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mercoledì 22 febbraio 2017

Rinascita italiana? Bastavano un condottiero e un telefinanziere

A volte certi giorni, certi periodi passano alla storia per alcuni fatti, mettendo in ombra tutto il resto. Eppure, a cercare bene (a volte anche solo a cercare per caso), si scopre che di interessante c'è anche altro, al punto tale che merita di essere portato alla luce: i drogati di politica, in particolare, possono impazzire per una notizia cui è riservato un colonnino, che quasi rischia di sparire al di sotto di un titolo cubitale che prende tutta la pagina. 
Si prenda, ad esempio, il 18 febbraio 1992, the day after il primo episodio di Tangentopoli. Per rivivere quel giorno, affidiamoci a uno scritto di Giacomo Papi, Il giorno della manetta, pubblicato sul Post (ma in realtà è la rielaborazione di un estratto del racconto Atlante di un attimo, pubblicato nell'antologia Festa del perdono, edito da Bompiani nel 2014):
Quel martedì di 25 anni fa il tempo a Milano era saldamente inchiodato alle medie del periodo: -0,8°C di minima e 9 di massima, umidità al 35%, sotto la norma, vento mediamente debole, 8,5 chilometri all’ora, e visibilità atmosferica – cioè la distanza massima al di là della quale un oggetto cessa di essere visibile – oltre la soglia della foschia, a 10,6 chilometri. «Insomma», come scrisse quello, «con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una normale giornata di febbraio dell’anno 1992».Il Corriere della sera del 18 febbraio 1992 costava L.1200, milleduecento lire – sono andato a rileggerlo alla Biblioteca Sormani, la più grande di Milano – e in basso a destra c’era questo titolo: «Milano, arrestato il presidente dei Martinitt. Accusato di concussione finisce in carcere Mario Chiesa, socialista». L’articolo diceva: «Il mondo politico milanese è stato scosso da un clamoroso arresto. Ieri sera i carabinieri, su ordine della magistratura, hanno arrestato l’ingegner Mario Chiesa, 47 anni, socialista, presidente del Pio Albergo Trivulzio cui fanno capo la Baggina e i Martinitt, due istituzioni storiche che si prendono cura degli anziani e dei bambini senza genitori. L’accusa è gravissima: concussione, cioè aver preteso bustarelle approfittando del proprio ruolo di funzionario pubblico». All’interno c’è un articoletto firmato da Alessandro Sallusti, attualmente direttore del Giornale, che racconta le reazioni della giunta – lo sdegno e loscorno – e riporta una dichiarazione di Bobo Craxi, figlio dell’allora segretario del PSI, che assicura: «Il partito socialista milanese è completamente estraneo». [...] Due giorni prima di Mario Chiesa, a Volla, in provincia di Napoli, viene arrestato per tentata estorsione il signor Riccardi, consigliere comunale socialista, uno che grazie alla sua minore centralità geografica e politica riuscì a schivare la storia.
La scrittura è bella e riesce a portare, con pochi elementi, nel clima di allora. Vale la pena impiegare qualche minuto per leggersi tutto il testo (per poi, magari, scegliere di comprare il libro), per vedere cos'è cambiato e cosa è rimasto uguale (a partire da certi fatti e da certe firme sui giornali, come ricorda Papi più in là). Poi, a un certo punto, ecco il guizzo simbolico, che non ti aspetti, che hai dimenticato o, forse, mai hai saputo:
Qualcun altro, forse, [della storia] intuì la direzione, ma si mosse troppo in anticipo e non riuscì ad agganciarla: proprio il 18 febbraio – la notizia è a pagina 5 –  il telefinanziere Giorgio Mendella annunciò la nascita di un nuovo partito: «Si chiamerà “Rinascita italiana” e avrà come simbolo il volto del capitano di ventura Giovanni dalla Bande Nere». La comunicazione di Mendella, scrive il Corriere, sarà affidata a «un messaggio registrato su cassette, preparato nel suo rifugio dorato sulla Costa azzurra, e diffuso attraverso alcune tv locali». Berlusconi ancora si limitava a spronare il Milan in Coppa campioni. La sua «discesa in campo» sarebbe arrivata due anni dopo, il 26 gennaio 1994.
Ecco, lasciate stare Berlusconi, il Milan e la Coppa dei Campioni (non ancora Champions League: quel nome sarebbe arrivato pochi mesi dopo). Tornate indietro appena un po', a quel nome: Giorgio Mendella. Sì, proprio lui, nato monzese e cresciuto viareggino, battezzato televisivamente come venditore di quadri e nel 1988 fondatore di Rete Mia, canale generalista a diffusione nazionale (lo fu ufficialmente dopo l'emanazione della "legge Mammì" del 1990) e che, ironia della sorte, conquistò un po' di fama per avere strappato alla Rai proprio alcune partite di Coppa dei Campioni. Attraverso la sua tv, Mendella riuscì a proporsi al grande pubblico anche come proponente di investimenti nelle sue società, soprattutto attraverso la trasmissione Primo Mercato, anche grazie all'intervento di numerosi volti noti dello spettacolo. 
A dire il vero, in quell'inizio di 1992, i guai per Mendella erano già cominciati: la magistratura si stava già occupando di lui e il suo nome era già finito nelle cronache giudiziarie; nonostante questo, quattro anni dopo aver fondato la sua televisione, il "telefinanziere" penso che fosse giunto il momento di fondare anche il suo partito. Lo stesso giorno, per dire, Repubblica scrisse: "Mendella, ricercato dalla magistratura, vuole un seggio alla Camera". Il 21 febbraio, in effetti, qualcuno il simbolo di Rinascita italiana al Viminale lo depositò sul serio: sul tricolore di fondo, apparve davvero il profilo severo di Giovanni dalle Bande Nere e, pensando che pochi italiani lo avrebbero riconosciuto, il creatore dell'emblema pensò di riportare il nome anche nella parte inferiore del contrassegno.
La fine di quell'operazione politica, tuttavia, fu piuttosto ingloriosa: il 1° marzo sempre Repubblica scrisse che la campagna elettorale di Mendella aveva subito un "brusco stop", perché la Guardia di Finanza di Roma aveva "sequestrato nell'emittente Telemondo 7 cassette nelle quali Mendella invitava a raccogliere firme per presentare la sua lista, Rinascita italiana". Forse le firme - che pure erano dimezzate, visto lo scioglimento anticipato della legislatura - non sarebbero arrivate lo stesso, ma la faccia degli elettori di fronte al cipiglio di quel viso, spuntato su manifesti e schede, sarebbe stata tutta da commentare.

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