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giovedì 11 febbraio 2016

Berlusconi si prepara a dire "Forza Milano"?

Potrà mai essere così il simbolo?
Prima un po' dappertutto, ora essenzialmente a Milano: la voce che dà per possibile l'accantonamento - almeno a questo giro di elezioni amministrative - del simbolo di Forza Italia prende di nuovo corpo. 
Che sia davvero un'idea di Silvio Berlusconi o del suo staff, o piuttosto un pensiero ricorrente di parte dei cronisti, per noi comuni osservatori non è dato sapere; sta di fatto che, se all'inizio dell'anno Repubblica aveva parlato per prima della tentazione berlusconiana di ammainare il tricolore sventolante, questa volta è Lettera 43, con un articolo di Alessandro Da Rold, a far circolare l'ipotesi di "messa a riposo", illustrando però un'alternativa concreta, buona forse per l'intero centrodestra (a sostegno a questo punto di Stefano Parisi) e magari studiata anche con Lega e Fratelli d'Italia:
Rottamare lo storico simbolo di Forza Italia e lanciare quello di Forza Milano da mettere sulle schede elettorali per una nuova lista civica alle Amministrative di giugno 2016 nel capoluogo lombardo. È questa l'idea di Silvio Berlusconi, il Cavaliere che vorrebbe tentare di dare una spallata al governo di Matteo Renzi proprio grazie alle Comunali, ma che non sa più che pesci pigliare per contrastare un Partito democratico che sembra sempre più orientato a raccogliere i voti di un centrodestra in crisi e ormai al capolinea.L'opzione Forza Milano è stata messa sul tavolo delle trattative insieme con il leader della Lega Nord Matteo Salvini e quello di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.Un soggetto politico che dovrebbe essere in teoria il contenitore in appoggio a Stefano Parisi, l'ex Fastweb, ex city manager della Giunta di Gabriele Albertini, che il 10 febbraio ha sciolto la riserva per sfidare il candidato di centrosinistra Giuseppe Sala.
Non Forza Italia, dunque, ma direttamente Forza Milano. Resterebbe l'invito a non farsi cadere le braccia, a un grande avvenire e allo sforzo collettivo, ma riferito soltanto alla città che, nella vulgata, non smette mai di lavorare (anzi, in cui c'è "un lavurà de la Madòna", per usare antiche parole meneghine dello stesso Berlusconi). 
Non è dato sapere se l'idea sia reale, se sia effettivamente piaciuta al resto della coalizione, soprattutto se gli altri partiti abbiano gradito l'idea di correre insieme, sotto la stessa lista (ammesso che non si tratti del solo contenitore "similcivico" in cui mimetizzare Forza Italia). Di certo non dovrebbero essere girati bozzetti grafici del nuovo nome, ma dovrebbe essere altrettanto certo che ci si dovrebbe allontanare in modo significativo dalla logica del tricolore sventolante, altrimenti la differenza non si vedrebbe quasi per nulla.
O magari così?
A quel punto, vincendo una sua naturale repulsione per il rosso (se non abbinato al verde), Berlusconi potrebbe puntare sul bianco e sul rosso, colori tradizionali della città, gli stessi che figurano sullo stemma meneghino, quello che tradizionalmente era e da poco è tornato sulle maglie del "suo" Milan. Anzi, in altri tempi avrebbe potuto fare anche di meglio: per il simbolo da usare sulle schede, ad esempio, avrebbe potuto abbandonare per una volta la font Helvetica per l'Arial (la stessa delle mille felpe di Salvini), scrivere la parola "Milano" in rosso con tanto di ombra nera visibile e sostituire la "O" finale con lo scudo dello stemma cittadino, ottenendo il doppio risultato di riferirsi tanto alla città, quanto alla squadra rossonera (la stessa, anche qui, di Salvini).
Non era forse quello che temeva nel 2014 Roberto D'Alimonte, quando si scagliava contro la possibilità che qualcuno facesse liste come "No Equitalia" o "Forza Milan" al solo scopo di rastrellare voti per la coalizione e tentare di arrivare alla soglia per far scattare il premio di maggioranza o, comunque, di superare il 50%? Oggi, in realtà, tutto questo sarebbe più difficile. Dal 2013 infatti il Ministero dell'interno, nelle istruzioni compilate a uso dei candidati, vieta di inserire nel contrassegno le raffigurazioni dello stemma comunale (come avevo già scritto a proposito del simbolo di Vittorio Sgarbi); magari, però, si potrebbe sfruttare una riproduzione solo parziale del logo, che in alcuni casi è stata ammessa. Dal 2015, invece, le stesse istruzioni sono categoriche nel vietare l'uso di "denominazioni e/o simboli o marchi di società (anche calcistiche) senza che venga depositata apposita autorizzazione all'uso da parte della stessa società". Potrebbe giusto salvarsi il colore rossonero, se proprio si volesse tingere così la parola "Milano". 
Ultimo particolare interessante: al momento non è un marchio registrato, ma Forzamilano.com è comunque un dominio registrato dalla fine del 2014, a nome di tale Paolo Roccatagliata, consigliere di zona 2. Per chi? Per Forza Italia, naturalmente: se mai il nome o il sito dovessero servire alla causa del partito (e ammesso che vengano chiesti a chi li detiene), probabilmente saranno concessi con più facilità. 
ForzaMilano.it, invece, è stato registrato dall'Unione italiana, partito politico il cui segretario è Gianfranco Librandi, già consigliere comunale di Fi e Pdl, attualmente deputato di Scelta civica; domini simili con altre estensioni risultano altrettanto occupati. Già trovare un sito da collegare alla nuova lista, dunque, potrebbe essere un problema non facilissimo da risolvere; in ogni caso c'è ancora un po' di tempo per chiarirsi su come presentarsi alle elezioni amministrative ormai incombenti. Volendo, potrebbe bastare anche il sito del candidato sindaco Parisi per garantire il collegamento coi milanesi; chissà come andrà a finire nelle settimane che separano Milano dall'inizio del rito del voto...

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