giovedì 18 marzo 2021

Ancora sul simbolo dell'Idv negato a L'Alternativa c'è: le versioni dei fatti

Nell'articolo di ieri si è annunciato che la componente del gruppo misto al Senato di L'Alternativa c'è - e non il gruppo, come si era creduto in un primo tempo - non è (ancora) nata e c'è il serio rischio che non nasca affatto, a maggior ragione dopo che alcuni giorni fa per l'articolazione parlamentare è venuta meno la rappresentanza dell'Italia dei valori e, di conseguenza, la possibilità di fruire del suo simbolo. La questione, tuttavia, oggi è rimasta di attualità perché sono state diffuse nuove informazioni rilevanti: in particolare, Matteo Pucciarelli ha intervistato per 
la Repubblica Ignazio Messina, segretario dell'Idv, per cercare di capire cosa effettivamente sia accaduto. 
Ricordato che tra i partiti che avevano partecipato in forma visibile alle elezioni, anche all'interno di altre liste - e che dunque potevano consentire sulla carta il sorgere di un gruppo al Senato o, se la compagine fosse stata sotto i dieci membri, almeno di una componente - il più compatibile con gli espulsi dal MoVimento 5 Stelle sembrava proprio l'Idv, l'articolo ricorda che "i
l primo incontro a Palermo tra emissari" di coloro che erano stati espulsi dal gruppo del M5S "e Messina è datato 14 febbraio. Idv dà un via libera all'operazione parziale, ponendo una condizione: che non fosse solo un mero espediente tecnico ma che dietro si lavorasse ad un progetto politico vero e proprio".
"Invece da quel che ho visto - ha spiegato Messina a Pucciarelli - volevano solo il simbolo. Abbiamo fatto diverse riunioni e non siamo mai arrivati a un dunque. Nel loro documento programmatico non c'era una riga sul lavoro, sulla giustizia, insomma mi è parso qualcosa fatto senza crederci". Scrive poi Pucciarelli che "per Idv andava bene l'opposizione al governo Draghi, ma restando nell'alveo del centrosinistra, con una netta alternatività rispetto a Fratelli d'Italia e a Giorgia Meloni"; in più "prevalevano logiche di rancore contro il M5S, a me il Movimento può fare simpatia o meno ma non ho mica conti in sospeso". L'articolo si chiude notando che "se con gli incontri con - ad esempio - il senatore Mattia Crucioli e il deputato Pino Cabras le cose sono andate non bene, Messina è convinto che con altri usciti dal Movimento invece sia possibile ragionare ancora", "ma meglio non anticipare troppo - ha concluso Messina - vediamo con calma". 
Il segretario dell'Idv dice di essere un po' dispiaciuto, "ma non è stato tempo perso, ho comunque imparato qualcosa". Non sembrano peraltro molto felici nemmeno i senatori che avevano chiesto di formare la componente L'Alternativa c'è al Senato: sulla pagina di Mattia Crucioli poche ore fa è apparso un post firmato anche da Margherita 
Corrado, Luisa Angrisani e Bianca Laura Granato nel quale si dichiarano "i veri motivi del ritiro" del simbolo. Si riporta di seguito il contenuto del post:
Il manifesto de L'Alternativa c'è (che non ha alcuna pretesa di costituire un programma esaustivo) era stato inviato all'Avv. Messina che, lungi dal criticarlo, aveva contribuito a redigerlo: l'argomento è quindi evidentemente pretestuoso. La realtà è che, nonostante originariamente avesse dichiarato di non porre condizioni all'utilizzo del simbolo, il legale rappresentante di Idv intendeva indirizzare il costituendo gruppo verso l'appoggio a Conte e alla coalizione di centrosinistra, nonostante gli avessimo chiaramente rappresentato di voler essere alternativi al finto bipolarismo destra-sinistra che l'Italia ha dovuto subire per troppo tempo. Su una cosa, quindi, concordiamo con il rappresentante di Idv: non ci sono le condizioni per tentare un progetto insieme, perché noi abbiamo una parola sola. Ciò non significa, contrariamente a quanto titola La Repubblica, che L'Alternativa c'è "naufraga al Senato": noi andiamo avanti, né con Draghi, né con Conte, e tantomeno con la destra, mantenendo la nostra coerenza e raccontandovi soltanto la verità.
A questo punto, archiviata (si può dire definitivamente) la possibilità di veder tornare con queste persone il simbolo dell'Idv rappresentato al Senato, a L'Alternativa c'è non resta che aspettare il responso della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama, almeno per sapere se potranno formare una loro componente del gruppo misto da soli, se non altro per potersi distinguere nei resoconti stenografici e nei filmati di seduta con la loro personale "etichetta". Se la risposta non arriverà o sarà negativa (risposta che invece non attende più Tiziana Drago, che aveva chiesto di formare la componente Alternativa popolare, ma proprio oggi ha aderito a Fratelli d'Italia), l'unica alternativa al desistere sarebbe cercare un'altra forza politica che, avendo partecipato alle elezioni del Senato del 2018, potrebbe permettere di ottenere lo stesso effetto (ammesso che i suoi legali rappresentanti siano d'accordo e non cambino idea). Nel frattempo, aspettiamo con ansia il simbolo ufficiale di L'Alternativa c'è, che serve anche a prescindere dall'esistenza di gruppi o componenti. Anzi, serve soprattutto se non ci sono o se sono in una sola Camera.

mercoledì 17 marzo 2021

L'Alternativa c'è, ma al Senato non si vede (a causa dell'Idv, ma non solo)

