venerdì 17 maggio 2019

Perugia, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Il viaggio nei capoluoghi di provincia chiamati al voto continua, ma questa volta cedo volentieri la parola ad Antonio Folchetti, esemplare Doc della categoria dei #drogatidipolitica e tra i più assidui frequentatori attivi (anche come suggeritori di questo sito). Questo è il suo primo articolo qui e si merita tutta la mia gratitudine: buona lettura.

Tra le città chiamate a rinnovare le amministrazioni comunali il prossimo 26 maggio, Perugia è senza dubbio tra gli "osservati speciali". I motivi di tale importanza non risiedono soltanto nel fatto che sia tra i pochi capoluoghi di regione chiamati al voto: su un piano prettamente di politics, l'interesse degli addetti ai lavori si concentra soprattutto sulle possibili conseguenze elettorali della recente inchiesta sulla sanità della regione Umbria, che hanno portato alle dimissioni - per ora "congelate" - della presidente Catiuscia Marini (Pd). A contendersi la fascia da sindaco saranno 10 candidati, supportati complessivamente da ben 22 liste: si tratta di un incremento notevole rispetto alle comunali del 2014, quando i candidati a sindaco erano soltanto 6 e le liste in campo 14. Analizziamo nel dettaglio i simboli nei quali si imbatteranno gli elettori perugini, seguendo rigorosamente l’ordine in base al quale si collocano sulla scheda.

Marco Mandarini

1) Alternativa riformista

La prima lista che compare è quella di Alternativa riformista, in appoggio al candidato a sindaco Marco Mandarini, imprenditore con un (lontano) passato nel Pci. Si presenta come una lista civica, ma non è certo una novità per la politica umbra: attiva da diversi anni, Alternativa riformista era già presente alle ultime regionali, quelle del 2015, con un simbolo particolarmente curioso, sul quale campeggiava in bella vista una foglia di canapa indiana. Nel nuovo simbolo, decisamente più ordinato sul piano grafico, la foglia – verde su sfondo bianco – rimane ma ne occupa solo il semicerchio superiore. In basso c'è la dicitura "Alternativa Riformista", appena sopra "Mandarini sindaco": entrambe emergono chiaramente in bianco su sfondo rosso. 

2) Perugia partecipata

Un taglio piuttosto simile riguarda la seconda lista in appoggio a Mandarini. Si tratta della lista Perugia partecipata (definita "civica di ispirazione ecologista"), con la medesima dicitura "Mandarini sindaco" e gli stessi colori, sebbene il logo sia accentrato in un'ulteriore cornice circolare, che a sua volta alterna i colori bianco e rosso. La particolarità del simbolo di Perugia partecipata, tuttavia, sta negli stemmi dei cinque rioni in cui è storicamente suddiviso il centro storico della città, ognuno dei quali corrispondente ad una delle porte di accesso: Porta Sole, Porta San Pietro, Porta Eburnea, Porta Susanna, Porta Sant'Angelo. Basterà questa scelta inclusiva per mettere da parte mettere d’accordo tutti e deporre le rivalità tra rioni almeno per il periodo elettorale? Chissà. Certo, non si può dimenticare che il territorio comunale conta numerosissime frazioni (Perugia è il terzo capoluogo di regione italiano per superficie), e i voti tocca andare a prenderli anche lì…

Andrea Romizi

3) Giovane Perugia

Subito dopo le due di Mandarini, il sorteggio ha collocato le otto liste che compongono la coalizione in sostegno ad Andrea Romizi, che nel 2014 era riuscito a strappare la città al centrosinistra per la prima volta dal dopoguerra e viene visto come il favorito. Cominciamo con la lista Giovane Perugia, un'aggregazione nata per iniziativa di un gruppo di giovani legati al centrodestra, tra i quali il testimone di nozze dello stesso Romizi. Il simbolo, su sfondo blu, raffigura - come dichiarano gli stessi promotori - una versione stilizzata della celebre Fontana Maggiore, situata nel centro storico, in un azzardato incrocio di colori anche contrastanti fra loro. Si nota inoltre che non appare il nome del candidato a sindaco.

4) Blu

La dimensione "simbolica" è a dir poco preponderante nella seconda delle liste pro-Romizi. In coerenza con il colore dominante sul contrassegno, la lista Blu - Romizi sindaco - piuttosto spoglia graficamente, al di là dei contorni bianchi di un presumbile cuore o di una B coricata - nasce per iniziativa di Adriana Galgano (già deputata nella precedente legislatura con Scelta Civica) e rappresenta in realtà la diretta emanazione dell’omonima associazione,Bella Libera Umbria (acronimo di Blu), nata lo scorso anno, e che nel suo manifesto rivendica il valore del civismo per "il desiderio di partecipare alla vita politica ma non di vivere di politica". Sicuramente il processo di organizzazione e  strutturazione territoriale fa supporre che le ambizioni di questo soggetto politico non si fermino alle amministrative di Perugia. E quindi, dimostrare il proprio peso in questa occasione significherebbe porre le basi per le prossime regionali (ancora non è chiaro se si voterà in autunno, nel 2020 o chissà quando), con l'obiettivo di colorare di blu l'intera regione.

5) Forza Italia

A seguire, troviamo Forza Italia, che ripete anche in questo caso il tipico schema adottato da anni per le elezioni comunali: sotto lo storico simbolo, la consueta formula "Berlusconi per" seguita dal cognome del candidato sindaco. Lontani ormai i tempi in cui si poteva contare sull'effetto-traino che il nome del Cavaliere garantiva, Forza Italia dovrà puntare sui propri candidati in lista, in particolare di alcuni amministratori uscenti. Difficilmente riuscirà a replicare il risultato del 2014, quando - con l'11,7% e 9 seggi - conquistò un'indiscussa egemonia nella maggioranza, salvo poi perdere qualche pezzo per strada nel corso dei cinque anni. Il "passivo" di quasi sette punti percentuali rispetto alla Lega alle politiche del 2018 è stato già un primo campanello d'allarme: ora toccherà fare i conti con altre cinque liste civiche molto agguerrite.

6) Perugia capitale verde

Una delle civiche in questione è Perugia capitale verde, che fa riferimento all'avvocato Urbano Barelli, vicesindaco uscente. Quest’ultimo si era candidato a sindaco nel 2014, raccogliendo un bottino magro (3,8%, con le liste in suo appoggio al 3,3%), ma sufficientemente appetibile per esercitare un certo "potenziale di coalizione", per citare il sempre valido Sartori: infatti, tra il primo e il secondo turno, l’accordo con Romizi portò a un apparentamento ufficiale, con conseguente ingresso in giunta per il leader della coalizione. Stavolta, Barelli ha allestito una formazione con un'impronta chiaramente ambientalista, sia nei temi che nella scelta dei candidati. E ne risente,ovviamente, anche il simbolo: la già menzionata Fontana Maggiore, sotto la quale si stende una foglia, con dietro ben riconoscibile la merlatura del Palazzo dei Priori. Il tutto in un'alternanza di verde e azzurro “pallido” su sfondo bianco, che - sebbene non faccia risaltare subito all'occhio il logo
- rende piuttosto gradevole l’'effetto visivo.

