mercoledì 27 giugno 2018

Simboli sotto i mille (2018): il Nord (di Massimo Bosso)

Puntuale come una cambiale in scadenza, anche per questa tornata elettorale amministrativa arriva l'articolo sulle liste nei comuni sotto i mille abitanti: lì, come tutti i lettori di questo sito ben sanno, non è necessario produrre firme a sostegno della presentazione delle candidature. 
A parere di chi scrive, quest'esenzione si potrebbe rivedere, introducendo l'obbligo di raccogliere e depositare almeno dieci firme (una passeggiata, per chi è realmente presente sul territorio): eppure questa particolarità, da quando esiste, ogni anno consente di nascere e finire sulle schede a decine di liste che, alla resa dei conti, raccolgono una mera testimonianza, anche se - lo vedremo - in alcuni casi scattano addirittura dei seggi in consiglio comunale (quelli della minoranza, ovvio).
Il viaggio, come sempre, parte dal Piemonte. Come mai? Perché il Piemonte è una regione con moltissimi piccoli comuni e lì il fenomeno è largamente diffuso... e poi ci vivo io, quindi va bene cosi, mentre l'Emilia Romagna dell'amico gestore di questo sito è esente da questo fenomeno che fa la felicità dei drogati di politica. 
Si diceva dunque del Piemonte, ma prima di occuparci delle "liste sperdute", occorre dare conto di una presenza ricorrente che non passa inosservata: quella del Partito valore umano, formazione che si era impegnata molto in occasione delle ultime elezioni politiche, presentando liste in gran parte del territorio nazionale. Il Pvu, in particolare, si è presentato in undici comuni: in sette non ha ottenuto seggi, ma negli altri quattro ha portato a casa almeno un consigliere. A Cesara (Vb), per esempio, alla lista sono bastati 16 voti per ottenere 3 consiglieri, visto che doveva competere solo con un'altra formazione (Insieme per... il futuro), che ha vinto le elezioni; a Cinaglio, nell'astigiano, i voti erano 12, ma hanno comunque portato due consiglieri (oltre alla lista vincitrice c'era una terza formazione, tra poco si scoprirà quale). Anche a Ternengo (Bi) e Salerano Canavese (To) le liste in corsa erano tre e il Partito valore umano è arrivato terzo, ma rispettivamente con 12 e 8 voti ha comunque eletto una persona in ciascuno dei due consigli comunali. 
Il terzo seggio spettante all'opposizione nel comune di Cinaglio è andato a CasaPound Italia (che ha ottenuto il 4,48%) ed è anche l'unico seggio che il simbolo della tartaruga ottagonale ha ottenuto in Piemonte: la formazione nazionale guidata da Gianluca Iannone e Simone Di Stefano, infatti, è rimasta a secco a Molino dei Torti (Al), Landiona (No) Scarmagno (To) e Murello (Cn). Da segnalare, in quest'ultimo comune, che i tre seggi di minoranza sono andati a una lista con il simbolo ufficiale di Fratelli d'Italia: con il suo 20,3% (106 voti) fa segnare un risultato molto soddisfacente per l'unica presenza del partito di Giorgia Meloni in un comune piemontese sotto i mille abitanti.
Sempre in provincia di Cuneo, ad Acceglio, una presenza di Impegno Sociale, formazione di destra che nel 2017 aveva presentato in diversi comuni della “granda” ottenendo anche degli eletti: questa volta è andata decisamente meno bene, visto che dalle urne è uscito solo un voto (pari allo 0,90%) e zero eletti, dal momento che le liste in corsa erano tre (e le altre due, Per il futuro di Acceglio e La rinascita di Acceglio, erano tutte simbolicamente "floreali"). E' andata meglio, in proporzione, alla Lega in uno dei piccoli comuni citati prima a proposito del Partito valore umano: a Salerano, infatti, sono arrivati due seggi con l'8,94% (ma la vittoria, ovviamente, è andata alla lista locale Si - Salerano insieme).
