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lunedì 9 gennaio 2017

Dc, la strada del risveglio passa per Bologna

Il cammino verso la riattivazione della Democrazia cristiana, sulla base del decreto del Tribunale di Roma che ha disposto la convocazione degli iscritti per il 25 e 26 febbraio, prosegue e diventa via via più chiaro, grazie alle notizie che via via vengono diffuse agli interessati. 
In ossequio alla decisione del giudice, a portare avanti il percorso verso il ritorno alla luce dello scudo crociato è Nino Luciani, in qualità di primo firmatario (assieme ad Alberto Alessi e altre tre persone) della richiesta al tribunale di riconvocare l'assemblea degli associati alla Dc: è stato proprio lui - in una nota diramata ieri - ad annunciare per il 21 gennaio la convocazione di un "incontro privato", fissato tra le ore 10 e le 16 a Bologna (in via d'Azeglio 45, al Collegio S. Luigi).
L'occasione sarà propedeutica all'assemblea di fine febbraio, ma anche a quella successiva che dovrà essere convocata subito dopo, "per l'approvazione di un nuovo Statuto, considerata l'impossibilità di applicare quello attuale": uno statuto che, tra l'altro, dovrebbe essere "al passo con i tempi, a tutela della convivenza dei partecipanti in piena dignità e pari opportunità". La necessità di modificare lo statuto è figlia di una precedente ordinanza del Tribunale di Roma - quella con cui nel 2013 il giudice Francesco Scerrato sospese gli effetti del "XIX congresso" che confermò alla segreteria della Dc Gianni Fontana - in cui si disse con chiarezza che per chi si ritiene continuatore di un determinato partito, mai estinto, "lo Statuto, ossia la regola di funzionamento dell'ente e dei suoi organi, deve essere osservato in tutto e per tutto": non esistendo più le sezioni, l'applicazione del vecchio statuto sarebbe impossibile, dunque per operare legittimamente occorrerebbe modificare prima quello vecchio. Certo, in teoria anche per modificare lo statuto bisognerebbe utilizzare le forme previste dallo stesso statuto, ossia la convocazione di un regolare congresso, con tutto l'iter che lo dovrebbe precedere; anche per questo percorso, tuttavia, dovrebbero esistere ed essere operative le sezioni, per cui si rischierebbe il circolo vizioso. 
A spezzarlo, però, dovrebbe aver provveduto proprio la richiesta di convocare l'assemblea di tutti gli iscritti (organo di primo grado, non di terzo come il congresso del partito): la platea degli iscritti, infatti, non è stata convocata secondo le forme dello statuto, ma in base all'art. 20, comma 2 del codice civile. Lo stesso giudice Guido Romano, nel disporre la convocazione dell'assemblea (su richiesta di almeno il 10% dei soci), ha precisato che tutti gli organi dell'associazione Democrazia cristiana erano decaduti; anche dopo l'assemblea di cui sopra, del resto, la sola carica esistente sarebbe quella del presidente (e legale rappresentante), prevista dal codice e non dallo statuto democristiano. Toccherebbe proprio al presidente convocare una nuova assemblea degli iscritti - sempre da codice civile, continuando la fase transitoria iniziata nelle settimane scorse - da prevedere verso marzo o aprile 2017 e proporre in quella sede un nuovo testo statutario, il cui vaglio dovrebbe seguire le regole dell'art. 21, comma 2 dello stesso codice: al voto dovrebbero partecipare almeno tre quarti dei soci e la proposta dovrebbe ottenere il favore della maggioranza dei presenti.
In occasione dell'incontro del 21 gennaio, all'ordine del giorno c'è innanzitutto la presentazione di un codice etico del cristiano impegnato in politica, basato sul codice che Guido Gonella redasse nel 1982 e che un gruppo di studio di Bologna ha aggiornato nel 2015: per Luciani la presentazione del codice serve a preparare l'assemblea dei soci di febbraio con "una riflessione di carattere etico" e a "dare un segnale di buon inizio, alla Chiesa Cattolica, sia pure in modo unilaterale". Il secondo punto, invece, sarà un appello di Ettore Bonalberti (che aveva partecipato attivamente al tentativo di rifare la Dc con Fontana e anche questa volta ha dato il suo contributo sensibile) "alla coesione e alla partecipazione alla Assemblea dei soci": tra gli ostacoli da superare, per Luciani e Bonalberti ci sono anche le "ferite rimaste aperte dall'annullamento del XIX congresso del 2012 e forse anche con radici più lontane".
Sempre Luciani traccia poi per sommi capi le tappe successive della riattivazione del partito: dopo la modifica dello statuto, con le nuove regole si lavorerà per celebrare il (XIX, per davvero stavolta) congresso Dc, dando al partito prima una dirigenza nazionale, per poi completare i livelli territoriali inferiori. Espletato questo passaggio, rimarrebbero in carica gli organi previsti dallo statuto rinnovato, mentre "il Presidente della Associazione e l'Assemblea dei soci - secondo Luciani - cessano di operare, pur continuando a esistere giuridicamente", una ricostruzione che di fatto corrisponderebbe alla realtà "concreta". 
Non è dato sapere se Luciani abbia già fatto partire le convocazioni, come disposto dal Tribunale di Roma; certamente, però, è iniziata la raccolta del denaro che serve per l'affitto della sala Leptis Magna dell'hotel Ergife a Roma e per la spedizione via raccomandata dell'avviso personale di convocazione dell'assemblea del 25 e 26 febbraio. Con il suo invito Luciani ha rinnovato l'invito a versare un "contributo individuale libero" sul conto aperto appositamente e all'incontro del 21 ci sarà una prima rendicontazione di quanto raccolto. Perché non c'è alcuna certezza, al momento, sull'esito finale della riattivazione della Dc, ma l'unica sicurezza è che anche solo tentare di ridare vita allo scudo crociato costa e non è a buon mercato.

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