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venerdì 20 settembre 2019

Il cantiere democristiano di Cesa e una proposta a tre per ripartire

Che periodicamente la politica italiana sia investita da ventate di "voglia di passato e di storia" è cosa nota: lo dimostra la sopravvivenza o il tentativo di contendersi i simboli che per anni hanno caratterizzato i lavori nelle aule parlamentari e a livello locale, cercando peraltro di ricaratterizzarli in senso attuale o futuro. Il fenomeno è particolarmente marcato in area post-democristiana, o anche semplicemente democristiana, visto che chi si riconosce in quei valori continua a chiamarsi democristiano, anche se in Parlamento un partito con quel nome non c'è più stabilmente dall'inizio del 1994
Si prenda, per esempio, una dichiarazione fresca di Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc dal 2005 (quasi un record, di questi tempi) e reduce dalla festa del partito intitolata "La forza della ragionevolezza", svoltasi a Fiuggi il 14 e 15 settembre. Ieri, dopo un incontro con vari esponenti di forze politiche riconducibili al centro che si sarebbe svolto il 18 settembre e che lui stesso avrebbe promosso, ha dichiarato quanto segue a Roberta Lanzara di Adnkronos:  
"Ieri si è deciso di mettere in piedi un cantiere di area democristiana, di centro. Fare un patto federativo per dare forza ad un'area popolare - democratico - cristiana - riformista - liberale che argini la sinistra ed i sovranisti. Vogliamo riaggregare quel settore che militava nella Democrazia Cristiana e metteva al centro della politica la difesa delle fasce più deboli. Il sogno e l'obiettivo? Una Dc proiettata nel futuro. Lo scudo crociato? Naturalmente sarà il simbolo, perché senza memoria non c'è avvenire. Io credo ci debba essere, ma sarà oggetto di discussione tra noi. All'incontro c'era una quarantina di persone. Ieri nessun parlamentare, dell'Udc solo io. Tra i partecipanti, rappresentanti di Dc, Cdu, Mir, Popolari per l'Italia, Popolari per la Puglia, anche repubblicani e liberali di area democristiana, Politica Insieme, Movimento per la Vita con i presenti alla festa dell'Udc a Fiuggi e all'incontro organizzato da Bassetti... Mi sono trovato circondato... C'è bisogno di buon senso, di un partito della ragionevolezza che si richiami ai valori del popolarismo cattolico. Non intravediamo nella politica attuale partiti e persone che si stiano preoccupando dei problemi della gente. Vediamo solo tatticismi. Per questo, stiamo costruendo un partito moderato ed europeista che si muovi su alcuni binari: il valore e l'importanza dell'Europa, il lavoro e la crescita, la scuola, la sanità, la famiglia, la vita. Ci rivedremo tra una decina di giorni invitando i leader delle altre associazioni che non hanno partecipato all'incontro di ieri, per vedere chi ha interesse o no. Noi come Udc stiamo facendo lo sforzo di 'unire', senza pretese di primogenitura. Entro una settimana, dieci giorni allargheremo il tavolo di ieri anche ai parlamentari di area cattolica dei vari partiti. Li coinvolgeremo in questo progetto politico e vedremo chi ci sta e chi no".
La domanda è sempre la stessa e tocca ripeterlo: stavolta si fa sul serio? Difficile dirlo, perché tutte le volte sembrano esserci ingredienti utili, come sembrano mancarne altri. Qui l'intenzione c'è, come sembrano mostrare le parole di Paola Binetti, senatrice iscritta all'Udc (anche se fa parte del gruppo di Forza Italia), rilasciate sempre ad Adnkronos: 
"La nuova sfida è rioccupare un'area che ci appartiene che è quella del centro. Non ero né alla cena della Carfagna né alla riunione di Renzi, ma accanto a Cesa, rivedendo la realtà del mondo dell'associazionismo cattolico. Oggi è chiaro che non sono le due aree estreme quelle che parlano agli italiani che non vanno a votare. Le capriole di questi giorni in tutti i sensi dimostrano il disagio istituzionale diffuso, che porta a riscoprire chi da sempre ha conservato una posizione che è geograficamente, politicamente e culturalmente facilmente identificabile con valori facilmente strutturabili nell'Udc. La festa dell'Unione di Centro a Fiuggi è stata una presa di coscienza sulla nostra responsabilità di uscire per strada ed andare a cercare le persone ed intercettare il loro consenso. Oggi questa realtà dice ai suoi potenziali elettori: noi siamo qua e vi aspettiamo in modo inclusivo. Prima eravamo in attesa passiva, abbiamo sbagliato perché siamo rimasti ad aspettare. Stiamo prendendo posizione, stiamo cercando di evitare quello che è il rischio più grosso del centro che è essere insipido, anonimo e poco attrattivo. Viceversa Cesa sta rilanciando la forza della tranquillità operativa, di una fedeltà costante ai valori e alla capacità di dialogo costante con tutti. Senza che ciò faccia fare capriole a destra e a sinistra".
Il riferimento di Binetti a Fiuggi è interessante, per quello che contengono le sue parole e anche per altre ragioni, sempre legate alla possibilità che torni, in qualche modo, una nuova Dc. A Fiuggi, tra i presenti, c'era anche Pellegrino Leo, già sindaco democristiano di Caltabellotta dal 1992 al 1994 e più volte citato in questo sito per il suo contributo dato alla causa della riattivazione della Democrazia cristiana, sia partecipando a iniziative altrui (a costo di contestarle quando prendevano pieghe o seguivano percorsi diversi da quelli da lui suggeriti), sia proponendone di proprie (come il "risveglio dal basso", riaprendo le sedi locali per arrivare via via al rinnovo dei vertici). 