Rimanendo in Piemonte, altri casi meritano assolutamente di essere segnalati per la loro particolarità. Merita una capatina il piccolissimo comune di Bergolo, in provincia di Cuneo, 108 elettori e 35 votanti. Lì si sono presentate due liste civiche, entrambe con una grafica dal sapore degli anni '50 (quasi fatta a china). Non si sa se alla base della doppia presentazione ci sia qualche accordo, sta di fatto che la lista della campana ha preso tre voti ed è entrata in consiglio (tre voti, tre seggi), ma la sua presenza è bastata a evitare che scattasse l'obbligo di raggiungere il quorum del 50% degli aventi diritto al voto, con relativo commissariamento ove non ci si fosse riusciti (e qui aveva votato solo un elettore su tre). 
A Novalesa, piccolo centro nel torinese di 470 elettori, ci si è invece espressi molto di più, visto che di liste ne sono state presentate cinque: tra queste, due erano certamente locali (una delle quali, guarda caso, ha vinto le elezioni) e si sono spartite 334 voti su 343; altri 6 (l'1,74%) sono andati a un'altra civica, Rilanciamo Novalesa, dalla grafica simil-Pdl (ma decisamente ritoccata in casa e in fretta, come il bordo della circonferenza "smangiato" in più punti testimonia chiaramente), inevitabilmente rimasta fuori dal consiglio. Stesso destino per il Partito valore umano (che ha ottenuto gli altri 3 voti) e per il Popolo della Famiglia, rimasto del tutto a zero. 
Al partito di Mario Adinolfi è andata decisamente meglio - almeno in termini relativi, s'intende - a Feisoglio (Cn), dov'è arrivato il 37,32% (ma la lista aveva un minimo di collegamento con il territorio, visto che il nome effettivo della lista era Feisoglio insieme e, oltre alla "pulce" del partito, all'interno del contrassegno c'era uno dei simboli per eccellenza di quell'area geografica, la nocciola) e a Roure (To) dove ha raccolto il 19,17%, questa volta con il simbolo nazionale puro e semplice. In entrambi i comuni, essendovi solo due liste, tutti e tre i consiglieri di opposizione sono andati al Pdf e parteciperanno alla vita amministrativa dei comuni per i prossimi cinque anni.
Prima di lasciare il Piemonte, non si può evitare una visitina - anzi, un giretto - al comune di Balocco, in provincia di Vercelli, un luogo noto soprattutto agli appassionati di motori perché ospita i circuiti di prova della Fiat Chrysler Automobiles, fatti costruire negli anni '60 dall'Alfa Romeo. Qualcosa di quella tradizione radicata è evidentemente rimasto nel simbolo della lista vincitrice, Balocco e Bastia insieme (il cui slogan elettorale è "proseguiamo nel cambiamento", ossia il mutamento da conservare): l'elemento più visibile è proprio un'auto storica gialla, anche se a ben guardare quello scelto per questa lista civica non è certo un modello dell'Alfa (sembra piuttosto una Mercedes anni '30). 
A scrutinio completato, Balocco e Bastia insieme si è aggiudicata tutti i voti espressi, tranne dieci. Quelli sono andati alla seconda lista in corsa, una lista civica. Anzi, la Lista civica, perché si chiamava proprio così, senza alcuna altra indicazione nominale e con una campitura tricolore a corone concentriche, con un arco "tagliato" giusto perché il nome possa trovare posto nel contrassegno. Puntualmente dunque in questa provincia è sbucata una lista che, come spesso accade, ha conquistato tre seggi: il promotore è uno del posto che ben conosciamo e il simbolo utilizzato potrebbe tornare buono in futuro, per altri comuni in situazioni simili.
Mentre si sta per lasciare il Piemonte, pare di sentire qualcuno che chiede: "Ma come, quest'anno niente liste Bunga Bunga?" A queste persone, evidentemente distratte, va ricordato un articolo di questo sito che nelle settimane scorse si è già occupato del simbolo del Met, il soggetto politico (se così lo si può definire) che quest'anno ha preso il posto di Bunga Bunga e ha ottenuto nel vercellese un voto a Lenta e ben tre a Lignana, ovviamente andati persi vista la presenza di liste di paese. Un esperimento a quanto pare non riuscito, o forse riuscito, considerando che l'ideatore delle liste voleva dimostrare che un nome ben congegnato acchiappa i voti e magari qualche eletto, mentre un progetto dall'immagine più credibile non lo nota nessuno.


