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Il simbolo di Lega Centro ricusato |
Lui si era candidato a sindaco sostenuto da cinque liste, alcune delle quali (considerate potenzialmente ingannevoli) non avevano mancato di suscitare curiosità o vere e proprie accuse. La storia della sua campagna elettorale e di quelle liste - di cui per la prima volta si possono vedere i simboli originali, non accettati dalla commissione elettorale - la racconta direttamente lui.
Dario, a distanza di qualche mese dal voto, sei soddisfatto di come sono andate le elezioni? Sospetto di no...
No, in effetti non sono molto soddisfatto, soprattutto per come sono andate le cose sul comune. Nei municipi i voti comunque li abbiamo presi, a livello comunale ci aspettavamo senz'altro qualcosa di più.
Secondo te che cos'è successo?
Guarda, secondo me i romani hanno semplicemente voluto premiare soprattutto una forza politica, il Movimento 5 Stelle, nel tentativo di cambiare modo vigoroso le cose, per cercare di dare una scossa alla città. Invece che rivolgersi alle liste civiche, hanno preferito dare fiducia a chi non aveva mai governato Roma: con il senno di poi, si può dire che non ancora incominciato a governare.
Eppure tu conosci da molto tempo la politica romana e i romani ti conoscono da tempo...
In effetti è così. La mia prima candidatura è arrivata a 37 anni, nel 1997: mi presentai come aspirante presidente della XVIII circoscrizione di Roma, per la mia lista Lavoratori autonomi. Tre anni dopo, quando la mia Roma andava forte e mesi dopo avrebbe vinto lo scudetto, concepii l'idea di Forza Roma e creai anche Avanzi Lazio: li depositai entrambi al Viminale per le elezioni politiche del 2001 e presentai pure le liste per le elezioni comunali, quelle poi vinte da Veltroni. In quell'occasione, in realtà, corsi solo con Avanti Lazio, mentre Forza Roma venne ricusata per alcuni errori formali. In seguito non ne ho più fatti, non mi sono fatto escludere altre liste, anzi: l'esperienza accumulata ha fatto sì che qualcuno tuttora accrediti il nostro gruppo come uno dei più attenti alla normativa elettorale, per cui spesso veniamo consultati anche dagli avversari.
A proposito di Forza Roma, quel marchio elettorale ha sempre ottenuto un certo successo nella Capitale e anche al di fuori. Anche per questo, stupisce che sulle schede non sia arrivato proprio quest'anno, quando al Campidoglio eri candidato tu. Come mai? Avete scelto di lasciarlo riposare un turno?
Guarda, ti dirò, alcune persone del nostro gruppo avevano suggerito di non utilizzarlo stavolta: questioni di opportunità, secondo loro saremmo stati troppo riconoscibili. Ripensandoci ora, credo che sia stato uno sbaglio, avrebbe potuto ottenere sicuramente un buon numero di voti come in passato.
In realtà pensavo che non voleste rischiare, poiché il Viminale, dopo il caso delicato di Forza Juve - Bunga Bunga del 2014, aveva ritenuto inammissibili contrassegni contenenti "denominazioni e/o simboli o marchi di società (anche calcistiche)" senza autorizzazione della società. Chissà come sarebbe finita questa volta...
Questo non lo avevamo pensato, ma credo che escluderci per questo sarebbe stato un grosso errore. Abbiamo partecipato a tanti appuntamenti elettorali, abbiamo una storia, tanta gente ci ha votati, non vedo perché escluderci. Roma poi, prima che la squadra di calcio, è la capitale d'Italia e i suoi colori sono proprio il giallo e il rosso: se io mi metto a stampare magliette con la scritta Roma e con quei colori, la società calcistica non può certo opporsi. Comunque, come dici tu, sarebbe stato interessante vedere come sarebbe andata a finire, ma resto dell'idea che il simbolo lo avrebbero salvato.
Parliamo invece dei simboli che effettivamente avevi a tuo sostegno stavolta. Colpiva che fossero tanti, ma anche, per esempio, che ce ne fossero alcuni tradizionalmente legati al piemontese Renzo Rabellino: per questo c'è chi ha immaginato una saldatura tra il tuo gruppo e il suo, due "fabbriche di liste". Come sono andate davvero le cose?
Guarda, ti dirò: io Renzo lo conosco da tanti anni, conosco le sue iniziative elettorali. Alcune cose devo dire che le fa bene, altre le condivido meno, per esempio il suo modo di raccogliere le firme per le liste. Noi siamo stati sempre molto precisi e rispettosi delle leggi, facciamo tutto in regola, spesso vado al Ministero dell'interno per chiedere pareri e consigli. In ogni caso, già nel 2008 all'interno del contrassegno della Lista del Grillo parlante, anzi, quella volta dei Grilli parlanti (alla sua prima uscita, ndb) c'era anche la "pulce" di Forza Roma; nel 2013, poi, la stessa lista era presente alle comunali di Roma nella coalizione che sosteneva Alfonso Luigi Marra. In quell'occasione, in realtà, Rabellino cercò di bloccare la mia iniziativa, presentando un esposto: in effetti quella volta avevo fatto tutto in autonomia, non su sua delega. La commissione elettorale, però, gli dette torto: visto che il simbolo non era presente in Parlamento, la tutela non era così forte e avrebbe potuto presentarlo chiunque lo avesse dichiarato come proprio.