martedì 14 luglio 2015

In memoria di Willer Bordon: come nacque l'Asinello

Il momento è di quelli tristi e, con naturalezza, un po' inquieti. Ho appreso da poco della morte di Willer Bordon, persona che per vari anni ha frequentato la politica italiana, con le sue sei legislature trascorse in Parlamento (quattro alla Camera, due al Senato). La sensazione che ho raccontato si spiega se solo si considera che, per quanto ne so, l'ultimo evento pubblico - anche se non affollatissimo - cui l'ex parlamentare ha partecipato è stata la presentazione del mio libro Per un pugno di simboli al circolo Pd di Trastevere, il 4 giugno scorso.
Era stato l'amico, collega di Termometro Politico e consigliere del I Municipio di Roma Livio Ricciardelli a organizzare l'evento, pensandolo fin dall'inizio come un momento irrinunciabile per i "drogati di politica", categoria alla quale entrambi ci fregiamo di appartenere. A introdurre e moderare la presentazione avrebbe pensato lui stesso (anche dopo la rinuncia a partecipare di Marco Esposito), ma era bene trovare almeno un politico con cui dialogare. Abbiamo scartato fin dall'inizio i "big" del momento, cercando di valorizzare piuttosto il gran numero di sigle e simboli di cui il libro era ed è colmo. 
Dopo aver pensato a figure che avrebbero potuto raccontare nicchie politiche sconosciute ai più (uno su tutti, Mauro Guerra, attualmente deputato Pd ma nel 1995 membro attivo degli scissionisti di Rifondazione comunista che costituirono il Movimento dei comunisti unitari e consentirono al governo Dini di sopravvivere meglio, per un po'), Livio si convinse della bontà assoluta di un nome balenatogli all'improvviso: quello di Bordon, appunto. In effetti la scelta era perfetta: da una parte, nella sua esperienza politica aveva conosciuto vari simboli da vicino e alcuni aveva anche contribuito a vararli (da Alleanza democratica a Unione democratica, passando per l'asinello dei Democratici); dall'altra, aveva da alcuni anni abbandonato la politica (facendo l'imprenditore e, di recente, restituendo ai romani il teatro Quirinetta), dunque nessuno poteva tacciarlo di raccontare storie "interessate"; sul fatto che fossero interessanti, noi non avevamo dubbi.
Bordon dunque fu chiamato, lui accettò di buon grado di venire e intervenne: dimostrò la sua serietà e gentilezza, senza nascondere la sua ironia. Raccontò a modo suo il cambiamento della grafica (e della politica) tra la Prima e la Seconda Repubblica, cercando di far emergere tutto ciò che dietro e intorno aveva cambiato volto. Ancora più interessante, per la citata categoria delle politics victims, il suo racconto "da testimone privilegiato" della nascita di un simbolo che ebbe vita breve, ma una storia molto particolare, ossia l'asinello dei Democratici, nati per affiancare Romano Prodi e poi identificatisi soprattutto in Arturo Parisi (in parte la vicenda era già stata narrata su questo blog, attraverso le elaborazioni grafiche dell'autore dell'emblema, Francesco Cardinali). Vale la pena ripercorrere il racconto che fece Bordon, ricco di aneddoti poco noti, ascoltando la sua viva voce di quel giorno: uno modo per dirgli grazie, una volta di più, di quel pomeriggio poco affollato, ma dai contenuti di valore.