7) Romizi sindaco - Progetto Perugia

Colpisce per la disomogeneità delle proporzioni il logo di Romizi sindaco - Progetto Perugiala lista civica di ispirazione moderata e cattolica che nel 2014, con il 4,8%, contribuì notevolmente alla storica vittoria. Il simbolo - identico a quello delle precedenti amministrative . è egemonizzato dal cognome di Romizi (in corsivo), presumibilmente al fine di rimarcare l’inscindibilità del legame con il candidato a sindaco, con l’obiettivo di accreditarsi come lista civica "ufficiale" (nel senso di personale): non a caso, la cronaca locale parla di "brand Romizi”. Solo nella fascetta celeste in basso compare "Progetto Perugia", al fianco di una confusa immagine stilizzata, forse anch'essa riconducibile ai motivi della Fontana Centrale, e che sembra inserita come a forzato riempimento di uno spazio vuoto.

8) Perugia civica

Solleticherà senz'altro l’attenzione dei drogati di politica che popolano questa pagina la lista Perugia civica, il cui emblema vede al centro un leone che cammina da sinistra verso destra. E subito la memoria non può che tornare ai Conservatori e Riformisti, il movimento fondato da Raffaele Fitto nel "lontano" 2015 (sì, in politica quattro anni possono corrispondere a un'era geologica) e poi rinominato Direzione Italia. Oltre al protagonista a quattro zampe, anche l'alternanza del bianco con il blu scuro - due colori frequentamente utilizzati nel mondo del centrodestra - può lasciare il beneficio del dubbio su una possibile derivazione partitica di questo soggetto politico. Tuttavia, Perugia civica rivendica la sua natura già nel nome stesso, così come nelle candidature espresse (per lo più espressioni dell’associazionismo e delle professioni), sebbene fra i principali esponenti compaiano almeno due ex personaggi storici del centrosinistra cittadino, Nilo Alcudi e Franco Parlavecchio.

9) Fratelli d’Italia 

Tra le liste in corsa figura anche Fratelli d'Italia che presenta, invece, una variante del suo contrassegno ufficiale. Nella parte alta non vi sono riferimenti a Giorgia Meloni: al loro posto troviamo, sempre scritto in giallo, "per Andrea Romizi". Inoltre, alla sinistra e alla destra della matrioska contenente l'immancabile fiamma, non compaiono i due corollari "sovranisti" e "conservatori", posti invece sul simbolo delle europee. Nel 2014 ottenne un lusinghiero 4,3%, portando in Consiglio Comunale tre rappresentanti, nel frattempo divenuti cinque; il risultato in città è ulteriormente migliorato alle politiche dello scorso anno, con il 6,7%. Si potrà fare addirittura di meglio, anche senza il nome della indiscussa leader sull'emblema?

10) Lega

Oltre a Giovane Perugia, l'altro simbolo della coalizione di centrodestra che non contiene al suo interno il nome del candidato a sindaco è quello della Lega: presentandosi nella sua versione ormai classica, con Alberto da Giussano, l'unica "concessione territoriale" è il "Salvini per Perugia" che appare in basso, con il cognome del ministro dell’Interno ben distinguibile in giallo, analogamente al simbolo utilizzato per le elezioni politiche ed europee. È proprio la concomitanza con le europee che giocherà un ruolo importante per gli equilibri intracoalizionali: la Lega punta a consolidare il risultato delle scorse europee, confermandosi primo partito del centrodestra, e c'è da scommettere che l'effetto trascinamento del leader nazionale possa fare la differenza. In questo, dare all'elettore la possibilità di trovare Salvini anche sulla scheda per le comunali aiuta non poco…

Cristina Rosetti

11) #NoiCittadini

Punta all'essenzialità Cristina Rosetti, già candidata a sindaco per il MoVimento 5 Stelle nel 2014 (ottenne oltre il 19%), a guida della lista civica #NoiCittadini. La scelta del colore marrone scuro e di una font ben poco accattivante, su uno sfondo suddiviso obliquamente a metà (con deboli strisce bianche che tentano di spezzare lo stradominio del giallo) non rendono certo il simbolo tra i migliori di questa consultazione. È facile immaginare che il colore giallo sia un rimando alla precedente appartenenza politica della Rosetti, che ha abbandonato il M5S proprio perché in dissenso con la scelta dei vertici di bloccare una sua ricandidatura alla massima carica comunale. Sarà interessante verificare quanto consenso la lista #NoiCittadini sottrarrà al suo ex partito, tenendo conto che spesso le scissioni interne al M5S non pagano. Valga per tutti il caso Cassimatis di Genova.

Giordano Stella

12) Coscienza verde

Altro candidato che corre da indipendente, e con una sola lista civica in suo sostegno, è Giordano Stella, esperto di energie e sviluppo sostenibile e fondatore dell’associazione Coscienza verde, trasformatasi - in questa occasione - in un gruppo politico che concorre per le elezioni comunali mettendo al centro i temi ambientali, la tutela territorio, i beni comuni, la democrazia partecipativa. L'emblema, piuttosto immediato, consiste in due mezzelune verdi che, unite, compongono una C. In basso, nello stesso colore vi è scritto soltanto "Coscienza verde", dunque nome e logo. Niente artifizi, niente postille superflue: sostenibili anche nel simbolo.

Katia Bellillo

13) Perugia città in Comune

E per la gioia di tutti gli appassionati di Seconda Repubblica, torna alla ribalta Katia Bellillofigura storica della sinistra non solo regionale: già ministra nei governi D'Alema e Amato, ancora oggi ricordata soprattutto per la memorabile rissa del 2001 con Alessandra Mussolini nel salotto di Porta a Porta. La lista da lei capeggiata si presenta seguendo, nella forma e nella sostanza, il modello del cerchio rosso riconducibile a numerose esperienze a sinistra del Pd in varie città italiane, con l’aggiunta di una banda di colore amaranto con su scritto il nome, Perugia città in comune: la sovrapposizione sul rosso non sembra graficamente ineccepibile. Da notare, poi, la "Sindaca" declinata al femminile. Non sono presenti simboli di partito, ma la lista è sostenuta da Possibile, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Pci, L’Altra Europa, Sinistra anticapitalista: insomma, l'intera galassia rossa della città che, per la prima volta da quando c'è l'elezione diretta del sindaco, si presenta in autonomia.

Giuliano Giubilei

14) Partito democratico

Scorrendo lungo la scheda, troviamo poi la coalizione di centrosinistra, che candida a sindaco Giuliano Giubilei, giornalista perugino del Tg3, al debutto in politica. Dopo lo shock del 2014, con la mancata riconferma dell'ex sindaco Boccali, la scelta di una figura estranea ai partiti è parsa la più adeguata al Pd locale, che si era comunque riconfermato come la prima forza in città anche alle  ultime politiche (benché con una percentuale assai ridimensionata, se si pensa ai vecchi fasti). Il simbolo del Partito democratico è lo stesso che la direzione del partito ha selezionato per tutte le città: nessun nome, né altro riferimento. Quello di Perugia sarà considerato un banco di prova dal respiro nazionale per i democratici, soprattutto in considerazione dello scandalo Sanitopoli, e che potrebbe aprire scenari nuovi in vista delle regionali.

