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martedì 1 marzo 2016

Miglio, dall'Unione al Partito federalista

Anno del Signore 1994: a fine marzo esplose la novità Berlusconi, proiettato verso il governo, e per la prima volta la Lega Nord - già in Parlamento da alcuni anni - arrivò al governo. Tra i ministeri, però, quello delle riforme istituzionali toccò a Francesco Speroni (l'uomo che più di chiunque altro ha osato con le cravatte in Senato), quando in molti si attendevano che la stessa poltrona toccasse a Gianfranco Miglio. Proprio lui che, l'anno prima, al secondo congresso della Lega lombarda ad Assago, aveva proposto un decalogo per sostituire l'Italia che tutti conoscevano con una "Unione italiana", una libera associazione di tre repubbliche (Padania, Etruria, Mediterranea), ciascuna delle quali retta da Governo e un governatore e con una Dieta come organismo assembleare. 
Al di là della delusione personale, per Miglio non c'era più traccia di federalismo nei programmi della Lega, in apparenza più interessata al rafforzamento delle autonomie regionali senza un radicale cambio di visione per lo stato; lui, autenticamente federalista, se ne andò dalla Lega e votò controvoglia la fiducia al governo Berlusconi. 
Umberto Bossi lo infilzò senza ritegno ("Miglio? - scrisse il Giornale il 17 maggio 1994, il giorno dopo la fiducia - E' una scorreggia nello spazio, un'ombra, la sua uscita conta poco o nulla, in fondo non è mai stato della Lega, la verità è che nessuno gli dava retta, nemmeno i suoi colleghi di università. Se era l'ideologo della Lega? E' una medaglia che si è dato senza nessun diritto, per noi è sempre stato un pennacchio, non ha mai deciso nulla. Se lo temo? No, è un panchinaro, non ha energia né intraprendenza e poi cambia idea ogni giorno, sarà l'arteriosclerosi") ma il professore non si perse d'animo. 
Miglio aderì a un'associazione culturale e politica nata a dicembre del 1993, dal nome emblematico di Federalismo; quattro suoi associati parteciparono alle elezioni europee di giugno in varie liste (Umberto Giovine in Forza Italia, Dacirio Ghidorzi Ghizzi e Lauro Boselli in Federalismo-Europe - Union Valdôtaine e Giovanni Borelli nella Lista Pannella); nessuno di loro fu eletto, ma fu chiaro a tutti che, a quel punto occorreva creare un partito autenticamente federalista, che guardasse con sguardo rinnovato all'Europa.
Il passaggio dall'associazione a qualcosa di più strutturato richiese alcuni mesi, ma alla fine si compì: il 28 ottobre 1994, nello studio del notaio Enrico Chiodi Daelli, furono firmati l'atto costitutivo e lo statuto dell'Unione federalista: soci fondatori (e membri del primo direttivo) furono Luigi Marco Bassani, Giovanni Borelli, Paolo Broglio, Guglielmo Bruni, Maria Angela Boscolo, Paolo Bonacchi, Luigino Chemello, Alessandra Colla, Dacirio Ghidorzi Ghizzi, Umberto Giovine, Casimiro Margoni, Gianfranco Miglio, Emilio Munari, Lorenzo Romis, Elena Viviani e Augusto Zuliani. Miglio divenne il presidente, Ghidorzi Ghizzi il suo vice, mentre Umberto Giovine fu il segretario generale. 
La nuova associazione ebbe una sede (a Milano, in via Macchi 63) e un simbolo, così descritto nello statuto: "un cerchio nel quale sono inscritte le parole UNIONE e FEDERALISTA da parti opposte di un'ideale corona circolare. Il fondo è a colori che sfumano dal blu (in basso) al rosso scuro (in alto), con una striscia bianca nel mezzo. La parte centrale del simbolo contiene una grande lettera F tratteggiata". Proprio quella F, in qualche modo, rappresentava la continuità con il passato, visto che l'emblema dell'associazione Federalismo era proprio incentrato su quella lettera.  
Il gruppo si presentò a Roma a novembre con una certa enfasi, i media ne parlarono e per un po' di tempo il disegno federalista di Miglio ebbe nuova attenzione: nacquero più gruppi dell'Unione, anche se l'associazione non ebbe vita facile e sorsero presto problemi organizzativi e divergenze tra gli aderenti.
Il governo Berlusconi, nel frattempo, era caduto, anche grazie alla sfiducia di Umberto Bossi e della Lega Nord: a una parte dei militanti e degli eletti del Carroccio la mossa non piacque e si fece strada, anche per questo, una certa delusione nei confronti di Bossi. Nei mesi successivi parte di coloro che avevano dato vita all'Unione - gli altri non ne furono informati e constatarono amaramente la fine del progetto politico iniziale - pensarono al passaggio successivo, cioè alla fondazione di un partito: i giornali ad agosto del 1995 annunciarono la nascita del Partito federalista, che poi si sarebbe ufficialmente costituito solo il 17 dicembre dello stesso anno, in occasione del primo congresso a Milano. 
Presidente Miglio, segretario Giovine, il partito adottò come simbolo una torre con tre merli, uno per Cantone previsto per la nuova Italia, su campo blu. Merli che all'origine dovevano essere guelfi, se Miglio sentì il bisogno di precisare: "I tre merli li voglio a coda di rondine, come quelli dei comuni ghibellini, e non quadrati, simbolo dei guelfi. Tra noi federalisti non ci dev'essere spazio per guelfi e papalini...". All'inizio nel gruppo c'era anche Vittorio Sgarbi, ma la sua presenza durò poche settimane, il tempo di traslocare presso la Lista Pannella, abbinando il proprio nome al simbolo post-radicale.
Nel 1996 il Partito federalista, nella quota proporzionale della Camera, ottenne 3743 voti (lo 0,01%), facendo meglio solo di Risorgimento del Sud (ma certamente si presentò in poche circoscrizioni), ma Miglio fu comunque eletto senatore, essendo stato candidato in Forza Italia in base a un accordo politico (altrettanto accadde con Giovine e Giorgio Vido a Montecitorio). Fu quello, probabilmente, l'unico vero risultato noto del Partito federalista, che come progetto si esaurì con la morte di Gianfranco Miglio, nel 2001: resta il ricordo di quell'esperienza, che difficilmente sarebbe nata senza il "precedente" dell'Unione federalista. Il sogno del federalismo, del resto, alcuni compagni di avventura lo conservano ancora. 

Ringrazio di cuore Paolo Bonacchi per avere trovato e fornito copia dello statuto, dell'atto costitutivo e del simbolo dell'Unione federalista.

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