lunedì 20 febbraio 2023

3° congresso di +Europa: appuntamento con liste e simboli

In questo fine settim
ana, dal 24 al 26 febbraio, è prevista la fase conclusiva del terzo congresso di +Europa (Roma, presso il Rome Life Hotel di via Palermo), per il quale è stato scelto il titolo "Fatti di libertà". Si tratta di un'assise rilevante, che arriva dopo un biennio oggettivamente delicato.

Verso il congresso

Questo sito si era già occupato di quanto era accaduto prima del precedente congresso (2021), conclusosi con la conferma alla segreteria di Benedetto Della Vedova, dopo che un primo scontro sugli adempimenti che avrebbero dovuto portare al congresso - in particolare in materia di tesseramento e di regole congressuali - aveva prodotto la sfiducia all'allora tesoriere Valerio Federico (e le dimissioni di Della Vedova, che in quel modo assicurarono comunque l'avvio del processo congressuale).
Il citato scontro si trasferì nelle aule di tribunale già prima della celebrazione del congresso. I ricorrenti, che avevano chiesto di invalidare l'assise, a novembre del 2021 avevano però trovato un accordo con i vertici del partito per "formalizzare la separazione consensuale" tra +E e il gruppo che aveva intrapreso l'azione legale e che si riconosceva nell'associazione Italia Europea: quest'ultimo avrebbe rinunciato alla causa, mentre +Europa, sempre a scopo transattivo, avrebbe versato 57mila euro all'associazione. Il giudizio di merito del processo civile, però, era continuato: Elvis Colla e Alexander Schuster, intervenuti in precedenza a sostegno delle tesi dei ricorrenti, avevano ritenuto che si dovesse comunque procedere ad accertare gli eventuali vizi degli atti precongressuali, anche se i ricorrenti erano nel frattempo usciti di scena: in un primo tempo il giudice aveva comunque dichiarato estinto il processo, ma (dopo il reclamo di Colla e Schuster) alla fine di maggio dello scorso anno il tribunale di Roma aveva sospeso gli atti dell'assemblea che aveva preceduto il congresso del 2021 (inclusa l'approvazione del regolamento congressuale).
Gli atti del secondo congresso non erano formalmente stati sospesi (come gli organi eletti in quell'occasione, visto che tra l'altro nessuno ha impugnato gli atti successivi, come il partito ha tenuto a sottolineare rispondendo a un articolo pubblicato da Linkiesta), ma certo per alcuni mesi - come si è scritto a suo tempo su questo sito - sull'attività di +Europa era stato legittimo intravedere una discreta spada di Damocle. La situazione era di certo stata complicata dalla crisi di governo insorta a metà luglio e le successive elezioni anticipate, con il partito che avrebbe dovuto decidere se e in che forma partecipare alle elezioni: anche per questo, chi scrive non si era stupito di voci che in agosto davano per imminente una nuova transazione per risolvere la parte di contenzioso rimasta pendente e affrontare la campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre 2022 con meno patemi d'animo. 
Le voci hanno trovato conferma ufficiale il 21 ottobre scorso, quando si è appreso che il segretario Della Vedova e la tesoriera Maria Saeli avevano trovato prima del voto un accordo con Alexander Schuster ed Elvis Colla, in base al quale il congresso biennale di +Europa sarebbe stato convocato entro dicembre 2022 e si sarebbe celebrato entro febbraio 2023, con un regolamento che prevedesse "la partecipazione paritaria nell'organo di garanzia congressuale dei due ricorrenti e/o persone da loro designate" e l'emissione di un altro regolamento per disciplinare "l'accesso all'elenco degli iscritti per i componenti degli organi statutari e per gli iscritti stessi" che ne avessero fatta motivata richiesta (posto che si sarebbe dovuto ribadire il carattere "individuale e diretto delle iscrizioni", in evidente riferimento a quanto era accaduto in passato ed era stato oggetto di contestazioni). Pure in quel caso era stata riconosciuta da +Europa una somma di denaro alla controparte (in cambio della rinuncia al giudizio civile), ma Colla e Schuster si erano riservati "di donare il 70% dell'importo pattuito al Partito" ove i principi ispiratori enunciati" nell'accordo avessero trovato "ampia attuazione". Nel frattempo, come si è detto sopra, si erano celebrate le elezioni politiche e +Europa, pur avendo ottenuto meno voti rispetto al 2018 (da 841.468 sono diventati 793.961), era cresciuta dal 2,56% al 2,83% alla Camera e addirittura al 2,93% al Senato, ma era rimasta sotto la soglia del 3%: non aveva così potuto partecipare al riparto dei seggi nella quota proporzionale, riuscendo peraltro a eleggere solo Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi nei collegi uninominali della Camera vinti da un centrosinistra nettamente perdente.
Per questi e per altri motivi, dunque, il 3° congresso di +Europa merita di essere guardato con una certa attenzione, guardando a ciò che decideranno i 250 delegati, chiamati a eleggere le nuove cariche di presidente, segretario e tesoriere, nonché i membri dell'assemblea e della direzione e a votare le proposte di modifica dello statuto

