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mercoledì 8 febbraio 2017

Fgci, la bandiera dei giovani comunisti sventola di nuovo

Ci sono i simboli dei partiti, fatti per identificarsi, per la propaganda e anche per finire sulle schede elettorali. Ma ci sono anche quelli delle loro organizzazioni giovanili, che non nascono per essere votati o segnati con una croce - infatti molto spesso non sono tondi - ma hanno ancora la natura autentica e originaria del simbolo: quella che consente di identificarsi in qualcosa, in un gruppo e negli ideali da portare avanti, quando ancora forse è presto per combattere nell'agone politico (locale o nazionale) ma ci si prepara a farlo. Ci sono ma, a dire la verità, si sarebbe tentati di dire "c'erano": sembra di dover consegnare alla storia (della Prima e, in parte, della Seconda Repubblica) quegli emblemi, più o meno mutuati da quelli dei partiti seniores, proprio perché a essere sull'orlo dell'estinzione sembrano esserci proprio i partiti, non come numero (tutt'altro) ma come concetto, come forma. 
Qualcuno resiste (come la Federazione dei giovani socialisti), qualcuno si riconverte (come Forza Italia - Giovani, trasformazione della Giovane Italia legata al Pdl), qualcuno rinasce: è capitato anni fa, ad esempio, alla Gioventù liberale italiana, è capitato pochi mesi addietro alla Federazione giovanile comunista italiana. La sigla, Fgci, è la stessa rimasta in opera fino al 1991, anno in cui il Pci cambiò nome in Pds e portò alla nascita di una nuova associazione, la Sinistra giovanile. 
L'acronimo, a dire il vero, era stato usato anche dai giovani del Pdci, quando fu fondato nel 1998 da Diliberto e Cossutta, ma di quell'esperienza precedente conservò solo la sigla - di Federazione giovanile comunisti italiani, quasi la stessa cosa ma non proprio uguale - e la stella, senza adottare bandiere o altro. Quando il Pdci - attraverso il passaggio del Partito comunista d'Italia - ha iniziato seriamente a lavorare per la rifondazione del Pci, fino ad arrivare alla costituente di San Lazzaro di Savena (24 e 25 giugno 2016, a 12 chilometri dalla Bolognina, che ha eletto segretario Mauro Alboresi), anche i giovani si sono dati da fare e hanno pensato che si potesse ristabilire anche per loro un legame col passato pure sul piano grafico, senza peraltro rinunciare a qualche tocco di restyling.
"Dopo la ricostruzione del Pci con il simbolo storico - spiega Nicolò Monti, della segreteria nazionale dell'organizzazione giovanile - non potevamo non ricostruire anche la mitica Fgci. A settembre, pochi mesi dopo il congresso di Bologna, abbiano riunito a Roma i giovani del partito appena nato e dato quindo vita alla nuova Federazione Giovanile Comunista Italiana. Il simbolo è stata una scelta non ovvia, ci abbiamo pensato a come poteva essere disegnato per la nostra Fgci. Abbiamo infine deciso che l'emblema non poteva che essere quello storico, ma modernizzato quel tanto che basta per renderlo al passo con i tempi. Rispetto al logo storico abbiamo ristretto la bandiera rendendo meno evidente la piegatura. Inoltre la colorazione del simbolo è più accesa, la stella da gialla è diventata rossa e l'acronimo Fgci da nero è diventato bianco".
Quel simbolo è stato confermato dal congresso (ri)fondativo, tenutosi il 24 e il 25 settembre 2016 e con quello i giovani comunisti opereranno da qui in avanti. Come si diceva, sarà ben difficile che questo emblema finisca sulle schede (anche se, a dire il vero, dal 1953 al 1987 la Fgci originaria depositò comunque il proprio emblema al Viminale prima delle elezioni politiche, probabilmente per prevenire eventuali tentativi di copiare o depositare il simbolo da parte di altri: a lungo è stata depositata solo la composizione di falce, martello e stella, mentre nel 1987 la bandiera era quella ricordata da Monti); agli aderenti alla federazione, tuttavia, interesserà soprattutto fare politica e lavorare sul piano delle idee.  
Uno dei primi passi in questa direzione è il lancio di un documento-proposta in materia di scuola e università: L'istruzione che vogliamo. "Dopo una proposta forte di rottura della Ue e dei suoi vincoli (euro compreso), una proposta di riduzione di orario ed età di lavoro, la Fgci dice che il cambiamento radicale del nostro Paese passa per una riforma vera dell'Istruzione - dichiara Francesco Valerio Della Croce, segretario nazionale Fgci - L'Istruzione pubblica, sia superiore che universitaria, deve diventare interamente gratuita, azzerando le spese di guerra e finanziando la riforma con una tassa sui milionari. Diciamo, in più, che lo Stato deve garantire un biennio di lavoro retribuito presso le sue strutture ai neolaureati, per non lasciare solo i ragazzi al termine degli studi e per fruire delle abilità e dell'investimento nell'Istruzione gratuita. Bisogna riaffermare che si investe nel futuro quando si dà la priorità all'avvenire dei giovani. Non è più il tempo delle mance, dei bonus e della precarietà che uccide (come dimostra il drammatico caso di Michele, un giovane precario arrivato a togliersi la vita): è invece il momento di costruire l'alternativa di sistema, che sradichi alla radice gli orrori di questa società in crisi". Il simbolo è quasi quello di un tempo, ma in fondo nemmeno i problemi da affrontare sono cambiati più di tanto...

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