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mercoledì 16 gennaio 2019

Europee 2019, la Dc correrà sotto la bandiera del Ppe?

Non sarà così, ovvio,
ma a qualcuno piacerebbe...
Ogni tanto è sempre opportuno dare uno sguardo a cosa accade in casa democristiana, anzi, tra coloro che ritengono di essere i continuatori, politici e anche giuridici, della Democrazia cristiana. A meno di tre mesi dalla presentazione dei simboli per le elezioni europee e a poco più di quattro mesi dal voto congiunto di europee e amministrative (il turno più nutrito, quanto a numero di comuni coinvolti), qualcosa sembra muoversi in quell'area, in termini politici, elettorali e organizzativi ed è il caso di darne conto.
Su questo sito si è già parlato della conferenza stampa che il 19 dicembre Gianfranco Rotondi ha tenuto alla Camera per presentare non un nuovo partito o una lista, ma un patto programmatico tra le varie forze politiche e sociali che si richiamano alla Democrazia cristiana. Il documento, cui sta lavorando l'ex europarlamentare Vitaliano Gemelli, sarà al centro anche dell'evento Popolari. Oggi. Da Sturzo al Nuovo Millennio che si terrà dopodomani all'auletta dei gruppi sempre della Camera, a partire dal centenario della nascita del Partito popolare italiano di don Luigi Sturzo: tra i relatori, oltre a Rotondi e Gemelli, il programma prevede anche il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, figure Dc storiche come Rocco Buttiglione, Calogero Mannino e Roberto Lagalla, nonché il segretario del Nuovo Cdu Mario Tassone e Renato Grassi, qualificato come "segretario nazionale Democrazia cristiana". Vale a dire della Dc che, dopo l'assemblea convocata all'Ergife nel febbraio 2017 su disposizione del tribunale di Roma, in ottobre ritiene di aver celebrato il proprio XIX congresso eleggendo un nuovo segretario (appunto Grassi) dopo che all'Ergife era stato scelto come presidente provvisorio dell'assemblea dei soci l'ex ministro Gianni Fontana.  
Proprio questa Democrazia cristiana, al momento, sarebbe impegnata in una doppia azione. A livello locale, a detta di chi è parte di quest'impresa, l'attività di ricostruzione ferve: "Ci stiamo impegnando - spiega Emilio Cugliari, membro della direzione nazionale - perché in ogni regione ci sia un coordinamento, abbiamo necessità di ricostruire la base del partito dopo un quarto di secolo dal 1994. Certo, non possiamo pensare di ricostruire la Dc di allora, anche solo per un fatto di età: occorre coinvolgere in questo progetto i giovani, per poter formare una classe politica locale che possa essere credibile e spendibile sui territori e in seguito anche ai livelli superiori. Penso sia questa l'unica via possibile: parafrasando le parole di papa Francesco, credo sia meglio essere atei che cattivi democristiani". 
Se dalla scala locale si passa a quella nazionale, le ambizioni di coloro che ritengono di avere riattivato la Dc non vengono nascoste e passano anche attraverso le prossime elezioni europee: "La Dc - continua Cugliari - oltre che concorrere al voto amministrativo per essere presente nei comuni, vuole partecipare alle elezioni sotto la bandiera del Ppe, proprio a partire da quel patto programmatico di cui Rotondi ha parlato a dicembre e che coinvolge, oltre che lui e noi Dc, anche il Nuovo Cdu di Tassone, Costruire insieme di Ivo Tarolli e altre realtà, compresi anche i Popolari per l'Italia di Mario Mauro. Se ci saranno le condizioni per una collaborazione più lunga la proseguiremo, ma per noi è i valori della Dc devono prevalere su tutti, non vogliamo signorie di altro tipo". 
Un progetto ideale, dunque? Anche, ma forse non solo. Perché Cugliari - che nel partito rappresenta il gruppo "Uniti al centro - Dc", presente assieme ad altri due raggruppamenti vicini rispettivamente al segretario Grassi, che ora gode della maggioranza relativa, e al presidente del consiglio nazionale Fontana - insiste particolarmente sulla costruzione di una lista "sotto le insegne del Ppe", facendo capire che potrebbero essere in preparazione candidature autonome rispetto alle altre liste che saranno in campo (in particolare rispetto a quella di Forza Italia cui potrebbe partecipare l'Udc e, forse, la Svp) e con all'interno del simbolo un riferimento grafico al Ppe (al quale oggi appartengono Svp, Patt, Forza Italia, Alternativa popolare, Udc e Popolari per l'Italia). Non viene detto espressamente, ma è probabile che l'inserimento di quel simbolo avrebbe lo scopo di evitare la raccolta firme, vero primo ostacolo da superare per partecipare alle elezioni europee; accanto al simbolo del Ppe dovrebbe esserci il nome "Democrazia cristiana", che Rotondi ritiene di avere diritto a usare, e secondo Cugliari è necessario che ci sia anche lo scudo crociato, senza avere paura del contenzioso che inevitabilmente ne scaturirebbe. 
Certo, la raccolta firme non sarebbe l'unico problema da affrontare: ancora più difficile sarà trovare le risorse per la campagna elettorale e, soprattutto, superare lo sbarramento al 4%: "Purtroppo la Consulta l'ha mantenuto e questo per noi è un problema - ammette Cugliari - ma ci affidiamo al lavoro di 50 anni di Dc, potremo scrivere nuove pagine gloriose, riportando il partito e l'Italia ai posti che competono loro. Non dovremo più rivendicare i nostri principi e la nostra dignità: credo vada tenuta alta la nostra Costituzione che avventurieri della politica, dopo Tangentopoli, hanno bistrattato e tentato di riformare in modo sbagliato". 
Cugliari vede per la Dc un grande lavoro davanti, avendo soprattutto presente la sovranità popolare e la ricostruzione del paese (lui in particolare ritiene necessari investimenti per "completare l'unità nazionale" e non "ghettizzare" più il Sud, mettendo risorse soprattutto sulla mobilità ferroviaria): per farlo però occorre essere messi in condizione di partecipare pienamente alla vita politica, con un nome e - possibilmente - con un simbolo che hanno caratterizzato gran parte della storia politica italiana. 

