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venerdì 18 gennaio 2019

Congresso di +Europa, i simboli delle liste: "di tutto" non rende l'idea

Le date sono già previste da tempo: dal 25 al 27 gennaio 2019, all'Hotel Marriott di Milano, si terrà il primo congresso di +Europa. Che, volendo, potrebbe essere preso come data di nascita del soggetto politico come partito vero e proprio, visto che quello che aveva partecipato alle elezioni politiche del 2018 altro non era che una federazione - in forma di associazione - tra Radicali italiani, Forza Europa e Centro democratico. "Potrebbe", si diceva: il condizionale è d'obbligo, perché tra le proposte in campo c'è persino quella di trasformare l'attuale associazione +Europa in una società per azioni. Così scrive, tra il serio (poco) e il faceto (molto), nelle proprie note programmatiche una delle ben 11 liste che si confronteranno all'assise. 
Ogni lista, che entro oggi dovrà ottenere le firme a proprio sostegno, si è dotata di una rappresentazione grafica diversa, quasi sempre elaborata a partire dal simbolo di +Europa; anche solo per questo, vale la pena far passare tutte le proposte, dando almeno in parte conto delle posizioni in gioco. C'è davvero di tutto, sul piano ideale e soprattutto - come si vedrà - personale. Piùeuropeisti, il viaggio inizia (rigorosamente nell'ordine proposto nel sito di +Europa)!

LSD - Libertà, Stato di diritto, Democrazia - L'acronimo e il simbolo di questa lista sono inevitabilmente destinati a catturare l'attenzione e creare scalpore (un po' come i Beatles con Lucy in the Sky with Diamonds), quasi quanto il fucsia di fondo, con il quale finora aveva osato (e male) solo Civica popolare di Lorenzin. Alla base della lista c'è l'idea di chiedere all'Europa di esigere - dagli Stati e anche da se stessa - il rispetto dei parametri di libertà e di civiltà democratica (avendo la Federazione come approdo finale), la promozione di iniziative "per la liberazione delle vite, dei corpi, degli affetti", contro il proibizionismo e a favore della ricerca; il tutto con +Europa come "soggetto politico attivatore della cittadinanza europea". Il nome più noto tra i promotori è quello di Wilhelmine Schett, nota come Mina Welby, vedova di Piergiorgio, già presidente dell'associazione Luca Coscioni, ma ci sono anche attivisti di area radicale come Leonardo Monaco, Yuri Guaiana e Matteo Mainardi, ricercatori come Claudia Basta e Federico Binda, giuristi come Alexander Schuster e Giulia Crivellini, giornalisti come Palmira Mancuso.

Europa in comune - Qui si è scelto di non adottare un simbolo circolare, ma non si è rinunciato alla texture geometrica di +Europa per il riempimento delle lettere, questa volta però solo con giallo, arancione e blu, a tinte molto più europee. Il gruppo chiede appunto "un'Europa unita, federale e democratica. Gli Stati Uniti d’Europa. Una cittadinanza europea fondata sul pluralismo culturale, sul rispetto degli autonomi principi e delle differenze", che sappia guardare alle sue responsabilità verso la società e le generazioni future, che contemperi unità e autonomie, combatta protezionismi e neo-nazionalismi e garantisca diritti umani, civili e politici in ogni Stato (nonché sostenga la crescita sostenibile, l'autodeterminazione della persona e il diritto alla ricerca). Tra i promotori c'è l'ex tesoriere di Radicali italiani Valerio Federico, ma non mancano attivisti ambientalisti come Stella Borghi, giuristi come Marco Scarpati, giornalisti come Michele Avola.

Contare di + con +Europa - Anche qui niente cerchio, soltanto testo, ma con meno inventiva grafico-cromatica rispetto all'emblema precedente: si è solo utilizzata la stessa font, aggiungendo il motto "Contare di +". La lista sostiene la candidatura a segretario del deputato di +Europa Alessandro Fusacchia: vuole che il suo partito sia "capace di crescere e appassionare alla politica migliaia di cittadini ormai delusi da tutto"; per far ciò occorre che sia inclusivo, in grado di ascoltare e di spendersi per i diritti, con un gruppo dirigente che lavori per l'unità del partito, contro i populisti e a favore di una politica pan-europea. Tra le persone espressamente citate nella pagina della lista, quello di Fusacchia è il solo legato alla dirigenza; gli altri, tuttavia, appaiono come una squadra compatta e determinata.