lunedì 13 luglio 2015

La vera storia della rosa nel pugno, secondo Maurizio Turco

Per i più attenti alle notizie degli ultimi giorni, parlare di Partito radicale significa parlare dell'avviso di licenziamento recapitato agli ultimi otto dipendenti dell'associazione, che sopravvive in una delle poche sedi - via di Torre Argentina, 76, terzo piano - che hanno attraversato tutta la Seconda Repubblica senza essere sloggiate. Per l'ennesima volta, dunque, i radicali devono ricorrere pesantemente all'autofinanziamento; a differenza del passato, tuttavia, pare che non tutti i militanti - che hanno tenuto in piedi il partito con le loro tessere molto più "care" rispetto a quelle di altre formazioni - siano disposti a mettere mano al portafoglio, per lo meno non senza condizioni.  
Maurizio Turco
Basta vedere come il segretario dei Radicali Roma, Alessandro Capriccioli, ha pubblicamente risposto alla lettera dolorosa che il tesoriere del Partito radicale, Maurizio Turco, ha inviato agli iscritti al partito. Tra gli interrogativi che secondo Capriccioli devono trovare una risposta, il primo è: "chi è attualmente il proprietario, in senso giuridico, del simbolo della rosa nel pugno?" La risposta ho provato a farmela dare direttamente da Turco, che ho intervistato oggi per Termometro Politico, concentrandomi soprattutto sulle difficoltà che il partito di cui è tesoriere sta affrontando ("Abbiamo 500mila euro di debiti, essenzialmente contratti con persone, abbiamo bisogno di rientrare - soprattutto grazie all'autofinanziamento - per riprendere l'attività politica, convocare un congresso e portare avanti il nostro progetto sulla transizione democratica").

Vari militanti radicali vogliono sapere chi sia titolare di quel segno e in Rete le notizie non sono molto chiare: di chi è dunque la rosa nel pugno?
Nel congresso di Chianciano del 2011 si è detto che il simbolo è stato ceduto dal Partito radicale alla Lista Marco Panella: la cessione è dello stesso anno, l’ultima volta che il simbolo è stato concesso e usato è stato in occasione delle elezioni regionali in Basilicata, a novembre del 2013. Consideri anche che noi abbiamo sempre avuto il senso della “biodegradabilità” dei simboli: …noi, tra l’altro, abbiamo acquistato il simbolo del sole che ride, lo abbiamo donato agli Amici della Terra, lo abbiamo riacquistato da loro per poi donarlo alle Liste verdi che noi stessi avevamo costituito; il giorno dopo le elezioni regionali del 1985, noi radicali ci dimettemmo dalle associazioni delle Liste verdi per consentire loro di stare nelle istituzioni.

Ah, dunque non lo avete acquistato da Riccardo Schicchi, che mi risultava essere stato il primo a utilizzare in Italia il sole sorridente degli antinuclearisti danesi…
No no, i diritti dai danesi li abbiamo comprati noi, poi è andata come le ho detto.

Tornando alla rosa nel pugno, se non sbaglio la lista Pannella che ora ne è titolare ha un numero molto limitato di componenti…
Guardi, la questione è semplice: se lei va a vedere i partiti registrati secondo le nuove regole di “democrazia interna” previste dal decreto-legge 149 di cui ho parlato prima, in tutti i partiti è previsto che si debba presentare una richiesta di adesione e la stessa cosa accade con la nostra lista. [...] Attualmente siamo rimasti in cinque: Marco Pannella che è il presidente, io, Rita Bernardini, Aurelio Candido e Laura Arconti, militante “storicissima”, che ora ha 92 anni.

Prima della cessione alla Lista Pannella, invece, qual è stata la storia giuridica della rosa nel pugno? Immagino lei sappia che gira voce che lo stesso Pannella avrebbe “sfilato” il simbolo ai socialisti, trattando nottetempo con François Mitterand…
Beh, avendolo comprato prima di loro lo ha sfilato, sì… La questione è questa: c’è un contratto di cessione dei diritti su quel simbolo in Italia a favore del Partito radicale con l’autore del simbolo, che già l’aveva venduto a Mitterand; il creatore l’aveva registrato solo come marchio, non come segno politico, i socialisti evidentemente l’hanno comprato. Il Partito radicale l’ha a sua volta comprato e l’ha mantenuto fino al 2011.

In effetti mi risulta che nel 1981 il tribunale di Roma abbia inibito ai radicali l’uso della rose au poing su ricorso dell’autore del disegno, Marc Bonnet: probabilmente ci si era accordati con Mitterand, ma non ancora con il creatore.
Esatto, evidentemente da una parte c’era l’accordo politico per l’uso del simbolo, mancava però quello con il suo autore, che si è fatto avanti per dire: «Scusate, ma quello è mio».