15) Giubilei sindaco

Subito dopo il Pd, troviamo la lista Giubilei sindaco, che comprende candidati provenienti dall'associazionismo, dallo sport, dalla militanza studentesca. A rimarcare la connotazione civica della lista, lo slogan "Idee, Persone, Perugia." (con un punto finale, caratteristica piuttosto rara tra i simboli) che trova spazio nel "blocco" rosso in basso a destra, che fa da contraltare all'altra, blu - decisamente più grande - collocata invece in alto a sinistra, nella quale spicca il nome del candidato a sindaco a caratteri cubitali. Si spera così intercettare più voti possibili di coloro che - per dirla con il linguaggio del politicante - "guardano alla persona, e non al partito". In fondo, si tratta pur sempre di un professionista...

16) Socialisti - Articolo Uno - Civici popolari

Ecco un altro simbolo in grado di far accendere i radar ai fanatici della materia: quello che raccoglie Articolo Uno, il Partito socialista italiano (che qui è meno invisibile che altrove, in virtù di una lunga tradizione) e i Civici Popolari (ciò che resta di Alternativa popolare, confluita in Civica popolare). Le tre sigle trovano spazio in un contrassegno che, sebbene equilibrato nei colori (e con il tocco di eleganza di "per Perugia" in stile handwriting), appare più come un patchwork realizzato all'uopo per esigenze momentanee, e destinato ad essere messo da parte una volta superato l’appuntamento elettorale. Come si può notare, resiste in alto la rosa (che fu) del Pse, presente anche nel simbolo dei Socialisti riformisti delle comunali del 2014. Da soli,riuscirono a superare il 5%. Stavolta, forse, potrebbero accontentarsi anche di meno, a patto di eleggere almeno un consigliere.

17) Rete civica - Perugia in Europa

La quarta lista della coalizione di centrosinistra prende il nome di Rete Civica – Perugia in Europa. Ad essa hanno aderito, tra gli altri, Anima Civica (un gruppo strutturatosi nel giugno 2018 a seguito di un'assemblea popolare fortemente critica nei confronti dell’amministrazione uscente) e +Europa. Il simbolo si compone di due parti, separate da un’ampia fascia bianca: è opportuno notare il ben riuscito accostamento fra l'arancione e il blu (per questo piuttosto diffuso tra gli emblemi delle liste civiche), oltre alla presenza di un estratto della bandiera Ue, coperta per un quarto dalla dicitura "con Giubilei". Sul piano grafico, indubbiamente, emerge la perizia di chi ha concepito l'emblema.

Francesca Tizi

18) MoVimento 5 Stelle

Nessuna novità grafica per quel che concerne il MoVimento 5  Stelle, che candida a sindaco Francesca Tizi, docente di Diritto processuale civile presso l’università cittadina. L'obiettivo (non facile) è arrivare al ballottaggio, per poi affrontare Romizi in uno scontro a due: in questa ipotesi, la conquista della fascia potrebbe invece non essere così improbabile, vista l’elevata competitività del M5S nei ballottaggi (tendenza confermata anche dai risultati delle comunali in Sicilia di domenica scorsa). Ma al secondo turno bisogna anzitutto arrivarci: i pentastellati dovranno sperare nel voto disgiunto, tenendo conto, oltre che dello strappo ad opera della ex capogruppo Rosetti, anche del deficit di liste rispetto al centrosinistra: e tutti – non solo i seguaci dei Simboli della discordia – conoscono il valore aggiunto che i singoli candidati di lista, con le loro preferenze, apportano in un'elezione amministrativa.

Antonio Leonardo Ribecco

19) CasaPound Italia

Un altro logo che non subisce variazioni è quello di CasaPound Italia, che qui presenta per la prima volta una propria lista per le elezioni comunali. Il candidato a sindaco è Antonio Leonardo Ribeccoil quale si era candidato alla Camera lo scorso anno nel collegio maggioritario di Perugia, ottenendo in città poco più dell’1%. L’obiettivo di entrare in Consiglio appare piuttosto proibitivo, salvo apparentamenti con il centrodestra dopo il primo turno (ipotesi molto remota): tuttavia, fu proprio in una città della provincia di Perugia, Todi, che nel 2017 il centrodestra allargò la coalizione prima del ballottaggio (poi vinto per appena 16 voti), spalancando a CasaPound le porte della civica assise.

Carmine Camicia

20) Perugia con il cuore

Proverà a dire la sua anche il consigliere uscente Carmine Camicia, eletto in Forza Italia, poi passato con il Psi, e che ora prova a ritagliarsi un suo spazio con la sua mini-coalizione civica. La prima delle due liste sorteggiate, Perugia con il cuore, è formata da due semicerchi: rosso quello superiore, in cui è riportato il nome della lista; bianco quello inferiore, con scritto in blu "Carmine Camicia sindaco". In posizione centrale si staglia un cuore leggermente inclinato, al cui interno trova posto un'immagine di piazza IV Novembre, con la già citata fontana e il palazzo dei Priori ben
riconoscibili. Curiosità per i seguaci del blog: Perugia con il cuore è sostenuta anche da due vecchie conoscenze dei seguaci di questo sito, Giampiero Catone e Angelo Sandri. Inizialmente, infatti, anche la Dc avrebbe dovuto far parte della coalizione Camicia, allestendo una propria lista: il progetto è poi tramontato, e la scheda elettorale rimarrà a secco di scudi crociati.

21) Nazione e Futuro

Sono appena 21 i candidati consiglieri che compongono la lista di Nazione e Futuro, un partito politico avente sede proprio a Perugia (e che, per il momento, sembrerebbe operare solo lì e in zone limitrofe), il cui simbolo - come da Statuto ufficiale - consiste in "un cerchio con sfondo bianco al cui interno, concentriche al cerchio esterno, sono stilizzate due frecce, quella esterna di colore verde e quella interna di colore rossa, mentre al centro del cerchio è stilizzato un cuore azzurro sopra al quale in sequenza centrata vi sono inscritte le parole Nazione e Futuro in colore nero". Anche Nazione e Futuro ha scelto di appoggiare Camicia, ma il fondatore e presidente, l'imprenditore ed ex militare Ivano Serafino Saitta, non è tra i candidati in lista. L’augurio da parte di tutti i drogati di politica è che un eventuale flop in questa tornata elettorale non faccia desistere Saitta dalle sue manifeste aspirazioni nazionali: anche per Nazione e Futuro un posto sulle bacheche del Viminale si troverà.

