dello scudo. Rotondi sarà comunque candidato, non più da Forza Italia ma da Fratelli d'Italia (alla Camera in Sicilia 2-P03 e, per la coalizione, nel collegio uninominale di Avellino): lui ha spiegato che è il tentativo di "riprendere il progetto di un partito di centrodestra senza trattino, una grande forza di massa speculare al Pd, ma infinitamente più forte" (dopo il tentativo mal riuscito del Pdl) e del recupero della lezione di Carlo Bernini: "un democristiano prima guarda dove sta la sinistra, poi si gira a vedere se qualcuno la combatte e può batterla, e vota là". Non stupisce che colui che è affezionato alla definizione di "ultimo democristiano in Parlamento" si candidi là dove voterebbe un democristiano (per avere più chance di essere eletto e di rendere più moderato e inclusivo il progetto di Fratelli d'Italia); peccato però non aver incrociato Rotondi al Viminale col simbolo...
  

13) W la Fisica

Non c'è alcun dubbio: è un simbolo che ha "ballato una sola elezione" (quella del 2018), ma W la Fisica, il soggetto politico fondato da Mattia Butta (ingegnere che lavora all'Università Tecnica Ceca di Praga) per reagire da par suo alle "stupidaggini anti-scientifiche" provenienti da certa politica, si è fatto ricordare da molte persone, non solo quelle appartenenti alla schiera dei #drogatidipolitica. Anche stavolta, come nel 2019, il simbolo molto bianco con tocchi di nero e grigio sfumato non è tornato in bacheca; eppure di un rimedio serio alle panzane anti-scientifiche di varia provenienza ci sarebbe tuttora un dannato bisogno... 

14) Lega per l'autonomia - Alleanza lombarda

Altra carenza rilevante, nell'ultimo deposito di contrassegni, ha riguardato i simboli delle formazioni autonomiste: si sono visti solo il Partito sardo d'azione, il cartello Svp-Patt, il Movimento Friuli e la Liga Veneta Repubblica, senza altre formazioni sardiste (nel 2018 c'era almeno Autodeterminatzione), friulaniste (come scordare Front Furlan - Vonde Monadis?), piemontesiste (si pensi al lungo impegno di Roberto Gremmo), lombardiste o in generale decentraliste di cui c'era stata abbondanza in passato. Non sfugge, allora, l'occasione di vedere in bacheca almeno il fregio della Lega per l'autonomia - Alleanza lombarda, in passato al centro di una lunga contesa sulla titolarità del simbolo e fondamentale per l'esito delle elezioni politiche del 2006 (v. alla voce "Elidio De Paoli"). Dopo il 2009 il simbolo non si è più visto, ma c'è chi non lo ha dimenticato.  
 

15) Lista dei Grilli parlanti

L'ultima volta che si è visto Renzo Rabellino al Viminale è stata nel 2014: era venuto a depositare insieme a varie persone il simbolo della Lega Padana e altri emblemi a lui legati. C'era anche, ovviamente, la gloriosa Lista dei Grilli parlanti (che poi era in origine del Grillo parlante, ma anche con il nome scritto con un corpo minore rispetto al passato il contrassegno non era stato ammesso, quindi si era tornati al plurale). Inutile girarci troppo intorno: i frutti politico-grafici del genio assonante di Rabellino - e di chiunque abbia provato, in passato e per un certo tempo, a seguirne le orme - mancano a ogni vero #drogatodipolitica che si rispetti. E anche se è finita la "fase dei grandi scherzi" (ci si perdoni il riciclaggio della massima di Bertinotti-Guzzanti), dimenticarla sarebbe un delitto.
 

16) Comitato nazionale per l'Agenda dei draghi

Che Rabellino non sarebbe spuntato al Viminale era probabile; che il secondo e il terzo giorno di deposito dei contrassegni conoscessero lunghe fasi di mortorio era meno prevedibile e - soprattutto - poco gradevole. Nel mezzo delle chiacchiere tra le persone intente a raccontare la #MaratonaViminale, ecco l'idea collettiva tanto malsana quanto appropriata: tentare un'indegna sostituzione di Renzo Rabellino, producendo un simbolo degno di lui. Perché lui di certo un simbolo riferito a Draghi l'avrebbe preparato e presentato. Dopo Grillo e Monti (e, prima, Rosso e Buttiglione), quindi, era tempo di candidare Draghi, anzi, "l'Agenda Draghi" citata da più parti come modello da seguire o da evitare. Si doveva così cercare un'agenda vera e piazzarci sopra due draghi per giustificare il nome scelto; anzi, nel miglior stile rabelliniano, si poteva coniare come denominazione Comitato nazionale per l'Agenda dei draghi, ovviamente riportando solo le ultime tre parole e riducendo in modo sensibile le dimensioni della preposizione. Poco importa che alla fine della terza giornata sia stato depositato il simbolo di Italiani con Draghi: l'Agenda dei Draghi, pur destinata a bocciatura quasi certa, era ben più raffinata (e Moleskine potrebbe farci un pensierino...)  