Meno di un mese fa, il 23 febbraio 2021, è stata autorizzata alla Camera la costituzione all'interno del gruppo misto della componente politica L'Alternativa c'è, richiesta il giorno stesso. Si trattava dunque del nome scelto dalle persone elette in Parlamento con il MoVimento 5 Stelle e che sono state espulse dal gruppo e dal M5S stesso per non avere votato la fiducia al governo Draghi, dopo che in un primo tempo era circolata la possibilità che il nome utilizzato potesse essere semplicemente "Alternativa". Una scelta non casuale: si trattava di un messaggio volutamente apposto al 
there is no alternative proposto di frequente da Margaret Thatcher.
Ci sarebbe già un simbolo da abbinare al nome ("una ruota dentata con all'interno una stella tricolore. Un logo che richiama la fratellanza tra lavoratori" aveva anticipato sempre il 23 febbraio Antonio Atte per Adnkronos), anche se ancora non è stato mostrato. Più che su quell'emblema, tuttavia, l'attenzione dei più - e anche quella di chi scrive ora - si era concentrata su un altro simbolo, quello dell'Italia dei valori, che sembrava fosse stato messo a disposizione di senatrici e senatori ex M5S per poter avere riconoscibilità all'interno di Palazzo Madama. In tal senso, per lo meno, erano state le dichiarazioni di varie persone elette e anche di Ignazio Messina, attuale segretario dell'Idv, che si era detto disponibile a dichiarare che la nascitura articolazione parlamentare avrebbe rappresentato l'Idv - in modo che questa potesse formarsi senza essere ostacolata in questo dalle modifiche apportate alla fine del 2017 al regolamento del Senato - purché ci fosse l'intenzione di dare vita a un "progetto politico nuovo partendo da idee e valori condivisi" (sempre parole raccolte da Atte) e non la semplice idea di sfruttare un espediente tecnico.
Per vari giorni, in effetti, si era pensato che la strada fosse quella di formare addirittura un gruppo a Palazzo Madama, sulla scorta di quanto già avvenuto con il gruppo di Italia viva - Psi grazie alla partecipazione di quest'ultimo (questo del resto era stato il paragone fatto da Messina a ilGiornale.it). Nella seduta del 10 marzo 2021, tuttavia, si è appreso - basta leggere il resoconto stenografico di quella seduta per averne riscontro - che il 24 febbraio scorso, dunque il giorno dopo rispetto alla costituzione della componente a Montecitorio, era stata depositata presso la Presidenza del Senato "un'istanza per la costituzione di una componente all'interno del Gruppo Misto": non un gruppo, dunque, ma una componente, anche perché la richiesta era pervenuta da sei persone elette in Senato. Dopo sedici giorni da allora, tuttavia, il senatore di L'Alternativa c'è Mattia Crucioli ha sollecitato la vicepresidente di turno, Anna Rossomando (Pd), ricordando che "la Presidenza può autorizzare l'istituzione di una componente oppure, in caso di dubbio, convocare la Giunta per il Regolamento" ed evidenziando "l'importanza, in questa situazione in cui la maggioranza coinvolge quasi interamente le forze del Parlamento, di avere la possibilità di fare un'opposizione organizzata, anche attraverso le forme indicate dal Regolamento, che appunto prevedono la costituzione di componenti all'interno del Gruppo Misto". Crucioli chiudeva il suo intervento notando: "Il ritardo o, peggio, il diniego alla costituzione di questa componente comprime la possibilità di fare opposizione in forma organizzata, non come singoli, ma come collettivo, in rappresentanza di una collettività maggiore presente nel Paese e che non è rappresentata in questo Parlamento al momento. Rossomando non ha potuto far altro che dire che della questione si era parlato il giorno prima nella conferenza dei capigruppo e che avrebbe riferito la sua richiesta alla presidenza.
Si è poi appreso, attraverso il profilo Facebook del senatore Crucioli, che per "mercoledì", cioè oggi, era attesa la decisione sul punto. In effetti, la Giunta per il regolamento era stata convocata per questa mattina alle ore 11 e 30, avendo come unico punto all'ordine del giorno "Prosecuzione discussione sulle componenti del Gruppo Misto". Già, prosecuzione, perché in realtà la discussione era già iniziata mesi fa e non certo con riguardo al caso di L'Alternativa c'è, anche se le questioni in ballo erano sempre relative ad articolazioni di senatrici elette con il MoVimento 5 Stelle e passate al gruppo misto. In particolare, Tiziana Drago e Paola Nugnes avevano chiesto di costituire nel gruppo misto le componenti politiche rispettivamente di Alternativa popolare e Rifondazione comunista: il primo partito aveva partecipato in modo manifesto alle elezioni del 2018, consentendo alla Camera il sorgere - non senza polemiche - della componente di Popolo protagonista - Ap; il secondo non aveva partecipato con il suo simbolo da solo o all'interno di un contrassegno composito, limitandosi a partecipare alle liste di Potere al popolo! Il tema era stato discusso nelle sedute della Giunta del 2 dicembre 2020 e del 27 gennaio 2021 perché, se in passato bastava di fatto che uno o più senatori comunicassero l'intenzione di costituire la componente perché questa nascesse, la riforma regolamentare del 2017 aveva suggerito maggiore prudenza. 
In realtà il regolamento del Senato si limita a citare una sola volta le componenti del gruppo misto all'art. 156-bis, comma 1 (per cui i capigruppo e "i rappresentanti delle componenti politiche del Gruppo misto" possono presentare non più di un'interpellanza con procedimento abbreviato ogni mese), senza prevedere alcuna regola sulla loro costituzione: nella prassi, così, si era sempre concessa la formazione di tali componenti come mere "etichette politiche", anche se non corrispondevano nemmeno a un partito (come Insieme per l'Italia di Sandro Bondi e Manuela Repetti). Come si diceva, però, dopo la riforma del regolamento che ha reso più severe le regole sulla formazione dei gruppi, specie in corso di legislatura, si è ritenuto opportuno limitare di fatto pure il sorgere di componenti politiche del gruppo misto (anche se la loro nascita quasi non ha effetti, al punto che non è neanche comunicata in aula e sui resoconti): si è così verificato che le componenti richieste rappresentassero una forza politica che aveva davvero partecipato alle ultime elezioni politiche, direttamente o all'interno di altri soggetti politici purché ciò emergesse da qualche documento (così era avvenuto quando si era costituita la componente Idea e Cambiamo: da un atto notarile risultava che il partito di Gaetano Quagliariello aveva partecipato alla fondazione di Noi con l’Italia, formazione a nome della quale si era candidato proprio Quagliariello, eletto in un collegio uninominale). Aveva i requisiti la richiesta di Drago per Alternativa popolare, mentre c'erano più dubbi per Nugnes, perché il Prc non era ufficialmente cofondatore di Potere al popolo!; la presidente del Senato aveva però invitato a considerare che Rifondazione comunista aveva avuto "un indubbio rilievo nella storia politica del Paese" ed era bene trovare un punto di equilibrio tra l'intento anti-frammentazione della riforma regolamentare e l'esigenza di distinguersi con proprie etichette politiche manifestata da alcuni eletti in Senato.
In quelle due sedute della Giunta per il regolamento, stando ai resoconti sommari diffusi, non era stata presa alcuna decisione, essendosi scelto di trattare in modo più ampio (e - si sperava - definitivo) la questione in seguito, benché ormai dalle richieste fosse trascorso parecchio tempo. Poco meno di un mese dopo la seconda seduta, è dunque arrivata la richiesta di L'Alternativa c'è, al fine di costituire la componente: essendo il corrispondente gruppo politico appena nato, si era comunque ritenuto opportuno corroborare la richiesta con il contemporaneo deposito del "simbolo di Idv (che ci aveva autorizzato per iscritto senza porre alcuna condizione)", come ha scritto lunedì sera sulla sua pagina Fb Crucioli. Sulla base delle sedute precedenti della Giunta per il regolamento, dunque, c'era la consapevolezza che quel simbolo, o meglio il potersi dire rappresentanti dell'Italia dei valori che aveva partecipato alle elezioni all'interno di Civica popolare, avrebbe potuto essere determinante per ottenere la formazione della componente e, se non altro, ottenere che il nome di questa fosse citato nei resoconti. 
Lo stesso post di Crucioli, tuttavia, permette di sapere che la situazione si era complicata sul piano politico venerdì 12 marzo: in quel giorno, infatti, "il legale rappresentante di Idv ha revocato l'autorizzazione all'uso del simbolo asserendo che sarebbero 'venute meno le condizioni politiche'". Senatrici e senatori che hanno chiesto di costituire la componente, tuttavia, proprio lunedì hanno prodotto un documento in cui insistono "per il riconoscimento della nostra componente, depurata da qualsiasi apporto di Idv, poiché in assenza di previsioni regolamentari esplicite deve intendersi che le componenti possano formarsi anche in assenza di accordi con altri partiti, specie in una situazione come quella odierna in cui tutti i partiti sono d'accordo con il governo e hanno un evidente interesse a non consentire un'opposizione organizzata". Questa vicenda, dunque, avrebbe portato all'attenzione della Giunta del regolamento un caso ancora diverso rispetto a quelli già al suo esame, più simile in apparenza a quelli delle richieste di costituire componenti che - come spiegato in Giunta il 2 dicembre 2020 dalla presidente del gruppo misto, Loredana De Petris - non sono state prese in considerazione proprio "alla luce delle [...] più restrittive disposizioni in vigore". Disposizioni che però per i richiedenti della componente L'Alternativa c'è non esistono (e sulla carta in ogni caso hanno ragione: di disposizioni non c'è nemmeno l'ombra, visto che il regolamento non si occupa delle componenti; al più potrebbero esserci delle norme, cioè delle regole che si possono trarre anche da altre disposizioni o che si possono applicare per analogia a casi simili non regolati).  
Il giorno della seduta di Giunta è dunque arrivato. "Da come si esprimeranno - scriveva ieri la senatrice Bianca Laura Granato - si comprenderanno tante cose. Innanzitutto si capirà se c'è rimasta un minimo di onestà intellettuale nelle forze di maggioranza tale da consentire a dei fuoriusciti anomali come noi, che hanno visto la propria forza politica trasformarsi fino a diventare un'altra, un minimo di agibilità politica per poter fare opposizione rispetto ad una maggioranza bulgara guidata da un tecnico [...]. Ci troviamo nella stessa situazione in cui si sono ritrovati nella precedente legislatura i bersaniani vittime di Renzi che aveva hackerato il Pd, trasformandolo nell’orrido Giano Bifronte che è attualmente [...]. Oggi sarebbe veramente paradossale che persone che hanno vissuto quella tragica esperienza negassero a noi e al Paese agibilità democratica, in questo contesto così privo di rappresentanza plurale". 
Come sia andata lo si capisce da quanto scritto da Crucioli oggi: "Speravo in un sussulto di dignità e indipendenza da parte di rappresentanti di partiti sempre più asserviti al potere, ma non c'è stato. Hanno deciso di non decidere, si sono nascosti dietro ad un rinvio sine die, senza neppure avere il coraggio di respingere apertamente la nostra richiesta". "Rinviata la decisione della Giunta del Regolamento. Agibilità politica e democratica sospesa sine die - ha scritto poco dopo Granato -. Certo è che se il nuovo Regolamento del Senato approvato nel 2017 doveva servire tra le altre cose a fermare gli strategismi di gruppuscoli di parlamentari tipo Ala di Verdini, Renzi docet, ha miseramente fallito. Infatti il regolamento sulla costituzione dei gruppi all’art. 14 comma 4 è talmente fumoso e suscettibile di interpretazioni che Renzi è riuscito a servirsene per fare un gruppo collegato al PSI e buttar giù il governo Conte-bis, invece, paradossalmente noi, che vorremmo avvalercene per garantire la sopravvivenza di spazi  democratici, stiamo ancora qui a combattere e a contrattare con difficoltà enormi. Le maglie della legge secondo i Romani erano associate all’idea della tela di ragno: gli insetti piccoli vi restano intrappolati e i grossi la sfondano. Saremo insetti piccoli, ma venderemo cara la pelle".
Al momento non è possibile sapere nulla di più sul contenuto della Giunta, per lo meno per vie ufficiali, visto che i resoconti dell'organo vengono pubblicati con un certo ritardo rispetto alle sedute. Non è dato dunque sapere se il rinvio di cui parlano Crucioli e Granato sia relativo a tutte le questioni sul tavolo, incluse quelle in discussione da più tempo (e proprio per l'ulteriore attesa cui tali questioni erano costrette alla fine di gennaio Roberto Calderoli, componente della Giunta, aveva manifestato una certa sorpresa) oppure soltanto all'ultima richiesta presentata da L'Alternativa c'è. Di sicuro il cammino di quella componente si complica, ponendo da una parte la necessità di interrogarsi una volta per tutte su come trattare le componenti al Senato (la natura di semplici "etichette" senza altri effetti dovrebbe aiutare a usare meno severità, ma a quanto pare non è scontato) e dall'altra una riflessione seria sulla visibilità delle forze di opposizione. Ma per trattare questi profili (e anche solo per capire cosa sia accaduto oggi) ci vorrà altro tempo; per allora, poi, magari L'Alternativa c'è avrà reso noto il suo simbolo e sarà pur sempre qualcosa di più concreto rispetto alla bondiana Insieme per l'Italia, alla quale il simbolo l'aveva dovuto dare - #sischerza ovviamente - proprio questo sito

lunedì 15 marzo 2021

Cos'è accaduto in questi giorni in +Europa?

