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sabato 23 gennaio 2016

Msi, la fiamma brucia ancora

Ma chi l'ha detto che "non ritorna mai più niente"? Nessuno vuole contraddire il principe De Gregori (Viaggi e miraggi), ma in politica il suo verbo non vale, per lo meno nello studio simbolico. Più appropriato è citare Eraclito e il suo "eterno ritorno dell'uguale", anche se in effetti sarebbe meglio mettere mano all'idea del filosofo e parlare di "eterno ritorno del quasi uguale": quando un emblema ritorna, infatti, difficilmente è identico a quello del passato, se non altro perché nel frattempo tecniche e gusti grafici sono cambiati e limitarsi alla copia carbone di un disegno - che magari all'inizio era fatto a mano, senza essere ben curato - non è mai la scelta più gradevole.
Di più, il ritorno di cui ci si occupa oggi non è nemmeno troppo nuovo, riguardando la fiammella tricolore. E, si badi, non tanto quella mignon che era nel contrassegno di Alleanza nazionale, di cui è titolare la Fondazione An e che dalla fine del 2013 l'organismo ha concesso all'evoluzione di Fratelli d'Italia (dopo che altri soggetti, a partire dalla Destra di Storace e Io Sud di Adriana Poli Bortone avevano provato a ricostituire il Movimento per An, fermati sul nascere dalla fondazione stessa). Stavolta la fiamma che ritorna è proprio quella del Movimento sociale italiano - Destra nazionale. Così almeno si intende dalla caterva di manifesti che da qualche giorno tappezzano vari angoli di Roma: fondo nero, come da tradizione, con uno slogan tipicamente "da fiamma" ("Nel buio della politica noi ci siamo") e l'indicazione di un luogo che per molti romani parla da sé: via Ottaviano 9, la storica sede della destra romana. Lì ebbe sede per molti anni il Msi, lì nel 2011 venne fondato il Movimento sociale europeo e fu quella stessa sede che qualche mese fa le forze dell'ordine tentarono di sgombrare per eseguire uno sfratto, impedito dai militanti della sezione Prati (guidata da Alfredo Iorio, che di quella sede è il responsabile)
Proprio in quella sede questa mattina, a mezzogiorno, è stato presentato il simbolo "rinnovato" del Msi. Che, a scanso di equivoci, non è un partito appena nato, ma quello che sostiene di aver rifondato in continuità con la vecchia esperienza Gaetano Saya. Se la presidenza è di Maria Antonietta Cannizzaro, coordinatore nazionale da alcuni mesi è Francesco Proietti Cosimi, deputato per due legislature, in An nella XV e nel Pdl (con passaggio a Fli) nella XVI: l'emblema lo ha presentato proprio lui.
E' lo stesso Proietti Cosimi a dichiarare al Tempo - intervistato da Pietro De Leo - che "il Msi-Dn è un partito che ha sempre continuato ad esistere con il suo simbolo e i suoi iscritti, che ammontano a diverse migliaia" e la presentazione di oggi è il primo passo verso un rilancio nazionale, che partirà dalle prossime elezioni amministrative: "Ci presenteremo nelle città maggiori, da Roma, ovviamente, fino a Napoli, Bologna, Milano e Torino. Ma correremo anche nei centri più piccoli". L'idea di base è la riaggregazione della destra ("la guerra tra poveri non conviene"), perché, per Proietti Cosimi, "per fare il centrodestra, prima occorra rifare la destra, e al momento non c’è, e non mi pare sia rappresentata da Fratelli d’Italia". Né, beninteso, da Matteo Salvini, autore di "una grande operazione di marketing" che è piaciuta a destra "ma solo perché al momento mancano dei punti di riferimento". 
Per il Msi si dovranno fare le primarie (anche) a destra per scegliere il sindaco di Roma, ma nell'agenda ci sono varie altre cose, a partire da una manifestazione prevista al cinema Adriano il 28 febbraio: in quella data fu ucciso nel 1975, proprio all'ingresso della sede di Via Ottaviano 9, Mikis Mantakas, militante del Fronte della Gioventù. Anche questo, a ben guardare, è un ritorno, così come, lo è lo stesso Msi di Saya, Cannizzaro e Proietti Cosimi. Nato nel 2000 come Destra nazionale, il partito negli anni successivi sembra subire una trasformazione: "dal 2003 al 2005 - si legge nel sito - dopo un lungo, difficile lavoro, osteggiato da forti ed agguerriti poteri occulti, Gaetano Saya riusciva nell’impresa in cui molti avevano fallito, riportare sulla scena politica Nazionale il glorioso nome e simbolo storico". Come possa esserci riuscito, Dio sa come; di certo il Ministero dell'interno non ha mai ammesso l'emblema, che è riuscito a finire sulle schede giusto in qualche comune, in cui il metro di giudizio di confondibilità non è stato applicato rigidamente. 
Vero è che nel 2011 il Msi-Dn è riuscito a registrare come marchio una personale versione della fiamma tricolore del Msi, con la base trapezoidale nera e il punto anche dopo la "I". La versione presentata oggi, invece, ingrassa decisamente la scritta "Destra nazionale" e propone la fiamma a base rossa e lettere bianche, proprio come quella presente nel simbolo di An. La foggia della fiammella, in ogni caso, è la stessa in uso dalla metà degli anni '60 (microritocchi a parte) ed è inconfondibile: riusciranno realmente a usare quel segno oppure la Fondazione An (titolare giuridico del segno della fiamma come soggetto che ha "ereditato" tutte le posizioni di An, già denominata Msi-Dn) e Fratelli d'Italia si metteranno di traverso?

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