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venerdì 22 gennaio 2016

Se la Dc (nuova) querela Sarri: la politica entra in campo

Alle volte calcio e politica si fondono dove e come non te lo aspetti, facendo scoprire agli italiani situazioni e personaggi che diversamente avrebbero ignorato. Non c'entrano il Milan di Berlusconi o la Fiorentina che fu di Cecchi Gori, ma tutto parte dal "caso" calcistico degli ultimi giorni, ossia la baruffa verbale tra l'allenatore del Napoli Maurizio Sarri e il suo omologo dell'Inter Roberto Mancini.
C'è da attendersi un'interrogazione parlamentare su quelle paroline gentili lanciate a bordo campo, quei "finocchio" e "frocio" che hanno colpito il tecnico nerazzurro? Forse, ma il problema qui è un altro. Perché Sarri, in conferenza stampa, ha tentato di aggiustare il tiro: "E' la prima offesa che mi è venuta in mente, gli avrei potuto dire 'democristiano'". Pensava forse di avere depotenziato le parole dette in precedenza, ma non aveva fatto i conti con la sensibilità di chi si sente ancora democristiano. E non poteva nemmeno ricordarsi che ritenere "democristiano" un'offesa per qualcuno sarebbe suonato ancora più grave, sapendo che in quello stesso giorno di ventidue anni prima calava il sipario politico sulla Dc, che cambiava - irregolarmente - il proprio nome in Partito popolare italiano.
Le agenzie, così, hanno battuto la notizia di una querela nei confronti di Sarri, sporta da Alberto Alessi, forte di storica militanza democristiana, anche e soprattutto familiare (il padre Giuseppe figura tra i fondatori della Dc e ne ha sostanzialmente ideato il nome e il simbolo, il primo scudo crociato). Sono gli stessi avvocati di Alessi a precisare: "Non vi è dubbio che il comportamento di Sarri abbia di fatto leso l’appartenenza a colori i quali si riconoscono nella Democrazia Cristiana, oltre che a tutti i cittadini che comunque ne riconoscono la valenza sociale, politica e culturale".
A questo punto, lo sportivo assiduo potrebbe avere già perso interesse per la questione, ma il vero drogato di politica non può non porsi un'altra domanda: a che titolo Alessi può dire che "la decisione di querelare Sarri per le sue parole sulla Democrazia cristiana non è un fatto personale. Ma intendo difendere i valori della Democrazia cristiana e di uomini come Sturzo, De Gasperi e non ultimo mio padre", come ha dichiarato all'Adnkronos? La risposta, almeno in parte, è presente nella stessa agenzia, in cui Alessi jr è qualificato come segretario nazionale della Democrazia cristiana nuova (da non confondersi con la Nuova democrazia cristiana, nome utilizzato da varie formazioni nel corso degli anni).
Cosa sarebbe la Dcn (che prima aveva anche un sito, www.democraziacristiananuova.it, ora non più attivo)? Sono gli stessi che le hanno dato vita - Alessi appunto, nonché almeno il presidente nazionale Nino Luciani - a definirla come un "partito ponte", costituito a Bologna il 12 novembre 2013 per creare "uno strumento politico ed elettorale immediatamente operativo che confermi gli ideali e i programmi della Dc storica": lo stesso partito promuove e sostiene la riorganizzazione della Dc e, come si legge sempre nello statuto, "si scioglie automaticamente al momento della costituzione della Dc storica anche sul piano organizzativo e del contestuale riconoscimento della proprietà esclusiva del simbolo con lo scudo crociato". 
Nella piena consapevolezza che il simbolo storico non sia al momento disponibile, è stato elaborato un diverso contrassegno, che riporta comunque in evidenza la sigla Dc e un elemento crociato, anche se la croce non è immediatamente leggibile: questa grafica non è ancora stata presentata alle elezioni - probabilmente non ce n'è stata l'occasione - ma pare sia stato chiesto in via informale un parere ai funzionari del Viminale per evitare problemi simbolici successivi (visto che, in prima battuta, gli emblemi proposti effettivamente avevano un alto rischio di bocciatura, come si può vedere dalle immagini allegate allo statuto e proposte qui a fianco).
L'idea, insomma, non è di fare un nuovo partito (come sarebbe una "Nuova democrazia cristiana"), ma un partito rinnovato, che abbia una durata limitata e consenta ai democristiani storici di operare sotto un'insegna simile a quella di un tempo, nell'attesa che la vera Dc "storica" venga rimessa in pista, magari con l'aiuto di qualche tribunale. Alberto Alessi, infatti, non si è certo arreso nella sua battaglia per ridare operatività immediata alla Dc. E' probabile infatti che, sempre partendo dalle ormai note sentenze di Corte d'appello di Roma (2009) e Cassazione (2010) che hanno accertato - sia pure incidentalmente e solo per le parti in causa - che il cambio di nome da Dc a Ppi era stato irregolare, Alessi e altri continuino a raccogliere firme di chi dichiari di essere stato iscritto alla Democrazia cristiana nell'ultimo tesseramento effettuato: sulla base di quelle adesioni, si tenterà di nuovo di chiedere a un presidente di tribunale la convocazione dell'assemblea dei soci Dc (praticamente il congresso) a norma dell'art. 20, comma 2 del codice civile, che prescrive che i richiedenti siano "almeno un decimo degli associati".
Non è detto che l'operazione riesca; intanto, però, con la querela a Sarri, Alessi è riuscito a dare un minimo di visibilità al suo "partito ponte", di cui molti probabilmente ignoravano l'esistenza. Basterà per far tornare "quella" Dc? Ai giudici l'ardua - ed ennesima - sentenza.

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