In queste settimane c'era chi attendeva il congresso di +Europa, già previsto per quest'anno ma ancora senza un accordo sulle norme congressuali. Ora il congresso arriverà per forza, dopo le dimissioni di Benedetto Della Vedova dalla segreteria, ma in un'atmosfera che in questo fine settimana somiglia piuttosto al caos o, se si preferisce, a un'esplosione in piena regola. Perché all'assemblea nazionale di ieri, che appunto avrebbe dovuto occuparsi delle regole relative al congresso, sembrano essere deflagrate varie tensioni covate da tempo, come ha già spiegato ieri Marco Chiumarulo nel suo articolo. Per (cercare di) capire cosa sia accaduto in questi giorni e cosa abbia portato, tra l'altro, Emma Bonino ad annunciare il suo abbandono del partito, occorre provare a fare luce su alcuni passaggi. Non riguardano direttamente il simbolo del partito, ma certamente meritano di essere analizzati, come parte del "diritto dei partiti" e delle loro vicende interne.

La sfiducia al tesoriere Federico

Tutto è iniziato dalla sfiducia che la stessa assemblea, sabato, ha votato al tesoriere Valerio Federico. Alla base della sfiducia ci sarebbe, a quanto emerge dalla mozione presentata settimane fa, il lamentato mancato rispetto della norma statutaria in base alla quale la "quota di iscrizione annuale […] deve essere versata individualmente da ciascun Associato, essendo escluse le iscrizioni collettive": la mozione parlava di "svariate centinaia" di "iscrizioni effettuate collettivamente, in moltissimi casi pervenute prive di dati obbligatori, oppure con dati di recapito coincidenti tra più iscritti" prima dell'assemblea del 6 dicembre 2020 che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla convocazione del congresso e dell'impossibilità, secondo quanto riferito dal Tesoriere, "di risalire alla carta [...] utilizzata come mezzo di pagamento e dunque impedisce di verificare il rispetto delle norme statutarie, nonché della tracciabilità dei versamenti, per il 73% delle iscrizioni a +Europa". Per coloro che hanno firmato la mozione di sfiducia, Federico non avrebbe rimediato a tale situazione bloccando le iscrizioni "di cui non si sarebbe potuta accertare la conformità alle norme dello Statuto" e cercando altre piattaforme di pagamento, lasciando "+Europa, esattamente nel periodo in cui aumentava il ritmo delle iscrizioni in vista del Congresso e quindi esponenzialmente il rischio di irregolarità, in una condizione di sostanziale vulnerabilità politica e statutaria".
A essere evocato, dunque, ancora una volta è stato il problema delle iscrizioni, le stesse che nel 2019 avevano creato grossi problemi prima del congresso fondativo (con l'esclusione di una lista e una candidatura alla segreteria, a causa delle iscrizioni pagate con lo stesso mezzo) e proprio in sede congressuale (dopo che il sostegno della lista di Bruno Tabacci aveva permesso a Benedetto Della Vedova di diventare segretario del partito, con la famosa "saga dei pullman" finita davanti alla commissione di garanzia presieduta da Gianfranco Spadaccia). Non a caso, uno dei motivi di impasse relative alle regole congressuali era proprio legato alle norme da adottare per evitare che si potessero ripetere episodi già visti in passato. Durante il suo intervento volto a illustrare la mozione di sfiducia, Riccardo Lo Monaco (uno dei firmatari, l'unico di loro peraltro a essere intervenuto) ha pure espresso il timore che la non tracciabilità delle iscrizioni potesse risolversi in una violazione delle norme sul finanziamento al partito, avendo come conseguenza la perdita dei benefici previsti dal d.l. n. 149/2013, a partire dalla partecipazione al riparto del 2 per mille del gettito Irpef che i contribuenti possono destinare a un partito iscritto all'apposito registro. 
Nella relazione, Federico ha ritenuto strumentale la sfiducia, credendo che l'obiettivo di fondo fosse "annullare o invalidare delle iscrizioni che si considerano fatte con modalità illegittime e che vengono assimilate a modalità che furono alla base di polemiche avutesi in occasione del passato Congresso". Il tesoriere uscente ha rivendicato "larghe maggioranze che hanno sostenuto tutti gli atti della tesoreria in oltre due anni", segnalando che la mozione di sfiducia ha messo "in discussione senso di responsabilità e rettitudine di chi la subisce" (ricordando precedenti casi di inadempienze a norme di natura economico-finanziaria). Federico ha detto di aver saputo a metà novembre che la piattaforma in uso (peraltro scelta pure da altre forze politiche) non permetteva "di legare la carta di credito al nominativo di chi versa" e di aver scelto "di non informare nessuno, così da non alterare la situazione di equilibrio e di condizioni uguali per tutti del momento". Il tesoriere aveva pure evocato decisioni passate degli organi di +Europa: "Nei giorni immediatamente precedenti il Congresso, tra il 17 dicembre e il 18 gennaio 2019, iscrizioni costituite da 33 gruppi di almeno 4 persone legate all’utilizzo di medesima carta di credito, per un totale di 286 iscrizioni - compresi un gruppo di 51 iscritti, uno da 27 e uno da 22 (in quest’ultimo 8 hanno inviato lo stesso numero di telefono) - non sono state annullate"), sostenendo che in passato si erano annullate iscrizioni che, oltre a non sembrare individuali, presentavano altri elementi "sospetti".
Sulla questione, tra l'altro, Federico aveva scelto di interpellare il collegio di garanzia di +Europa per avere un parere sull'interpretazione della norma statutaria sulle iscrizioni, in particolare su come trattare quelle iscrizioni di cui non era possibile tracciare la fonte pagamento e che parevano collettive. Il collegio ha risposto il 10 gennaio, ma anche su quel parere non c'è stata uniformità di vedute: per chi ha firmato la mozione in base a quel documento era comunque possibile "una interpretazione della norma statutaria più aderente, oltre che ai precedenti, al suo tenore letterale e normativo, che esclude la regolarità di ogni iscrizione, il versamento della cui quota non sia stato operato direttamente dall’interessato", mentre per Federico il collegio ha spiegato "in Assemblea che il tesoriere stava dando correttamente seguito alla loro autentica interpretazione".

Il problema delle iscrizioni collettive (e non solo) 

La questione delle iscrizioni, per coloro che hanno firmato la sfiducia, era ed è una questione grave, per le ragioni ricordate (il possibile mancato rispetto delle norme statutarie e delle norme di legge sul finanziamento dei partiti), ma anche e soprattutto in prospettiva congressuale: per firmatarie e firmatari, con quel sospetto di iscrizioni "collettive" non si può tenere il congresso, che rischierebbe di essere irregolare a causa di una composizione del tutto falsata della platea congressuale, a motivo delle iscrizioni ritenute non conformi a statuto.
Anche sulla base di tutto questo, quindi della disparità di vedute sulla "bontà" delle iscrizioni in visto del congresso, si può leggere il perdurante mancato accordo sul regolamento congressuale, in particolare sul "peso" degli iscritti nella determinazione dei delegati all'assise. Se infatti il 6 dicembre 2020 l'assemblea aveva deciso di tenere il congresso a Roma il 10 e 11 aprile 2021, di considerare votanti i reiscritti entro il 15 marzo o i nuovi aderenti entro il 7 dicembre (purché iscritti "con mezzo di pagamento elettronico o con bonifico bancario") e di rinviare l'approvazione delle norme congressuali sulla partecipazione degli iscritti a una nuova riunione dell'assemblea, da svolgere entro gennaio e con anticipo di tre mesi sulla data del congresso, ai successivi incontri del 24 gennaio e del 14 febbraio non si è raggiunto alcun accordo sul regolamento congressuale: evidentemente la questione di chi poteva partecipare al congresso e chi no ha continuato a pesare parecchio. 
In particolare, in base a una delle proposte di regolamento congressuale di cui si è parlato il 24 gennaio, con primo firmatario Nicolò Scibelli, non si sarebbe riconosciuto diritto di elettorato attivo a quanti fossero stati iscritti collettivamente (ritenendo collettive le iscrizioni effettuate con il medesimo mezzo di pagamento e identiche circostanze di tempo e luogo) in gruppi superiori a quattro persone: quella parte della proposta non era stata ritenuta ammissibile dalla presidenza, perché giudicata in contrasto con l'interpretazione statutaria fornita appunto il 10 gennaio dal collegio di garanzia. In base a questa, era necessario che il versamento della quota fosse individuale, ma non per forza anche personale: era insomma ammissibile che chi voleva associarsi a +Europa non versasse la quota d'iscrizione direttamente al conto del partito, ma la "pagasse" a un terzo (un dirigente, un militante, un'organizzazione) che poi avrebbe provveduto a trasmettere la stessa al partito. Per chi aveva sostenuto tale proposta non c'era alcuna violazione statutaria o di deliberati precedenti, ma una semplice e legittima decisione politica sull'estensione dell'elettorato in vista del congresso, che avrebbe "sterilizzato" un problema (quello della "bontà" delle iscrizioni collettive) sollevato da una parte rilevante del partito; chi la avversava, invece, insisteva per la necessità di non violare né lo statuto né l'interpretazione data dal collegio di garanzia.
In quella stessa assemblea del 24 gennaio, peraltro, oltre a sollevare un problema di "equa applicazione di base delle norme che ci siamo dati" in materia di iscrizione (parole di Riccardo Magi, a proposito della disposizione statutaria sulle iscrizioni e della sua interpretazione e applicazione), si era pure messo in dubbio l'operato dello stesso collegio di garanzia: erano state poste in discussione sia l'interpretazione "così difforme da quella data nella brevissima vita del partito" di un punto decisivo dello statuto, sia la regolarità della composizione del collegio di garanzia (per il fatto che un suo componente dimissionario sarebbe stato surrogato in un modo non previsto dallo statuto). Dopo quell'assemblea, peraltro, i componenti del collegio di garanzia (il presidente Lorenzo Strik Lievers, Olivia Ratti, Silvio Viale) si sono dimessi e nella successiva seduta dell'assemblea (del 14 febbraio) si è dovuto procedere a una nuova elezione, per cui ora il collegio è composto da Stefano Leanza (Presidente), Claudia Daniela Basta e Nicoletta Parisi.