Le mozioni/liste e i simboli

Per chi segue questo sito, i congressi di +Europa sono in passato stati motivi di interesse anche per un motivo particolare: le mozioni che si sono affrontate avevano scelto di distinguersi con un simbolo, cosa che nelle altre forze politiche avviene assai raramente. Pure in quest'occasione si è scelto di dotare di un emblema le liste, proseguendo con la decisione - già sperimentata lo scorso anno - di "normalizzare" le grafiche con una forma circolare. Le mozioni avevano presentato almeno parte dei propri candidati (almeno 6 persone alternate per genere), oltre al loro nome e al documento politico entro lunedì 23 gennaio; fino al 2 febbraio iscritte e iscritti al partito hanno potuto sottoscrivere le liste (nel frattempo  completate, potendo comprendere da 50 a 125 candidati, con una quota di genere minima del 40%) e sono state ammesse solo liste che abbiano raccolto almeno 135 firme. Il voto per i delegati, in forma telematica, è avvenuto il 12 e il 13 febbraio e i partecipanti al congresso sono stati individuati tra le sei liste ammesse.
Nel file contenente il quadro completo delle candidature la prima lista risulta essere Territori Diritti e Libertà, il cui capolista è l'ex parlamentare Idv (prima Dc-Ccd-Udr, poi Diritti e libertà, Cantiere democratico e Pd) Stefano Pedica. La formazione dichiara di voler conciliare "un partito che sappia conciliare la grande credibilità e autorevolezza di una figura di primo piano del panorama politico italiano ed europeo come Emma Bonino con un'attività diffusa e concreta sul territorio", anche grazie a "figure riconosciute e [...] una classe dirigente locale vera, eletta nei territori". La lista, nel suo documento di una sola pagina, non sceglie dall'inizio "un suo candidato segretario, ma lancia un appello a tutti gli iscritti a scegliere i suoi delegati affinché questi abbiano un mandato chiaro: lavorare perché il partito sia unito, coeso e inclusivo, capace di beneficiare del contributo di tutti". Il simbolo è meramente testuale, essendo costituito dal nome scritto nel carattere Arial Rounded in verde, ocra e azzurro, con l'unico guizzo rappresentato dalla "e" in stile manoscritto; la lista ha ottenuto 4 delegati su 250.
Se il simbolo visto, pur minim
al, è nuovo, è alla sua terza apparizione quello della lista Europa in comune: la scritta mantiene la texture del nome del partito, ma tinta di blu, arancione e giallo per richiamare la bandiera europea; come nel 2019, poi, il fondo è bianco (si è abbandonato il grigio di due anni fa). Il gruppo, che ha 14 delegati su 250, è guidato ancora dall'ex tesoriere Valerio Federico (tra i nomi noti ci sono anche Serafina Funaro, Zeno Gobetti e Dino Guido Rinoldi) e vuole impegnarsi perché +E "sia sempre più un soggetto protagonista dell'area liberaldemocratica e riformatrice del Paese e del Continente, ponendo al centro dell'agenda proposte che consentano di accrescere produttività, concorrenza, occupazione e salari, salvaguardando conti pubblici e ambiente [...]; di estendere il patrimonio di diritti civili oggi riconosciuti"; l'idea è di concorrere ad "aggregare tutti coloro che si riconoscono nella promozione delle libertà economiche, del merito, del federalismo, dei diritti individuali, dell'ecologismo, nel sostegno alla politica euro-atlantica", avendo come primo obiettivo la ripresa dei dialoghi "con il Terzo Polo di Azione e Italia Viva [...], forze con cui [+E] condivide valori e collocazione europea [...], fino a dar vita, in prospettiva, a un soggetto politico unico europeista e liberale".
Nuov
a è invece la mozione Energie nuove, che candida alla segreteria l'ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti: lui, dopo la militanza nel M5S, aveva già condiviso con +Europa la candidatura alle elezioni europee del 2019 (si presentava a nome del suo progetto politico Italia in Comune). Per questa mozione, +E deve trasformarsi da movimento d'opinione a soggetto costruttore e diffusore di "un 'europeismo quotidiano' che dia concretezza alla [propria] visione" e in grado di "scegliere territorio per territorio persone e obiettivi che facciano essere il partito protagonista della vita politica e amministrativa delle comunità locali". Per ora si tratta della lista decisamente prevalente, visto che è riuscita a ottenere 87 delegati su 250: molti nomi sono nuovi, ma spiccano il capolista Piercamillo Falasca (che torna in +Europa e continua a lavorare con Federico Pizzarotti, dopo l'esperienza della Lista Civica Nazionale), Riccardo Lo Monaco (tra i ricorrenti del 2021) e Roberto Baldi (allo scorso congresso nella lista Forward, allora guidata da Fabrizio Ferrandelli). Il simbolo è caratterizzato da un fregio curvilineo - che stilizza un vortice o un uragano, portatori di energia vigorosa - anch'esso tinto dei colori del partito (ma somigliano pure a quelli della Lcn). 