Ha idea di quanto sia costato?
La cifra esatta non la ricordo, qualcosa come 50 o 60 milioni di lire.

Nella stessa chiacchierata, Turco ha ricordato anche la genesi dell'attuale simbolo del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito, adottato nel 1988: l'espressione "Partito radicale" in decine di lingue diverse, disposta in modo da tracciare - all'interno di un ottagono - il ritratto di Gandhi. "Ricordo che chiedemmo di realizzare l'emblema ad Aurelio Candido, che ha sempre fatto i nostri manifesti in quegli anni (prima avevamo Piergiorgio Maoloni, poi passato al manifesto): lui fece vari disegni con il volto di Gandhi chiaramente visibile. Bruno Zevi, che era nel Partito radicale, era contrario a mettere l’immagine di una persona in un simbolo, come se fosse una deificazione: parlò lui con un architetto, Paolo Budassi, e fu questo a disegnare il simbolo su nostra commissione". La storia non è movimentata come quella che si attribuisce da anni alla rosa nel pugno, ma risulta comunque interessante e il simbolo è in grado di comunicare, a differenza dei molti marchi che affollano la vita politica di oggi... eppure, questo emblema, sulle schede non ci è mai finito e, per statuto, non può finirci.  

domenica 12 luglio 2015

Da Scelta civica a Stagione civica? Chissà...

