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venerdì 10 febbraio 2017

Centristi per l'Europa, se l'Italia non basta più

Che oggi si dovesse battezzare un nuovo soggetto politico era noto; che volesse farlo quella parte di ex Udc e altri centristi - vicini a Pier Ferdinando Casini e Gianpiero D'Alia - che non avevano condiviso la linea di Lorenzo Cesa, quanto ad alleanze politiche, posizionamento sul referendum e gestione del partito, anche. Ma tutti erano convinti che, alla fine, il nome della nuova creatura sarebbe stato "Centristi per l'Italia", sul calco di quello che era già avvenuto all'interno dell'Assemblea regionale siciliana: del resto, proprio quel simbolo era stato depositato da D'Alia come marchio già in ottobre, dunque tutto lasciava supporre che non ci fossero novità simboliche sostanziali.
E invece, sorprendendo qualcuno, l'orizzonte dei centristi che si sono ritrovati per la loro prima assemblea nazionale al Teatro Quirino di Roma, si è di colpo allargato: non più l'Italia, ma l'intera Europa. Centristi per l'Europa, infatti, è il nome scelto per il nuovo soggetto politico, alla cui guida come coordinatore è stato eletto "per acclamazione" proprio D'Alia. L'idea che si pensi di avere di fronte a un altro partito non piace all'ex ministro, perché "siamo in un'epoca di partiti fragili", mentre l'idea è di costruire "un movimento organizzato che possa aggregare tutti quegli elettori che non sono del Pd e non vogliono essere confusi con i populisti, elettori che sono la maggioranza silenziosa senza rappresentanza".
Il simbolo è praticamente identico a quello dei Centristi per l'Italia: stesso fondo blu (un po' più scuro, a dire il vero), stesso segmento tricolore inferiore, nome quasi uguale. Cambia leggermente la "X" che esprime il concetto di "per" (i due tratti di pennello sono gli stessi, ma l'immagine è meno stiracchiata), sparisce l'ombreggiatura del testo e compaiono dieci delle dodici stelle in cerchio che compongono la bandiera dell'Unione europea. Proprio l'Ue per la forza politica è innanzitutto il punto d'incontro: "Questo è il primo movimento a richiamarsi esplicitamente all'Europa", ha detto Casini - dimenticandosi probabilmente almeno l'Udeur di Mastella e i Repubblicani europei di Luciana Sbarbati - ricordando subito dopo che l'Europa "va cambiata" ma "senza non c'è più futuro, né per la Germania, né per la Francia, né per l'Italia".
E se l'ex presidente della Camera sembra riservarsi un "semplice" ruolo da iscritto esperto, pronto a dare consigli, passi in avanti li fanno D'Alia e il ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti, pronto a sottolineare l'esigenza di un "movimento per unire i moderati, quelli che non urlano e non odiano", chiamando a raccolta "chi vuole costruire qualcosa, dal centro sinistra o dal centro destra". Il tutto con l'idea di continuare a collaborare con il Pd come ora (a differenza dell'Udc, che sta guardando di più all'altro schieramento), purché non metta in piedi "una coalizione sbracata sulla sinistra". 
Il futuro politico-elettorale dei Centristi per l'Europa, ovviamente, dipenderà in gran parte dalla legge elettorale con cui si andrà al voto: non è improbabile che si intavolino trattative con altri soggetti politici moderati, presentando liste o candidature comuni (come avevano fatto Ncd e Udc nel 2014 alle europee, per superare lo sbarramento del 4%). Nel frattempo, in ogni caso, D'Alia, Galletti e Casini una bandiera l'hanno piantata e, all'occorrenza, potranno farla sventolare

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