Il nome dell
a mozione Next Generation +Eu è alla seconda apparizione (la prima, ovviamente, era stata due anni fa), ma la grafica risulta rinnovata: la lista guidata dal segretario uscente Benedetto Della Vedova ha rinunciato quasi del tutto al font tipico del logo di +Europa, mantenendolo soltanto nella sigla "+EU" gialla, questa volta scritta con i tre caratteri staccati (il "+" non è più fuso con la "E"); in compenso, dal centro della "E" di "Next" parte una freccia giallina che diventa parte della "X"; il nome è riportato su una fascia azzurra sfumata obliqua. La mozione lavora per un partito riconoscibile tra i libdem (anche per il patrimonio rappresentato da Emma Bonino) e impegnato a rafforzare l'area che oggi si ritrova nel gruppo europeo Renew Europe, che faccia della tutela dei diritti un tratto identitario e si organizzi in modo più efficace. La lista, che ha ottenuto 53 delegati su 250, schiera tra i nomi di rilievo anche quelli di Manuela Zambrano, Annalisa Nalin, Marco Taradash, Simona Viola (già presidente del partito), Giorgio Pasetto e Stella Borghi.
Si present
a come nuova la mozione ImMagina +Europa, che anche visivamente evidenzia (grazie a un fumetto fucsia all'interno della parola principale del nome che sormonta il logo del partito) la figura di guida della lista, vale a dire il presidente uscente, Riccardo Magi (formalmente, tra l'altro, né lui né Della Vedova sono stati ufficialmente candidati alla segreteria). Il documento della mozione (16 pagine, il più corposo) punta sui diritti civili "e non solo" per essere "liberali a 360°", sull'attenzione anche alle elezioni locali (grazie ai gruppi territoriali, essenziali per riorganizzarsi) e sull'impegno per campagne (nazionali e locali) e dossier/report; anche qui si rimarca la collocazione nell'Alde e in Renew Europe (confrontandosi con gli altri partiti dell'area), si sottolinea la necessità  di un'organizzazione più efficace (soprattutto al Sud), di creare un centro studi e di coinvolgere in modo strutturale e strutturato i giovani. La lista ha ottenuto 66 delegati; tra i nomi spiccano anche quelli di Bruno Gambardella, Tania Pace, Nicolò Scibelli, Silvio Viale, Silvia Nalin, Alfonso Maria Gallo (ora tesoriere).
Riappare infine, identica nel nome e nella grafica a quella del 2021, la mozione Scossa Liberale, guidata allora come due anni fa da Giulio Del Balzo (nelle grafiche ufficiali della mozione però manca il riferimento del 2021 "Del Balzo segretario", il gruppo è anzi dato come vicino alla candidatura di Pizzarotti). Per i promotori (che hanno presentato un documento di 13 pagine) "è arrivato il momento di dare una nuova Scossa" al partito, essendo convinti che "+Europa possa diventare il centro di gravità per le forze attualmente in gioco, superando l’attuale frammentazione dei liberaldemocratici per dare voce e rappresentanza a quanti non si riconoscono nei populismi statalisti di destra e di sinistra": "Il nostro partito non dovrebbe più essere la stampella di alleanze improponibili, spesso subalterno alle scelte elettorali del Pd o del Terzo Polo, ma [...] possedere quell'autonomia che gli permetta di affermare la propria identità e di promuovere proposte concrete", attraendo energie e talenti dispersi, investendo sulle persone, promuovendo "una reale partecipazione dal basso" e il radicamento nei territori (rivoluzionando la struttura del partito, per renderlo più trasparente e digitale). La lista, che alla saetta della Scossa ha visto assegnare 26 delegati, vede schierate tra le altre figure Selene Rosselli, Giulia Casalino, Diana Severati (tornata nel partito, avendo avuto ruoli rilevanti tra i membri individuali Alde), nonché Matteo Riva e altre figure già a lui vicine nel congresso 2021.


