domenica 7 dicembre 2014

Momento di cambiare, o di copiare il M5S: notizie (di maggio) da Cisterna

L'idea, ventilata dai media alcuni giorni fa, di togliere dal contrassegno del MoVimento 5 Stelle il riferimento al sito di Beppe Grillo (magari inserendo il nuovo indirizzo internet della formazione politica) non sembra condivisa da tutti gli attiVisti. C'è chi la saluta come un giusto e atteso segno di discontinuità, che permetterebbe al MoVimento di camminare da solo ("Quel nome non è un tabù", ha dichiarato proprio poco fa la deputata Giulia Sarti); altri invece non transigono e non accettano che le origini possano essere nascoste o cancellate. Il timore di alcuni, in realtà, è che qualche malintenzionato da fuori possa approfittare della sostituzione per copiare meglio l'emblema.
Nessuno ha ancora dimenticato, in effetti, la sorpresina consumatasi l'11 gennaio dell'anno scorso, davanti e dentro al palazzo del Viminale, quando una misteriosa "mano del Signore" aveva fatto sì che in fila per il deposito dei contrassegni, prima dell'emblema legato a Grillo, spuntasse - depositato da tale Massimiliano Foti - un clone quasi perfetto, in cui la differenza più grande era proprio l'assenza della dicitura "BeppeGrillo.it".
Certe menti luciferine, in ogni caso, lavorano sempre e sono sparse su tutto il suolo italico. Così in provincia di Latina, alla fine di aprile, quando si depositava la documentazione per le elezioni che si sarebbero tenute il 24 e il 25 maggio, ci fu una mezza sollevazione dei MeetUp nell'apprendere che a Cisterna una lista creata in appoggio alla candidata sindaco Eleonora Della Penna (sostenuta tra l'altro dall'Udc e dal Nuovo Centrodestra) si chiamava Momento di cambiare e tentava, in modo piuttosto palese, di ricalcare la grafica del M5S. 
Gli ingredienti del "falso"? La parola "Momento" scritta quasi con la stessa font (solo un po' meno panciuta rispetto all'originale e senza ombreggiatura), in posizione d'impatto nell'emblema; la seconda "M" riprodotta in rosso e più grande quasi a replicare l'effetto della "V" di fantasia; quattro campanelle ovviamente gialle pronte a rimandare (soprattutto per i meno attenti ai dettagli sulle miniature della scheda) alle cinque stelle; da ultimo, la dicitura "Alleanza per Cisterna" mollemente posta "a sorriso" nella parte bassa del cerchio, chiuso (manco a dirlo) da una circonferenza rossa.
In quell'occasione si sprecarono proteste e richieste di intervento della Sottocommissione elettorale circondariale che avrebbe dovuto esaminare la documentazione delle varie liste, affinché non ammettesse il simbolo per confondibilità con quello legato a Grillo; il contrassegno, invece, alla fine fu ammesso. Giocò in modo determinante il fatto che, almeno in quell'elezione, il MoVimento 5 Stelle non avesse presentato la propria lista: alle elezioni amministrative, infatti, prassi vuole che la confondibilità dei segni sia valutata in concreto, dunque con riferimento ai soli emblemi presentati in quell'occasione. 
Si potrebbe dire che qui si trattava di un evidente tentativo di rimandare a un simbolo rappresentato in Parlamento, cosa che dovrebbe far scattare una tutela maggiore per quest'ultimo; è altrettanto vero però che l'art. 30, comma 1, lettera b censura i contrassegni "riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l’elettore" e qui, a ben guardare, nessun simbolo o elemento caratterizzante è stato utilizzato (non la parola Movimento, non la "V" di fantasia, non le stelle, non il riferimento a Grillo). Quanto alla confondibilità, nelle elezioni comunali resta valido il parametro della "facile confondibilità", meno severo rispetto alla confondibilità tout court sanzionata dal testo unico per l'elezione della Camera, per cui le maglie della rete sono un po' più larghe. 
Quella del "tarocco" stellato, in realtà, non è stata l'unica curiosità da ricordare nelle ultime elezioni a Cisterna, che hanno visto il concorso di ben 28 liste. Non poteva non colpire, innanzitutto, l'estremo sbriciolamento del centrodestra ufficiale, spacchettato addirittura su tre diversi candidati sindaci: oltre alla Della Penna, c'erano Antonello Merolla (sostenuto da Forza Italia e due liste civiche) e Mauro Carturan, appoggiato tra l'altro da Fratelli d'Italia. Proprio quest'ultima compagine, peraltro, merita di essere analizzato sul piano simbolico, per la presenza di alcune perle impagabili e, per certi versi misteriose. 