"Sono andato a Fiuggi - spiega Leo - dopo aver incontrato una prima volta Lorenzo Cesa in Sicilia, regione in cui l'Udc conta sei deputati regionali e due assessori, una situazione decisamente più florida rispetto alla non buona salute dimostrata nel resto del paese - spiega -. Già parlando con alcuni di quegli eletti avevo fatto notare che se l'Udc aveva difficoltà a livello nazionale, noi della Dc combattiamo da oltre 15 anni per esistere, quindi sarebbe il caso di unire le forze, perché le liti non portano da nessuna parte. In fondo per l'Udc si tratterebbe solo di togliere una U al suo nome... Ho detto le stesse cose a Cesa, invitandolo a rifare la Dc, precisando che la mia era una proposta politica e non di posti in lista da ottenere: lui ha detto di essere sempre stato disponibile a questo e mi ha dato appuntamento a Fiuggi".
In effetti nel fine settimana di Fiuggi si respirava la "voglia di Dc": dopo la tavola rotonda di domenica mattina - moderata da Marco Frittella del Tg1 - tra Stefano Andreotti, Flavia Piccoli e Maria Fida Moro, nella memoria dei rispettivi padri, Cesa ha iniziato marcando la distanza della politica attuale da quella di allora ("dobbiamo parlare di Di Maio, Di Battista, Salvini: è il segno dei tempi"), evidenziando che "è il segno di quanto sia ancora attuale quello scudo crociato e di quanto dobbiamo impegnarci per ricostruire qualcosa di serio in questo Paese"; ha aggiunto che "l'Italia degli estremi ha fatto solo danni e purtroppo, lo abbiamo visto, anche negli ultimi anni continua a produrne. In questi due giorni, nel nostro piccolo, abbiamo dato una dimostrazione che si può ancora fare politica in un altro modo, coinvolgendo ed includendo anziché insultando e demonizzando ed è così che abbiamo il dovere di continuare a fare... da democristiani", sottolineando dopo una minipausa "... ché noi siamo democratici cristiani". Il concetto è tornato poco dopo, nel rivendicare l'impegno leale per il centrodestra ("un contributo non sempre valutato per l'apporto numerico e per la valenza politica dell'Udc: questo non deve più accadere!") e con una convinzione: "Nessuno di noi vuole morire sovranista: eravamo, siamo e saremo nell'alveo del popolarismo europei, eravamo, siamo e saremo sempre democratici cristiani!".
Proprio a Fiuggi, Pellegrino Leo ha parlato più volte con Paola Binetti: "Lei ha riconosciuto - spiega Leo - che a metà degli anni '90 la Chiesa sbagliò nell'abbandonare il partito di riferimento dei cattolici e gli effetti negativi di quella scelta si vedono ancora oggi. Ci sarebbe bisogno di un partito di centro forte e con appoggi importanti; questo però finora non si è potuto fare perché sulla scena ci sono tanti nani che vogliono fare i giganti e questo ha bloccato tutto". Leo è convinto che quel partito non possa nascere senza forti sostegni come quelli che un tempo la Dc aveva dalla Chiesa e dalla Coldiretti e pensa che proprio Binetti possa essere una buona ambasciatrice nei confronti del mondo religioso, per sanare quella frattura di un quarto di secolo fa
La stessa senatrice, tuttavia, secondo Pellegrino Leo potrebbe essere la persona giusta per convincere a un impegno diretto quei tre figli di padri nobili che sono intervenuti alla festa dell'Udc: "Io ho parlato con Stefano Andreotti, Flavia Piccoli e Maria Fida Moro, ho condiviso con loro pensieri e ricordi, ma li ho sollecitati a parlare di attualità e non di memoria, invitandoli a impegnarsi in prima persona, in una sorta di triumvirato di pregio. In effetti Flavia Piccoli ha manifestato dei dubbi, ricordando che il padre Flaminio aveva provato a rimettere in piedi la Dc e non ci era riuscito: conosco bene quella storia, perché c'ero anch'io a diverse riunioni ai Frentani con lui, ma il fatto che l'operazione non sia riuscita a Flaminio Piccoli non significa che non possa essere politicamente valida ed efficace se la propone la figlia assieme ad altre persone". Leo è convinto che molti sarebbero interessati a una "nuova" Dc con un programma politico serio, che si occupasse dei problemi attuali, fosse guidata da quelle tre persone e si distinguesse, come sempre, con lo scudo crociato: "Ovviamente occorre la collaborazione di Cesa, visto che, piaccia o no, il simbolo negli ultimi anni lo ha usato l'Udc ed è stata tutelata in questo dai vari uffici elettorali: se lui fosse disposto a mettere lo scudo a disposizione per un progetto solido, guidato da persone di valore come i figli di Andreotti, Moro e Piccoli, chi potrebbe mettersi di traverso? Tornerebbero a casa tante persone deluse, che negli ultimi anni hanno guardato ad altri partiti o che speravano di rivedere la Dc in azione e finora non sono state accontentate". 
I progetti di Cesa andranno nella direzione sperata da Leo? In ogni caso non c'è dubbio: una nuova puntata è in arrivo nella storia dello scudo crociato, stavolta ben lontana dalle aule di tribunale.

