venerdì 15 dicembre 2017

Domani torna l'Udeur di Mastella (ma povera grafica...)

Poi all'improvviso arrivano quelle notizie che, sul piano politico, ti rivoluzionano la giornata: a livello nazionale non sposteranno che qualche manciata di decimali - a voler essere ottimisti - ma qua e là potrebbero rappresentare una svolta attesa da anni (non proprio da tutti, suvvia, ma da qualcuno sicuramente sì). Così, leggendo che Clemente Mastella ha deciso di ridare vita all'Udeur - anzi, di varare "l'Udeur 2", come lo ha chiamato lui stesso - il vero drogato di politica non può non provare, almeno per un secondo, un moto di entusiasmo. 
Intendiamoci: sarebbe facile dire, in modo beffardo, che "se ne sentiva il bisogno!", gridare contro il tentativo di rilanciare un partito scivolato su varie disavventure giudiziarie o rovesciare ettolitri di contumelie marroni su uno degli uomini simbolo di quella Prima Repubblica (e anche della Seconda) che non vuole proprio saperne di giungere alla consunzione. Il fatto è che qualcuno è veramente entusiasta di questo nuovo, ennesimo annunciato ritorno in scena di Mastella con una propria creatura politica. Tra i democristiani impenitenti, i proporzionalisti convinti, i nostalgici delle preferenze si annidano non poche persone che vedono nel desiderio di Mario Clemente da Ceppaloni l'avverarsi almeno parziale del loro sogno: respirare di nuovo un po' di "sana" (de gustibus...) atmosfera primorepubblicana, per spazzare via le ultime, residue tentazioni di maggioritario, che ancora permangono tra chi ha voluto reinserire i collegi uninominali nell'applicatura legge elettorale. Se ci si lascia prendere la mano dal desiderio di distruzione del passato, si rischia di perdere la poesia e il lirismo di questo plotone di reduci, che non necessariamente hanno passato gli "anta" (e qualche volta nemmeno gli "enta").  
Ecco dunque cosa ha pubblicato Mastella sulla sua pagina Facebook:


Fa quasi commuovere - in senso reale o ironico, fate vobis - l'idea che qualcuno si prenda la briga di fare giustizia a "tutti quei militanti Udeur che sono stati ostracizzati e vilipesi in questi anni" e a chi ha frequentato l'ex guardasigilli esperto di pernacchi. Niente rancori o rivincite, per carità: basta dare al Campanile la possibilità di rispuntare. 
Già, il campanile - con la minuscola stavolta - ma non quello colorato delle origini, inaugurato nel 1999 e rimasto sulla scena politica per una decina di anni, bensì quello in bianco e nero con cui Mastella l'anno scorso è riuscito a tornare di nuovo in pista, facendosi eleggere sindaco di Benevento. Anzi, per l'esattezza, il simbolo di quella che si potrebbe definire "Udeur 2" (una sigla divenuta marchio, col serio rischio che qualcuno non si ricordi nemmeno di cosa fosse acronimo) sembra fatto sul calco del contrassegno elettorale di Noi sanniti per Mastella: stesso campanile (che non è dato sapere se rappresenti un monumento del territorio oppure no), stessa campitura azzurro cielo a pennellate della parte superiore del cerchio interno, stessa corona blu (con la sigla Udeur, assai meno visibile rispetto al passato, al posto di "Mastella sindaco"). 
I sogni dei democristiani impenitenti, tuttavia, sono a serio rischio di incrinarsi o sgretolarsi alla semplice vista di un paio di particolari del contrassegno che non possono passare inosservati, ma sarebbe meglio non vederli. Innanzitutto il cognome di Mastella, passato dalla corona blu al cerchio interno, ha una qualità grafica decisamente peggiore rispetto al resto del disegno e, con la sua font Helvetica condensed black schiacciata in altezza, sembra davvero fuori contesto. Il colpo di grazia tuttavia lo assesta l'elemento tricolore collocato a metà del cerchio: una fascia ondulata che dovrebbe stare dietro al campanile, ma in realtà è costituita da due elementi simmetrici dai contorni smangiucchiati - guardare ai limiti della corona blu, per rendersene conto - evidentemente copia-incollati da un'altra immagine.
Saranno pure particolari, saranno pure dettagli, ma da soli sono capaci di far scemare tutta l'atmosfera da Prima Repubblica. Allora nessun grafico - rigorosamente di partito - sarebbe mai caduto in un errore visivo così dozzinale, mentre qui l'aggiustamento grafico con il tricolore - tutt'altro che migliorativo rispetto alle varie versioni del contrassegno che si sono succedute dal 1999 in avanti - sembra piuttosto frutto della fretta di "rinfrescare" un emblema già usato, giusto per dare l'idea che qualcosa si stia muovendo. La speranza, nemmeno tanto segreta, in fondo è proprio questa: che quella diffusa in rete sia solo una soluzione grafica provvisoria e che domani, alla presentazione ufficiale, spunti il simbolo vero. Un simbolo che, non ci fosse stato l'obbligo di raccogliere le firme, sarebbe sicuramente finito sulle schede delle prossime elezioni politiche in appoggio al centrodestra; anche senza liste alle elezioni politiche, tuttavia, è quasi certo che nei prossimi mesi da qualche parte spunterà. Auspicabilmente, senza questi piccoli obbrobri grafici.

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