sabato 6 dicembre 2014

Lega per Roma, già pronto il simbolo?


Doveva essere giovedì il "Lega Day", il giorno in cui Matteo Salvini avrebbe presentato il simbolo del nuovo partito che avrebbe rappresentato la declinazione della milanese Via Bellerio al centro e al sud. E invece niente, nessuna presentazione ufficiale a Roma del contrassegno del progetto politico che il segretario leghista avrebbe in animo e di cui si parla ormai da settimane, se non da mesi. I media - a partire da Europa - hanno parlato a ripetizione di dubbi e resistenze dello stesso Salvini, interessato indubbiamente a far partire quanto prima l'iniziativa politica, ma allo stesso tempo poco soddisfatto dei vari "riciclati" che avrebbero aderito almeno nominalmente alla "Lega dei popoli" (si era detto interessato persino Gianfranco Miccichè, in un'intervista all'AdnKronos).
Qualcosa, comunque, sembra muoversi, o per lo meno qualcuno non ha idea di stare fermo. In questo caso il ruolo toccherebbe - almeno secondo Lettera43.it, che dà la notizia in esclusiva - a Claudia Bellocchi, che il 9 aprile aveva aperto la prima sede della Lega Nord nella capitale e che, in caso di scioglimento prematuro dell'amministrazione capitolina dopo le disavventure emerse in questi giorni, secondo alcuni sarebbe in pole position per la candidatura a sindaco di Roma proprio per le insegne della Lega (una prima assoluta, manco a dirlo).
Il quotidiano online diretto da Paolo Madron mostra, a corredo di un articolo firmato da Giorgio Velardi, il simbolo che la stessa Bellocchi avrebbe "registrato" (ma non è dato sapere dove e come: di certo, al momento nel catalogo online dell'Ufficio italiano brevetti e marchi non figura, né in quello "europeo" dell'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno) e che potrebbe tornare buono qualora si dovesse tornare al voto a Roma in tempi brevi. Nel caso, potrebbe finire sulla scheda anche una "Lega per Roma", che non si priverebbe né di Alberto da Giussano, né del "Sole delle Alpi", né del colore verde che tinge anche il "X" seminascosto dalla figura leggendaria del guerriero.
L'emblema, a dire il vero, non dovrebbe somigliare a quello della "Lega dei popoli e delle identità" di cui si parla in queste settimane: era stato lo stesso Salvini a escludere che il contrassegno avrebbe contenuto il colore verde (e non ci sarebbe stata alcuna traccia del tricolore); allo stesso tempo, il segno è molto diverso dalla descrizione solo verbale e cromatica presente all'Ufficio italiano brevetti e marchi ed è improbabile che al Sud si decida di mantenere l'immagine di Alberto da Giussano. A meno che la strategia sorprendente e potenzialmente inarrestabile dell'attuale segretario leghista non riesca a far diventare familiare anche a chi è nato e cresciuto da Roma in giù il "Power Ranger" in cui Checco Zalone, nella sua trasferta milanese del film Cado dalle nubi, aveva trasformato la statua del guerriero con scudo e spada sguainata. A conti fatti, non sembra nemmeno l'ipotesi più improbabile.