Da ieri, in pratica, è ufficiale: il nastrino tricolore di Scelta civica per l'Italia ha i mesi contati. Il marchio, creato da Giovanni Sasso di Proforma per la formazione politica varata alla fine del 2012 da Mario Monti (che all'epoca aveva chiesto sì di dare un’impronta istituzionale e sobria, che comunicasse slancio e incitasse a partecipare, con il tricolore disegnato in chiave identitaria e dinamica, ma aveva anche invitato a dare più risalto al suo nome nel logo) l'anno prossimo dovrebbe lasciare il posto a un altro emblema, il cui contenuto è ancora tutto da immaginare: l'idea è di averlo pronto per schierarlo alle elezioni amministrative previste per il 2016 (voto in oltre 1200 comuni, 120 sopra i 15mila abitanti).
La direzione nazionale di Scelta Civica, in particolare, ha dato mandato al segretario Enrico Zanetti di elaborare e presentare entro la fine dell'estate una nuova iniziativa politica che apra "attraverso un simbolo ed una nuova denominazione, un processo costituente finalizzato alla costruzione di un Movimento Civico Nazionale, di un Partito dei Cittadini Italiani": si pensa di "raccogliere la migliore eredità dell'esperienza di Scelta Civica per proiettarla in un orizzonte nuovo caratterizzato da un esplicito civismo di dimensione locale e territoriale". Visto che sembra vietato, anche qui, parlare di superamento, di archiviazione o, peggio, di scioglimento, il partito si è affrettato a definire il passaggio come "il secondo tempo di Scelta Civica, la nuova Stagione Civica". 
Guardando all'indietro, che qualcosa nel progetto concepito da Monti nel 2012 e stabilizzato l'anno dopo non fosse andato nel migliore dei modi era chiaro da tempo. Alcuni mesi fa al creatore Sasso - intervistato da Giuseppe Spadaro di Termometro Politico - era stato chiesto se fosse stato quel simbolo formato due anni e mezzo prima a non funzionare: "Non per evitare di prenderci una responsabilità - rispose - ma penso che il logo di Scelta Civica non abbia molto a che fare con la parabola politica di Mario Monti. Io credo ci sia stato un corto circuito tra l’uomo Monti, per come era comunemente percepito, e l’uomo Monti che a un certo punto si è deciso di “vendere”. Non si è capito che i suoi limiti (un certo grigiore, una sobrietà istituzionale) potevano essere anche le sue virtù e si è deciso di cancellarli e di sovvertirli su un piano di comunicazione che è apparso falsato. Questo è il peggior danno che un comunicatore possa fare a un politico: raccontarlo per quello che non è".
Ciò detto, il primo problema sarà capire con chi costruire il nuovo progetto politico, per non avere solo un repackaging di Scelta civica. Il segretario Zanetti ha sottolineato che alle ultime elezioni è emerso "un disagio crescente del corpo elettorale italiano che sfocia ormai ripetutamente in comportamenti diffusi di astensione e di ribellismo anti politico": l'antidoto dovrebbe essere "una forte riscossa civica su base territoriale", che restituisca primato alla politica ma le chieda di recuperare dignità, allontanando la corruzione e tagliando i costi. "La prospettiva - ha aggiunto Zanetti - è quella di dare vita a coalizioni civiche nel perimetro ricompreso tra il Pd, che continua anche sotto la gestione Renzi a mostrarsi un partito Giano bifronte, schiacciato nella contraddizione infinita tra conservazione ed innovazione, l'area di destra antieuropea ed estremistica del ForzaLeghismo, oltre che l'area del distruzionismo in servizio permanente" del M5S. L'area dei "moderati innovatori" obiettivamente sembra molto vasta, forse anche troppo per riuscire a dare un'idea precisa.
Sicuramente, comunque, prima della scelta del simbolo sarà importante quella del nome. Il discorso di Zanetti - ripreso dalla nota del partito - paradossalmente contiene già tre nomi "papabili". Il primo, Movimento civico nazionale, in realtà è difficilmente utilizzabile: in rete si trova traccia di un'associazione che ha proprio quel nome, anche se il sito è aggiornato al 2013 e l'account di Facebook è fermo da un anno. Fermo o no, comunque, il nome non sarebbe disponibile (salvo accordi con chi lo ha utilizzato per primo).
Un'alternativa potrebbe essere Partito dei cittadini italiani, anche se i problemi potrebbero iniziare con la sigla: Pci o Pdci sono già state tutte utilizzate a sinistra (anche se l'ultima è tornata all'antico, dopo che i Comunisti italiani hanno dato vita al Partito comunista d'Italia). Può essere poi utile ricordare che già nel 1992 era stato presentato il simbolo di una formazione denominata "Il Partito dei Cittadini", anche se non è dato sapere che fine abbia fatto.
Anche di recente, in compenso, il nome è tornato: alle ultime elezioni politiche erano ben due le formazioni politiche che avevano nella loro denominazione l'espressione "Partito dei cittadini", anche se poi nessuna di queste ha raccolto le firme per poter presentare le liste. Non si leggeva sul simbolo il nome "Partito dei cittadini" sulla lista legata al nome di Fabiola Stella (e che era parte della coalizione guidata da Ottavio Pasqualucci, quello di Forza Roma, No alla chiusura degli ospedali e quant'altro); si vedeva piuttosto bene invece nel contrassegno (non troppo appetibile sul piano grafico, ammettiamolo) della formazione "L'Italia migliore", che invece un suo sito ce l'ha eccome. E' vero che una cosa è dire "Partito dei cittadini" e altro è dire "Partito dei cittadini italiani", ma per evitare anche solo il rischio di qualche grana legale, forse è meglio cambiare obiettivo.
Resterebbe la terza possibilità, Stagione civica: qui la certezza è assoluta, altre forze politiche con quel nome non ce ne sono (sulle associazioni è più difficile dirlo). Da qui ad avere certezza che quel nome potrebbe funzionare, però, ce ne corre e anche l'eventuale traduzione del nome in simbolo si presenterebbe complessa; toccherà dunque a Zanetti fare la sua Scelta.

sabato 11 luglio 2015

A ottobre nuovo simbolo per Vendola?