sabato 27 agosto 2022

Elezioni politiche 2022, i simboli della Valle d'Aosta

Si è ricordato anche nei giorni scorsi che durante la #MaratonaViminale sono stati depositati i contrassegni relativi alle elezioni politiche fissate per il 25 settembre 2022, ma che questi - pur riguardando anche la circoscrizione Estero, non coprono l'intero territorio nazionale. In particolare, non viene depositato alcuno dei simboli relativi alla Valle d'Aostache è interamente costituita in collegio uninominale: le norme in vigore prevedono sempre che contrassegni e candidature si consegnino presso la cancelleria del tribunale di Aosta tra il 35° e il 34° giorno precedenti il voto, cioè negli stessi giorni in cui si depositano le candidature nelle corti d'appello del resto d'Italia (quest'anno tra il 21 e il 22 agosto). 
I contrassegni che distinguono le singole candidature per l'unico seggio espresso dalla regione possono essere uguali a quelli depositati - quest'anno dal 12 al 14 agosto - al Ministero dell'interno, ma possono anche differire, magari anche unendo forze politiche che a livello nazionale sono distinte o perfino non coalizzate (le norme sui collegamenti tra liste non si applicano alla competizione per il seggio valdostano): essendo in gioco l'elezione di una sola persona, è inevitabile che più partiti o gruppi politici cerchino di unire le forze, in modo da essere competitivi per cercare di conquistare il collegio uninominale (la tendenza si è di molto accentuata in seguito al depotenziamento dell'Union Valdôtaine, prima in grado spesso di conquistare quel seggio da sola).
In tutto, i contrassegni depositati insieme alle candidature saranno 9, anche se non tutti appariranno su entrambe le schede: uno si vedrà solo per la Camera, due soltanto per il Senato. Di seguito si indicano i contrassegni secondo l'ordine sorteggiato per il seggio di Montecitorio, mentre gli ultimi due emblemi sono quelli che figurano soltanto sulla scheda di Palazzo Madama (peraltro proprio nelle ultime due posizioni, nell'ordine precisato).

1) It
alia sovrana e popolare

Il sorteggio effettuato presso il tribunale di Aosta ha collocato per primo sulla scheda elettorale della Camera il simbolo di Italia sovrana e popolare, che risulta identico a quello impiegato nel resto del paese e depositato al Ministero dell'interno il 14 agosto: la candidata di questo "cartello del dissenso" che unisce Pc, Azione civile, Ancora Italia, Riconquistare l'Italia, Rinascita repubblicana e altri gruppi, sarà Loredana Ronc. Al Senato, invece, il simbolo ha ottenuto il quarto posto sulla scheda, a fianco del nome di Alessandro Bichini.
   

2) 
Valle d'Aosta aperta

Al secondo posto nella scheda valdostana per Montecitorio si trova una novità da osservare con attenzione: si tratta del simbolo Valle d'Aosta aperta, che raccoglie al suo interno le miniature di Area democratica - Gauche autonomiste, Adu-Vda (cioè Ambiente diritti uguaglianza - Valle d'Aosta, lista esclusa alle regionali del 2020), Sinistra italiana e Movimento 5 Stelle; le "pulci" (le ultime due hanno evitato la raccolta firme) sono collocate sotto il nome bianco e giallo su un profilo verde di montagna dietro il quale il sole sorge (mentre sul cielo si legge la dicitura "Écologie et progrès"). Alla Camera è candidata la Camera la consigliera regionale di Progetto civico progressista Erika Guichardaz; al Senato si presenta Daria Pulz, componente della segreteria di Adu (il simbolo è il terzo sulla scheda).
  

