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venerdì 4 settembre 2015

M5S, un simbolo non per tutti

Anche chi non fa parte o non è vicino al MoVimento 5 Stelle lo sa o, per lo meno, ne dovrebbe avere un'idea: la presentazione di una lista con il simbolo del MoVimento è tutto meno che una cosa semplice, nel senso di immediata. E' stato previsto, come è noto, un procedimento di certificazione delle liste (una sola per ogni comune/regione chiamata al voto), per cui chi intende valersi dell'emblema del M5S - di cui unico titolare è Beppe Grillo - deve inviare la documentazione prescritta allo staff del blog Beppegrillo.it: il personale verifica il rispetto delle condizioni richieste (candidati non iscritti a partiti, non condannati in sede penali, come risultanti dai certificati di casellario giudiziale; non più di un mandato elettorale alle spalle; residenza nel Comune per cui ci si vuole candidare, salve le eccezioni previste per i capoluoghi di provincia; accettazione degli impegni a rimettere il mandato ove venissero meno i requisiti). Solo dopo il buon esito della verifica, il capolista (candidato sindaco / presidente) riceve via mail le istruzioni per accedere all'area web della propria lista e proseguire nel cammino verso le elezioni.
E' altrettanto noto, a chi ha seguito con un minimo di attenzione la nascita e la crescita del M5S, che le origini di quella realtà si ritrovano nei cosiddetti MeetUp, ossia i gruppi - creati con il social network omonimo - nati sul territorio nazionale (e anche al di fuori) per coordinare l'attività di quelli che inizialmente erano definiti "Amici di Beppe Grillo" e puntavano tra l'altro a "condividere idee e proposte per un mondo migliore, a partire dalla propria città". 
Ancora oggi, i MeetUp esistenti sono 1275, sparsi in tutto il mondo: i primi sono sorti dieci anni fa. Lo hanno ricordato alla fine di luglio i deputati M5S Roberto Fico e Alessandro Di Battista (membri del "direttorio" del MoVimento) all'interno di una lettera inviata proprio ai MeetUp e diffusa attraverso il sito di Grillo. Una lettera che esalta il ruolo di quelle comunità tra il virtuale e il reale, come "laboratori di condivisione di idee e di valori coerenti con i contenuti del blog di Beppe Grillo", luoghi in cui si sono consolidati i principi che ora sono proseguiti dal MoVimento. 
Questo è ben presente a Grillo e ai cittadini che sono stati eletti, la consapevolezza c'è ("lo scopo dei meetup - si dice chiaramente nella lettera - è creare cultura della partecipazione alla vita pubblica" e certamente lo scopo può dirsi in gran parte raggiunto): si sa che difficilmente il M5S avrebbe preso corpo senza il principio di condivisione che si è costruito lì dentro giorno per giorno (e lo si mette in chiaro, ove ce ne fosse stato bisogno: "Tutti gli iscritti ai meetup hanno diritto a partecipare, a condizione che il contributo venga offerto con totale disinteresse e umiltà, e che possa essere accolto senza pregiudizi").
Tutto vero e tutto giusto fin qui, però - e il però è quasi d'obbligo, dopo una premessa simile - la lettera di Fico e Di Battista non è solo una celebrazione del primo decennio dei MeetUp, ma probabilmente è anche il tentativo di mettere un po' di ordine nella struttura di base del M5S. Non ci si limita a dire che un MeetUp "appassisce quando inizia a preoccuparsi eccessivamente dei suoi problemi interni" (per cui verrebbe inibita la spendita del nome di Grillo qualora "gli scopi del meetup fossero evidentemente contrari alle finalità descritte dal suo blog", tra le quali certamente non rientrano le lotte intestine). I due deputati mettono in chiaro una cosa fondamentale: "I meetup da soli non sono il MoVimento 5 Stelle"; la questione probabilmente agli esterni era in parte sfuggita, ma forse anche a qualche interno (altrimenti, verrebbe da dire, non ci sarebbe stato bisogno di precisarla).
Certamente le due realtà sono collegate: MeetUp e M5S, precisano Fico e Di Battista, hanno i medesimi valori e "possono essere due aspetti dello stesso progetto di democrazia diretta che può realizzarsi solo attraverso una vera rivoluzione culturale". Nonostante tutto, i ruoli vengono chiariti con nettezza, a partire dal primo punto messo in chiaro nel pentalogo che chiude la lettera: "I meetup non possono usare il logo del Movimento 5 Stelle, neanche modificandolo"; il simbolo - segnalano ancora i deputati - "può essere usato solo dai portavoce [cioè gli eletti] e dalle liste certificate limitatamente alla durata della campagna elettorale".
La lettera è stata scritta e resa nota alla fine di luglio; i grandi media però dovevano essere distratti, perché se ne sono accorti solo a fine agosto, quando Beppe Grillo in persona è intervenuto alla festa per i 10 anni del MeetUp di Brescia, dicendo che in un primo tempo il MoVimento non era pronto e aveva imbarcato un po' di tutto, mentre ora "stanno entrando professionisti che possono dare un grande apporto". Loro certamente sono titolati a usare il simbolo, se sono stati eletti; gli altri portino pure le idee, ma per usare l'emblema dovranno prima candidarsi, poi essere eletti. Ora le regole sono chiare e nessuno può dire di non averlo capito.

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