La notizia volendo c'è: a ottobre a sinistra dovrebbe nascere un nuovo simbolo, che parta dall'esperienza maturata fin qui da Sinistra ecologia libertà ma risulti effettivamente nuovo e potenzialmente stabile, non improvvisato. Pare in sostanza questo il contenuto del discorso di Nichi Vendola all'assemblea nazionale di Sel, tenutasi oggi a Roma. 
Vietato parlare di scioglimento (anche perché, come ormai si sa, i partiti che si sciolgono in Italia sono pochissimi, al più vengono abbandonati e lasciati dormire, nell'attesa di un risveglio che non sempre arriva); al massimo si può configurare un'evoluzione. "Sel - parole di Vendola - non torna indietro, ma va avanti, non si scioglie ma muta, si mette in gioco". Lo scopo? Cercare "di contribuire alla riscossa della gente che soffre nel nostro paese e in Europa", in "una sfida che ci può restituire felicità".
Lasciate stare i discorsi - pure importanti - di origine greca, contro l'Europa che ammutolisce il popolo, ridotto a "soggetto da sondare, a soggetto per il televoto". Prendete la parte in cui l'ex presidente della Puglia riconosce la necessità di mettere da parte i risentimenti del passato (ma non del tutto, qualche sassolino se l'è tolto pure oggi) e di guardare a una nuova stagione: "Noi oggi abbiamo la necessità non di scioglierci, non di dissipare il nostro patrimonio di storie, cultura, esperienze e anche errori ma abbiamo bisogno di investirlo, di usarlo come capitale sociale da investire nell'obiettivo fondamentale alla base della nostra sfida: rimettere la politica nelle mani di un protagonista diffuso". Il problema, però, resta il come: per Vendola serve "una ricerca unitaria, con una tempistica attenta", sapendo che "sono stati fatti molti errori, qualcuno non si può più replicare: non possiamo più presentarci neppure alle amministrative con un improvvisato cartello elettorale" che dia l'impressione "dell'accrocchio di ceti politici per la sopravvivenza elettorale". Si dovrebbe quindi creare, sempre per Vendola, "una cosa che non abbia natura pattizia".
Quella "cosa" di cui parla il leader di Sel dovrebbe passare attraverso "la costruzione di una piattaforma digitale, la nascita di una web tv e a ottobre un grande evento nazionale e di popolo": risultato, "un progetto [...] che almeno alle prossime elezioni politiche ci possa portare con un nuovo simbolo, con un nome nuovo a fare un'impresa per cui la sinistra può tornare a essere utile per la società". Nuovi segni distintivi, dunque, ma chi dovrebbe starci dietro o sotto, oltre a Vendola e compagni? Probabilmente si dovrebbe partire da coloro che erano presenti all'evento di oggi, come Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione comunista), Francesco Campanella (Italia lavori in corso, ex M5S) e Stefano Fassina, per allargarsi poi "ai compagni collocati alla nostra sinistra, a quelli usciti dal Pd". La sfida pare ambiziosa, ma obiettivamente costruire qualcosa di realmente nuovo, che non sembri raccogliticcio o instabile, con pezzi di sinistra (o parasinistra) così diversi tra loro, si presenta come un compito maledettamente difficile. 

venerdì 10 luglio 2015

Conservatori e riformisti, per Fitto un leone in un simbolo blu?

In un primo tempo, la data centrale doveva essere ieri: il 9 luglio era prevista la prima presentazione alla stampa del nome ufficiale e del simbolo dei progetto dei Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto, nell'attesa di ufficializzare la sede e le prime attività del partito. Da ieri però si è precisato che "l'ora X" dovrebbe scattare il 16 luglio, dalle 15.30, con una conferenza presso l'aula dei gruppi alla Camera: e se si rincorrono da un po' le voci sulla sede prestigiosa che sarebbe stata trovata (all'angolo fra piazza del Gesù e corso Vittorio Emanuele, si dice), oggi Affaritaliani.it ha sparato la prima indiscrezione sul simbolo.
Il logo del gruppo Conservatori
e riformisti europei
al Parlamento europeo
Per la testata diretta da Angelo Maria Perrino, infatti, "il simbolo della formazione di Fitto si ispirerà a quello del gruppo dei Conservatori e Riformisti in Europa: nel logo ci sarà il leone (storico emblema dei Tories) e il colore sarà blu, proprio come quello del partito di David Cameron". A corredo della notizia, in effetti, l'articolo mostra proprio il contrassegno - uno dei pochi di forma rotonda, peraltro - adottato dal gruppo European Conservatives and Reformists al Parlamento Europeo, con il leone accovacciato a sinistra inserito in una corona blu su fondo bianco, con la sigla ECR altrettanto bianca. 
Non potrà ovviamente essere esattamente questo il simbolo che Fitto adotterà per la sua creatura politica: probabilmente, ad esempio, il nome apparirà per intero e ci sarà da vedere come sarà reso il leone. In ogni caso, se in Italia il leone è stato legato soprattutto ai movimenti venetisti (con libro e, a volte, lo spadino) e a certi monarchici, ora avrà un respiro più internazionale: una settimanella scarsa e lo si scoprirà.