Per una Europa futura - Libera, democratica federale - Qui si torna al cerchio di fondo e, pur non essendo riportato il nucleo del simbolo di +Europa, lo sfondo a pezze geometriche di colore ("alla Arlecchino" insomma) ricorda molto il motivo di riempimento della dicitura di +E; l'aver evidenziato il "tu" nella parola "futura" mette al centro la persona e l'apporto del singolo. Il gruppo vuole che +E sia un partito d'azione e non d'opinione, che si batta contro leggi "liberticide e securitarie", operi per ricucire la società e il territorio, per conservare l'Europa per poterla rendere "democratica, federale, aperta a tutti" e intransigente sui diritti umani "in Italia e nel Mediterraneo". Il capolista è Giovanni D'Anna, ma in lista si trovano anche Riccardo Magi (deputato ed ex segretario di Radicali italiani) e Cristiana Alicata (imprenditrice, autrice, attivista lgbt, già militante Pd). 

Italia Europea - Si tratta della lista che maggiormente coglie il legame tra l'Italia e l'Europa, per capire come si vuole la prima se si guarda alla seconda: non a caso, nell'emblema - anch'esso circolare - trovano posto la stilizzazione pennellata delle due bandiere. La lista vede quatto obiettivi chiave per +E: definirsi come partito stabile e competitivo; avanzare "idee, proposte e iniziative di libertà e progresso, capaci di conciliare crescita e sviluppo sostenibile, diritti e merito, innovazione e protezione"; promuovere l'integrazione politica dei cittadini europei (verso gli Stati Uniti d'Europa); creare una classe dirigente di partito concreta e non di "somma di componenti". Il capolista qui è Piercamillo Falasca, fellow dell'istituto Bruno Leoni, già molto vicino a Benedetto Della Vedova e direttore editoriale di Strade, ma tra i promotori della lista spicca anche il giurista Andrea Mazziotti, già deputato di Scelta civica - Civici e innovatori.

Orgoglio europeista - Ecco l'emblema che si distingue di più. Nell'invisibile forma circolare, il solo elemento di continuità con +E è la font; peculiare è il disegno di Paolo Cardoni, con biplano a tinte europee. Contro l'idea di un'Europa "'processata' per i suoi pregi, non per i suoi difetti", si vuole un partito che lotti contro i nemici del mercato comune, della competizione economica, dell'equilibrio tra poteri, delle politiche ambientali avanzate e rispettose degli interessi delle generazioni future, di un'uguaglianza tra pari "che riconosce e non discrimina le diversità personali e le differenze culturali", di un sistema sociale equo che non rinnega il progresso. E lo faccia chiedendo "più Europa": con più "integrazione nelle politiche economico-sociali, di difesa e di sicurezza, un accresciuto ruolo delle istituzioni europee nel governo dei problemi comuni a tutti i cittadini del continente". Candidato segretario è Benedetto Della Vedova, capolista è il giornalista Carmelo Palma (Forza Europa); tra i candidati emergono l'ex Pdl e Scelta civica Giuliano Cazzola, l'ex segretario del Partito radicale Olivier Dupuis e l'ex parlamentare radicale Lorenzo Strik Lievers.

+Europa Shitposting - Anche questo simbolo non passa inosservato, per i messaggi provocatori che intende portare. Il nome è tutto un programma, lo slogan al di sotto del simbolo e il sito della lista - www.piueuropamenofi.ga - pure. Nel manifesto trovano posto: l'abolizione degli stati nazionali e, in prospettiva, anche gli Stati Uniti d'Europa (verso il trionfo della Sovranità individuale); la tensione verso la libertà totale, anche di disposizione del proprio corpo ("Perché lo Stato non si fa i cazzi suoi?"); la convinzione che sia "sia sacrosanto permettere ai poveri di arricchirsi, fregandocene che i ricchi si arricchiscano ancora di più"; il superamento di conservatori e progressisti, sapendo che "il faro che ci guida è la Libertà di fare quello che ci pare"; l'idea di amore come "vedere l'Altro: non più uomo, donna, etero, gay, cristiano, islamico, buono o cattivo, ma nella sua straordinaria individualità"; dulcis in fundo, in aperto odio verso le "stanze dei bottoni", il progetto di trasformare +E "in una società per azioni". Ciliegina della provocazione: "+Europa Shitposting sostiene l'idea di un mondo nel quale le coppie transessuali con bambini acquistati su Amazon possano difendere liberamente i propri campi di papaveri da oppio con dei fucili d'assalto M4". Volete i nomi? Non possiamo farli. Perché non ne è stato svelato nemmeno uno.