Proposte, decisioni e polemiche

Nel frattempo, peraltro, trentasei membri dell'assemblea avevano presentato la citata mozione di sfiducia al tesoriere Valerio Federico, ritenendo che questi con il suo atteggiamento relativo alle iscrizioni e alle loro forme avesse posto "+Europa, esattamente nel periodo in cui aumentava il ritmo delle iscrizioni in vista del Congresso e quindi esponenzialmente il rischio di irregolarità, in una condizione di sostanziale vulnerabilità politica e statutaria". "E' una mozione di sfiducia del tesoriere in quanto carica, non in quanto persona" ha precisato nella sua introduzione Riccardo Lo Monaco, parole che in ogni caso non hanno lenito il rilievo politico del provvedimento proposto.
Va segnalato che prima dell'inizio dell'assemblea di sabato - iniziata già con toni piuttosto sopra le righe (come la registrazione testimonia senza filtri) era pervenuta una lettera del segretario Della Vedova, che aveva proposto un compromesso ("tardivo, sì, ma mi hanno insegnato che non per forza le cose fatte in un lampo sono peggiori di quelle su cui si è speso tanto tempo") per "disarmare" lo scontro interno. il congresso si sarebbe dovuto tenere tra il 25 e il 27 giugno 2021, in presenza o da remoto (scegliendo la forma almeno trenta giorni prima, a seconda della situazione della pandemia), con 300 delegati da eleggere entro il 30 maggio sulla base di liste nazionali bloccate, in grado di garantire l'equilibrio di genere, con voto in via telematica (i voti fino a 250 sarebbero stati contati per intero, i successivi fino al 350° avrebbero pesato 0,75 e gli altri 0,5); nessuna lista avrebbe potuto superare i 100 delegati (150 in caso di due liste), affidando infine la stesura di una proposta di regolamento congressuale a una commissione di garanzia congressuale composta da varie figure del partito. Dal momento che di quell'organo ad hoc avrebbe fatto parte anche lo stesso tesoriere, tuttavia, Lo Monaco ha ribadito il concetto chiave esplicitato nella mozione: "a maggior ragione si potrebbe prendere in considerazione la proposta del segretario nel momento in cui ci fosse un avvicendamento alla tesoreria, poi potremmo discutere con tutti i membri delle varie anime del partito per trovare una soluzione politica, perché sul piano formale questo congresso sarebbe esposto a ricorsi da una parte e dall'altra".
In effetti, venerdì sarebbe circolata per canali informali un'altra proposta, come soluzione di "accordo unitario di ingresso e uscita dal congresso" (il titolo si evince da alcuni interventi e post di sabato e domenica). Essa aveva previsto, tra l'altro, alcune modifiche allo statuto (per prevedere due coordinatori e due portavoce al posto del segretario, la creazione di un comitato di tesoreria e di una commissione trasparenza, dunque una gestione più collegiale del partito) e un regolamento congressuale che coinvolgesse nei passaggi verso l'assise una larga maggioranza del partito (in particolare avendo come "presupposto di partenza" un accordo che garantisse, come si è citato nel dibattito di sabato, "una rappresentanza paritetica alle principali proposte congressuali in cui oggi si articola il pluralismo interno del partito nelle iniziative precongressuali", facendo comunque in modo, in base all'auspicato accordo precongressuale, che nessuno schieramento attuale potesse avere "da solo la maggioranza negli organi statutari", dunque superando di tatto il peso delle iscrizioni, incluse quelle collettive). Nel documento c'era un ultimo passaggio, più volte citato in assemblea: "fino alla conclusione [...] della completa approvazione del regolamento congressuale e delle modifiche statutarie la mozione di sfiducia al tesoriere rimane congelata. Nell'assemblea di sabato possiamo approvare, possibilmente all'unanimità, una mozione d'ordine che rinvia il voto di sfiducia al tesoriere a una data successiva all'approvazione del regolamento congressuale e comunque non oltre il 17 aprile. Un mese è più che sufficiente per tutti i passaggi. Se entro un mese c'è una soluzione unitaria per il congresso la mozione di sfiducia sarà ritirata". Il documento non recava firme; un intervento di Fabrizio Ferrandelli sempre di sabato ha fatto riferimento alla "proposta non ufficializzata, ma ufficiosa" dopo aver citato alcuni nomi, ma non si sa se si riferisse a quel documento e se i nomi fossero corretti.
Nella giornata di sabato, alcuni interventi (tutti non favorevoli alla mozione di sfiducia, dal momento che, come si è detto, l'unico intervento a favore è stato quello illustrativo di Lo Monaco) hanno contestato l'opportunità di una gestione congressuale come quella proposta nel tentativo di mediazione circolato venerdì, che non avrebbe reso il partito contendibile proprio per la "pariteticità" richiesta, da conservare di fatto anche dopo il congresso; altre persone si sono concentrate sull'ultima parte della stessa proposta di compromesso (quella sul congelamento della sfiducia), ritenendo che in quel modo la sfiducia si sarebbe trasformata in una "merce di scambio" per ottenere un congresso su basi paritetiche, sottolineando pure che il meccanismo di sfiducia del tesoriere era quello più alla portata delle persone interessate a quel percorso (perché statutariamente il tesoriere è l'unica carica sfiduciabile con la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto in assemblea e non con i due terzi) così da delegittimare, tramite il tesoriere, la guida del partito.