lunedì 6 luglio 2015

Giù le mani dalla Lega Italia, è di Taormina

Roberto Maroni ci aveva scherzato - ma non troppo - già a maggio, intervistato per Repubblica da Rodolfo Sala. Per lui non c'era alcuna possibilità di una lista unica per Forza Italia e Lega Nord, concedendosi giusto una provocazione: "noi ci potremmo stare solo se la lista unica di centrodestra si chiamasse Lega Italia". Qualcuno però - probabilmente lo stesso Silvio Berlusconi - doveva averci pensato sul serio a usare quel nome per un eventuale progetto politico unitario. 
Com'era prevedibile, però, alla Vasco "c'è chi dice no", e non perché il nome non gli piaccia, ma semplicemente perché - elettoralmente e politicamente - quel nome è suo. A dire no, infatti, è Carlo Taormina, che pure per la bandierina di Fi è stato deputato nella XVI legislatura (oltre che, per un breve periodo, sottosegretario all'interno). Il suo tricolore è sempre al vento, ma più tradizionale e sfumato; il fondo è azzurro, ma con le stelle d'Europa e quelle parole - "Lega Italia" - sono evidenti al centro del contrassegno. "Ma quale Lega Italia? - ha dichiarato proprio Taormina al Tempo, intervistato da Valentina Conti - Berlusconi e Maroni hanno tentato di rubare il nome di un movimento che esiste dal 2008". 
A quanto emerge dalla chiacchierata giornalistica, il messaggio di inibitoria all'uso a Berlusconi, Maroni e compagnia è già stato recapitato da un po', più o meno direttamente: "Gliel'ho detto in rete e non solo: state attenti, la Lega Italia è presente in Italia da tempo, è un partito il cui simbolo è regolarmente depositato al Ministero dell’Interno. È nata proprio dall'esigenza di fare una sintesi tra Lega Nord, che andava sfasciandosi, e Forza Italia che stava seguendo la stessa sorte. Un partito fedele al federalismo e ispirato ai principi del liberalismo, valori che sia Lega che FI hanno tradito; si è presentato anche alle scorse competizioni elettorali regionali e comunali". 
E' vero che il partito esiste dal 2008, ma è altrettanto vero che non si è presentato di frequente (e, in quei casi, i risultati sono stati poco rilevanti). Lo stesso Taormina lo ha ammesso, spiegando: "Invece di essere una sintesi delle idee a cui ci ispiravamo siamo stati presi a schiaffi da Lega e Forza Italia perché evidentemente davamo fastidio. È stato un movimento contestato e snobbato sia nel territorio che in campo elettorale. E questo ci ha portato ad avere un successo limitato". 
Eppure già nel 2012, a scartabellare nel vecchio sito, si scopre che Taormina si era lamentato di altri tentativi di clonazione del nome: "Si apprende - scrisse l'ufficio stampa del partito il 29 settembre - della presentazione di una serie di soggetti pseudo politici denominati 'Lega Italica', 'Lega Italiana' e abbiamo tra l'altro appreso in queste ore dal consigliere Fabrizio Santori, promotore dell'iniziativa, che questa serie di movimenti si racchiuderebbero in una unica sfera denominata proprio Lega Italia. Diffidiamo i responsabili e chiunque altro dall'utilizzo di simili denominazioni, giacché con la denominazione “Lega Italia”, ovvero, la lista civica degli italiani è operativo, ormai da anni, il partito fondato dall’Onorevole Carlo Taormina".
Ora, in ogni caso, il progetto del fondatore sembrerebbe trovare nuova linfa: "Da oggi - ha dichiarato Taormina al Tempo - scenderemo in campo in tutta Italia, iniziando da Cagliari, dove il prossimo anno si voterà per scegliere il Sindaco, per lanciare la domanda 'Quale sarà la politica italiana ed europea?'". Da lì dovrebbe partire un programma concreto, con l'idea di partecipare a tutte le elezioni; per eventuali apparentamenti successivi, se Lega e Forza Italia "sono soggetti politici superati se non si rigenerano, così come sono non vanno da nessuna parte", il MoVimento 5 Stelle appare come "vera alternativa a livello politico". Taormina, che pure non ha contatti con quella forza politica, pensa a sostenerla, avendo in comune con essa varie idee (presidenzialismo elettivo, monocameralismo, giustizia più popolare, reddito di cittadinanza sul fronte economico, non certo le unioni tra omosessuali). Sarà questo, dunque, l'orizzonte a breve termine della Lega Italia, scippi di nomi permettendo?

