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venerdì 25 settembre 2015

Senigallia, La città futura: il nuovo simbolo lo decidi tu

L'unione, dicono i supposti ben informati - o, più semplicemente, i citatori seriali di proverbi - fa la forza; sarà, ma tra partiti a unirsi ci vuole un certo coraggio, sia perché a correre insieme si rischia spesso di litigare (per le candidature e per i soldi, ad esempio), sia perché - lo si è già scritto su queste pagine - in politica due più due fa sempre meno di quattro. Nonostante questo, però, a volte ci si mette insieme nella speranza di superare la soglia di sbarramento prevista o (quando non c'è) di portare ugualmente a casa dei seggi che diversamente non sarebbero scontati. Ecco allora che, di solito, nascono i contrassegni compositi, cioè quelli che al loro interno raccolgono gli emblemi dei partiti che hanno contribuito a fondare l'alleanza o il "cartello". E' stato così anche per La città futura, nata nel 2010 a Senigallia come laboratorio politico-culturale che ha riunito Sel, Verdi e Partito dei comunisti italiani: a distanza di cinque anni, però, le forze che l'hanno composto vogliono fare un passo ulteriore e costruire qualcosa di nuovo.
Nel paese in provincia di Ancona, in effetti, il contrassegno era apparso sulla scheda del 2010 all'interno della coalizione di centrosinistra che ha sostenuto il candidato sindaco risultato vincente già al primo turno, Maurizio Mangialardi: in quell'occasione, La città futura e il suo volatile blu, appena tratteggiato ad ali spiegate su fondo giallo, ottennero due seggi. Già allora l'emblema aveva una parvenza di tridimensionalità: i tre simboli dei partiti facevano la loro ombra - al pari del volatile e del nome della lista, purtroppo scritto in Comic Sans Serif - sul tondo giallo, che a sua volta ombreggiava il fondo bianco del cerchio che racchiudeva tutti gli elementi.
L'emblema è tornato quest'anno, al rinnovo dell'amministrazione, con Mangialardi che è stato confermato. In effetti i consiglieri si sono dimezzati, passando da 2 a 1, ma certamente il taglio del "decreto Salva Italia" alle consistenze dei consigli comunali ha fatto la sua parte: il calo dei voti, infatti, è stato contenuto rispetto ai numeri di cinque anni prima (da 1270 a 1102), specie se si considera l'affluenza alle urne decisamente inferiore. Rispetto alla tornata precedente, in effetti, una modifica grafica c'era stata: i Comunisti italiani, infatti, si erano nel frattempo trasformati nel Partito comunista d'Italia e anche il simbolo, così, è stato modificato.
Ora però, come si diceva, per chi ha creato La città futura è tempo di andare oltre. Proprio ieri, infatti, si è aperta la sesta edizione della festa della Città futura a Senigallia e, con essa, anche "il cantiere del nuovo simbolo", perché quello originario lasci spazio - si legge nel sito della lista - "ad uno nuovo che rappresenti ancora meglio quel percorso civico avviato ormai molti anni fa a Senigallia da La Città Futura". La città futura rivendica di avere sempre avuto "l’ambizione di contribuire, dal basso, a quel processo che porti, anche a livello nazionale, ad una formazione politica di sinistra e ambientalista, finalmente unitaria  e con ambizioni di governo": anche per questo, occorre un segno di discontinuità, nell'apparato (cosa che è già stata fatta) e pure nella grafica. 
Va in questa direzione l'invito, esteso a chiunque, perché presenti proposte per il nuovo emblema, durante i giorni della festa (che prevede uno spazio espositivo per mostrare ai visitatori le idee pervenute e permettere che siano valutate) o attraverso l'indirizzo lacittafuturasenigallia@gmail.com oppure presentandole durante le giornate della festa. Riusciranno aderenti e simpatizzanti della Città futura a sfornare idee valide, buone da disegnare? Gli appassionati della grafica sperano di sì.

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