martedì 26 maggio 2020

1992: alla Lega Casalinghe-Pensionati non bastano i voti di De Jorio

Si è visto come nel 1990 Filippo De Jorio, dopo un mandato da consigliere regionale in Lazio per l'Alleanza pensionati (non intero, essendo lui stato eletto nel 1985 e avendo lasciato il seggio nel 1987 a Giulio Cesare Graziani) e altre altre due presenze precedenti in quella stessa aula sotto il simbolo della Democrazia cristiana, non fosse riuscito a ripetere l'exploit. Non era questa, tuttavia, una buona ragione per allontanarsi dalla politica: anche dopo il suo addio alla Dc, nel 1984, sentì chiaramente che "la politica era ormai parte di me", non accontentandosi di dedicarsi solo alla professione da avvocato.
Non ci si stupisce, dunque, nel rendersi conto che nel 1992 anche il nome di De Jorio figurava tra le candidature di una nuova formazione politica, la Lega Casalinghe-Pensionati. Una formazione nata in uno studio notarile di Milano il 5 dicembre 1991, dunque pochi mesi prima delle elezioni, grazie all'impegno di Piergiorgio Sirtori (indicato alla fondazione come coordinatore politico nazionale e rappresentante legale del partito) ed Enrico Galbusera e che avrebbe dovuto tenere il proprio primo congresso entro il 1993. Il partito era stato fondato con l'intento - così si legge nello statuto - di "attuare un programma sociale economico e politico di libertà e di giustizia, con particolare riferimento ai problemi della cultura, della centralità della vita e dell'ambiente, e della tutela dei più deboli".
Sirtori, peraltro, non era esattamente un soggetto sconosciuto in politica: nel 1987, infatti, era stato eletto senatore sotto il simbolo della Federazione delle Liste Verdi, dunque del sole che ride. Alla fine del 1990, tuttavia, aveva lasciato il gruppo verde di Palazzo Madama, approdando nel misto e qualificandosi come componente dei Verdi autonomisti (la stessa lista che aveva guidato alle amministrative di maggio a Milano) pochi giorni dopo l'assemblea di Castrocaro che il 9 dicembre 1990 aveva sancito la nascita della Federazione dei Verdi (con la confluenza delle Liste Verdi e dei Verdi arcobaleno). Un anno dopo, il 10 dicembre 1991, Sirtori mutò il nome della sua componente (che poi altro non era che una semplice etichetta: in Senato è tuttora così) in "Casalinghe-Pensionati".
La lista di Sirtori venne presentata in tutta l'Italia, non senza sforzi per riuscire a raccogliere le firme necessarie (la formazione era nuova e non aveva un gruppo parlamentare, quindi non godeva di alcuna esenzione): furono coinvolte molte persone ed è interessante guardare oggi le liste presentate alle elezioni del 1992. Tra le candidature per la Camera, per esempio, a Genova si trova anche Aldo Coppola, già fondatore della Lega Ligure (già vista parlando delle avventure elettorali di Roberto Gremmo), così come a Milano-Pavia il record di preferenze spettò a Roberto Bernardelli (che anni prima era stato tra i fondatori del Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo, ugualmente presente sulle schede). A Roma De Jorio staccò decisamente tutti gli altri aspiranti deputati della lista con 1263 preferenze, ma lo 0,34% ottenuto a livello nazionale non bastò a far scattare alcun seggio; al Senato il simbolo arrivò intorno allo 0,4% ma l'esito fu identico. 
Va detto che in alcune regioni del Nord il risultato fu di tutto rispetto: al Senato in Piemonte la Lega Casalinghe-Pensionati ottenne l'1,28% e De Jorio, che era candidato pure lì, nel collegio di Novara prese 2234 voti (15 in più di Ernesto Galli Della Loggia candidato nella lista Referendum di Massimo Severo Giannini). Probabilmente quel risultato era dovuto anche alla parola "Lega" in enorme e centrale evidenza all'interno del contrassegno: nel primo anno di vera grazia per il Carroccio, tuttavia, furono molte altre le formazioni che inserirono nel loro simbolo un riferimento testuale alla "Lega" (senza che Bossi e Giuseppe Leoni riuscissero a impedirlo, coi loro ricorsi) e qualcuno riuscì a farsi eleggere proprio in Lombardia.
De Jorio, come detto, non riuscì invece a far ottenere un numero di voti sufficienti alla Lega Casalinghe-Pensionati (mai più vista in seguito); anche in quel caso, però, non abbandonò la politica. Da cattolico di sensibilità decisamente conservatrice e favorevole a un dialogo con il Movimento sociale italiano, infatti, Filippo De Jorio guardò con interesse a quanto stava accadendo all'interno del Msi e, nel 1994, fu tra i fondatori di Alleanza nazionale: nel 1994 fu tra i candidati di An alle europee (13445 preferenze nella circoscrizione Italia centrale, non sufficienti a essere eletti ma erano pur sempre un terzo di quelle della più famosa - almeno in quell'elettorato - Roberta Angelilli). Anche in forza di quel risultato, dopo l'insediamento - nel 1995 - della Commissione europea guidata da Jacques Santer, De Jorio fu nominato consigliere presso il Comitato economico e sociale dell'Unione Europea in rappresentanza dell'Italia: lì si occupò soprattutto, di nuovo, dei pensionati, anche da presidente della Consulta dei pensionati fondata sempre con Giulio Cesare Graziani nel 1996. In quello stesso anno, peraltro, De Jorio fu il candidato del Polo per le libertà al Senato nel collegio 5 (Roma-Prenestino): ottenne il 38,9%, ma Antonello Falomi conquistò senza problemi il seggio per il centrosinistra con il 52,77%.  
Nel 1999, tuttavia, l'incarico europeo di De Jorio non fu rinnovato, nel senso che Alleanza nazionale non sostenne nuovamente il suo nome (nel libro ...e le mele continuano a marcire l'autore non manca di lamentare lo "sgarbo" ricevuto da Gianfranco Fini, che avrebbe mutato la ragione sociale di An da "coacervo di premesse politiche destinate a trasformarsi in gollismo cattolico-nazionale" a "giardino privato del suo presidente, un partito senza progetti politici, senza rispetto per il passato e senza idee per il futuro"). Nel 2000 De Jorio avrebbe lasciato Alleanza nazionale, ma intanto aveva già fondato un nuovo soggetto politico, che guardava sempre ai pensionati: una storia non breve, che merita di essere raccontata a parte.

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