venerdì 5 dicembre 2014

Centro democratico in rosso, senza Diritti e libertà

Mentre le cronache politiche italiane sono dominate dalle discussioni sul Jobs Act, sulla flat tax berlusconiana, sulle manovre legate alla legge elettorale e sul percorso delle riforme che stenta a ripartire seriamente, non sarà sfuggito ai veri "drogati di politica" - etichetta presa a prestito dal lessico dell'amico e collega Livio Ricciardelli - un piccolo cambio grafico, solo in apparenza trascurabile. Perché è difficile considerare tale ciò che riguarda il partito che a febbraio dell'anno scorso ha comunque permesso al centrosinistra di conquistare il premio di maggioranza alla Camera e ha spalancato le porte di un nuovo mandato parlamentare a Bruno Tabacci e a Pino Pisicchio.
E' proprio la loro creatura politica, Centro democratico, a meritare un briciolo di interesse in più e un occhio più attento mentre se ne guarda il contrassegno. Nessun giallo, per carità; semmai, è all'arancione che si deve guardare. Perché non c'è più, infatti, quel colore che tingeva il semicerchio inferiore su cui risaltava in bianco il nome del partito. Ora il colore dominante è il rosso, la stessa tonalità della "C" stilizzata che compone il logotipo in cui si fondono le due lettere della sigla politica.
Un piccolo antipasto, in effetti, lo si era già saggiato qualche settimana fa, in occasione delle elezioni regionali in Emilia Romagna, con la lista Centro per Bonaccini, che a Cd aveva affiancato anche Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai. Alle omologhe consultazioni calabresi, invece, il simbolo era rimasto quello delle origini: a parte ospitare il nome del candidato presidente Oliverio, c'era ancora l'arancione ed era ancora al suo posto la dicitura "Diritti e libertà" (il movimento fondato da Massimo Donadi e Aniello Formisano che, alla fine del 2012, aveva contribuito a fondare Centro democratico e nel proprio emblema aveva proprio l'arancione come colore dominante).
La sparizione contemporanea dei due riferimenti grafici potrebbe far pensare all'abbandono della nave centrodemocratica da parte di Diritti e libertà, cosa su cui si vocifera e si smentisce da mesi (specialmente con riferimento alla figura di Stefano Pedica e ai suoi progetti politici - da Cantiere democratico in poi - che lo hanno portato direttamente nel Pd). L'unica certezza di questi giorni, invece, è l'adesione alla Camera di tre deputati di Cd (compreso Tabacci) al gruppo Per l'Italia, che ora si chiama proprio Per l'Italia - Centro democratico e continua a sostenere il centrosinistra (e, in questo caso, il governo Renzi). Forse l'alleggerimento del simbolo serve semplicemente a far risaltare il nucleo dell'emblema, forse si prepara a nuove evoluzioni grafiche. Nell'attesa che qualcuno, ovviamente, se ne renda conto e ne parli.

martedì 2 dicembre 2014

M5S, Grillo trasloca dal simbolo?