Salvatore Iacobelli

22) Il Popolo della Famiglia

Ultimo simbolo sorteggiato è quello del Popolo della Famiglia, anch'esso rimasto identico a quello che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, soprattutto nelle elezioni amministrative. Per la prima volta il partito di Mario Adinolfi sarà in lizza per le comunali di Perugia, candidando a sindaco Salvatore Iacobelli, già impiegato presso il Tribunale locale, ma anche tenore, appassionato d'arte e, per giunta, volontario nelle missioni cattoliche. La poliedrica personalità dell'aspirante primo cittadino sarà sufficiente per superare la soglia del 3% per entrare in Consiglio comunale? Il giudizio, per questo come per ogni altro profilo rilevante, spetterà agli elettori 

giovedì 16 maggio 2019

Livorno, simboli e curiosità sulla scheda

La nuova tappa del viaggio tra i capoluoghi di provincia chiamati a rinnovare la loro amministrazione è Livorno, finita sotto i riflettori cinque anni fa per la vittoria di Filippo Nogarin (M5S) al ballottaggio. Il sindaco uscente non si ricandida, ma a contendersi il suo ruolo sono comunque 9 persone, sostenute in tutto da 17 liste (nemmeno a Livorno la superstizione dev'essere di casa), varie delle quali si riconoscono nell'area sinistra.

Marco Cannito

1) La Sinistra

Primo candidato a essere collocato in testa a manifesti e schede, dopo il sorteggio, è Marco Cannito, uno dei candidati che fanno riferimento all'area di sinistra (e già aspirante sindaco nel 2014). Non è dunque un caso che la prima delle due liste che l'appoggiano sia La Sinistra, stesso nome e simbolo simile nella struttura (parte superiore rossa con base obliqua e testo bianco) a quello che si vedrà sulla scheda delle europee. Questa lista riunisce le forze di Rifondazione comunista e di Sinistra italiana ma, come si vedrà, altri gruppi faranno scelte autonome, contribuendo notevolmente a frammentare il quadro dell'offerta politica a sinistra. Un grande classico, riproposto su scala locale (e in Toscana negli ultimi anni è accaduto spesso).

2) Città diversa

Se la Sinistra si propone chiaramente come progetto più civico che politico, altrettanto non può dirsi per la seconda formazione che sostiene la candidatura di Cannito, vale a dire Città diversa, una lista dichiaratamente civica. Lista peraltro già vista cinque anni fa, sempre a sostegno di Cannito, scelta allora dal 5,11% dei livornesi. In quell'occasione lui stesso aveva spiegato il significato del suo simbolo, nato per esprimere "una forte adesione alle caratteristiche geo-fisiche del nostro territorio: due delfini azzurri in campo misto, testimonianza di collaborazione unitaria e di navigazione costante in campo aperto. Senza stancarsi mai, senza mai mollare". Originale, non c'è che dire.

Barbara La Comba

3) Per Livorno insieme

Gli "scherzi" del sorteggio consentono che siano posti uno dopo l'altro su manifesti e schede due emblemi davvero molto legati al territorio, sia pure per ragioni diverse. Si ritrovano infatti il colore amaranto, simbolo della città, e un disegno della caratteristica Fortezza Vecchia nel contrassegno elettorale di Per Livorno insieme, formazione che sostiene la candidatura di Barbara La Comba. Inizialmente la lista era legata al progetto Buongiorno Livorno, che poi come si vedrà ha preferito l'alleanza con Potere al popolo!; quello di La Comba, invece, si pone come soggetto autenticamente civico, legato al territorio (anche per la storia personale dell'aspirante sindaca), non interessato ad alleanze di tipo politico.

Luca Salvetti

4) Partito democratico

Sono quattro le liste a sostegno del candidato espressione del centrosinistra, Luca Salvetti. Il sorteggio ha collocato al primo posto all'interno della coalizione il contrassegno del Partito democratico, inevitabile presenza della compagine e lista più votata di tutte cinque anni fa (con il 35,26%, cosa che ha inevitabilmente contribuito - una volta acclarata la sconfitta al ballottaggio - alla sottorappresentazione dello stesso Pd, rispetto ai voti presi). Se nel 2014 era stato depositato l'emblema nazionale, senza alcuna altra aggiunta, questa volta nel simbolo è stato aggiunto il riferimento al candidato sindaco, con il cognome inserito in una fascetta verde, soluzione già sperimentata altrove.

5) Futuro! - Con Raspanti e Cepparello

Tra le liste che sostengono la candidatura di Salvetti c'è anche Futuro!, lista con simbolo piuttosto moderno e pulito (una grafica più "pubblicitaria", ma non sgradevole o fuori contesto). Se emerge inevitabilmente il nome, anche per la particolare font utilizzata (e per le pezzature rosse), si vedono bene anche i riferimenti ai consiglieri comunali uscenti Andrea Raspanti (candidato sindaco nel 2014, sostenuto da varie liste di sinistra - compresa la Sinistra unita che raccoglieva Prc e Pdci - e rimasto escluso per poco dal ballottaggio) e Giovanna Cepparello (eletta con la lista #BuongiornoLivorno): la loro associazione, divenuta lista civica, si occupa soprattutto di welfare e diritti.

6) #CasaLivorno

La terza lista della coalizione può essere definita come quella più legata alla candidatura di Salvetti: #CasaLivorno, infatti, si pone come progetto pienamente civico, legato all'aspirante primo cittadino di Livorno, giornalista ben noto grazie alla sua attività in una tv locale. Quest'emblema, in particolare, è quello che riporta il suo nome in dimensione maggiore; il rosso è il colore decisamente dominante e indicativo di una scelta di campo - il che a Livorno ha ancora un significato - e il nome è stato scelto per dare l'idea di accogliere "tutti coloro che si vogliono sentire a casa", che si tratti di candidati o di cittadini elettori. Colpisce la texture utilizzata per il fondo e per riempire le parole: carina, ma forse sulla scheda non si legge.

7) Articolo Uno - Mdp - Sinistra ecoSocialista

Certamente dalla natura politica più marcata è la quarta e ultima lista a sostegno di Salvetti, quella presentata da Articolo Uno - Mdp, che però non si presenta da sola, ospitando nel nome anche la Sinistra ecoSocialista, per allargare il campo dei potenziali interessati alla proposta politica. Anche i #drogatidipolitica juniores, tuttavia, non possono non notare che nella parte inferiore del simbolo spiccano due tracce di gesso, una rossa e una verde, ricordo inevitabile dei Progressisti del 1994 (e del 1996, quando Rifondazione comunista impiegò l'emblema in virtù del patto di desistenza con l'Ulivo). E qui i ricordi arrivano a frotte, di quando si sperava che la Seconda Repubblica potesse iniziare bene...
  

