Chi avesse avuto tempo di leggere i giornali di oggi avrebbe notato, sul Fatto Quotidiano, dopo il servizio di Giacomo Salvini sulle vicende della legge elettorale (in cui si parla con nettezza dell'orizzonte delle urne in caso di incidenti con il voto segreto a Montecitorio) un articolo di Luca De Carolis dedicato al MoVimento 5 Stelle e a Giuseppe Conte, dopo la manifestazione Nova durante la quale, nei giorni scorsi, sono stati votati i punti del programma. Oltre alle questioni legate alle proposte e alle primarie, il pezzo parla del perdurante "lavorìo del M5S per salvare Alessandro Onorato", o meglio, il Progetto civico italia guidato dall'assessore di Roma Capitale ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda (già coordinatore della lista personale di Roberto Gualtieri nel 2021 dopo essere stato candidato nella lista Alfredo Marchini sindaco nel 2016 e nel 2013 e prima ancora aver aderito all'Udc dopo essere uscito dal Pd). Il Pc-i (il trattino è d'obbligo, visto che alcuni media si sono concentrati soprattutto sulla sigla del nuovo progetto) si qualifica sul suo sito come formazione politica promossa da "amministratori locali, associazioni, professionisti, imprenditori, studenti, volontari. Cittadini giovani e meno giovani che non si rassegnano e vogliono cambiare davvero la nostra Italia": i primi passi li ha mossi oltre un anno fa (e anche di più, considerando pure l'esperienza locale ma rilevante di Viva Roma Sempre), l'associazione ormai si muove da tempo e il suo volto principale si affaccia non di rado anche sulle pagine dei giornali e sugli schermi.
Quando al primo passaggio della legge elettorale alla Camera era stata modificata la norma sulle esenzioni dalla ricerca dei sottoscrittori, richiedendo la costituzione di un gruppo parlamentare (in teoria all'inizio della legislatura ma in concreto - secondo la lettura avallata anche dai servizi studi delle Camere - esistente al 31 dicembre 2025) e obbligando tutte le altre forze politiche a raccogliere almeno 1500 firme per ogni collegio plurinominale, Onorato aveva subito fatto sapere che quella norma era fatta per salvare alcuni e penalizzare altri, precisando però che l'impegno della raccolta non avrebbe spaventato amministratori abituati a stare tra la gente. La reazione è stata assai più concitata dopo l'approvazione dell'emendamento Zedda riformulato al Senato, con l'aumento ad almeno 6000 firme da raccogliere in ogni circoscrizione, mentre l'asticella resta fissata alla quota di 1500 per le liste costituite in gruppo (nato in corso di legislatura) o in componente del gruppo misto (dovendo, per questa legislatura, l'articolazione parlamentare esistere al tempo dell'entrata in vigore della riforma). La quota di almeno 294000 firme per la Camera (più quelle per il Senato) deve apparire davvero altissima anche per chi conosce i territori: sarebbe davvero l'ideale avere la possibilità di raccoglierne ancora almeno 73500 alla Camera, non una passeggiata, ma un impegno pur sempre quattro volte meno gravoso.
L'articolo di De Carolis spiega che sarebbe interesse di Conte aiutare in qualche modo Onorato, volendo far schierare Progetto civico Italia nel "campo largo" "per contenere Matteo Renzi" (così si legge nell'articolo). Finora si era pensato di agevolare la nascita - entro l'entrata in vigore della riforma elettorale - di una componente politica del gruppo misto alla Camera con tre deputati, sfruttando l'interpretazione del regolamento inaugurata nel 2004, per cui è sufficiente che quella componente stessa "rappresenti" un partito che aveva presentato candidature alle ultime elezioni politiche: occorre però che alcuni deputati lascino i loro rispettivi gruppi e, soprattutto, occorre l'avallo di un partito che abbia portato sulle schede nel 2022, nessuna delle due cose essendo scontata. L'articolo, tuttavia, precisa che "nelle ultime ore, studiando i regolamenti parlamentari, il Movimento avrebbe scoperto che può bastare un senatore, che rappresenti il simbolo di una forza politica in corsa anche alle scorse Regionali" e che si fa strada l'idea di presentare la lista del Pc-I grazie al collegamento tecnico "con il simbolo del Psi di Enzo Maraio, formazione assolutamente affine a Conte", unendo le forze dei civici e dei socialisti per la raccolta delle firme.