2 commenti:

  1. Gentile e fremente Dr. Maestri,
    l'articolo è esaustivo,chiaro e coerente e Lei è " un maestro attivo" della comunicazione.
    Mio padre Giuseppe, presso il cui studio a Caltanissetta si svolse il primo congresso regionale e nazionale , e lo stesso disegnò il simbolo e scrisse lo statuto che dopo mesi tramite S.E. Spataro, furono consegnati a De Gasperi,mi disse un giorno che in politica si diventa regali quanto si serve e non si è serviti,
    I pochi democristiani di oggi dovrebbero essere testimoni operanti del verbo sturziano.
    E ai rappresentati di Ponlitica Insieme e MPV, che scrivono rivolti ai demoscristiani :"ite pure,anche noi imo ,ma da un'altra parte , vale a bene ricordare il broccardo :"un tronco di albero potrà navigare secoli nel fiume,ma non diventerà mai un coccodrillo.
    Ossequi cordiali e a bien tot.
    On.le Alberto Alessi.

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  2. mi chiamo Comm.De Benedittis Mario ex DEL MIN.VITO LATTANZI DI BARI PUGLIA DEMOCRATICO CRISTIANO PER LA VITA FEDELE SI MIEI FRATELLI E SORELLE ITALIANI (SI LA NOSTRA PATRIA) CON LA TESSERA n.0928664 Circolo Di Corato (Bari) e sono un EPOCALE VERACE FINO AL 1993 QUANDO MARTINAZZOLI HA CHIUSO ABUSIVAMENTE LA MIA D.C. HO ASSISTITO FINO AD OGGI 2019 A VARUE DIATRIBE .DI ASS. ABUSUVE E DEMENZIALI PROCLAMANDOSI PROPRIETARI DELLA VERA DEMOCRAZIA CRISTIANA PRENDENDO PER ILCULO POVERI ITALIANI E TESSERARLI A NOME DI FANTASMODICHE ASSOCIAZIONI D.C. E ACCUMULANDO SOLDI DI POVERI TESSERATI (ORA SEGUO GLI UINICI CHE appartengono ai sopravvissuti si TESSERATI DEL 1993 SPRAVVIVONO E CHE HANNO VINTA LA FAMOSA CAUSA CONTRO TUTTI DEL 10/10/1993 nella SENTENZA 25999 QUINDI RISORGEREMO PER IL BENE DEI NOSTRI FRATELLI ITALIANI COMM. MARIO DE BENEDITTIS ROMA 333/3312732

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