Evoluzioni dopo la sfiducia al tesoriere

Approvata la mozione di sfiducia a Valerio Federico (per cui statutariamente i poteri di tesoreria sarebbero stati svolti dal segretario fino alla nuova elezione di un tesoriere da parte dell'assemblea), i media si sono occupati di varie conseguenze di quell'atto, a partire dalle scelte di Emma Bonino, che sabato aveva invitato a ragionare sull'opportunità di votare la sfiducia ("ognuno fa le scelte che ritiene, anch'io eh però..."). 
Il suo intervento all'assemblea di ieri è stato pari a un macigno: "Mi ero illusa che il subbuglio che ha attraversato e sta attraversando tutti gli altri partiti, dal Pd al M5S e anche i partiti di destra, non attecchisse in +Europa. Evidentemente mi sbagliavo: siamo in piena turbolenza anche noi da mesi". Per lei il "documento pseudoanonimo" circolato e il voto di sabato sulla sfiducia a Federico equivale a dire che +Europa sarebbe stata finora guidata "da un un branco di incapaci, accentratori, autoritari e da un amministratore lestofante", di cui liberarsi a favore di un "modello sostitutivo" legato a "un congresso previsto e controllato in tutti i dettagli, insomma un congresso prima di farlo, a tavolino"; per lei, invece, i tre anni "difficili e appassionanti" di +Europa hanno portato a una situazione "felice", così almeno lei la avverte. 
Prima ancora della sfiducia al tesoriere, Bonino ha additato le critiche rivolte al collegio di garanzia (successive al citato parere sulle iscrizioni collettive) che hanno portato alle dimissioni dei membri dell'organo: "compagni da trent'anni, sostanzialmente sfiduciati senza un plissé, senza neanche un minimo di rispetto umano" (così come ha stigmatizzato una maggioranza di assemblea basata "sulla forza dei numeri, non sul dialogo che non c'è stato... c'è stato, anche insultante, con termini che non vorrei ripetere sulle chat in tutti i modi possibili e immaginabili). Di qui la scelta di abbandonare +Europa: "Io personalmente non voglio stare più in questo partito [...]. E ovviamente è a disposizione anche il seggio al Senato, perché la vostra cupidigia è senza limiti, ma è a disposizione, non vi preoccupate [...] me ne vado a testa alta prima che mi facciate fuori voi, perché così va a finire: [...] è pronta una nuova leadership molto più bella un bel po', che passa sulla rottamazione di tutto quello che c'è stato di cui io invece vado fiera. [...] Mi basta un segnale anche prima del congresso che il seggio del Senato vi viene restituito così come io l'ho ottenuto [...]. So perfettamente dove vado, quindi non ho dubbi da questo punto di vista. Non mi resta che augurarvi buona fortuna e se potete non disprezzare quello che ho fatto fin qui mi fate un favore, se lo volete fare non importa, ho le spalle abbastanza larghe".
Piercamillo Falasca, nella sessione pomeridiana, ha detto che il documento "anonimo" "era un documento di lavoro" legato al "mandato" affidato ai parlamentari eletti e tuttora riferiti a +E (Magi e Bonino) e al segretario di trovare una composizione politica alla situazione: proprio Magi avrebbe inviato per primo quel documento di mediazione, non apprezzato da chi ora guida il partito (così come non è stata condivisa la proposta di Della Vedova). "Nessuna richiesta di commissariamento, di esclusione, di nuove voci, nuovi volti - ha notato Falasca - il documento di lavoro non avrebbe dovuto essere diffuso in modo strumentale e chi l'ha fatto e ne ha parlato in certi termini non ha fatto il bene del partito. La sfiducia era un atto sofferto e doloroso, ma consapevole, arrivato a valle della totale indisponibilità del tesoriere a discutere su ciò che era accaduto sulle modalità di iscrizione e in termini di incertezza data a vari iscritti e dirigenti sulle possibilità che si potevano usare o meno; si è ritenuto che il non comunicare il fatto che non c'erano tracce delle carte con cui ci si iscriveva avesse fatto venir meno il rapporto di fiducia con la maggioranza dell'assemblea. Abbiamo esercitato gli strumenti messi a disposizione dello statuto: non si è voluta attaccare la persona nella sua onestà e lealtà verso il partito, ma si è criticato il modo in cui Federico ha inteso interpretare i suoi poteri di tesoriere, questa è la responsabilità che ci siamo assunti". Falasca ha lamentato poi l'assenza di parole chiare negli organi del partito, sulla partecipazione esplicita al "Programma per l'Italia" di Carlo Cottarelli, al quale per i media di fatto partecipano Azione, appunto +Europa, Pri, Ali e i Liberali. Per il futuro, secondo Falasca, serve un congresso di confronto di persone e idee, ma non solo: "Il partito non può continuare facilmente la sua esistenza senza Emma Bonino, ma non è solo il partito di Bonino e Della Vedova, chiediamo riconoscibilità, perché ci sia rispetto di tutti, un rispetto che non ho visto ieri, mentre altri hanno cercato la rissa".
Lo stesso Riccardo Magi ha dato la sua versione dei fatti: "Circa due settimane fa il segretario mi ha chiesto di fare parte di un gruppo di lavoro informale con lui ed Emma per tentare di avanzare una proposta di soluzione dello stallo in cui si trova il partito. Ho accettato non per protagonismo ma per cercare di dare un contributo; Benedetto aveva chiesto che quella soluzione superasse anche la sfiducia al tesoriere, cosa da me condivisa, quindi sono sorpreso che si parli di questo come ricatto. Ho parlato con molte persone e all'inizio mi era parso che fosse più condiviso il progetto di posticipare il congresso a dopo l'estate, riaprendo le iscrizioni e prevedendo rigorose verifiche per le iscrizioni e reiscrizioni; quest'ipotesi doveva però a mio avviso essere accompagnata da una decisione condivisa su una conduzione del partito fino al congresso per preparare l'assise e ricreare condizioni di dialogo, poiché in questi mesi tra noi e intorno a noi succede molto e si poteva sperimentare una direzione collegiale. Mi sono poi accorto che poteva avere più sostegno l'ipotesi del congresso prima dell'estate, senza riaprire le iscrizioni, mettendo una pietra sulle irregolarità delle iscrizioni collettive ma trovando un accordo su un congresso unitario e non competitivo: per me è una schifezza che accade nella maggior parte dei partiti e spesso nelle fasi di transizione, ma tutto sommato era un passo in avanti rispetto alla m...a in cui siamo. Così nasce il documento, come prima bozza di lavoro: non è firmato, io l'ho messo insieme e inviato a Benedetto; poche decine di minuti dopo il documento era ovunque, cosa che non mi scandalizza anche se mi sarei aspettato altro e io, che ho fatto il primo passo, non ho mai ricevuto nemmeno una bozza di lavoro, quindi non c'era la volontà di mediare su nulla. Anche la soluzione proposta da Benedetto è una schifezza, perché non affronta il problema delle iscrizioni cumulative contestate: o troviamo un modo per risolverle e si va a un congresso competitivo, o si mette una pietra sopra sulle contestazioni e si va a un congresso unitario".
Rifiuta però di considerare quello inviato da Magi un documento di lavoro Roberto Baldi, membro della direzione: "Quel documento non era una mediazione: mediazione è partire dagli estremi per cercare una sintesi che ponga basi di pace, non può prefigurare l'annientamento della controparte, la mortificazione del processo democratico interno ritenendo che tutta una serie di iscrizioni debbano essere cancellate perché nessuno all'interno può farsi portavoce di altri, nonché la riproposizione di mozioni già respinte, altrimenti non è una proposta di mediazione o un documento di lavoro ma una provocazione". Il riferimento alle mozioni già respinte è alla mozione "Rigenerare +Europa" presentata da Piercamillo Falasca e Costanza Hermanin all'assemblea del 4-5 luglio 2020: esso si riferiva ad alcuni "vizi di origine" del partito, alle dimissioni e defezioni che hanno interessato gli organi del partito (in particolare dopo la decisione di Centro democratico di lasciare il progetto) al punto da non avere più rappresentatività degli iscritti e alle vicende della componente del gruppo misto alla Camera; soprattutto, si proponeva di identificare una linea politica chiara e comprensibile per l'elettorato, "promuovere una leadership plurale e diffusa, di nuovi e più volti", anche rivedendo le previsioni statutarie sulle cariche, e di "riformulare la struttura locale" del partito, "attribuendo responsabilità e riconoscibilità, favorendo un'iscrizione economicamente più accessibile [...], la formazione di gruppi territoriali [...] e la riconoscibilità  di chi 'fa' +Europa sul territorio". 
In un dibattito molto serrato e, di nuovo, non di rado sopra le righe nei toni, si è registrato anche l'intervento di Carmelo Palma in "una delle riunioni politiche più dolorose anche dal punto di vista personale, in cui sono stato descritto come genio del male pronto a dirigere telepaticamente una mandria di scimmiette pronte a farsi comandare a distanza in un progetto volto evidentemente a distruggere +Europa". Il partito per Palma non è "un partito di iscritti: siamo arrivati al congresso del 2019 con circa 5mila iscritti, fatti come sono stati fatti, poi l'anno successivo si è iscritto l'11,3% di loro. Quando si è avviata la campagna per il nuovo tesseramento e il nuovo congresso, con le stesse logiche, si è arrivati a fare migliaia di tessere mentre prima erano iscritte solo 354 persone, altro che migliaia di persone che da anni si mobilitano a loro spese per il partito. Gli iscritti in tutti e tre gli anni al partito sono 361: non sono contro il partito di iscritti, ma contro la finzione e l'impostura di rappresentare poche decine di persone che si iscrivono a +Europa come una base democratica, rappresentativa del nostro elettorato, che la portino avanti persone che agiscono correttamente o chi fa iscritti con la pala e li paga con la stessa carta di credito. Sul piano politico, come giustamente Benedetto Della Vedova ha detto di non voler fare 'il governo di Ciampolillo', dubitando della conversione europeista di ex sovranisti convertiti da Tabacci, io rivendico il diritto di non fare 'il partito di Ciampolillo', i compagni di strada si giudicano politicamente in base alla loro realtà politica, al loro comportamento politico. E non voglio nemmeno un modello di partito in cui la governance è selezionata per cooptazione dalla leadership carismatica e imprescindibile".
Nel frattempo, peraltro, Benedetto Della Vedova ha annunciato le proprie dimissioni da segretario di +Europa: "C’è stata, nelle diverse sessioni dell’assemblea degli scorsi mesi, un'escalation di tensione interna - ha scritto su Facebook - che ha portato oggi Emma Bonino ad annunciare in queste condizioni il suo abbandono del partito. È un'escalation che sento il dovere di interrompere, consentendo che la parola torni ai nostri iscritti il più presto possibile. Rassegnerò quindi le mie dimissioni da Segretario, atto che prevede automaticamente la convocazione di un nuovo Congresso entro tre mesi. Il partito è dei suoi iscritti e a loro intendo, allo stato dei fatti, sottoporre di nuovo la mia candidatura per la Segreteria. Nel frattempo le funzioni di Segretario saranno esercitate dalla Presidente Simona Viola, alla quale va il mio ringraziamento per la disponibilità a farsi carico di una situazione così difficile".
Si mette dunque in moto la macchina del congresso di un partito che per i media ha 1700 tesserati, mentre il sito di +Europa parla di 2683 iscritti alla data del 12 marzo 2021. Si ricandiderà Benedetto Della Vedova, come ci saranno anche altre persone ad aspirare a quel ruolo (a partire da Giulio Del Balzo, che da tempo si è proposto come segretario e domenica è intervenuto) "Con le dimissioni del segretario - ha scritto su Facebook Diana Severati, componente dell'assemblea e tra coloro che avevano firmato la sfiducia al tesoriere - si è ottenuta la convocazione unilaterale di un congresso straordinario, come da disposizioni dello statuto, senza però un regolamento (quello precedente prevede solo un congresso di iscritti in presenza, non fattibile) e con le iscrizioni irregolari non è evidentemente possibile. Ancora una volta si tratterà di una battaglia per la trasparenza. Per andare a congresso servono regole chiare". Per altri, invece, le dimissioni di Della Vedova erano l'unico modo per andare a congresso dopo uno stallo sulle regole durato mesi e, già che ci si è, per sconfiggere i metodi utilizzati in queste settimane e negli ultimi giorni. In più ci sarebbe la questione delle dimissioni da senatrice offerte da Emma Bonino: se dovessero concretizzarsi, ovviamente, non ci sarebbe nessuna restituzione del seggio "al partito", ma solo la necessità di provvedere a elezioni suppletive nel collegio senatoriale uninominale Roma-01 (Gianicolense), in cui Bonino è stata eletta, senza dunque alcuna certezza che possa essere vinto di nuovo da una persona indicata da +Europa (da sola o in coalizione con altre forze politiche, ancora non definite e - ovviamente - senza un simbolo definito).
Tra i non molti commenti pubblicati su Fb da coloro che non hanno sostenuto la linea di Della Vedova e Bonino, spicca quello diffuso ieri sera da Piercamillo Falasca, che si riporta di seguito per intero:
Eppure basterebbe poco, cara Emma. Basterebbe parlarsi un po’ di più. Basterebbe che tu non avessi sempre detto a me e ad altri che con noi “parli negli organi di partito”, mentre con altri parli anche fuori dagli organi di partito, accettando di fatto la loro versione o ricostruzione degli eventi. Ti avremmo spiegato che non stavamo chiedendo né epurazioni né censure, ma stavamo tentando di dare a Più Europa una veste più capace di incarnare meglio le sue istanze e le sue iniziative. Basterebbe non prendersela con la maggioranza dei membri dell'Assemblea nazionale del partito che, esercitando il ruolo imposto loro dallo Statuto, hanno sfiduciato un tesoriere che con la sua gestione "ballerina" ha permesso che tante iscrizioni poco chiare, compromettessero la convocazione e la celebrazione di un congresso pulito e regolare. Basterebbe che l’attuale segretario Della Vedova (che si dimette oggi) non pensasse di essere il proprietario di Più Europa. E lo dico consapevole di quel che dico, avendo lavorato con lui a lungo e avendolo anche sostenuto al passato congresso (non so se facendo bene, a questo punto). Basterebbe che insomma Della Vedova dicesse: oggi faccio il sottosegretario agli Esteri, che è già un bell’impegno, e lascio che il partito si muova ed evolva con una nuova leadership e una organizzazione più capace di valorizzare iniziative e idee di tanti nostri attivisti. Magari funziona pure provare a rendere una guida di partito plurale, nelle idee, nel genere e nei volti, no? Starebbe a quel punto a tutti noi discutere e con responsabilità trovare una quadra. Invece quel segretario oggi si dimette e poi subito si ricandida per attivare l’iter del congresso anticipato e - d’accordo con la presidente del partito - provare ad affossare ogni legittima richiesta di una costruzione ordinata di regole per la democrazia interna. La riproposizione del metodo Tabacci, che secondo me danneggia tutti, te inclusa. Bah. Eppure, basterebbe così poco.