Sull'Avanti! della domenica (l'organo del Partito socialista italiano) del 19 settembre, è comparso un articolo a firma di Stefano Amoroso, in cui - oltre a tirare le somme della festa nazionale del partito a Campobasso - si commentavano le novità della riforma elettorale in esame, ritenuta "liberticida e fortemente anticostituzionale". Nel denunciare la gravità dell'aumento del numero di firme richieste, l'autore dell'articolo negava però che il Psi fosse "costretto ad ammainare la bandiera e a non presentare una lista autonoma alle prossime Politiche", grazie a un radicamento riconquistato "su tutto il territorio nazionale", a "una classe dirigente giovane, colta, preparata e determinata" e alla sua presenza in uno "spazio politico di cui la coalizione di centrosinistra ha assoluto bisogno per vincere", ma anche alla ritenuta "maggior compattezza ideologica del Pd e dei Cinquestelle", che comunque avrebbero un bisogno indefettibile dei socialisti, non potendo "dialogare facilmente con formazioni nuove ma in forte crescita, come Progetto Civico di Alessandro Onorato, e neanche con gli eredi del riformismo radicale liberale, raccolti intorno a +Europa". La stessa fatica di Pd e M5S di dialogare con Pc-I, a quanto pare, non dovrebbero averla i socialisti.
Ma, dunque, quale sarebbe la via di cui si parla nell'articolo del Fatto? In effetti, quando si parla di componenti del gruppo misto, viene naturale pensare a quelle della Camera, se non altro perché lì sono state create nel 1997 (e, come si è detto, lì è partita la lettura molto generosa del regolamento che permette a un partito nato in corso di legislatura di costituirsi in componente con l'appoggio tecnico di una formazione che aveva partecipato alle elezioni). Al Senato formalmente per anni non sono esistite - soprattutto come presupposto per ottenere tempi di intervento, spazi e risorse - pur essendo praticate nei fatti, visto che accanto al nome di questo o quel senatore del misto poteva apparire un'etichetta. Nel 2021 sono state introdotte "in via convenzionale", grazie a un parere della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama (e questo comprensibilmente era stato stigmatizzato da Salvatore Curreri, che aveva ricordato come per una sostanziale modifica del regolamento occorresse rispettare l'art. 64 Cost., con un voto a maggioranza assoluta dei componenti dell'aula). La riforma del 2022, avvenuta alla fine della XVIII legislatura anche per adeguare le procedure senatoriali al numero di parlamentari ridotto a seguito del referendum costituzionale, ha tra l'altro codificato al comma 6 dell'art. 14 la norma sulle componenti, che si riporta per intero di seguito:
6. I Senatori appartenenti al Gruppo misto possono chiedere al Presidente del Senato di costituire componenti politiche in seno ad esso, purché coloro che intendono aderirvi rappresentino un partito o un movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle ultime elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l'elezione di almeno un Senatore. È altresì consentita la costituzione di componenti politiche in seno al Gruppo misto, che rappresentino un partito o un movimento politico che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche, regionali o del Parlamento europeo propri candidati conseguendo l’elezione di propri rappresentanti.
Il testo non prevede un numero minimo, dovendosi immaginare che anche solo un senatore possa costituire una componente. Il primo periodo del comma prevede comunque che la forza politica cui uno o più senatori fanno riferimento abbia non solo partecipato alle ultime elezioni del Senato, ma anche ottenuto almeno un eletto, dunque appare poco utile al caso in esame. Ben altro è il discorso che si può fare per il secondo periodo: una componente - anche di un solo senatore - può sorgere "rappresentando" un partito o movimento che durante la legislatura abba partecipato, eleggendo almeno una persona, alle elezioni politiche (si suppone che il riferimento sia alle elezioni suppletive, almeno finché esisteranno, o all'elezione alla Camera, qualora il partito si sia presentato solo lì), alle elezioni europee (ma l'ultima volta in cui una lista che ha eletto senza essere prima rappresentata in Parlamento, peraltro avendo raccolto le firme, è stata nel 2014, con L'Altra Europa con Tsipras) e soprattutto alle elezioni regionali. Qualunque lista abbia ottenuto anche solo un eletto in una Regione, dunque, potrebbe far nascere una componente a Palazzo Madama, grazie a un senatore che vi aderisse o fosse in cerca di un appoggio tecnico per rendere "visibile" il proprio nuovo movimento. Del resto, è lo stesso art. 14, comma 7 a precisare che, in questo caso, "i Senatori che intendono costituire [...] una componente politica in seno al Gruppo misto devono trasmettere al Presidente del Senato una dichiarazione di riconoscimento da parte del partito o movimento politico che intendono rappresentare": se è comprensibile chiedere che il partito che rende possibile formare la componente riconosca ufficialmente quella costituzione, la disposizione non vieta che la denominazione della componente stessa affianchi al nome del partito "riconoscente" anche quello di un altro soggetto politico, dunque anche al Senato può trovare applicazione la lettura "generosa" avviata oltre vent'anni fa alla Camera.