mercoledì 1 luglio 2015

Realtà Italia nel simbolo di Centro democratico

Non devono averlo visto in moltissimi, ma da qualche parte il simbolo è spuntato e non è sfuggito. E' vero, l'impianto del simbolo di Centro democratico è rimasto lo stesso - per lo meno da quando è sparito ogni riferimento, anche cromatico, all'associazione Diritti e libertà fondata da Massimo Donadi - ma in alto è comparso un elementino nuovo, che merita se non altro di essere registrato. 
Il riferimento è all'espressione "Realtà Italia", scritta in carattere Tahoma blu in alto, sopra al monogramma tricolore del partito (proprio dove inizialmente era la scritta "Diritti e libertà"). Manco a dirlo, non si tratta di un elemento inserito a caso o "per bellezza": Realtà Italia, infatti, è il nome di un partito radicato essenzialmente al Sud e di cui Giacomo Olivieri è il presidente nazionale.
Le due realtà politiche hanno già collaborato di recente: alle ultime elezioni regionali in Puglia, infatti, nel simbolo dei Popolari con Emiliano presidente (oltre all'Udc) il cuore dal bordo pennellato bianco comprendeva proprio le "pulci" di Centro democratico e Realtà Italia. Quel simbolo composito, pur essendo tutto meno che un capolavoro di grafica, ha sfiorato i 100mila voti, pari al 5,88% dei consensi espressi: il tutto si è tradotto nella conquista di tre consiglieri regionali, nemmeno poco alla fine dei conti. 
Difficile dire quanto di quel risultato fosse da attribuire alle singole componenti del cartello, in ogni caso Cd e Ri hanno scelto di continuare la loro strada comune: è stato lo stesso ufficio stampa nazionale di Centro democratico a informare di un incontro romano di alcuni giorni fa tra il segretario di Cd Bruno Tabacci e il suo collega di partito Angelo Sanza, da una parte, e i dirigenti di Realtà Italia Olivieri e Alfredo Borzillo, dall'altra. Analizzato il soddisfacente risultato pugliese, il passo ulteriore è stato quasi automatico, con la scelta "di avviare la costruzione di un nuovo assetto politico-organizzativo di Centro democratico, prevedendo la presenza di un richiamo esplicito di Realtà Italia nel simbolo nazionale di Centro democratico, un rafforzamento del ruolo di Giacomo Olivieri nell'ufficio di Presidenza di Cd e l’ingresso di Alfredo Borzillo nello stesso ufficio di presidenza con l’incarico di nuovo responsabile regionale per la Puglia di Centro Democratico”. Non si può certo parlare di scioglimento di Realtà Italia (è una parola che va usate con cautela), ma probabilmente di adesione o federazione sì, con il tentativo di costruire qualcosa di più duraturo. Si vedrà se il nuovo cammino comune darà risultati anche in futuro.