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lunedì 22 febbraio 2016

Primarie a Roma, i baffi (di Rossi) sotto al Colosseo

La "simbolite ironica" a Roma, a quanto pare, ha colto più persone. Il regolamento delle primarie romane per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra per la capitale prevede che sulla scheda debbano andare solo i nomi degli aspiranti primi cittadini, senza alcun'altra indicazione grafica; nonostante questo, sta prendendo piede la tendenza a elaborare comunque dei contrassegni per la campagna delle stesse primarie, con la certezza che non finiranno su nessuna scheda. Anche per questo, forse, chi li ha confezionati si è concesso un'ironia che difficilmente avrebbe potuto trovare sfogo in un'occasione ufficiale. Lo si era già visto con il simbolo di Gianfranco Mascia, parodia di Masha e Orso; capita oggi con l'emblema scelto da Domenico Rossi, sottosegretario di stato alla Difesa e candidato per Centro democratico (pur essendo stato eletto deputato con Scelta civica). 
A ben guardare, il suo emblema (che emerge dall'account di Twitter di Rossi) per più di metà sembra davvero pronto per essere schierato alle elezioni: il cognome impossibile da non notare (per le dimensioni e la scelta cromatica bianco-su-rosso), con tanto di appellativo di "sindaco" somiglia a tanti altri marchi elettorali che affollano i manifesti delle candidature; anche l'hashtag #rispettoperRoma, di conio più recente, non sembra "anomalo" rispetto ad altri contrassegni. A fare la differenza è l'elemento grafico per eccellenza: c'è una stilizzazione del Colosseo, come se ne vedono tante, ma questa si fonde con un elemento strano, che non ci si aspetta. E ci vuole qualche attimo in più per capire che l'Anfiteatro Flavio poggia su due baffi, che richiamano inevitabilmente quelli dello stesso Rossi, evidenti (anche se molto più chiari, anche rispetto ai capelli) nei manifesti e nelle grafiche che accostano viso ed emblema. 
Sulla scheda elettorale raramente qualcuno ha osato tanto (giusto a Mantova, per dire, alle ultime elezioni comunali si ricorda qualcosa di simile, con la lista personale del candidato sindaco del centrosinistra Mattia Palazzi, poi eletto), ma è probabile che alle "secondarie" non si arrivi a replicare questa soluzione, soprattutto se sarà qualcun altro a vincere le primarie. L'ironia grafica, in ogni caso, è stata lanciata e probabilmente fa parte in pieno della strategia dello stesso Rossi (anche se non sembra immediatamente legata al concetto di "rispetto" che lo stesso simbolo intende mettere in luce).
Al di là di Rossi, comunque, la tentazione di coniare un simbolo tocca anche altri. Roberto Morassut, per esempio: per i suoi manifesti ha fatto elaborare un logo imperniato sulle sue iniziali (che, tra l'altro, sono anche quelle della sigla convenzionale di Roma), accompagnato a un pallino rosso, un arco che si fonde con le lettere e l'anno in corso. In sé non è un simbolo vero e proprio e spesso non viene usato così; nelle grafiche destinate alla diffusione in rete, tuttavia, il logotipo viene inserito in un cerchio bianco a bordo marrone scuro, proprio lo stesso utilizzato per le lettere. Morale: al simbolo, in fondo, sembra difficile rinunciare, anche a costo di non doverlo utilizzare mai.

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