La lista Avanti Psi in Campania alle ultime elezioni regionali ha ottenuto tre consiglieri, quindi potrebbe effettivamente permettere a Progetto civico Italia di formare una componente condivisa: occorrerebbe solo che un senatore - del M5S, secondo la ricostruzione, ma non per forza - accettasse di costituire la componente di Pc-I con l'avallo del Psi, sperando che poi riesca la raccolta firme "ridotta". Una soluzione sicuramente più semplice rispetto a quella che da alcune parti si era immaginata alcuni giorni prima e che avrebbe dovuto coinvolgere (insieme ad altri due deputati necessari per completare l'operazione) Bruno Tabacci come "titolare" del simbolo di Centro democratico e unico eletto riferito alla lista Impegno civico - Cd. Certo, invece dell'esenzione totale del 2018 e del 2022 il nocchiero Brown Tabax avrebbe potuto offrire un "più lieve legno", cioè la riduzione a un quarto delle firme necessarie, ma meglio che niente in tempi come quelli che paiono prospettarsi. Il Foglio, con un articolo di Nicolò Zambelli, mercoledì aveva però fatto sapere che Tabacci non avrebbe messo a disposizione così facilmente l'emblema ("Cedere il simbolo? Cedere cosa? Cosa vogliono fare? Vogliono andare con Conte? Esplicitino i loro programmi, i loro progetti e vediamo. Comnque ognuno raccoglierà le firme che deve raccogliere"); il giorno successivo - ieri - lo stesso autore sulla medesima testata ha dato conto della risposta di Onorato, che non avrebbe mai chiesto a Tabacci la disponibilità del simbolo e che avrebbe lasciato le "operazioni di palazzo" a "professionisti che con un simbolo, senza, voti, riescono a farsi cinque giri in Parlamento".
A questo punto, però, l'appetito vien mangiando. E, visto che ci si è, tanto vale divertirsi un po' e vedere quali e quante forze politiche potrebbero farsi cogliere dall'irrefrenabile desiderio di fare capolino a Palazzo Madama e, magari, permettere a qualcuno di riportare a 1500 il numero minimo di firme da raccogliere in ogni collegio. Ce n'è per tutti i gusti, in tutte le Regioni e per tutti i candidati. Già, perché oltre ai partiti potrebbero essere in gioco anche le civiche legate ai candidati alla presidenza della giunta. Ovviamente sarebbe più difficile impiegare formazioni con il nome del candidato all'interno, come le liste civiche di Cirio in Piemonte, di Fontana (Lombardia ideale), Majorino (Patto civico) e Moratti in Lombardia, di Bucci (Vince Liguria e Orgoglio Liguria) e Orlando in Liguria, Manildo (Uniti per Manildo presidente e Civiche venete) e Szumski (Resistere Veneto) in Veneto, De Pascale e Ugolini in Emilia-Romagna, Acquaroli e Ricci nelle Marche, Proietti e Tesei in Umbria, Rocca e D'Amato in Lazio, Marsilio e D'Amico (Abruzzo insieme), Roberti in Molise (il Molise in buone mani e Il Molise che vogliamo), Fico e Cirielli in Campania, Decaro in Puglia, Bardi (Orgoglio lucano) e Marrese (Basilicsta casa comune, ma col nome di Chiorazzo) in Basilicata, Occhiuto e Tridico in Calabria. Sarebbe invece molto invitante l'occasione per A testa alta, la lista promossa in Campania da Vincenzo De Luca: niente nomi nel simbolo e un nome che è tutto un programma, anche in politica. Quanto alle forze politiche, sempre in Campania ha eletto rappresentanti Noi Di Centro di Clemente Mastella (che ha fatto la lista comune con Noi Sud), mentre è rappresentata in Molise Costruire democrazia, come lo è la Liga Veneta Repubblica; volendo poi considerare i contrassegni compositi, potrebbero perfino tornare utili - pur non avendo magari eletti diretti - il Pli e i LiberalDemocratici europei (presenti in emblemi compositi con eletti in Piemonte), Rinascimento (nella lista con Noi moderati in Lombardia), il Popolo della famiglia (con la Lega in Toscana), Possibile e DemoS (presenti nel simbolo composito di Avs rispettivamente in Lazio e in Abruzzo) e perfino il Nuovo Psi (con la Lega in Puglia). Tutto questo limitando l'attenzione alle Regioni a statuto ordinario.
Coloro che temono un eccessivo affollamento sulle schede, tuttavia, non si preoccupino: non c'è il rischio che tutti questi simboli generino contrassegni compositi pronti a finire sulle schede delle elezioni politiche, potendo al massimo arrivare - si spera - nelle bacheche del Viminale. Come si diceva prima, la disponibilità di una lista che abbia avuto un eletto alle regionali tenutesi durante la legislatura è solo una delle condizioni per concorrere più facilmente alle elezioni, perché occorre anche che un senatore dichiari di essere rappresentato da questa (e, se non è già nel gruppo misto, deve lasciare il proprio, con riflessi economici non irrilevanti per sé e per per il gruppo che lascia) e, soprattutto, che la raccolta firme "alleggerita" vada a buon fine. In compenso, in questo modo si può ufficialmente dichiarare aperta una nuova frontiera della caccia "simbolica": prima si puntava solo all'esenzione, ora - se proprio non si può evitare la raccolta firme - ci si accontenta di faticare meno grazie a un nocchiero che accompagni alle elezioni con "più lieve legno", sperando che questo possa bastare.


Nessun commento:
Posta un commento