Andrea Romiti

8) Lega

Può contare su quattro liste anche il candidato sindaco del centrodestra (in questo caso, a quanto pare, tutto unito nella coalizione), Andrea Romiti. Il sorteggio ha collocato al primo posto il simbolo della Lega, che nel 2014 (come Lega Nord) aveva partecipato a un cartello con Fdi e Udc, a sostegno di Marcella Amadio (che però si era fermata al 4,65%, restando fuori dal consiglio). In questo caso, il partito di Matteo Salvini ha scelto di correre con il proprio simbolo sfoggiato alle politiche dello scorso anno: gli elettori livornesi, dunque, troveranno lo stesso emblema anche sulle schede delle elezioni europee (con la scritta "premier" qua e là, anche se in quel contesto serve a poco).

9) Livorno in movimento

Se gli altri tre simboli della compagine di centrodestra sono chiaramente di natura politica, altrettanto non può dirsi per il contrassegno della lista Livorno in movimento, all'interno del quale spicca inevitabilmente - sul fondo color amaranto - la riproduzione del monumento dei Quattro Mori, collocato in piazza Micheli e uno dei segni scultorei più importanti e noti della città. Il nome peraltro potrebbe far pensare qualcuno: il promotore della lista, Marco Valiani, è consigliere uscente, era candidato con il M5S ma prima di subentrare in consiglio aveva lasciato il MoVimento. Saranno gli elettori, in ogni caso, a dire quanto il progetto dichiaratamente alternativo a Pd e M5S troverà sostegno.

10) Forza Italia

All'interno della coalizione di centrodestra non può mancare l'unica lista che cinque anni fa aveva corso da sola, vale a dire quella di Forza Italia (che nel 2014, a sostegno di Elisa Amato, aveva raccolto circa il 7,5%). Il simbolo di quest'anno somiglia abbastanza a quello di allora, ma se all'epoca era parente di quello visto alle europee (con la bandierina tutta nel cerchio e il riferimento alla candidata sindaca sotto al nome di Berlusconi), quest'anno non c'è l'indicazione del candidato, sostituita da quella del comune e la grafica - mutuata evidentemente dal simbolo delle politiche dell'anno scorso - allarga il cognome del leader forzista, a costo di spingere la bandiera un po' fuori dal simbolo.

11) Livorno che vorrei - Fratelli d'Italia

Quello di Livorno è uno dei pochi, pochissimi casi in cui Fratelli d'Italia non solo non partecipa alle elezioni con il proprio simbolo delle europee o delle politiche dello scorso anno (con il nome di Giorgia Meloni in grande evidenza), ma addirittura non mette il nome della leader, cedendo il passo al candidato sindaco: il nome di Romiti, peraltro, compare solo in questo contrassegno. La struttura, peraltro, è quella già nota, con un'indicazione più civica nella parte superiore (Livorno che vorrei) e una campitura dello spazio normalmente bianco un po' amaranto e un po' tricolore (e a qualche #drogatodipolitica pesante potrebbero tornare in mente i Cittadini di Francesco Barbato...).

Ina Dhimgjini 

12) Livorno a misura

Tra le proposte che i livornesi troveranno sulla scheda elettorale c'è anche la lista civica Livorno a misura, promossa dall'ex assessora al sociale Ina Dhimgjini. Proprio lei si candida come sindaca (anche se scrive "sindaco" nel contrassegno), scegliendo come elemento caratterizzante la torre settecentesca della Meloria, che emerge dal mare giusto di fronte al porto di Livorno; il pelo dell'acqua di quel mare, peraltro, ha la graduazione di un metro o di un righello, proprio per rappresentare visivamente l'idea della "misura", intendendo che la città dovrebbe essere a misura di persona e delle varie esigenze rappresentate dagli (almeno potenziali) elettori.

Stella Sorgente

13) MoVimento 5 Stelle

Non poteva certo mancare a queste elezioni, dopo la vittoria al ballottaggio di cinque anni fa, una lista del MoVimento 5 Stelle, anche se indubbiamente questo periodo passato ad amministrare il comune è stato tutt'altro che semplice e segnato da varie disavventure. Non ricandidato Nogarin, questa volta a rappresentare il MoVimento come portavoce è Stella Sorgente: rispetto alle elezioni vinte nel 2014, il simbolo ha come unica differenza l'indirizzo del sito web riportato "a sorriso" nella parte inferiore dell'emblema, che non è più Beppegrillo.it ma Ilblogdellestelle.it (mentre a Livorno non si è mai vista la versione Movimento5stelle.it, adottata dopo le elezioni di cinque anni fa).

Carina Susana Vitulano

14) Italia in Comune - Livorno 

Ironia della sorte, l'estrazione di liste e candidati ha collocato una dopo l'altra le liste del MoVimento 5 Stelle e di Italia in Comune, il partito che ha tra i suoi dirigenti nazionali proprio il sindaco di Parma ed ex M5S Federico Pizzarotti. In questo caso, a rappresentare il partito (guidato dal segretario nazionale Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri) sarà Carina Susana Vitulano; il simbolo adottato a questo appuntamento elettorale è quello nazionale, anche se nome e fregio tricolore a "foglioline" sono un po' compressi nel semicerchio superiore, per lasciare spazio nell'area sottostante al nome del comune, ovviamente in campo rosso (in omaggio, in questo caso, al tricolore italiano).

Luigi Moggia

15) Partito comunista italiano

Il sorteggio si è divertito a collocare nell'ultima parte di manifesti e schede i simboli che di recente si sono più legati alla sinistra. E se la frammentazione di quest'area colpisce, si deve ammettere che proprio a Livorno, città che diede i natali al Pci, non poteva mancare una lista del redivivo Partito comunista italiano, guidato a livello nazionale da Mauro Alboresi. La candidatura di Luigi Moggia è supportata esclusivamente dall'emblema storico, giusto un po' rinfrescato (con le aste delle bandiere non più bianche e la sigla del partito modernizzata e non più puntata): non è da escludere che molti riconoscano con facilità il vecchio simbolo e magari vogliano anche votarlo (nel 2014 però l'unico emblema con falce e martello fu quello del Partito comunista dei lavoratori, fermo allo 0,56%).  

Marco Bruciati

16) Buongiorno Livorno

Ultimo candidato sulle schede, in base all'esito del sorteggio, è Marco Bruciati, capogruppo uscente di Buongiorno Livorno, lista che aveva partecipato (con il nome di #BuongiornoLivorno) alle comunali del 2014 raccogliendo l'8,87%, a sostegno della candidatura di Andrea Raspanti. Questa volta è lo stesso Bruciati a proporsi, ma il simbolo della lista è diverso rispetto a quello di cinque anni fa: se allora il cerchio era riempito in buona parte da un tag cloud di parole legate al progetto di lista, questa volta c'è la sigla del nome inserita in un fumetto a forma di pentagono (amaranto), per richiamare la forma delle mura di cinta della città. Un segno indubbiamente pulito, semplice, ma non privo di identità.

17) Potere al popolo!