L'anticipazione è di domenica, anche se più di qualcuno poteva immaginare che prima o poi le cose sarebbero andate così. Perché è vero che i numeri ottenuti via via dal MoVimento 5 Stelle sono dovuti - in particolare per ciò che è accaduto tra il 2012 e il 2013 - innanzitutto a Beppe Grillo, alla sua notorietà e alla sua capacità di emergere nel mare congestionato della Rete e di fare capolino (non senza fatica) sugli altri media: nessuno discute. Certamente, però, la realtà civico-politica nata con Grillo è pensata per "camminare con le sue gambe", come più volte lo stesso fondatore e ispiratore ha ricordato. Dunque, se così è, non stupirebbe che Gianroberto Casaleggio, artefice della macchina comunicativa del MoVimento, stia pensando di  "voltare pagina", togliendo il nome di Grillo dal contrassegno degli attiVisti.
E' stato Antonio Calitri a scrivere sul Messaggero che, nel nuovo corso del MoVimento, accanto alla creazione di un nuovo sito ufficiale del tutto slegato dallo storico blog Beppegrillo.it, si preparerebbe anche una sostituzione emblematica: "anche il nome [di Grillo], che fino ad ora è stato nel simbolo elettorale che ha accompagnato il movimento in tutti i suoi successi, sarà cancellato. Al suo posto dovrebbe esserci il nuovo indirizzo web del movimento".
A ben guardare, in realtà, l'indicazione del sito - che pure ha sempre caratterizzato le uscite elettorali a 5 Stelle (della Lista CiVica prima e del MoVimento poi) - non sembrava essere un elemento essenziale del contrassegno. Per lo meno, dal punto di vista del marchio: se si va a vedere il segno che Grillo ha fatto depositare presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, l'indirizzo web non c'è, mentre è presente nel disegno registrato presso l'Ufficio europeo per l'armonizzazione del mercato interno ad Alicante, in Spagna. 
Dunque, nel segno distintivo registrato - qualità che permette a Beppe Grillo, come titolare, di ritirare l'uso del marchio a chi non ritenga più in linea con il MoVimento - formalmente il sito non è presente, né sarebbe richiesto in un'eventuale nuova versione. Non è del resto nemmeno una novità il ripiego delle insegne personali nella politica italiana: l'Italia dei valori a togliere il nome di Antonio Di Pietro dal contrassegno ha impiegato 13 anni (15 se si considera anche la primissima fase del partito), Sinistra ecologia libertà ha mantenuto il nome di Vendola dal 2010 al 2014. 
In entrambi questi casi, va detto, la scelta è arrivata in momenti di difficoltà se non addirittura di crisi (l'Idv è fuori da ogni assemblea parlamentare, mentre Sel ha scontato un'emorragia pesante di eletti verso il Pd); l'ipotesi del M5S è leggermente diversa. La flessione c'è stata e il MoVimento ha vissuto momenti decisamente migliori, è innegabile, ma i numeri sono ben diversi rispetto ai due "precedenti" visti poco fa. L'operazione, in fondo, ha una sua buona dose di coraggio: se fino a questo momento chi ha votato per il M5S ha votato "per Grillo", con il nuovo simbolo la croce sarà fatta sul progetto, beneficiando solo indirettamente della notorietà di chi lo ha messo in campo. I risultati si vedranno; per ora, in ogni caso, il nome e il sito rimangono al loro posto.

domenica 30 novembre 2014

La Puglia e il suo laboratorio simbolico (di Mauro Bondì)

