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martedì 2 febbraio 2016

Imperia cambia, negato il simbolo ai dissidenti

Ogni cosa ha una fine, una scadenza: anche per un mandato da sindaco o da consigliere comunale ovviamente è così, cinque anni e il discorso si chiude (poi magari ci si ricandida, ma questa è un'altra storia). Le appartenenze ai gruppi, tuttavia, non sono scritte nella pietra, non sono date una volta per sempre: si può litigare per divergenze sopravvenute e magari qualcuno prende la porta e se ne va, oppure viene messo alla porta. 
Qualcosa di simile - non si sa in quale forma delle due appena dette - sembra accaduto a Imperia, comune per molti anni governato dal centrodestra, ma dal 2013 con un'amministrazione di centrosinistra, guidata da Carlo Capacci Visto il "cambio di colore" di quasi tre anni fa, non stupisce che una delle liste civiche a sostegno del sindaco avesse come nome Imperia cambia. Proprio quel gruppo e il simbolo ad esso legato, tuttavia, in questi giorni è oggetto di vari articoli di cronaca, a quanto pare legati a un dissidio non sanato all'interno della maggioranza nata alle elezioni.  
Leggendo su Imperiapost.it si scopre che già l'anno scorso, in occasione delle regionali, un gruppo di consiglieri eletti con Imperia cambia aveva iniziato a votare in dissenso rispetto alla linea del gruppo di maggioranza (qualcuno, tra l'altro, non aveva sostenuto il progetto civico di Liguria cambia, stesso simbolo blu e arancione sfumato, con le due frecce a cerchio). Le tensioni sono proseguite, fino al 22 gennaio scorso, quando - a una riunione della maggioranza - il sindaco non ha convocato i quattro dissidenti, ritenendo che non facessero più parte della maggioranza ("Hanno tradito il mandato elettorale") e, poco dopo, ha escluso gli stessi dal gruppo-chat di Whatsapp che riuniva tutti i consiglieri che sostenevano il sindaco.
Ultimo atto, sempre secondo quanto si apprende da Imperiapost.it, sarebbe una diffida inviata per lettera agli stessi dissidenti, per inibire loro l'uso del simbolo di Imperia Cambia "in quanto registrato dallo stesso Capacci". "Nel dettaglio - si legge nell'articolo - il divieto riguarderebbe il simbolo modificato in occasione delle ultime elezioni regionali, con la scritta 'Civico è meglio' all'interno del logo e non quello con il quale i quattro consiglieri si erano candidati che all'interno del logo aveva scritto 'con Capacci sindaco'". In realtà, all'Ufficio italiano brevetti e marchi risulta registrato soltanto il nome della lista, senza alcuna grafica; così come in realtà la dicitura "Civico è meglio" non risale alle regionali del 2015 ma ad agosto del 2015, probabilmente dopo la formazione dei gruppi consiliari). L'articolo ritiene che i quattro consiglieri "potranno probabilmente continuare ad utilizzare il simbolo originario o comunque la sua denominazione fino a quando non ci sarà una sentenza di un giudice ad impedirglielo": è possibile che sia così, anche se la questione era ed è discussa. Si vedrà, comunque, se oltre alle espulsioni de facto la vicenda finirà in tribunale.

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