domenica 4 gennaio 2026

Riflessioni d'inizio anno sul (valore del) simbolo del MoVimento 5 Stelle

Inizia un nuovo anno e, lo si voglia o no, questioni simboliche emergono o si fanno presenti, pur restando sotto traccia. Non solo perché si voterà in vari comuni, alcuni dei quali importanti (come Venezia e i capoluoghi di provincia Macerata, Arezzo o Reggio Calabria) e per le suppletive nel collegio della Camera Veneto 2 - P01 -  U01 (quello di Rovigo) lasciato libero da Alberto Stefani dopo l'elezione a presidente della giunta regionale veneta (oltre che per il referendum costituzionale in materia di giustizia, senza voler in questo momento immaginare rischi di ritorni anticipati alle urne anche per il Parlamento, sebbene sui quotidiani in edicola oggi siano stati paventati). Ma anche perché all'interno di alcune forze politiche e del loro mondo ed elettorato di riferimento sembra non spegnersi mai una certa inquietudine di fondo, che porta a tenere accesa l'attenzione su alcuni temi, che a volte riguardano pure i segni distintivi in cui le rispettive comunità politico-elettorali si riconoscono.
Cosi non è passato inosservato il post con cui Beppe Grillo ha marcato il passaggio al 2026, lamentando davanti a sé "un accumulo di parole sprecate, usate come coriandoli, e di responsabilità lasciate cadere per terra come scontrini vecchi", all'interno di "un Paese che si è abituato a tutto, all'ingiustizia che diventa una procedura, al dolore che diventa una pratica amministrativa e al silenzio che viene scambiato per equilibrio". Una situazione che ha portato Grillo, dopo molte parole pronunciate, urlate e miste a risa, a scegliere di rimanere "in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore", sentendosi "in uno stato in cui non esiste noia, tristezza, né dolore fisico e morale. Un bozzolo dalle dimensioni infinite". Alla fine di "un anno di sottrazione…che ha tolto più di quanto abbia dato" e "ha tolto senso alle parole, voglia di spiegare", Grillo nota - parlando di giustizia, con tutta probabilità con riferimento alla propria esperienza - "esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi e che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto". Il tutto mentre - e qui l'attenzione si concentra ancora di più - "la politica continua a recitare, cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi".
Mentre Grillo inizia il nuovo anno rimanendo "a guardare e a pensare… In silenzio, perchè è la forma più elevata di presenza" e a ricordare, "perché dimenticare resta il modo più semplice per ripetere sempre gli stessi errori", è quasi inevitabile chiedersi se, mentre altri simboli cambiano (quelli di altri partiti), nel 2026 ci si debba attendere qualcosa su quello del MoVimento 5 Stelle, in vista delle prossime elezioni e, più in generale, delle evoluzioni del quadro politico italiano. La premessa è che - salvo che non sia sfuggito qualcosa - nulla si sa delle evoluzioni dell'eventuale azione legale di cui si era parlato a giugno, quando i media (in particolare il Corriere della Sera con un articolo di Emanuele Buzzi) avevano fatto sapere che Grillo si sarebbe rivolto al costituzionalista Giulio Enea Vigevani, professore presso l'Università di Milano Bicocca e al processualcivilista (e docente a contratto presso lo stesso ateneo) Matteo Gozzi. Sulla questione non si è espresso Grillo (che nel suo messaggio ha sentenziato "Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo"), ma ieri ben due quotidiani hanno ospitato un'intervista a Danilo Toninelli, deputato dal 2013 al 2022, tra le figure più note della prima stagione del MoVimento 5 Stelle, anche per le sue proposte in materia elettorale (si pensi alla possibilità di introdurre le "preferenze negative"). Fa tuttora parte del collegio dei probiviri del M5S guidato da Giuseppe Conte, ma "non sono più probiviro nei fatti dall’assemblea costituente di Conte", ha precisato al Foglio, intervistato da Gianluca De Rosa. Oggi si occupa di tutt'altro, in particolare di salute mentale: "Da una mia idea, insieme alla competenza clinica di Anna Sari e al lavoro di Emanuele Falzarano - ha spiegato a Buzzi per il Corriere - è nato Bastapensieri: una piattaforma che mette al centro il silenzio, l’ascolto di sé e la mindfulness psicosomatica. È proprio fermandosi e guardando dentro che si possono sciogliere blocchi interiori e ritrovare equilibrio".