3) Centrodestr
a unito Valle d'Aosta

Come nella circoscrizione Estero, si vede correre il Centrodestra unito per cercare di conquistare gli unici due seggi (uno per Camera) attribuiti alla Valle d'Aosta: lo fa con un contrassegno composito a quattro, che contiene tutte e quattro le miniature dei simboli della coalizione (esattamente identici a quelli depositati al Viminale) e ovviamente non ha avuto bisogno di raccogliere le firme. Rispetto agli emblemi di Lega per Salvini premier, Forza Italia (con il riferimento al Ppe) e Fratelli d'Italia, però, il fregio di Noi moderati è più piccolo, quindi ancor meno leggibile; i quattro cerchi sono disposti sopra uno sfondo leggermente concavo, con un profilo di montagna innevata, mentre un piccolo segmento in basso ha i colori della regione. Alla Camera si candida la coordinatrice regionale di Forza Italia Emily Rini, mentre l'ex presidente della Regione Nicoletta Spelgatti si presenta al Senato (al sesto posto sulla scheda). 
  

4) L
a Renaissance Valdôtaine

Il simbolo che occupa la quarta posizione sulle schede valdostane della Camera si trova solamente qui e non anche sulla scheda del Senato. La Reinassance Valdôtaine, in particolare, si qualifica come "movimento civico che intende portare nella vita sociale i valori che il Rinascimento espresse nell'Arte": non a caso, sul fondo azzurro e blu del simbolo si staglia il volto - reso con il bianco e molto delicato - della Venere di Botticelli. Il soggetto politico ha scelto di candidare per l'unico seggio disponibile a Montecitorio il consigliere comunale di Aosta Giovanni Girardini. 
  

5) P
artito comunista italiano

Ha scelto di partecipare anche alle competizioni per il collegio uninominale valdostano di Camera e Senato il Partito comunista italiano, presentando il proprio simbolo ufficiale, senza unirlo a quello di altri soggetti politici; per farlo, esattamente come La Reinassance Valdôtaine, ha dovuto raccogliere le firme e l'impegno è andato a buon fine. Davide Ianni sarà presente al quinto posto sulle schede elettorali per Montecitorio, mentre Giovanni Guglielmo Leray grazie al sorteggio aprirà i bollettini dedicati all'elezione di Palazzo Madama.
  

6) Unione popol
are

Il Pci non sarà l'unica formazione di sinistra presente sulle schede valdostane il 25 settembre. Ha infatti raccolto con successo le firme richieste dalla legge anche Unione popolare, che si presenta ad elettrici ed elettori della regione con lo stesso simbolo - arcobaleno orizzontale su fondo viola sfumato - schierato nel resto del territorio nazionale per queste elezioni. Alla Camera, in particolare, il cartello ha scelto di candidare Loredana De Rosa, mentre al Senato sarà possibile votare per Francesco Lucat (che sulla scheda avrà la quinta posizione). 
  

7) 
Vallée d'Aoste

Chiude le schede destinate alla Camera dei deputati il contrassegno del cartello denominato semplicemente Vallée d'Aoste: ne fanno parte Union Valdôtaine, Alliance ValdôtaineVallée d'Aoste Unie (con la spirale di Mouv'), Stella Alpina, Azione - Italia viva (si legge anche il nome di Calenda) e Partito democratico. Ben sei miniature, collocate sotto allo stemma con il leone valdostano che da sempre caratterizza l'Uv (e con il tentativo di rendere la terza dimensione grazie a un riflesso sopra il nome). Alla Camera si presenta Franco Manes, presidente del Consorzio degli enti locali e sindaco di Doues (lo ha indicato proprio l'Uv), mentre al Senato il candidato è il politologo Patrik Vesan, scelto dal Pd (si trova al secondo posto sulla scheda). 
 

8) Vit
a

Apparirà soltanto sulla scheda valdostana del Senato - e non anche su quella della Camera - il simbolo di Vita, altro gruppo del dissenso - in particolare rispetto alle politiche fin qui tenute dagli ultimi due governi in materia di salute - legato soprattutto alla deputata uscente Sara Cunial e all'avvocato Edoardo Polacco (ma con la partecipazione di vari gruppi). In questo caso Vita - che comparirà all'ottavo posto sul bollettino predisposto per Palazzo Madama - schiera l'albero della vita personificato e tricolore su fondo carta da zucchero a fianco del nome di Larisa Bargan.
   

9) Pour l'
Autonomie

Ultimo emblema sulla scheda valdostana del Senato - non presentato anche per Montecitorio - risulta essere quello di Pour l'Autonomie - Per l'autonomia, formazione presentatasi per la prima volta alle elezioni regionali del 2020, cofondata dall'ex presidente della regione Augusto Rollandin: proprio lui (peraltro già senatore nella legislatura tra il 2001 e il 2006) si presenta in questa competizione per Palazzo Madama, utilizzando lo stesso simbolo - con la sagoma nera e rossa della regione su fondo azzurro sfumato - già visto nel 2020 (e con cui il soggetto politico è inserito nel Registro dei partiti politici dal 2021).