domenica 13 dicembre 2015

Quando Mastella voleva l'Udr a ogni costo

Simbolo provvisorio dell'Udr-Udeur
presentato il 20 marzo 1999
 
C'è una soglia minima perché possano aversi litigi e scissioni? Una consistenza al di sotto della quale un partito possa considerarsi immune da contenziosi di qualche tipo? L'esperienza ci suggerisce che la risposta è no: se in un partito grande è fisiologico attendersi posizioni diversificate (succedeva, per dire, tanto nella Dc quanto nel Pci) che possono trasformarsi in scontri per la titolarità della formazione, il tasso di litigiosità maggiore si ha per assurdo nelle formazioni più piccole, in cui il numero ridotto di iscritti non diminuisce il rischio di lotte fratricide interne: lo hanno mostrato bene, anzi benissimo in casa socialista (dalla metà degli anni '90 in poi), socialdemocratica e repubblicana, tutti casi in cui gli scontri su chi rappresentasse legalmente il partito si sono puntualmente tradotti anche in querelle sul nome e sul simbolo.
Non ha fatto eccezione l'Udr, nel senso dell'Unione democratica per la Repubblica, partito fondato e ispirato da Francesco Cossiga nel 1998 ma dalla vita breve e piuttosto tormentata, vista la difficile convivenza tra le sue anime interne. Fu a febbraio del 1999, nel bel mezzo di uno degli scontri più duri tra i fedelissimi di Cossiga (che intanto aveva lasciato il suo stesso partito, tornando al gruppo misto) e i parlamentari vicini a Clemente Mastella, in quel momento segretario dell'Udr (e, prima, leader dei Cristiani democratici per la Repubblica), che qualcuno evocò la possibilità che l'ennesima baruffa potesse finire in tribunale. Perché, tra un tentativo di riequilibrio degli organi interni e la richiesta di un congresso, nessuna delle due parti voleva mollare la titolarità di nome e simbolo. A marzo la rottura si era consumata definitivamente: tra il 14 e il 15 del mese erano uscite le prime indiscrezioni sulla nascita di una Unione dei democratici per l'Europa a guida mastelliana, mentre il 20 era stato presentato il nuovo emblema. E guai a dire che quella che più avanti si sarebbe chiamata Udeur era un nuovo partito: per il Clemente era piuttosto "l'abito di festa per le elezioni", specialmente le europee previste per giugno. Il simbolo, tra l'altro, era un vero capolavoro di equilibrio tra passato prossimo e futuro ancora da venire: il campanile e l'elemento tricolore curvo erano nuovi, ma la sigla UDR evidenziata in rosso all'interno del nome guardava decisamente all'indietro. Era un modo come un altro per dire che le mani dal simbolo l'uomo di Ceppaloni non le voleva togliere. 
Nemmeno le persone più vicine a Cossiga, in realtà, avevano intenzione di mollare il colpo. Per loro bisognava favorire un'aggregazione di centro, nell'orbita del Ppe, che includesse pure Rinnovamento italiano e il Ppi; per questa idea, però, ci voleva la titolarità del partito. Così, mentre i cossighiani di ferro progettavano di partecipare alle elezioni europee con Rinnovamento italiano (che per l'occasione portava anche i segni del Ppe e la dicitura Europa popolare), in tribunale lo scontro non si fermava. Capirci qualcosa, tra l'altro, era dannatamente difficile: Cossiga aveva già lasciato il gruppo Udr, ma all'indomani della presentazione del primo simbolo dell'Udeur aveva annunciato una conseguente riorganizzazione del partito, ovviamente sgradita ai mastelliani. In aprile, lo scontro giuridico divenne totale, tra richieste di convocazioni di organi non accolte e soddisfatte dai giudici, espulsioni decise e annullate, nuovi soci cooptati e cancellati per via giudiziaria, senza contare che nome e simbolo dell'Udr (segretario Mastella) non erano del partito, ma dell'associazione politica Udr (a maggioranza cossighiana). 
Alla fine nelle bacheche del Viminale erano arrivati tanto il simbolo dell'Udr, quanto quello dell'Udeur, leggermente modificato rispetto alla prima versione (si doveva pur dare visibilità alla nuova sigla, pur insistendo sul richiamo alla vecchia Udr). Anche il primo fregio, per quanto se ne sa, era stato depositato dai mastelliani, che ritenevano di essere ancora titolari del partito, ma intanto per sicurezza avevano scelto di puntare anche sul "marchio" nuovo. A maggio, in realtà, nome e simbolo dell'Unione democratica per la Repubblica sarebbero tornati nelle mani di Cossiga e dei suoi fedelissimi (con Mastella pronto a minacciare nuovi ricorsi); il partito, in compenso, non avrebbe quasi più lasciato traccia. A quel punto, meglio smettere di litigare...

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