Ultima lista sorteggiata, la seconda di quelle che sostengono la candidatura a sindaco di Bruciati, è quella di Potere al popolo!, il cui avvicinamento alle posizioni di Buongiorno Livorno ha causato - come si è visto - l'allontanamento di Per Livorno insieme. Il simbolo, naturalmente, è quello già visto alle elezioni politiche del 2018, ma una domanda risulta ovvia: se alcune forze di sinistra sono dichiaratamente in altre liste o presentano addirittura il loro simbolo per farlo finire sulla scheda, chi è rimasto in Pap? Evidentemente un mondo che sta fuori dai partiti e nessuno può pensare di ricondurre a questa o a quella formazione: saranno le urne a dire di quante persone si sta parlando.

mercoledì 15 maggio 2019

Campobasso, simboli e curiosità sulla scheda

Tra i capoluoghi di provincia chiamati al voto per rinnovare l'amministrazione c'è anche Campobasso. Le elezioni si svolgono alla scadenza naturale del mandato di Antonio Battista (centrosinistra), che si ripresenta a questa tornata elettorale. A contendergli la poltrona, come cinque anni fa, sono quattro avversari, ma il numero di liste è decisamente calato: allora erano 18, ora soltanto 11.

Orlando Iannotti

1) Movimento politico Forconi

Il sorteggio ha riservato la prima posizione a una formazione che ha di recente cambiato simbolo, il Movimento politico Forconi, passato dal nero al rosso porpora, con la parola "Forconi" in grande evidenza: questo è proprio l'emblema depositato al Viminale il 7 aprile, in vista delle elezioni europee. A depositare il simbolo c'era uno dei fondatori del movimento nonché presidente nazionale, Orlando Iannotti, ed è proprio lui a candidarsi a sindaco a Campobasso, dopo avere provato a concorrere come primo cittadino in altri due comuni molisani (Oratino e Larino) lo scorso anno. Sarebbe questo, in qualche misura, il debutto del nuovo corso grafico dei Forconi a livello nazionale: saranno gli elettori di Campobasso a decretarne il successo.   


Antonio Battista

2) La sinistra per Campobasso


Il sorteggio ha riservato il secondo posto su manifesti e schede al sindaco uscente, Antonio Battista, in cerca di riconferma. Questa volta potrà contare sul sostegno di tre liste: l'unica che può in qualche modo dirsi civica è anche la prima sorteggiata, ossia La sinistra per Campobasso. Il nome non è molto civico, in effetti, ma la sagoma del Castello Monforte, simbolo riconosciuto della città di Campobasso, ha un valore civico molto più forte di molti altri segni. La lista, promossa dall'ex sindaco Augusto Massa, ha l'idea di unire varie forze, compreso il Psi e il Pci: lo mostra anche la scritta presente nella parte superiore del simbolo, che identifica la sinistra come "socialista, ambientalista, progressista".

3) Centro democratico

Vietato, assolutamente vietato dare un partito per morto o anche solo per finito, magari dopo che ha partecipato alla costruzione di un altro soggetto politico. Tutti sanno che Centro democratico ha concorso alla fondazione di +Europa come partito (assieme a Radicali italiani e Forza Europa) e, se certamente sopravvive tuttora come soggetto giuridico, si poteva immaginare che politicamente non operasse più. E invece, contro le aspettative dei non #drogatidipolitica, tra le liste che appoggiano Battista c'è anche quella del partito di Bruno Tabacci. Nel 2014 aveva ottenuto il 2,5% ed era riuscito a rimediare un consigliere comunale; questa volta la lista riuscirà a replicare?


4) Partito democratico

La coalizione di Battista è decisamente dimagrita rispetto al 2014, passando dagli 11 simboli di allora ai 3 attuali. Tra questi, tuttavia, non poteva mancare quello del Partito democratico, che nello scorso turno elettorale aveva ottenuto il 22,17%, di gran lunga il risultato migliore di tutte le liste in corsa. Era dunque prevedibile che la formazione si sarebbe ripresentata e così è: proprio come cinque anni fa, il simbolo utilizzato su manifesti e schede è quello nazionale ufficiale, senza alcuna indicazione locale o senza il nome del candidato. Del resto, come si vedrà, nessun contrassegno di quelli impiegati in quest'occasione contiene nomi di candidati. 


Roberto Gravina

5) Movimento 5 Stelle

Anche questa volta al voto amministrativo partecipa il MoVimento 5 Stelle e, per giunta, a rappresentarlo è lo stesso aspirante sindaco di allora, Roberto Gravina: cinque anni fa era arrivato secondo, superando di poco il 20% (e la lista, pur fermandosi a poco meno del 14%, aveva ottenuto tre seggi, oltre a quello per il candidato sindaco). Ora Gravina ci riprova, utilizzando per questa competizione elettorale un simbolo quasi uguale a quello del 2014: è cambiato soltanto l'indirizzo web riportato "a sorriso" nella parte inferiore del simbolo, passato da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it (saltando Movimento5stelle.it, variante adottata in corso di consiliatura).




Paola Liberanome

6) Io amo Campobasso

Dopo il M5S, il sorteggio ha collocato un'altra candidatura sostenuta da una sola lista. L'aspirante sindaca è Paola Liberanome, appoggiata dalla lista Io amo Campobasso, definita sul sito come "un'aggregazione spontanea di Campobassani orientata a alzare il livello dei contenuti del dibattito e dare spunti di riflessione per il futuro della città di Campobasso". Il concetto dell'amore, ovviamente, è rappresentato in grafica da un cuore, diviso in quattro aree cromatiche diverse: sempre nel sito si legge che la lista è "una dichiarazione d’amore per la nostra città, una dichiarazione d’intenti dei suoi cittadini". Di certo l'emblema non può passare inosservato.

Maria Domenica d'Alessandro

7) Popolari per l'Italia

Ultima candidatura indicata dal sorteggio è quella di Maria Domenica D'Alessandro, proposta dal centrodestra sostanzialmente unitario. La sorte ha collocato al primo posto all'interno della compagine la lista dei Popolari per l'Italia, che cinque anni fa avevano invece sostenuto il primo mandato di Antonio Battista. I cittadini di Campobasso, dunque, troveranno il simbolo con freccia tricolore, legato al partito fondato da Mario Mauro, tanto sulla scheda delle europee quanto su quella delle comunali: il partito, anch'esso dato per scomparso a livello nazionale, in Molise è invece presente, c'era anche alle ultime regionali e nel 2014 era riuscito a ottenere due consiglieri comunali, prendendo quasi quanto l'Udc (che stavolta non arriva sulle schede).


8) E' ora

Di tutta la compagine che sostiene la candidatura di Maria Domenica D'Alessandro, la lista E' ora si pone come unica formazione di natura civica, visto che le altre quattro sfoderano simboli di partito. Si tratta, per l'appunto, di una formazione locale, che ha il suo riferimento in Nicola Gesualdo, già assessore comunale: nella grafica, in compenso, non ci sono nomi o riferimenti visivi al territorio, eccezion fatta per il rosso e il blu, tinte dominanti dello stemma comunale (ma non si tratta certo dell'unica città che li utilizza). Il nome non viene nemmeno supportato da raffigurazioni temporali (niente orologi, lancette o cose simili); c'è comunque l'idea del tempo e del progresso, dato dalle frecce che puntano a destra e in avanti.