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Lasciato stavolta sul serio il Piemonte, andiamo in Lombardia... anzi no: visto il caldo di questi giorni, un giretto in Liguria non guasta. Il giro al mare, però, è breve, perché di interessante c'è solo il comune di Carro, in provincia di La Spezia. Lì le liste che si affrontavano erano tre: accanto alla lista del sindaco uscente di centrosinistra e a quella del gruppo più consistente di sfidanti (Carro per il bene di tutti, con ampio sfoggio dei più comuni caratteri messi a disposizione dal computer e un minimo sforzo grafico), si era presentata la lista Il gruppo della legalità. Fine indubbiamente nobile, ma risultato scarso: 6 voti, pari al 1,74%, e nessun seggio.

Dopo la capatina in Liguria, eccoci in Lombardia, unica altra regione del Nord davvero interessante dal nostro punto di vista. Se nessuno dubita che a Soiano del Lago (Bs) la lista arrivata seconda, Soiano a 360°, che nel contrassegno riuniva le "pulci" di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, fosse realmente legata al territorio (difficile credere diversamente, visto il suo 40,3%, un risultato migliore in proporzione rispetto ai tre consiglieri ottenuti), un discorso diverso deve farsi per Bosnasco, piccolo centro del pavese. 
Lì le liste presentate erano 5 liste: le prime due - Uniti per Bosnasco, la vincitrice, e Vivere Bosnasco - hanno raccolto la maggior parte dei voti, mentre al terzo posto si è classificata la Lega che, con il suo 11,22%, è riuscita a ottenere un consigliere; la nostra attenzione, tuttavia, è tutta per il Movimento Lavoratori Giovani ed il Movimento Italia più bella, due formazioni già viste nel nel 2017 a Monticelli (sempre in provincia di Pavia), anche se una si chiamava Movimento Giovani Alleati. Definire essenziale e minimal la grafica dei loro due contrassegni è fare quasi un complimento a chi l'ha elaborata (e la mano sembra proprio la stessa); sta di fatto che le due formazioni hanno ottenuto un voto a testa (pari allo 0,25%) e, naturalmente, questo non consente loro nemmeno di provare ad avvicinarsi all'emiciclo del consiglio comunale.
Cinque liste anche a Nicorvo, altro piccolo comune della provincia di Pavia. Da segnalare, innanzitutto, l'unica presenza del Movimento Animalista voluto da Michela Vittoria Brambilla, con l'emblema adattato agli spazi delineati dalla scheda elettorale (se non è la prima volta in cui questo è accaduto, davvero poco ci manca): come candidato sindaco presentava lo chef vegano Andrea Olivelli, che nell'urna ha ottenuto 5 voti, pari al 2,55%. Vi sembra poco? Pensate allora al destino tristissimo - zero voti e, naturalmente, zero consiglieri - cui invece è andato incontro sempre a Nicorvo il Movimento S.F.I.A.M., una formazione che i veri drogati di politica e di elezioni piucchelocali non possono davvero dimenticare.  
L'emblema, in effetti, è già stato visto più volte nel corso degli ultimi anni in diversi microcomuni italiani. La grafica, scarna e molto letterale, richiama evidentemente quella delle liste presentate a Bosnasco (al di là del giallo usato al posto del rosso e al di là del fatto che quelle due liste, insieme, hanno acchiappato almeno due voti), ma anche quella dell'altrettanto indimenticabile Movimento P.I.L.U - e nessuno, sventuratamente, ha modo di sapere a cosa corrispondano questi acronimi imperdibili - che aveva corso alle comunali del 2013 proprio a Nicorvo, assieme ad altre 6 liste. Allora quella lista aveva ottenuto almeno un voto: la voglia di divertirsi, evidentemente, a qualcuno non è passata. 
Andando avanti ma rimanendo nel pavese, verrebbe da dire "Avanti Savoia!!!". Questo per lo meno a guardare gli esiti elettorali di San Damiano al Colle: i molti simpatizzanti della monarchia non potranno che essere lieti di sapere che tre candidati di Italia Reale - formazione che alle ultime politiche faceva parte del Blocco nazionale per le libertà, assieme a DemoCristiana di Denis Martucci, e si è anche presentata a macchia di leopardo sulle schede della Camera - sono riusciti a entrare in consiglio comunale. Certo al risultato ha contribuito in modo determinante che Italia Reale fosse l'unica altra lista presente oltre a quella vincitrice: il 4,53% è stato sufficiente a centrare il risultato.
Spostandoci molto più a destra, troviamo Forza Nuova che a Laglio (Co) elegge tre consiglieri con il 7,22%: si tratta dell'unica presenza in comuni sotto i mille del partito di Roberto Fiore, formazione che in passato si presentava spesso a elezioni di questo tipo (dunque senza firme) per cercare di ottenere qualche rappresentante con più intensità. Imperdibile poi il simbolo di Stop Commissariamento, perché se non altro dichiara il programma nel suo simbolo stesso (costruito come un divieto di fermata senza il fondo blu): il gruppo che aveva costituito la lista - quasi tutti volontari che gravitano nell'orbita dell'Auser, si è letto sulla stampa - hanno spiegato prima del voto che il loro scopo era proprio evitare al comune di Borgofranco sul Po, nel mantovano, il rischio del commissariamento qualora non fosse andato a votare un elettore su due. In effetti non ci sarebbe stato bisogno di loro, vista la presenza di una terza lista che - sempre a quanto si è letto sulla Gazzetta di Mantova - sarebbe stata presentata da "un gruppo di agenti penitenziari non residenti in paese". Alla fine Stop commissariamento una battaglia l'ha comunque vinto: coi suoi 19 voti ha ottenuto due dei tre seggi riservati all'opposizione, lasciando il terzo alla lista Passi nel futuro (14 voti, 5,03%).
Ultima tappa del tour lombardo - e, più in generale, in tutto il nord Italia che ha votato nelle scorse settimane - è Agra, comunello della provincia di Varese. Lì di liste ne sono state presentate tre: due erano certamente autoctone, mentre è più difficile capire perché qualcuno abbia presentato la terza, Progetto sociale per Agra. Il simbolo, intendiamoci, è anche accettabile sul piano grafico (di solito in questi casi l'occhio vede di molto, molto peggio), ma alla fine della fiera il carniere è vuoto, che più vuoto non si può: zero voti ottenuti, mentre le due liste locali hanno fatto il pieno. Il Progetto non ha convinto nessuno o, forse, a pensarci bene non lo conosceva nessuno?

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