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martedì 25 dicembre 2012

E se sui simboli si candidasse l'agenda Monti?

La tv ha trasmesso le sequenze della conferenza stampa di Mario Monti fino alla nausea, ma vale la pena concentrarsi sulla frase più commentata: “Se una o più forze politiche con una credibile adesione a questa agenda […] manifestassero il proposito di candidarmi a presidente del Consiglio, valuterei la cosa. […] A priori, verificate tantissime condizioni, sì. Che è altra cosa dal dare il nome ad altri per liberi utilizzi». Monti, dunque, sembra non gradire l’uso indistinto del suo nome sulle schede e nella propaganda, a meno che alcune forze politiche condividano la sua “ricetta” e lo convincano a dirsi disponibile a guidare il nuovo Governo.
Ora, per l’articolo 14-bis del decreto legislativo n. 361/1957, il nome «della persona […] indicata come capo della forza politica» o «come unico capo della coalizione» dev’essere contenuto nel programma, depositato assieme al contrassegno con cui le liste vogliono distinguersi alle elezioni. Quel nome è scritto solo lì, non ci sono indicazioni sulla scheda accanto a ciascun simbolo o sul manifesto delle candidature: si ritiene che questo contrasterebbe con il dettato dell’articolo 92 della Costituzione, per cui è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio, non direttamente i cittadini.
Da anni però – anche prima dell’entrata in vigore del Porcellum – molti partiti e liste indicano il nome del loro “candidato” alla Presidenza del Consiglio anche all’interno del contrassegno da stampare sulle schede, anche con diciture esplicite come «Berlusconi presidente» o «Veltroni presidente» e col nome molto più in evidenza delle altre parole. Il Ministero dell’interno ha ammesso quella pratica, se non altro perché quei nomi sono considerati un’evidente indicazione del programma politico della lista che li usa e consentono un rapporto più chiaro con gli elettori.
Mettendo insieme tutto ciò, il nome di Mario Monti dovrebbe apparire solo nei contrassegni di quelle liste che, entro il 13 gennaio – termine per il deposito dei contrassegni al Viminale – abbiano indicato lo stesso Monti come capo della forza politica o della coalizione nel loro programma. Altre liste che si riconoscessero in quelle priorità senza indicare Monti come potenziale Presidente (magari perché lui non l’ha voluto), inserendo quel cognome nel simbolo si vedrebbero ricusare il segno per confondibilità (con la situazione imbarazzante per cui, a giudicare sulla “genuinità” degli emblemi riferiti a Monti, sarebbe una struttura guidata da un ministro del governo Monti).


E se per caso il Professore decidesse che non è il caso di tornare a Palazzo Chigi? A parte lo spiazzamento di Casini, Montezemolo e compagnia centrante, i montiani di ogni parte dovrebbero rassegnarsi a servirsi unicamente dei loro emblemi (tradizionali o creati ad hoc)? Di certo non potrebbero candidare Monti senza il suo consenso: ne sa qualcosa Luca Cordero di Montezemolo, che nel 2006 era stato indicato come potenziale capo del Governo per il «Partito di centro» dal suo segretario Ugo Sarao (già cancelliere in Corte d’appello a Milano), ma l’ufficio elettorale presso la Cassazione confermò l’esclusione della lista perché, anche se la legge non lo chiede espressamente, chi viene candidato alla guida del Governo deve acconsentire ad assumere nuove responsabilità. Il Viminale però chiede anche il consenso dell’interessato al trattamento dei dati personali –applicando la normativa a tutela della privacy – quando il suo nome sia riportato sul contrassegno: i partiti e le forze sociali che finora hanno sostenuto Monti e volessero tentare di capitalizzare l’opera dell’ultimo anno dovrebbero superare questo ostacolo non da poco. A meno che …
A meno che qualcuno non provi a mettere sull’emblema non Monti, ma la “sua” agenda. È stato proprio il Professore a dire nel sito www.agenda-monti.it che la paternità dell’espressione non è sua, ma di «diverse forze politiche e della società civile che hanno così inteso ispirarsi all’azione del governo ». Quindi, se non è stato Monti a inventare l’espressione «agenda Monti» nel suo complesso, perché se ne dovrebbe impedire l’uso in un emblema, se uno o più partiti decidono di aderire a quelle 25 pagine e vogliono distinguersi da chi non lo fa? L’Udc, per dire, potrebbe presentare il proprio simbolo («lo scudo crociato ha un suo valore alle urne – ha ricordato Casini secondo l’Huffington Post – dobbiamo valutare bene la questione») e sostituire la scritta «Italia» nel segmento rosso con «Agenda Monti per l’Italia», ponendo guarda caso il cognome del Professore in grande evidenza; altrettanto potrebbero fare le liste costituite appositamente, inventando nuove grafiche o prendendo spunto da quelle esistenti. Convincere i funzionari del Ministero non sarebbe ovvio, ma si potrebbe tentare: gli interessati prendano il suggerimento come regalino di Natale…

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