9) Forza Italia

Dopo l'unica formazione civica della coalizione, il sorteggio ha collocato giusto in centro il simbolo di Forza Italia, che era presente anche nel 2014 con una propria lista - l'unica che in quell'occasione aveva sostenuto Luigi Di Bartolomeo - che era riuscita ad approdare in consiglio con poco meno del 9%. Il simbolo del partito era abbastanza somigliante, anche se cinque anni fa la bandierina era interamente contenuta nel cerchio, mentre in questo caso - sul modello del simbolo presentato nel 2018 alle politiche - le punte della sezione verde sono fuori dall'area del cerchio. Sotto al cognome di Silvio Berlusconi, se cinque anni fa c'era il cognome del candidato, questa volta è stata inserita l'indicazione territoriale.
  

10) Fratelli d'Italia

Non era invece presente alle elezioni amministrative del 2014 alcuna lista di Fratelli d'Italia, che dunque partecipa per la prima volta al voto locale, rendendo piena la coalizione di centrodestra (manca, come detto, soltanto il simbolo dell'Udc). Per questa consultazione elettorale, Fdi ha scelto di correre esattamente con lo stesso contrassegno che gli elettori troveranno sulla scheda delle europee, quindi con il simbolo contenuto in un cerchio più grande e conformato in modo simile, con il nome di Giorgia Meloni in evidenza e i riferimenti testuali ai sovranisti e ai conservatori. Anche se, naturalmente, a livello comunale la loro presenza non incide più di tanto.


11) Lega

Ultimo simbolo della coalizione di centrodestra, nonché ultimo emblema tra quelli stampati su manifesti e schede, risulta essere quello della Lega: si tratta, ovviamente, della prima partecipazione dell'emblema di Alberto da Giussano alle elezioni comunali di Campobasso. L'emblema è quello inaugurato nel 2018 con le elezioni politiche; unica differenza rispetto a quello in uso per le europee è il riferimento alla regione Molise, che sostituisce la parola "premier". Sarà interessante, dunque, vedere quanto peserà la Lega a livello comunale: l'anno scorso, alle politiche, aveva raccolto pur sempre il 9,3% in tutto il comune di Campobasso, non male per essere il debutto... 

martedì 14 maggio 2019

Avellino, simboli e curiosità sulla scheda

Prosegue il viaggio tra i capoluoghi di provincia che rinnovano la loro amministrazione e la strada passa anche per Avellino. Chi ha decente memoria, tuttavia, potrebbe rimanere perplesso: ma come, Avellino non aveva già votato l'anno scorso? In effetti sì, ma il sindaco uscente del MoVimento 5 Stelle Vincenzo Ciampi è stato sfiduciato alla fine di novembre e, dopo un periodo di commissariamento, la città torna alle urne. E se l'anno scorso si contendevano il ruolo di sindaco 8 aspiranti, sostenuti da 18 liste, questa volta c'è un candidato in meno e anche i simboli sulla scheda sono calati: ora sono soltanto 14. L'ordine di candidati e liste è quello che emerge dal sito del comune di Avellino.

Luca Cipriano

1) Partito democratico

Primo candidato ad apparire su manifesti e schede è Luca Cipriano, espresso dal centrosinistra, anche se - come si dirà tra poco - non può certo dirsi una new entry, visto che aveva già partecipato alle elezioni comunali come aspirante sindaco l'anno corso. La sua coalizione è composta da quattro liste: la prima, in ordine di apparizione, è quella del Partito democratico (che lo scorso anno appoggiava Nello Pizza e con il 16.66% era risultata la formazione più votata): anche ad Avellino, come altrove, il Pd sceglie di correre con il suo simbolo nazionale "al naturale", senza aggiungere indicazioni locali o riferimenti al candidato al ruolo di primo cittadino.

2) Laboratorio Avellino

La seconda lista della compagine che sostiene Cipriano è invece nuova: non figurava infatti sulle schede del 2018 Laboratorio Avellino, progetto civico-politico legato al consigliere regionale Maurizio Petracca (un tempo legato a Giuseppe De Mita). L'emblema scelto dal gruppo per questa competizione elettorale risulta piuttosto elaborato, contenendo vari elementi grafici (la lampadina delle idee, un albero, un volto di profilo, un sole tra i palazzi e un riferimento locale ben riconoscibile, cioè la silhouette della Torre dell'Orologio): un simbolo piuttosto pieno, sì, ma tutto sommato gradevole nel complesso e pronto per il battesimo elettorale.

3) Mai più

Si era già vista lo scorso anno, invece, la terza lista della coalizione di Cipriano e il suo ritorno non deve affatto stupire: Mai più, infatti, era proprio la formazione civica che aveva appoggiato l'attuale candidato del centrosinistra nel 2018, quando invece aveva scelto di correre in solitaria. L'emblema è rimasto praticamente identico, con il "più" matematico a fungere da accento sulla parola, leggibile sia come segno di cesura con il passato sia come maggior valore da apportare all'amministrazione; uguale anche la doppia tonalità di verde, per l'elemento centrale e per lo sfondo (leggermente "sfogliato" in alto). L'unica differenza riguarda lo slogan sopra al nome dell'aspirante sindaco: l'anno scorso era "Adesso cambia", ora è "Adesso scegli".

4) Avellino più

In qualche modo, l'ultimo simbolo della compagine che sostiene Cipriano sembra frutto di una semiclonazione nominale e grafica. Lo stesso nome della quarta lista, Avellino più, somiglia molto a quello di Mai più, così come tornano il segno matematico ripetuto uguale (anche se "più" qui è scritto con un carattere handwriting) e la parte testuale ("Adesso scegli Cipriano Sindaco") riportata nell'area inferiore del cerchio. Sul piano cromatico, tuttavia, non può sfuggire l'uso dei colori azzurro e verde, che rimanda alla grafica di Campania libera, legata alla candidatura regionale di Vincenzo De Luca (non a caso, nel 2018 sulla scheda c'era Avellino libera e progressista).

Massimo Passaro

5) I cittadini in movimento

Anche stavolta, subito dopo il candidato del centrosinistra, la sorte ha piazzato Massimo Passaro, già candidato lo scorso anno. E, proprio come nel 2018, a sostenere la sua candidatura c'è il simbolo I cittadini in movimento, cioè l'associazione guidata dallo stesso avvocato. Da antologia la descrizione, di allora come di oggi: "un cerchio nel cui interno lungo la circonferenza superiore, lato destro, viene rappresentato un semicerchio di colore verde ed uno di colore rosso e tra i due semicerchi lo sfondo è bianco. In basso, lato sinistro, a forma di semicerchio si legge la scritta [...]. Nella parte interna è rappresentata la città composta da palazzine di varie misure, alberi ed uccelli. Nella parte centrale sono presenti n. 7 figure tra uomini e donne sistemate lungo un semicerchio di colore verde. Quest'ultimo nella parte terminale si divide in tre estremità". Mancava solo di dire che le due figure centrali si danno il cinque.