Questo testo, come gli altri riportati fin qui, merita di essere considerato e meditato da chiunque legga, perché possa costruire la propria idea su quanto è accaduto, sulle posizioni che si sono affrontate e sui loro obiettivi. Di certo, se la situazione non muta, il nome di Emma Bonino non sarà più legato al simbolo di +Europa (anche se già dopo le elezioni del 2018 era di fatto stato tolto per sua volontà, essendo rimasto solo nella componente politica che lei rappresentava nel gruppo misto al Senato, almeno fino all'inizio del percorso comune con Azione). Una volta comprese le regole con cui si terrà il congresso, si capirà anche chi guiderà il partito e chi, facendo parte della direzione, potrà autorizzare l'uso del simbolo o proporne la modifica all'assemblea.

domenica 14 marzo 2021

Tutti i partiti in subbuglio, anche +Europa (di Marco Chiumarulo)

In questa nuova fase della politica italiana, tutti i partiti italiani - chi più, chi meno – sono in subbuglio: la tragica fine del governo Conte-bis e la lunga gestazione per la nascita del governo Draghi stanno mettendo in crisi formazioni grandi e piccole. 
Il Pd, vittima più del fuoco amico che del fuoco nemico, ha subito le dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario (il nono in 14 anni, tra titolari e reggenti, incluso il bis di Renzi) trovando un compromesso con l’elezione di Enrico Letta come nuovo segretario con i "pieni poteri” senza passare dal "traghettatore" che avrebbe portato i dem al Congresso anticipato. Il M5S forse è il soggetto politico che sta subendo il cambiamento più consistente: in questi anni è passato da movimento di protesta a movimento governista, per trasformarsi ora in un partito vero e proprio, quasi "centrista" con un "segretario" e una "segreteria"; come in tutte le trasformazioni, seguirà probabilmente una scissione, quella dell'ala movimentista vicina a Davide Casaleggio e al suo manifesto ControVento
Anche la Lega deve cambiare, dovendo soprattutto scegliere la sua linea politica, perché sostenere un governo europeista non può accompagnarsi ad una politica sovranista: bisogna scegliere se entrare tra i Popolari Europei, sposando una linea liberista, oppure contendersi Orban con Giorgia Meloni, ora che è uscito dal Ppe.
Ma non solo i grandi partiti sono in subbuglio: anche i piccoli devono fare i conti con la crisi politica che non fa sconti e muove parecchio le acque. In queste settimane si è assistito al congresso di Sinistra italiana e al suo discusso passaggio all'opposizione (mentre Loredana De Petris ed Erasmo Palazzotto hanno scelto diversamente); al ritorno in Parlamento dei Verdi e a quello possibile dell'Italia dei valori (sia pure in modo "virtuale", per il sostegno offerto alle operazioni politiche di Facciamo Eco e L'alternativa c'è). E poi c'è +Europa, che proprio Emma Bonino - che il partito aveva contribuito a fondare, concedendo anche il suo nome perché fosse inserito nel contrassegno elettorale del 2018 - sperava fosse immune da venti di crisi (a maggior ragione dopo la scelta di sostenere il governo e dopo la nomina del segretario del partito Benedetto Della Vedova a sottosegretario).
Tutto è iniziato con l'assemblea nazionale di oggi che doveva darsi le regole per celebrare il congresso, previsto ogni due anni in base allo statuto; la stessa assemblea, però, ieri era stata comunque convocata per deliberare sulla mozione di sfiducia presentata da vari membri dell'organo nei confronti del tesoriere, Valerio Federico, mozione approvata da 38 componenti dell'assemblea su 71. Ha fatto notizia l'intervento che Bonino ha tenuto stamattina, nel quale lamentava come alla proposta di Della Vedova relativa al percorso congressuale si fosse affiancato un documento "pseudoanonimo" (così l'ha chiamato lei) che finiva per contestare la leadership e la sua linea politica. Non una critica costruttiva, in base all'intervento della senatrice, ma una denigrazione di coloro che in questi tre anni hanno prima dato vita e poi guidato il partito. Secondo Emma Bonino, infatti, dalla discussione di sabato e dal voto sulla mozione sarebbe emersa l'immagine di un partito guidato "da un un branco di incapaci, accentratori, autoritari e da un amministratore lestofante", di cui "sbarazzar[si] con ogni mezzo" attraverso "un congresso previsto e controllato in tutti i dettagli, insomma un congresso prima di farlo, a tavolino". 
Sfiduciato Federico, per la senatrice dopo il congresso sarebbe stato "fatto fuori" Della Vedova e poi magari sarebbe toccato a lei, che però dei "tre anni difficili e appassionanti" di +Europa ha un'altra idea, quella di una situazione a suo avviso "felice, sicché io a questo gioco al massacro tipo carciofo - 'ogni tanto ne facciamo fuori uno' - io non voglio giocare". Di qui l'annuncio: "Io personalmente non voglio stare più in questo partito: non è un grosso problema, visto che faccio parte degli incompetenti e degli ignoranti, ancora non dei lestofanti e magari manca poco. E ovviamente è a disposizione anche il seggio al Senato, perché la vostra cupidigia è senza limiti, ma è a disposizione, non vi preoccupate; d'altronde è già pronta, col passaggio farsa di un congresso deciso a tavolino fuori, la nuova leadership plurale [...]. In ogni caso me ne vado a testa alta prima che mi facciate fuori voi". Per Emma Bonino la sfiducia a Federico equivale a "cacciare con ignominia per qualche leggerezza una persona infangandone la storia", un episodio che "ha fatto traboccare un vaso che era già pieno dopo le obbligate dimissioni imposte all'ex comitato di garanzia". 
Se Bonino lascia il partito, Benedetto Della Vedova ha annunciato l'abbandono della segreteria (e la sua ricandidatura al prossimo congresso) in un post su Facebook: "Da molti mesi l’Assemblea di +Europa non riesce a trovare un accordo sulle regole per celebrare il prossimo Congresso, che lo Statuto prevede che si svolga ogni due anni. C’è stata, nelle diverse sessioni dell’Assemblea degli scorsi mesi, un’escalation di tensione interna che ha portato oggi Emma Bonino ad annunciare in queste condizioni il suo abbandono del partito. È un'escalation che sento il dovere di interrompere, consentendo che la parola torni ai nostri iscritti il più presto possibile. Rassegnerò quindi le mie dimissioni da Segretario, atto che prevede automaticamente la convocazione di un nuovo Congresso entro tre mesi. Il partito è dei suoi iscritti e a loro intendo, allo stato dei fatti, sottoporre di nuovo la mia candidatura per la Segreteria. Nel frattempo le funzioni di segretario saranno esercitate dalla presidente Simona Viola, alla quale va il mio ringraziamento per la disponibilità a farsi carico di una situazione così difficile".
Questa nuova crisi dei partiti e della politica stessa è l'ennesima che segue il doloroso travaglio da un governo politico a un governo tecnico. Proprio la storia della Repubblica Italiana ci dimostra che dopo ogni governo tecnico la politica e i partiti stessi sono cambiati: è stato così dopo il governo Ciampi (tecnico-politico) con l'arrivo sulla scena politica di Silvio Berlusconi e della sua Forza Italia; il governo Monti segnò l’entrata in Parlamento del M5S e fu seguito da un cambio di linea politica della Lega e di Giorgia Meloni. Ora non sappiamo come si risolverà questa crisi politica, ma sicuramente dopo il governo Draghi i partiti e la politica saranno diversi. In che modo e con quali simboli, lo si vedrà.