Europa radicale - Questo è l'unico emblema che, pur non essendo circolare, rimandi al patrimonio iconografico radicale: la rosa non ha il pugno né il disegno di Marc Bonnet ma è ben riconoscibile. Il gruppo crede "nella nobiltà di una politica che sappia recuperare il valore del 'SÌ' - così si spiega il 'sì' nella corolla - per contrastare chi costruisce il proprio successo con i 'NO' che condensano e riuniscono le contrarietà diffuse a 'qualcosa', senza provare a ragionare su come affrontare i problemi". Contro l'ondata antipolitica nazionalsovranista, si vuole "far riscoprire ai cittadini la passione per l’impegno comune, diventando protagonisti con la voglia di pensare, discutere, lottare, lavorare e contare insieme": si guarda agli Stati Uniti d'Europa come una priorità assieme a un'economia di mercato che non abbandoni nessuno, ai diritti umani da garantire ovunque, ai diritti civili da conquistare e difendere, alla libertà di scelta in amore, nella sessualità e nella maternità, alla laicità, alla "giustizia giusta" e alla legalità, ai porti aperti e alla cooperazione internazionale, fino alle grandi opere e all'antiproibizionismo. La capolista è Silvja Manzi, segretaria di Radicali italiani; tra i candidati spicca Gianfranco Spadaccia, già segretario del Partito radicale. 


Stiamo Uniti in Europa - L'idea degli Stati Uniti d'Europa torna nel nome di quest'altra lista, che contorna le stelle europee con il tricolore e usa la font di +E per la stessa denominazione (in bianco). Qui si propone l'idea di un'Europa che "è un terzo del mondo per potenza economica, difende la democrazia e i diritti conquistati con tanta fatica. È attenta al nuovo codice ambientale. Ha creato e ancora sostiene il miglior sistema di welfare del mondo" ed è "vecchia perché vecchi sono i suoi abitanti [...], ma è saggia e inizia ad essere combattiva". Si condanna l'idea di dare "soldi a tutti senza redistribuire nulla" o di un governo che passi "mesi interi a discutere di pensioni, reddito di cittadinanza ed immigrazione", senza lavorare in concreto per trasformare il Sud in "avamposto logistico e strategico verso l’area afromediterranea", potenziando le infrastrutture e valorizzando le ricchezze naturali, culturali ed intellettuali che ci sono, così che dalla crescita del Mezzogiorno tragga beneficio tutta l'Italia, ma anche tutta l'EuropaCapolista è Bruno Tabacci, segretario di Centro democratico; con lui c'è Fabrizio Ferrandelli, già sfidante di Leoluca Orlando a Palermo sostenuto dal centrodestra, e - chicca per #drogati di politica, salvo omonimia - rispunta Diego Masi, parlamentare per due legislature del Patto Segni. 


In Europa sì, ma non così - Davvero imperdibile quest'ultima lista. Al di là del segno grafico del tutto amorfo (ma non è un vero emblema, è solo un "segnaposto", visto che la lista non ha consegnato la grafica), colpisce il nome, il contrario di ciò che i maggiori esponenti di +E hanno detto dall'inizio ("Europa sì, anche così"). Il documento politico comprende pochi punti: "favorire l’accesso al credito per i giovani e le imprese minori" modificando "le regole di Basilea 3"; "garantire e proteggere le vittime di reato, modificando l’art. 111 della Costituzione sul giusto processo introducendo il principio che la legge garantisce i diritti e le facoltà delle vittime"; sostenere a livello europeo i giovani "meritevoli ma impossidenti" nel loro percorso di formazione, in chiave meritocratica; far corrispondere Europa geografica ed Europa politica in una "federazione leggera" che adotti un'unica politica estera e di difesa e sia dotata di una polizia di frontiera europea per il controllo delle merci e delle persone ai confini dell'Unione. La candidata segretaria è Paola Renata Radaelli, il capolista è Gerardo Meridio, uno dei dirigenti del Mir di Gianpiero Samorì; ci sono poi ex esponenti dell'Italia dei valori (Matteo Riva, Liana Barbati) e - anche qui, salvo omonimia - Candida Pittoritto, già esponente del Msi di Saya e Cannizzaro e poi a capo di Futuro della Nazione. 

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