* * *
Nel frattempo, peraltro, anche altro si muove in casa Dc. Venerdì e sabato, infatti, presso la "Casa tra noi" a Roma (via Monte del Gallo 113), si svolgerà una manifestazione denominata Stati Generali della Democrazia cristiana, cui gli organizzatori vorrebbero prendessero parte tutte le associazioni e tutti i movimenti interessati alla riunificazione della Dc. La grafica del simbolo utilizzata e il riferimento di posta elettronica indicato per la partecipazione consente di ricondurre l'organizzazione alla Dc che riconosce come proprio segretario politico nazionale Angelo Sandri, che infatti ha provveduto ampiamente a diffondere la notizia dell'evento in rete.
A dispetto del nome, tuttavia, non si tratterebbe esattamente degli Stati Generali che Gianfranco Rotondi aveva immaginato mesi fa, quando si era parlato di costruire una Federazione della Democrazia cristiana (con lui stesso a capo) tra tutti i soggetti che volevano arrivare al ritorno della Dc. Quella Federazione doveva essere costituita con atto notarile, ma non risulta che ciò sia mai avvenuto; la stessa iniziativa sui cent'anni del Partito popolare pare stata programmata in sostituzione - come spiegano in una nota Raffaele Cerenza e Franco De Simoni, dell'Associazione iscritti alla Democrazia cristiana del 1993 - proprio degli Stati Generali, che si dovevano svolgere proprio in quegli stessi giorni. Insomma, viene in mente una frase attribuita a Giulio Andreotti, di cui giusto due giorni fa si è celebrato il centenario della nascita: "Amo talmente la Germania che ne preferivo due". Sarà per questo che la Dc si prova a farla in mille modi?

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