Orizzonte, simbolo essenziale per un progetto giovane

In fondo, cos'è l'orizzonte? Se si ricorre a un vocabolario - in questo caso, al Treccani - ci si può far ricordare che l'orizzonte è "la linea apparente, a forma di cerchio o di arco di cerchio, lungo la quale, in un luogo aperto e pianeggiante, il cielo sembra toccare la terra o il mare, tanto più ampia quanto maggiore è l'altitudine del luogo dal quale si osserva"; volendo abbandonare ogni riferimento naturale o geografico, con quella parola si può intendere il "particolare campo in cui si può spaziare con la mente". Avevano probabilmente in mente tutto ciò e anche altro coloro che, nei primi mesi del 2019, hanno fondato un'associazione politica e hanno scelto di chiamarla proprio Orizzonte, decidendo poi il 28 luglio 2020 di trasformarla in partito, andando apposta dal notaio per fare quel passo.
"Con la costruzione di questa associazione politica nazionale - si poteva leggere su uno dei primi posto sulla pagina Facebook di Orizzonte, il 12 marzo 2019 - i soci fondatori hanno voluto dare grande spazio al coinvolgimento dei propri iscritti, per cercare di dare risposte alle istanze delle persone più in difficoltà del nostro Paese. Per capirci, noi non saremo quelli che vi chiedono un contributo annuale per poi rivedersi l’anno dopo sempre per il solito motivo. Abbiamo bisogno della vostra partecipazione. Ogni socio potrà nel limite del tempo che avrà a disposizione e, rispettando le regole previste nello statuto e nel regolamento interno dell’associazione, incidere in tutte le scelte di Orizzonte. Coloro che vorranno, potranno partecipare alle riunioni, iniziative e attività dei circoli che si formeranno sul territorio nazionale. Per chi fosse più impossibilitato a essere presente fisicamente, niente paura; i soci fondatori hanno pensato anche a voi. Infatti con la possibilità di mettere in votazione qualsiasi proposta di ogni socio riguardante la modifica, integrazione e cancellazione di argomenti del nostro manifesto dei valori, regolamento interno e statuto (attraverso una mail da mandare al segretario nazionale, che sarà obbligato a mettere in votazione la proposta del socio), i nostri associati potranno essere sempre protagonisti. Naturalmente saranno anche chiamati a partecipare alla consultazione messa in votazione dal segretario nazionale".
Il proposito veniva rinnovato qualche giorno dopo, il 2 aprile: "La nostra proposta è semplice: se molti di noi si uniscono, possiamo usare le nostre capacità ed energie per affrontare ogni sfida. Usando le nostre forze in maniera collettiva, possiamo trasformare la società in meglio. Il potere e le idee necessarie per risolvere i problemi locali sono radicati nelle nostre comunità. Insieme, abbiamo le capacità, l’energia e la determinazione per promuovere il cambiamento nei luoghi in cui viviamo dal basso e ispirare gli altri a fare lo stesso. Attraverso il collegamento di singoli cittadini, la formazione e la condivisione di risorse, possiamo proporre e realizzare azioni per rendere le nostre realtà locali migliori; costruendo consenso e adesione al progetto di trasformazione della nostra società. Unire, organizzare e dare solidarietà alle persone che lottano per equità, uguaglianza e giustizia sociale, è il modo con cui possiamo pensare e ottenere un cambiamento positivo e duraturo".
Segretario nazionale dell'associazione trasformatasi in partito (anche se, sul piano giuridico, sempre di associazione si tratta) è Daniele Vichi, fiorentino, classe 1987, tra i fondatori del soggetto politico; presidente dell'assemblea nazionale risulta essere Annunziata Procida, mentre il tesoriere nazionale è Alberto Samele. Il partito ha sede a Pontassieve, in provincia di Firenze, ma ovviamente ha già costituito circoli altrove e si prepara a vederne nascere altri sul territorio italiano. 
Il 28 luglio dell'anno scorso, come si è detto, l'associazione ha deciso di trasformarsi in partito, essenzialmente con lo scopo complessivo di "lasciare una traccia nella vita politica dell'ItaliaSe una piccola impronta o uno sconvolgimento, questo saranno il tempo, il lavoro e il sostegno che esso porterà a questo progetto a determinarlo". I fondatori e coloro che hanno via via aderito si descrivono come "nucleo che condivide dei valori - Giustizia Sociale, Equità, Solidarietà, Legalità e Antifascismo - che propone una metodologia univoca nell’affrontare i problemi e che tende a sviluppare con la partecipazione attiva dei suoi iscritti le idee politiche in favore delle quali sono e saranno impiegate le energie democratiche". Il loro vuole essere "un modo democratico con strumenti nuovi e variegate forme di partecipazione diretta: assemblee territoriali e nazionali, forum tematico sul nostro sito (www.lorizzonte-oro.it), proposte programmatiche che ciascun tesserato può sottoporre alla votazione degli altri. Una scelta, la nostra, di voler dar voce al pensiero del singolo iscritto quale punto di forza della collettività".
I promotori hanno elaborato un manifesto in vari punti che si pone già come un articolato programma politico. Ciascuno è compendiato da uno slogan: Lavorare meno, meglio e tutti: dopo anni di fatica e sudore avere una pensione "dignitosa" è il minimo; Con la salute non si scherza: si torni a una sanità pubblica di eccellenza; Dalla materna all'università, ripensare a una scuola di qualità accessibile a tutti; La legge deve essere uguale per tutti: una vera certezza della pena per rendere più credibile il nostro sistema Paese; Maggior progressività per un fisco più giusto ed equo; Ambiente, non solo qualità della vita ma anche opportunità lavorativa; Costruiamo l'Europa dei popoli; Accoglienza, solidarietà, inclusione e legalità devono andare di pari passo; Progressiva smilitarizzazione del nostro arsenale militare, ripensare al ruolo della Nato nelle missioni all'estero in favore di un maggiore coinvolgimento dell'Onu; Parità, autodeterminazione e diritti delle donne e delle persone. Non manca nemmeno un riferimento alle riforme istituzionali ed elettorali: contro gli effetti del maggioritario, che "ha portato i partiti a mettersi insieme in coalizioni solo con lo scopo di vincere" - quando i partiti dovrebbero innanzitutto "rappresentare le persone di cui si portano avanti le istanze e le idee" - gli aderenti a Orizzonte vogliono che il Parlamento abbia maggiore importanza e sia eletto mediante una legge elettorale proporzionale "con una simbolica soglia di sbarramento", con il voto di preferenza e la possibilità di candidarsi solo nel territorio di residenza.
Tutto ciò, naturalmente, è riassunto in un simbolo decisamente semplice e schematico, che persegue la chiarezza anche a costo di sembrare un po' anonimo. Lo statuto lo descrive così: "nel cerchio con contorno rosso in campo per metà arancione e per metà giallo, è rappresentata la scritta di colore blu chiaro a caratteri maiuscoli 'ORIZZONTE', con sotto due linee parallele color blu chiaro di lunghezza differente". In pratica il nome è stato collocato proprio sul "simbolico" orizzonte, sulla linea che fa toccare ipotetici cielo e terra (anche se, a giudicare dai colori, sembra un simbolo da "tramonto"). Si segnala poi che, in base allo statuto, la forma abbreviata del nome è Oro, quasi a voler richiamare anche in questo modo i colori del contrassegno e a voler dire, implicitamente, che quell'orizzonte è prezioso.

giovedì 11 marzo 2021

Tremestieri Etneo, simboli e curiosità sulla scheda

Stavolta a Tremestieri Etneo, comune di circa 20mila abitanti nel catanese, si vota sul serio. Elettrici ed elettori avrebbero dovuto rinnovare l'amministrazione il 4-5 ottobre dello scorso anno, ma le elezioni erano state sospese e rinnovate una volta emerse vicende piuttosto sgradevoli sulla sottoscrizione delle liste (e avevano destato scalpore anche le curiose somiglianze, fatte notare dal MoVimento 5 Stelle, di alcuni contrassegni di lista in apparenza civici con i simboli di vari partiti, finendo per dare l'impressione che quasi tutte le forze politiche nazionali si fossero schierate contro il M5S). In un primo tempo si era pensato di rivotare 
il 29-30 novembre 2020, poi però appunto con un nuovo rinvio si erano fissate come nuove date il 14 e il 15 marzo di quest'anno. Anche prima che venisse emesso il decreto-legge che ha rinviato le elezioni sul resto del territorio nazionale, ci si era interrogati sull'opportunità di differire di nuovo questa consultazione (l'ex sindaca Concetta Rapisarda Basile e altre persone avevano presentato un ricorso proprio a tali fini, ma il Tar di Catania l'ha respinto ieri); altri invece chiedevano che finalmente il comune di Tremestieri potesse tornare al voto e - non essendo arrivati in tempo provvedimenti di avviso contrario da parte della Regione Siciliana, competente a decidere sulle date delle elezioni visto il suo statuto speciale - i comizi elettorali si terranno regolarmente domenica e lunedì.
Se a ottobre dello scorso anno le liste ai nastri di partenza erano dieci, questa volta sono solo otto; in compenso, ad aspirare alla carica di sindaco sono esattamente le stesse tre persone di allora e, addirittura, su manifesti e schede appariranno esattamente nello stesso ordine. Diamo uno sguardo, come di consueto, ai loro simboli uno per uno.

Santo Nicosia

1) Nuova luce per Tremestieri - Sicilia attiva - Unità siciliana

La prima candidatura, in ordine di scheda, è ancora quella di Santo Nicosia, che la volta scorsa era pure risultato positivo al Coronavirus e quindi non era stato di fatto in condizione di fruire del periodo di campagna elettorale. La lista in parte è confermata e in parte comprende nuove persone; quando al contrassegno, sono presenti come l'anno scorso le "pulci" di Nuova luce su Tremestieri (già rappresentata nel consiglio comunale uscente) e di Unità siciliana, mentre l'emblema Santo Nicosia sindaco è stato sostituito da quello di Attiva Sicilia, formazione nata a giugno dello scorso anno grazie a quattro persone elette all'Assemblea regionale siciliana con il MoVimento 5 Stelle.
 

Simona Pulvirenti

2) MoVimento 5 Stelle

Occupa il secondo posto, come nel 2020, la candidatura di Simona Pulvirenti, appoggiata oggi come allora dal solo MoVimento 5 Stelle. Il simbolo, ovviamente, è identico a quello impiegato la volta scorsa e corrisponde a quello in uso dall'inizio del 2018 e - almeno per il momento - non modificato a livello nazionale. La lista è quasi uguale a quella presentata nell'autunno precedente, salvo che per due nomi. Il M5S, dopo l'impegno per denunciare le anomalie legate al voto - poi non tenutosi - dello scorso anno, riparte dal 7% sfiorato nel 2015, sperando di poter migliorare quel risultato.
 

