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sabato 15 aprile 2017

Fontana: "Così arriveremo al congresso della Dc"

Erano passati quasi due mesi dall'assemblea che, all'hotel Ergife di Roma, aveva cercato di riattivare la Democrazia cristiana dopo un "letargo" lungo oltre vent'anni: giusto ieri Gianni Fontana, eletto a fine febbraio presidente dell'assemblea dei soci Dc, in un'e-mail mandata ai partecipanti a quella riunione ha tracciato alcune linee guida per cercare di delineare il futuro del partito che (transitoriamente) un gruppo di persone lo ha incaricato di guidare.
La comunicazione di Fontana era attesa: dal 26 febbraio, infatti, non si era saputo granché di come il nuovo legale rappresentante dell'associazione (in quanto eletto presidente dell'assemblea degli iscritti) intendesse concepire il proprio ruolo e, soprattutto, di come volesse riprendere l'attività del partito. Per questo, nelle ultime settimane, più di qualcuno - da Pellegrino Leo a Nino Luciani - lo aveva sollecitato a darsi da fare, a dare notizie sui progetti a breve e medio termine, soprattutto in vista delle elezioni amministrative, per cercare di dare visibilità al ritorno della Dc e (così sperano i "riattivatori") dello scudo crociato; si era invece avuta ampia notizia dell'azione legale intrapresa da Raffaele Cerenza e Franco De Simoni davanti al tribunale di Roma - investito per l'ennesima volta di contenziosi di matrice democristiana - per far dichiarare nulli gli atti dell'assemblea del 26 febbraio 2017, sulla base di numerosi vizi lamentati.  
Esauriti i ringraziamenti per essere stato di nuovo posto a capo di un tentativo di riportare in attività la Dc e mostrata la consapevolezza che il cammino sarà ricco di difficoltà, specie se non si rema nella stessa direzione ("Riprovare, di nuovo, ad indovinare la via, è pura utopia se non siamo animati dalla consapevolezza di una unità d'intenti che ci accomuna nella responsabilità verso chi ci ha preceduto e, ancor più, verso le nuove generazioni"), Fontana ha messo per iscritto alcuni punti fermi sul futuro del partito. Il ragionamento parte dalla "decadenza di tutti gli organi sociali della Associazione non riconosciuta Democrazia cristiana", rilevata nel decreto del giudice Guido Romano (anche se, naturalmente, non si può pensare che quell'affermazione abbia lo stesso valore che avrebbe se fosse inserita in un'ordinanza o in una sentenza, invece che in un provvedimento di volontaria giurisdizione): da questa condizione deriverebbe a Fontana la qualifica di legale rappresentante dell'associazione (quale suo presidente) e - lo sostiene lo stesso Fontana - "su di lui si assommano i compiti dei vari organi".
Punto di arrivo è, o per lo meno vorrebbe essere, la celebrazione del XIX congresso che fu già tentata nel 2012 (salvo poi essere dichiarata nulla dal tribunale di Roma). Per Fontana occorre ricostituire quanto prima il "primo organismo territoriale che per sua natura deve diventare lo strumento per ascoltare e farsi carico delle condizioni e delle attese sociali, culturali, economiche, dello stato della democrazia, della partecipazione dei cittadini": si tratterebbe, in altre parole, di ricostituire le sezioni territoriali previste dallo statuto ancora in vigore. A queste, secondo il presidente, potrebbero partecipare certamente i famosi iscritti nell'elenco del tentato XIX congresso del 2012 (elenco che ha portato alla convocazione di febbraio all'Ergife), nonché gli altri iscritti alla Dc nel 1992/1993 che autocertifichino l'iscrizione in quell'anno e versino almeno 10 euro come contributo all'organizzazione del congresso; ciascuna sezione - con l'obbligo di segnalarla con una targa ben visibile - dovrebbe essere costituita da almeno 15 soci, mediante richiesta da inviare al presidente dell’associazione "che ne rilascerà autorizzazione, dando indicazione del socio incaricato di provvedere agli adempimenti necessari alla convocazione e alla gestione della sua assemblea costituente". 
Il passaggio successivo richiederebbe, sempre nel rispetto dello statuto vigente, l'elezione della platea congressuale: in particolare, i delegati verrebbero eletti con varie votazioni, una volta che siano ricostituite le sezioni, che esprimeranno i delegati alle assemblee provinciali, dalle quali usciranno i delegati alle assemblee regionali, fino all'ultimo step per scegliere i delegati al congresso. A quel punto, si potrà finalmente celebrare il congresso nazionale - Fontana ritiene che possa tenersi prima di agosto - una volta che "l'Assemblea eletta il 25 e 26 febbraio u.s." (ma non è chiaro in che senso "eletta", se si tratta dell'assemblea dei soci convocata attraverso il tribunale): in questo modo - oltre a definire linea e programma - si potranno eleggere gli organi statutari, così come si potrà modificare lo statuto (per renderlo più adeguato alle attuali dimensioni della Dc), direttamente o - come fu fatto alla fine dell'ultimo congresso valido, come emerge dalla mozione approvata quasi all'unanimità - attraverso deleghe al consiglio nazionale che in quella sede verrebbe eletto.
Tutti questi passaggi richiederebbero comunque una certa contezza circa le dimensioni della platea dei futuri soci diversi da quelli che al momento possono costituire le sezioni (vale a dire, tutti coloro che non erano iscritti nel 1992/1993): per questo, Fontana aveva pensato di introdurre, in modo transitorio, la figura del "preiscritto" o "preaderente", "che non godrà ancora della pienezza dei diritti e dei doveri del 'socio'", salvo ottenerla all'apertura del tesseramento seguente al congresso.
Quanto alla possibilità di partecipare, in qualche modo, alle elezioni amministrative di primavera, per Fontana sembra "più prudente ed efficace, considerate anche le molteplici sfaccettature di cui è composta la competizione locale, individuare soluzioni specifiche per ogni singolo caso": come dire, nessuna scelta a livello nazionale sulla presentazione di liste Dc, ma possibilità per i vari gruppi locali di individuare la formula migliore per essere presenti al voto, magari partecipando ad altre liste o - l'ipotesi non è espressamente esclusa - cercando di presentare candidature proprio con lo scudo crociato (anche per questo il presidente avrebbe chiesto la disponibilità di Renato Grassi, ex parlamentare Udc).
Il percorso delineato da Fontana non si presenta certo facile da seguire - ci sono alcune criticità pratiche, legate soprattutto al procedimento laborioso di ricostituzione delle sezioni e alla riconvocazione dell'assemblea, così come non possono sfuggire alcuni passaggi giuridicamente più delicati, a partire dall'autocertificazione dell'iscrizione nel 1992/1993 - ma ora, se non altro, un'idea più precisa del da farsi c'è. Che questo sia sufficiente a riportare l'antico scudo crociato con il nome "Democrazia cristiana" sulle schede è tutto da vedere (al solito, la situazione è molto più complicata del prevedibile), ma avere un progetto su come poterci riuscire è già un passo avanti. A patto di fare anche gli altri passi e che i tribunali non mettano in discussione quel cammino.

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