E' passata giusto una settimana dal voto-shock di domenica scorsa in Emilia Romagna e Calabria e già i partiti sono alle prese con candidature da individuare e strategie da attuare, in vista del ben più impegnativo appuntamento elettorale della prossima primavera, quando si voterà per rinnovare l'amministrazione di 7 regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia). Questa tornata elettorale, in effetti, sarà assai meno "pesante" rispetto a quella di cinque anni fa (allora si votò per 13 regioni, comprese le realtà più popolose come Lombardia, Lazio e Piemonte, tutte rinnovate in anticipo rispetto alla scadenza, per dimissioni della giunta o per intervento della magistratura); le trattative, in ogni caso, in varie zone risultano essere più che avviate. 
Si pensi, ad esempio, al Veneto e alla Puglia, in cui proprio quest'oggi il centrosinistra sta celebrando le primarie per la scelta dei candidati presidente. Ed è proprio dalla Puglia che emerge una situazione politica alquanto bizzarra: la regione guidata ora dal leader di Sel Nichi Vendola è da sempre territorio di iniziative politiche-laboratorio che in più di un caso si è cercato di replicare su scala nazionale o comunque altrove. Viene subito in mente come, nel 2010, per mesi si pontificò sulla possibilità di creare un modello - che qualcuno avrebbe voluto in fotocopia al Parlamento nazionale - basato sull'alleanza Pd-Udc (quando il partito di Casini aveva ancora un peso specifico rilevante), con convergenza su un candidato moderato. Fu in quell'ottica che il Pd ripropose il nome di Francesco Boccia, ma l'accordo saltò dopo la seconda sonora sconfitta del candidato nel confronto con Vendola. 
Oggi un subbuglio simile sembra regnare nel centrodestra pugliese (che pure non godeva di ottima salute quattro anni fa): una realtà dilaniata tra pessimi risultati recenti e leader autoreferenziali, ma anche forte della voglia di riprendersi una regione che rossa in fondo non è mai stata (dimostrandosi anzi una roccaforte berlusconiana al voto parlamentare). In pole position per una coalizione ampia, al di là delle posizioni nazionali (comprenderebbe Fi, Ncd, Fratelli d'Italia e Udc), come candidato presidente ci sarebbe Francesco Schittulli, chirurgo, già presidente della provincia di Bari: vicino a Forza italia ma ben visto da tutta la coalizione, egli ha fondato un suo movimento autonomo che si è presentato alle amministrative di questi ultimi cinque anni nel centrodestra, riuscendo a portare in dote una percentuale di voti spesso determinante. 
In principio, il simbolo di Schittulli somigliava più ad una qualsiasi lista civica a sostegno del presidente: fondo blu, scritta bianca, striscia tricolore, la classica solfa filoberlusconiana, insomma. Con l'avvento di altre partecipazioni elettorali, il simbolo è diventato sempre più quello di un vero partito territoriale (inserendo addirittura la dicitura "Movimento Politico"). Ci sarebbe giusto lo spazio per reinserire l'appellativo di "presidente", nella speranza per i sostenitori di Schittulli che gli porti fortuna verso la conquista della poltrona più ambita in Regione. 
Non si tratterebbe comunque del primo caso di candidato presidente pugliese che costruisce qualcosa di più di una lista a suo sostegno. Il pensiero va subito al noto ribelle forzista Raffaele Fitto, che molti vedrebbero come pronto ad espatriare dalla casa berlusconiana, ma che in realtà un partito suo ce l'aveva prima di entrare in Forza Italia (i Cristiani democratici per la libertà) e probabilmente ora ne ha già un altro. 
Perché "La Puglia Prima di tutto" non sembra un semplice cartello elettorale, è un vero e proprio movimento autonomo presente da oltre un decennio nelle varie compagini politiche pugliesi: ha corso a quasi tutte le amministrative, riscuotendo un'ottima affermazione elettorale (mediamente si attesta intorno al 10%). Fitto, insomma, ha dimostrato che "i voti li ha" e non è da escludere una sorpresa futura, che estenda il modello del "...prima di tutto" anche su una scala sovrapugliese, se si concludesse l'esperienza del politico in Forza Italia.
Ma se queste esperienze risultano essere lanciate in prospettive future, un'altra realtà politica sembra avviata a concludersi, o comunque a un energico rinnovo: si tratta della "Puglia per Vendola". Il cartello che nel 2010 raccolse circa il 5% (anche in questo caso una percentuale più che necessaria per vincere) è guidato da Dario Stefàno, luogotenente vendoliano, già assessore regionale all'agricoltura, presidente della giunta delle elezioni e delle autorizzazioni del Senato e candidato alle primarie del centrosinistra. 
Strutturatosi come un partitino con cariche varie, il suo simbolo potrebbe ricomparire sulle schede elettorali con una veste grafica nuova; se fosse Stefàno a prevalere come candidato del centrosinistra, sarebbe proprio il suo nome a entrare nell'emblema. L'attuale governatore oggi ha altre mete, cosciente di non poter più contare di quella spinta che gli ha procurato due elezioni: osannato come futuro leader della sinistra, per un periodo è stato di fatto relegato a portatore d'acqua del Pd, mentre ora sconta una certa impopolarità (tanto da togliere il suo nome dall'emblema di Sel), mentre il partito ha perso pezzi. Guarda caso, a favore dei democratici.