Santi Rando

3) Movimento Forza Tremestieri

Come si diceva, anche il terzo candidato è nella stessa posizione in cui si sarebbe trovato sulle schede del 2020, se elettrici ed elettori le avessero ricevute. Si tratta di Santi Rando, sindaco uscente di Tremestieri Etneo. Sostenuto nel 2015 da quattro liste, che sul manifesto delle elezioni del 2020 erano raddoppiate, ora può contare sull'appoggio di sei formazioni (ed è il solo a non figurare nemmeno come candidato consigliere). La prima lista estratta era stata schierata anche lo scorso anno: il Movimento Forza Tremestieri - che ha mantenuto il simbolo già visto, con un cuore pennellato su fondo tricolore, circondato da una corona blu con la denominazione della lista, e ha confermato buona parte delle candidature, compreso Fabrizio Furnari che nel 2015 si era candidato con Tremestieri nel cuore - per il suo nome era anzi stato guardato con sospetto, pensando che riecheggiasse Forza Italia. Invece...
 

4) Forza Italia

... invece sulla scheda, ironia della sorte, accanto a Forza Tremestieri apparirà proprio la lista di Forza Italia, con il simbolo variante di quello usato alle elezioni politiche del 2018 (evidentemente la commissione incaricata di valutare i contrassegni non ha trovato nulla da ridire, anche forse per l'appartenenza delle liste alla stessa coalizione). Quella lista formalmente non si era vista nel 2015 e nemmeno nel 2020, ma allora c'era la lista Tremestieri protagonista, che per due fasce oblique verdi e rosse aveva richiamato il logo forzista. A conti fatti, in effetti, tredici candidature su sedici sono identiche ad allora...
 

5) Tremestieri viva

Terza lista a sostegno di Rando risulta essere Tremestieri viva, che più che Italia viva ricorda nel simbolo la lista Il quadrifoglio (con una forma quasi tridimensionale e palpabile), che nel 2015 fu la più votata delle quattro formazioni che avevano appoggiato la candidatura di Rando. Rispetto ad allora è cambiato il nome, oltre a qualche dettaglio cromatico; anche in questo caso, tredici persone candidate su sedici erano già state inserite nella lista che era stata presentata nel 2020, in vista delle elezioni amministrative d'autunno che poi non si sono tenute.
 

6) Tremestieri in primo piano

Quarta formazione su cui Rando potrà contare per cercare la riconferma sarà Tremestieri in primo piano, che come nel 2020 presenta il simbolo con una lente d'ingrandimento che mette a fuoco un'immagine stilizzata dell'Etna. Anche in questo caso, tredici persone su quindici presentate erano già state candidate nel 2020; il capolista, peraltro, era - salvo che si tratti di un omonimo - il candidato sindaco che Rando nel 2015 aveva sconfitto al ballottaggio (allora sostenuto da quattro liste, compresa Nuova luce su Tremestieri, che stavolta come si è visto ha fatto scelte diverse).
 

7) Fratelli d'Italia

Stavolta è presente con il proprio simbolo ufficiale e integrale Fratelli d'Italia: nel 2020, infatti, la lista presentata nel simbolo aveva mantenuto il nome del partito, ma aveva tolto nella parte inferiore la citazione della fiamma tricolore, sostituita con l'indicazione "per Tremestieri", come a voler assumere connotati politici meno marcati. Stavolta invece non è così e il partito - penultima lista della coalizione e delle schede - sarà assai più riconoscibile; quanto alle candidature, ben quattordici delle sedici presentate coincidono con quelle già viste sul manifesto delle candidature del 2020.
 

8) Idea Sicilia - Popolari e autonomisti

Chiude la coalizione di Rando come sesta lista - ed è anche l'ultima formazione sorteggiata per le schede - la formazione che unisce Idea Sicilia, cioè il soggetto politico fondato da Roberto Lagalla (sua la mongolfiera davanti al sole), e Popolari e autonomisti, vale a dire l'unione del Cantiere popolare - già Popolari di Italia Domani - di Saverio Romano (che ha apportato la corona blu e la bandiera "a onda") e del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo (come testimonia la colomba che è presente nel contrassegno). Questo emblema non era stato presentato nel 2020; in compenso, undici candidati su sedici erano nella lista Volare per Tremestieri, che in effetti era stata accostata al Mpa.

mercoledì 10 marzo 2021

REvoluzione civica, un colibrì per valorizzare Roma (e il paese)

Il decreto-legge n. 25/2021, pubblicato l'8 marzo in Gazzetta Ufficiale e ora all'esame del Parlamento per la conversione, ha disposto di fatto il rinvio 
al periodo tra il 15 settembre e il 15 ottobre anche delle elezioni amministrative. Pure a Roma, dunque, si voterà nel primo autunno e c'è più tempo per preparare le candidature, farle conoscere e - particolare non indifferente - raccogliere le firme necessarie. Finisce dunque per fruire di questo tempo ulteriore anche REvoluzione Civica, progetto politico assai recente, che si propone innanzitutto di "rispettare e valorizzare le peculiarità dei singoli territori del nostro Paese; accrescere la cultura e la conoscenza dei cittadini e delle cittadine, il loro senso civico e di comunità al fine del miglioramento generale della qualità della vita". Non si pone limiti territoriali, la nuova creatura politica, ma come prima sfida - o comunque la principale - ha già individuato proprio la competizione elettorale nella Capitale, anche perché è già stata individuata la candidata sindaca: si tratta di Monica Lozzi, attuale Presidente del VII Municipio.
Lozzi, eletta nel 2016 con il MoVimento 5 Stelle al ballottaggio (contro la candidata del Pd Valeria Vitrotti), a luglio dello scorso anno aveva lasciato il M5S avvicinandosi a ItalExit di Gianluigi Paragone, proponendosi già allora come aspirante prima cittadina di Roma; all'inizio di novembre, tuttavia, Lozzi si è allontanata da quel progetto - sia pure in modo non traumatico -  dopo che ItalExit (come ha dichiarato lei stessa) ha adottato "una linea più conservatrice sul tema dei diritti civili", oltre a decidere di schierare il simbolo alle comunali (mentre lei avrebbe voluto un progetto civico e non politico). Già, perché già un paio di settimane prima (il 20 ottobre) era stata lanciata REvoluzione civica.
Già il nome, in un certo senso, era ed è un programma, essendo un'evidente crasi di "Evoluzione" e "Rivoluzione": "con Evoluzione, termine principale, si vuole sottolineare - così si legge nel sito della formazione civica - l’importanza dello sviluppo della cultura e della conoscenza in capo ai cittadini e alle cittadine quale modalità principale su cui organizzare l’azione politica, mentre il secondo termine, Rivoluzione, pur entrando in gioco in modo residuale (con la sola R all’inizio) risulta a volte funzionale al perseguimento e alla realizzazione della stessa Evoluzione per come intesa sopra".
Per Lozzi e le altre persone sono fondamentali la partecipazione cittadina organizzata e la valorizzazione del lavoro di squadra, valori che sono richiamati nella "storia del Colibrì" riportata nel sito: 
Un'antica favola africana racconta del giorno in cui scoppiò un grande incendio nella foresta. Tutti gli animali abbandonarono le loro tane e scapparono spaventati. Mentre se la dava letteralmente a gambe il leone vide un colibrì che stava volando nella direzione sbagliata. "Dove credi di andare?" chiese il re della foresta, "C'è un incendio, dobbiamo scappare". Il colibrì rispose “Vado al lago per raccogliere acqua da buttare sull’incendio”. Il leone domandò prontamente "Sarai mica impazzito!!! Non crederai di poter spegnere un incendio gigantesco con quattro gocce d’acqua", al che il colibrì concluse "Io faccio la mia parte". Il leone si mise a ridere e disse "Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?". Insieme a tutti gli altri animali della foresta incominciò a prenderlo in giro. L'uccellino incurante delle risate si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un'altra goccia d’acqua. A quella vista un elefantino che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume dopo aver aspirato quanta più acqua possibile la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco. Anche un giovane pellicano si riempì il grande becco di acqua, prese il volo e la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme. Contagiati da quegli esempi tutti i cuccioli di animale si prodigarono insieme per spegnere l’incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. A quella vista gli adulti smisero di deriderli e pieni di vergogna incominciarono ad aiutarli. Quando le ombre della sera calarono nella foresta l’incendio poté dirsi ormai domato. Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse "Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che insieme si può spegnere un grande incendio".
Piaccia o meno la favola, è da apprezzare l'aver voluto rendere esplicito il messaggio alla base del simbolo pensato per la lista: sul fondo giallo (unico elemento cromatico di continuità almeno parziale con l'esperienza del M5S, se si vuole) e bordato di verde c'è infatti una sagoma tricolore del colibrì, che punta col becco verde sulla "E" iniziale di Evoluzione, altrettanto verde e proposta in una curiosa font Monotype Corsiva (in effetti poco praticata nei contrassegni elettorali); la "R" di Rivoluzione è posta a specchio, ricavata "in negativo" in campo rosso. Sotto al nome (per il resto proposto in colore nero), un arco tricolore riprende in qualche modo il motivo del colibrì e traccia una sorta di sorriso all'interno del cerchio. Sembra ormai dunque definitivo il disegno dell'emblema, senza l'inserimento di altri elementi (incluso il riferimento alla candidata sindaca). Da qui all'autunno il problema non sarà certo raccogliere le firme, ma farsi conoscere, strutturarsi come progetto civico e magari andando oltre la Capitale, ma facendo il possibile per convincere elettrici ed elettori.