Amalio Santoro

6) Si può - Avellino

Un altro simbolo già incontrato lo scorso anno compare poi sulla scheda: si tratta di Si può - Avellino, stesso nome del gruppo consiliare di sinistra presente in consiglio fino al voto del 2018; la lista, alle ultime elezioni, era riuscita a far eleggere in consiglio la propria candidata sindaca Nadia Arace. Questa volta l'emblema sostiene la candidatura di Amalio Santoro ed è quasi identico al simbolo dello scorso anno (con la stella rossa di Potere al popolo!, l'arco ad emiciclo colorato in parte di rosso un po' in stile Prc, "Si" tinto di rosso come Sinistra italiana e "può" nello dello stesso colore di Possibile): unica novità è il riferimento al "centro sinistra" nel segmento rosso inferiore, poiché proprio Santoro in più occasioni ha rivendicato di essere "il vero centrosinistra" in queste elezioni comunali.

Biancamaria D'Agostino

7) Lega

Subito dopo la lista di sinistra, il sorteggio ha collocato un'altra candidatura solitaria (e l'unica femminile), quella di Biancamaria D'Agostino, appoggiata soltanto dalla Lega. Questo, in effetti, rappresenta una novità non secondaria rispetto allo scorso anno: nel 2018, infatti, la Lega - alla sua prima apparizione sulle schede elettorali avellinesi, almeno a quelle per le amministrative - era nella stessa coalizione di Forza Italia e Udc, a sostegno di Sabino Morano; questa volta, invece, Alberto da Giussano corre da solo, forse sperando di capitalizzare i consensi guadagnati in quest'anno di governo. Il simbolo è identico a quello dello scorso anno, con il riferimento alla Campania al posto di "premier".

Ferdinando Picariello

8) MoVimento 5 Stelle

Le elezioni avellinesi del 2018 erano state croce e delizia per il MoVimento 5 Stelle. La vittoria al ballottaggio del candidato Vincenzo Ciampi sul suo avversario del centrosinistra era sicuramente stata un'ottima notizia; non poteva certo dirsi lo stesso per l'esito dell'amministrazione nata da quel voto, caduta dopo pochi mesi sotto i colpi della sfiducia. Nonostante ciò, il M5S non ha certo scelto di non partecipare al nuovo turno elettorale: candida come sindaco Ferdinando Picariello e schiera sulla scheda il simbolo ufficiale nazionale, nella versione inaugurata alle elezioni politiche del 2018. E, naturalmente, nessun altra lista sostiene il candidato stellato.

Gianluca Festa

9) W la libertà

Se il record di liste di coalizione quest'anno è piuttosto basso (non si va oltre le quattro), lo condivide con il candidato del centrosinistra Cipriano un altro aspirante sindaco, Gianluca Festa, che torna sul luogo del delitto: era già stato candidato sindaco nel 2013 ed era riuscito a entrare in consiglio. La prima delle formazioni a suo sostegno è W la libertà, varata in chiaro spirito di rottura con il centrosinistra, bollato come "tavolo della conservazione": spicca la "W" pennellata (non certo in stile leghista), unita al resto del nome in due tonalità verdi che rappresenta in effetti l'unico elemento grafico del simbolo, per il resto piuttosto vuoto, il che è piuttosto raro di recente. 

10) Davvero Avellino

Dopo una lista nuova, ecco un ritorno: Davvero Avellino, infatti, era già stata sulle schede elettorali lo scorso anno ed era proprio espressione di Gianluca Festa, che nel 2013 era stato sostenuto soprattutto dalla lista Per Avellino Davvero, con le due V di dimensioni diverse e semisovrapposte (il tricolore sarebbe arrivato nel 2015, quando fu usato per la lista Davvero - Verdi alle regionali). Il progetto civico-politico, dunque, si conferma come un ingrediente fondamentale della proposta amministrativa di Festa; sul piano grafico, il simbolo - identico a quello dello scorso anno - si contende con quello di W la libertà il titolo di emblema più bianco, anche se probabilmente non vince la sfida.

11) Avellino vera

Da due simboli vuoti a uno decisamente pieno: quello di Avellino vera, sempre parte della coalizione che sostiene Gianluca Festa. La lista in questione è stata sostenuta anche dall'ex parlamentare di Scelta civica Angelo Antonio D'Agostino ed è composta in gran parte da giovani, ma al suo interno non mancano persone con esperienza in consiglio comunale (alcune anche con quattro mandati alle spalle). Il simbolo, basato anch'esso sul verde, che tinge lo sfondo e parte del nome, si fregia di una raffigurazione del Palazzo della Dogana, piuttosto fine ed elegante (sperando che la stampa della scheda permetta di conservare i dettagli e i tratti sottili).

12) Ora Avellino

Il quarto simbolo della coalizione che appoggia la candidatura di Festa, Ora Avellino, è anch'esso abbastanza bianco, ma meno di altri visti fin qui. L'emblema è dominato dal disegno, stilizzato e sfumato di verde, della stessa Torre dell'Orologio già vista prima (lo mostra la stessa cupola): non c'è l'orologio, ma la freccetta verde sulla "O" di "Ora", collocata giusto su una parete della torre, suggerisce in qualche modo l'idea dell'orologio. Guardando anche questo contrassegno, salta all'occhio come nella propria coalizione Gianluca Festa non abbia mai inserito in un emblema il proprio nome, che dunque sarà presente sulla scheda solo nello spazio dedicato al candidato sindaco. 

Costantino Preziosi

13) Forza Italia

L'ultimo degli aspiranti sindaci di Avellino del turno elettorale del 2019 aveva già partecipato alle elezioni dello scorso anno: si tratta di Costantino Preziosi, allora sostenuto da Fratelli d'Italia e da una civica personale. Quest'anno il simbolo di Fdi non c'è, in compenso c'è quello di Forza Italia, che sceglie di utilizzare la variante dell'emblema delle politiche dello scorso anno, con "per Preziosi" al posto di "presidente" (scritto in Arial Black e non in Helvetica). Al di là di questo, colpisce che ad Avellino, terra dei De Mita e di Gianfranco Rotondi, sulle schede quest'anno non ci sia neppure uno scudo crociato: niente Udc, niente Dc rotondiana, niente L'Italia è popolare...
  

14) La svolta

L'ultimo emblema da trattare è il secondo che sostiene Preziosi, quello suo personale, evoluzione di quello già visto sulle schede avellinesi tanto nel 2013 quanto nel 2018 (è la terza candidatura a sindaco consecutiva dunque per l'avvocato ed ex manager dell'Air trasporti): allora il nome della lista era La svolta inizia da te!, in questo caso invece ci si è accontentati di La svolta, con gli stessi colori rossi e blu ma questa volta distribuiti in modo molto più regolare e con un'attenzione maggiore all'equilibrio della grafica, più curata e d'impatto. Di certo il concetto di svolta e il cognome dell'aspirante primo cittadino sono gli elementi fondamentali di questo emblema, che spiccano particolarmente.