sabato 8 novembre 2014

Lega dei Popoli, un simbolo (per ora) invisibile, ma a colori

Sarà così il simbolo 
della Lega dei Popoli?
"Impazienza" non sarà la parola giusta, ma il progetto politico della "Lega dei popoli", lanciato a più riprese da Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, è riuscito a creare intorno a sé certamente molto interesse: in effetti i tempi per la sua divulgazione compiuta sembrano un po' più lunghi rispetto al previsto (in un primo tempo sembrava che in ottobre nome definitivo ed emblema sarebbero stati divulgati), ma certamente qualcosa si muove. 
Lo mostrerebbe anche un giretto alla portata di tutti nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, un'escursione che spesso i giornalisti avveduti fanno, per vedere se nel pentolone della grafica politica qualcosa bolle. 
In effetti le prime perlustrazioni del terreno risalgono ai giorni scorsi (il Velino ne ha dato notizia il 4 novembre), ma si può agevolmente scoprire che proprio Salvini il 25 settembre avrebbe fatto depositare una domanda di registrazione di un marchio intitolato "Popoli e identità" e "costituito dalla dicitura 'popoli e identità, basta euro, lega salvini, salento'". 


Nell'archivio alla domanda - ovviamente non ancora esaminata e nemmeno assegnata - non è allegata alcuna rappresentazione grafica: ci si limita a far notare che i colori saranno "bianco, giallo, azzurro, blu". Le tinte, in effetti, sono rispettose dell'ultima grafica che la Lega ha adottato, con il testo del nome, la circonferenza esterna e il segmento inferiore in blu, il fondo bianco, il giallo della dicitura "Basta €uro" e l'azzurro di altre indicazioni presenti. Certamente manca ogni indicazione grafica, mentre è chiaro che non saranno presenti né Alberto da Giussano, né il Sole delle Alpi (non a caso, il verde non è compreso nei colori citati in descrizione). 
L'impressione è che l'emblema, soprattutto se dovesse contenere l'elemento variabile "territoriale" (corrispondente al "nazionale" della Lega Nord), risulti piuttosto "pieno" già così, ricco com'è di elementi. Al momento si può solo provare a immaginare come potrebbe riuscire graficamente il contrassegno, ammesso naturalmente che alcuni elementi che da anni caratterizzano la Lega Nord si ripetano nel nuovo fregio (a partire, ad esempio, dalla font Optima con cui è scritto il nome). 
Nel frattempo, già a fine settembre qualcuno aveva liberato dalle briglie la fantasia: era stata prontamente aperta una pagina Facebook "Lega dei popoli - con Matteo Salvini", provvista anche di un simbolo improbabile (e visibilmente artigianale, anche per un occhio poco esperto): un Pulcinella con mascherina, quasi appiccicato sul fondo, sembrava reggere in mano il Sole delle Alpi, in un'ipotetica fusione Nord-Sud che di credibile aveva ben poco. Qualcuno però sembrava esserci cascato e vari commenti erano arrivati, pur tra i sacrosanti inviti alla prudenza e all'attesa da parte di chi aveva mangiato la foglia. 
A questo punto, dunque, non resta che aspettare il simbolo vero, anche se la più parte degli ingredienti ora dovrebbe essere nota. 

