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lunedì 7 settembre 2015

Progetto Sicilia, ovvero "quelli del Grano"

Le spighe di grano, per chi ha buona memoria, sono state tra i primi simboli impiegati dalla politica italiana successiva alla Seconda guerra mondiale. Alla Costituente tre spighe, assieme a due grappoli, stavano nel rombo del Partito dei contadini d’Italia, così come c'erano nei contrassegni del Partito democratico del lavoro e del Partito socialista riformista (non quello di Cicchitto e Manca degli anni '90, ovviamente, e nemmeno la riedizione di quello, ben precedente, di Leonida Bissolati); in seguito le stesse infiorescenze sarebbero tornate per indicare formazioni come il Fronte rurale italiano (tre spighe fiammeggianti su un badile), il Partito demolaborista italiano (con una penna e la ruota dentata) e persino la Coldiretti (tre spighe su una vanga), che per anni ha presentato l'emblema al Viminale per tutelarsi da eventuali furboni in vena di rubacchiare il simbolo.
Ancora oggi qualche spiga spunta qua e là, in emblemi di liste minori o magari in varie formazioni civiche, che si presentano alle amministrative. Nessun partito, tuttavia, sembra avere riempito di spighe il proprio cerchio distintivo quanto Progetto Sicilia: le infiorescenze, di diverse tonalità di giallo, creano addirittura un tondo nel tondo, una sorta di corona per la sagoma della regione (sormontata da tre stelle, che rappresentano i tre capi della Sicilia: Capo Lilibeo, Capo Passero e Capo Peloro). E l'unica altra parola, oltre a quelle che compongono il nome, è "grano": non perché poteva esserci il rischio di attribuire quelle spighe alla segale, al farro o ad altri cereali, ma perché "grano" è la moneta complementare che il soggetto politico si propone di introdurre in Sicilia.
Sì, d'accordo, "grano" è usato come termine gergale per indicare i soldi, ma qui il discorso è maledettamente serio. Progetto Sicilia, soprattutto attraverso il suo segretario Giuseppe Pizzino, ha elaborato una petizione che ha circolato per mesi (già dal 2013) e una proposta di legge regionale, con lo scopo di dimostrare che l'adozione sull'isola di una moneta complementare al sistema delle banche centrali europee permetterebbe di trovare le risorse necessarie per finanziare gli investimenti necessari per la crescita e lo sviluppo sostenibile della Sicilia. Non è la prima proposta di moneta complementare - da tempo, ad esempio, ci sta lavorando Pellegrino Leo, sempre per la Sicilia - ma vale la pena dare un'occhiata.
L'idea, in sostanza, sarebbe di adottare, nelle piccole transazioni quotidiane (pagabili con moneta elettronica), la carta di credito nominativa GranCard, garantita dalla Regione: essa sarebbe riservata a residenti, operatori economici ed enti della Sicilia e varrebbe 5mila Grani, costando all'utente 5mila euro e permettendo di fare acquisti e pagamenti per un controvalore di 10mila euro (il tasso di convertibilità, dunque, sarebbe 2 euro = 1 grano). Non si tratterebbe ovviamente di un mezzo di pagamento ufficiale (nessuno sarebbe tenuto ad accettarlo), ma potrebbe essere usato anche per pagare le tasse locali e regionali; in prospettiva, si prevede anche l'emissione di monete e banconote (in Grani sempre), che circolerebbero tra i siciliani accanto agli euro.
Il sistema per i profani non è proprio semplicissimo - e anche per chi scrive è così, meglio non addentrarsi troppo col rischio di fare danni - ma i promotori di Progetto Sicilia assicurano che in questo modo si creerebbe un "argine" per mantenere la moneta all'interno, così che la regione possa mantenere la sua liquidità. Non si ferma qui la proposta del partito: c'è anche la proposta di garantire 830 euro al mese alle famiglie in difficoltà, azzerare le tasse per le attività produttive e lavorare al massimo per l'occupazione; proprio la moneta complementare dovrebbe permettere e favorire tutto questo. E se per caso non avete capito bene il meccanismo, nessun problema: penseranno loro, quelli del Grano, a spiegarlo, attraverso il sito o i social media su cui sono attivi...

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