In qualche modo le scelte di Toninelli e Grillo sono state accomunate: la scelta di stare in disparte in silenzio per l'ex parlamentare M5S è "oggi il primo passo per cambiare questa società, la più inconsapevole della storia dell'homo sapiens sapiens. Oggi senza una comunità politica straordinaria come quella del vecchio M5S francescano, l'unica via per cambiare le cose è una rivoluzione interiore. In futuro chissà, magari qualche persona elevata spiritualmente, come furono Beppe e Gianroberto Casaleggio, aggregherà di nuovo delle persone. Purtroppo, per ora, all'orizzonte non si vede nulla" (dal Foglio). Per Toninelli, a poco meno di vent'anni dalle prime vicende che avrebbero portato all'impegno politico di Grillo, "il Movimento esiste solo sulla carta. Era una comunità di persone unite da alcuni valori: l'essere post-ideologici e il limite dei due mandati. Oggi non c'è più nulla di questo" (dal Corriere), anzi, il M5S sarebbe "un partito come un altro che utilizza quel vecchio e glorioso simbolo come una foglia di Fico" (dal Foglio): il riferimento all'esito delle elezioni campane e alla giunta regionale appena formata da Roberto Fico (non meno noto di Toninelli già nella XVII legislatura), insieme al giudizio negativo su questa, è molto chiaro.
Si diceva però del simbolo: tanto Buzzi quanto De Rosa hanno chiesto a Toninelli se Grillo avrebbe fatto bene ad avviare una causa per accertare e rivendicare la titolarità del simbolo del MoVimento 5 Stelle. Al Corriere ha detto che rivolgersi ai tribunali per questo "ora non ha più senso. L'avrei fatt[o] dopo l'assemblea costituente. Oggi si sta ricreando un vuoto in politica e sono contento, perché quel vuoto prima o poi verrà colmato. Il Movimento è un finto pieno e i finti pieni si esauriscono e basta". Al Foglio Toninelli ha confermato che rivendicare il fregio in tribunale "non serve più", ma in effetti "fa rabbia vederlo usare a questi indegni epigoni. Conte avrebbe dovuto fare il suo partito e lasciarci seppellire il simbolo del MoVimento in pace, ma va bene lo stesso. Il MoVimento esiste ormai solo come un disegnino scritto su un foglio, chi amava i valori che incarnava si è già allontanato a prescindere e non si reca più alle urne come me".
Alla fine di novembre del 2024 l'ex parlamentare, in effetti, aveva invitato Grillo a fare causa, ritenendo che il simbolo fosse suo. Dalle interviste di ieri non trapelano novità sulla causa, al punto che non è dato sapere se sia effettivamente stata avviata. Le parole di Danilo Toninelli, però, sono ugualmente rilevanti: in un Paese litigioso come l'Italia, in cui - al di là delle azioni legali che in passato hanno riguardato proprio il M5S - ci si è fatti spesso causa per la rappresentanza di vari partiti o per la titolarità di vari fregi politici (e questo sito spesso ha documentato tali vicende), segnalano e ricordano che il valore di un simbolo non è uguale per tutti e soprattutto non è intangibile, anche dopo che ha raccolto milioni di voti. E, per quanto ci si sia identificati con quell'emblema per anni, può arrivare il tempo di lasciarlo andare senza lottare più - con o senza carte bollate - per rivendicarlo o anche solo per toglierne la disponibilità a chi si ritiene che lo usi in modo inopportuno. Torna in mente, come in passato, la "biodegradabilità dei simboli" (e dei soggetti politici) teorizzata e praticata - a costo di non farsi riconoscere dagli elettori - in ambito radicale: qui però non c'è l'idea che, dopo il voto, la lista elettorale che ha portato avanti determinate battaglie debba dissolversi mentre la lotta su quei temi continua (in vista di nuove urgenze politiche da affrontare), ma piuttosto il pensiero che, in determinate condizioni, sia più opportuno cercare altri modi per agire e, magari, altre dimensioni, in cui - per dirla con Pasquale Panella - "oltre il disfare e il fare / si delineano cose / appena, appena verosimili". In attesa che qualche visionario le traduca in un simbolo e le muti in vere.