giovedì 6 novembre 2014

Italia unica, ovvero il tangram del logo personalizzato

Non si abbia, per cortesia, l'impressione che da queste parti nessuno se ne fosse accorto e che si sia rimasti in relativo sonno per ben otto mesi e mezzo. Da queste parti si sa che il 23 febbraio Corrado Passera, già ministro dello Sviluppo economico con Monti e ancora catalogato dai più sotto l'etichetta "banchiere", ha lanciato il suo nuovo progetto politico, Italia unica. 
Non è sfuggito che, nello "start-up team" (ma possibile che l'inglese sia una tappa obbligata?), sono spuntate figure dalla storia interessante come Giulia Bongiorno (avvocata grintosa, eletta alla Camera nel 2006 con An e due anni dopo col Pdl, prima del passaggio a Futuro e libertà seguendo Fini), Lelio Alfonso (giornalista, da anni impegnato nella comunicazione ad alti livelli, candidato alle ultime elezioni con Scelta civica) e Carlo Fusi (per anni notista politico in forza al Messaggero); non sono passate inosservate le vicinanze di altri soggetti puntualmente riferite dai media, con il dubbio consueto - e francamente non essenziale - sul loro tasso di fondatezza.
Il progetto è stato presentato (e forse già rilanciato) a giugno e in varie occasioni le cronache se ne sono occupate, ma per scriverne qui, si aspettava qualcosa di più. Magari una "discesa in campo" ufficiale, alla vigilia di un appuntamento elettorale. A meno che qualcosa sia sfuggito, ciò non è ancora accaduto. Nel frattempo, però, l'idea di "rilanciare con vigore l’Italia e creare occupazione per le sue donne e i suoi uomini, mobilitando risorse mai immaginate negli ultimi anni: 400 miliardi di euro al servizio della crescita" è andata avanti; il sito è cresciuto, sul territorio la presenza sembra più radicata e i mezzi di comunicazione non hanno cancellato Passera dai loro spazi, quindi vale la pena dire qualcosa sul piano simbolico.  
Già, perché non era passato inosservato nemmeno quel logo curioso, come somma combinatoria di forme geometriche chiaramente tinte di rosso e di verde, sovrastanti il nome che - per font e colore, solo un tantino più scuro - ricorda un po' l'esperienza (non felice a questo punto) di Scelta civica. Si legge nel sito che "il logo è composto da 20 elementi geometrici, come 20 sono le regioni che compongono l’Italia". 
Per provare a rafforzare il concetto, la stessa pagina propone il video con l'indimenticabile claim - subito preso di mira dai puristi della lingua - "Io Siamo": negli ultimi fotogrammi, si vedono proprio le sagome delle regioni trasformate nelle forme geometriche che, avvicinandosi e colorandosi di Italia, creano effettivamente il logo del movimento. Si può anche dar retta al sito, quando scrive che quella grafica "simbolizza un nuovo modo di far comunità, di star insieme, di esprimere connettività; è la visualizzazione di un movimento in continuo movimento, e di una società che non è mai uguale a se stessa ma si rinnova continuamente"; la stilizzazione grafica di certe regioni, in ogni caso, è per lo meno ardita (se non apertamente discutibile).
In quell'ultima parte di frase, però, è contenuta la vera novità del logo di Italia unica: la personalizzazione dello stesso per ogni aderente. "È un cosiddetto logo dinamico - spiega sempre la pagina web - regolato da un algoritmo che permette di generare milioni di variazioni, in modo che ciascuno possa avere il suo logo personale, unico e irripetibile (come fosse una specie di codice genetico visuale). Milioni di loghi con una stessa identità e allo stesso tempo tutti diversi, così come lo sono milioni di Italiani". 
L'idea, bisogna ammetterlo, oltre a essere originale ha un certo fascino. Sarà forse perché, a voler dar retta a Flaiano (o a chi lo cita), l'Italia è una collezione di casi unici, ma l'idea del simbolo personalizzato potrebbe dannatamente piacere a qualcuno, appagato dall'avere qualcosa di unico che lo rappresenti. E così, in questa sorta di tangram cinese in salsa italica (con in più l'alea del colore, visto che per i nomi non entrano in gioco solo il rosso e il verde), si tenta l'inedita via della ultrapersonalizzazione della politica, un esperimento assoluto che almeno in parte ci somiglia. Dei milioni di combinazioni possibili, però, è probabile che molte restino non assegnate: a dar retta a Ipsos, che un mese fa a Italia unica aveva attribuito giusto l'1%.