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sabato 12 settembre 2015

Giugliano, il simbolo adesivo che non ti aspetti

Una cosa, tra le tante che si possono pensare a proposito dei simboli elettorali, è assolutamente vietata: nessuno, ma proprio nessuno, può pensare che la fantasia di chi presenta le liste abbia un fondo, una fine. Non ci si riferisce tanto alla grafica (in cui l'originalità e le trovate spesso sembrano scarseggiare), quanto alle idee collaterali e sottostanti. Un caso di questi ultimi giorni ne sembra un perfetto esempio: per capirlo, bisogna andare a Giugliano, comune della provincia di Napoli. 
A far scoppiare la bomba e a far puntare qualche occhio su quella località campana sono state le lamentele del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato un ricorso per ottenere l'annullamento delle elezioni tenutesi a fine maggio. La notizia, per ora, è apparsa solo sul sito di TeleClubItalia, ma il ricorso elettorale si può leggere sul sito della Giustizia amministrativa. La prima accusa riguarderebbe la validità della partecipazione al voto della lista di Forza Italia, poiché le firme dei sottoscrittori sarebbero state autenticate da un funzionario del comune di Pozzuoli, che non avrebbe quel potere al di fuori del suo territorio comunale: la semplice presenza illegittima di quella lista, dunque, avrebbe inficiato la correttezza dell'intero procedimento elettorale.
Accanto a quest'accusa, tuttavia, ce ne sarebbero altre, relative tanto a liste dell'attuale minoranza, quanto a formazioni a sostegno di Antonio Poziello, poi diventato sindaco di Giuliano, guidando una coalizione formata da diverse liste civiche e dai simboli - tra l'altro - del Psi, della bicicletta Ecologisti - Repubblicani democratici e del Nuovo centrodestra. Anche qui questione di firme, nel senso che non si sarebbero presentate a firmare in municipio tutte le (almeno) 350 persone necessarie per presentare ogni lista, così come in altri casi ci sarebbero stati - lo riporta sempre TeleClubItalia - "verbali in bianco, altri firmati tutti da una sola grafia, presidenti di seggio rinunciatari all'ultimo secondo".
Un discreto campionario di errori e orrori elettorali, insomma: uno di questi, tuttavia, merita di stare in queste pagine. Nel ricorso, infatti, si lamenta che "per quanto riguarda la lista NCD - Campania popolare il foglio A3 di presentazione della lista contiene in alto a sinistra il simbolo incollato con adesivo, sotto il quale vi è un altro simbolo di NCD (senza la dicitura 'Campania popolare')". Qualche sbadatone aveva fatto stampare i fogli con il simbolo sbagliato? Evidentemente può essere (come può essere che l'emblema sia stato cambiato all'ultimo momento e, per non perdere le firme raccolte, si sia proceduto a colpi di adesivi), ma il MoVimento 5 Stelle chiede al Tar di svolgere "una apposita istruttoria": il sospetto, in base a quanto si legge nel sito di TeleClubItalia, è che quello depositato da Ncd sia "un vecchio foglio di firme raccolte due anni prima e 'riciclate' per le elezioni che hanno portato Poziello al governo della città".
Come è chiaro, quella avanzata dal M5S è solo una supposizione, di cui si dovrà occupare la magistratura. Di sicuro, il ricorso sbaglia nel momento in cui sostiene che l'emblema sotto l'adesivo "è quello che veniva utilizzato dal suddetto partito [cioè Ncd] per la competizione elettorale del 2013, poco prima dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Giugliano": il comune, infatti, è stato sciolto il 24 aprile 2013, mentre il Nuovo centrodestra è stato fondato il 15 novembre 2013, per cui le date non tornano. A prescindere da questo, se il particolare denunciato fosse vero, sarebbe una testimonianza importante del "pecettismo" (a la Corrado Guzzanti, mentre interpreta il televenditore Armà) in ambito pre-elettorale. Un esempio, tuttavia, che è meglio non seguire, anche se ci si può ridere sopra, con un po' di amarezza.

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