Non si trova invece tra le liste ammesse quella denominata I non allineati, che voleva "portare contributi di idee per l'evoluzione del partito +Europa al di fuori degli schieramenti costituiti" (così si legge nel sito www.laboratoricivici.it), per offrire "uno spazio di partecipazione attiva o semplicemente di voto per i delegati al congresso" a coloro che non si ritrovavano nelle liste già annunciate, ritenute espressione di storie, sensibilità e persone identificabili. Con l'idea, ad esempio, di rendere +Europa "il primo partito smart italiano" (inteso come "partito innovativo e innovatore capace di utilizzare strumenti digitali per rafforzare la partecipazione") e "il partito dei diritti e delle opportunità". La lista, guidata da Luca Monti e Benedetta Dentamaro, non avrebbe raggiunto il numero di firme necessarie; sul suo documento politico, in ogni caso, spicca ancora il disegno di una colomba, che domina nel fregio scelto per la proposta congressuale.

venerdì 10 febbraio 2023

Lombardia, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre che in Lazio, le elezioni regionali domenica e lunedì si terranno anche in Lombardia. Tra le persone che si contendono la guida della giunta regionale c'è anche il presidente uscente, Attilio Fontana, avendo questi svolto solo un mandato (a differenza di Nicola Zingaretti, che ne aveva già fatti due e dunque non poteva ripresentarsi in Lazio). 
Saranno in tre a contendere a Fontana la carica regionale più rilevante: le liste a sostegno delle quattro candidature saranno 12 (anche se era previsto che fossero 13, prima dell'esclusione di una di queste). Si tratta di un taglio rilevante rispetto alle elezioni del 2018, quanto ad aspirare alla guida della regione erano in 7 e i simboli sulla scheda erano ben 19. Passiamo dunque in rassegna i pochi simboli in corsa quest'anno, seguendo l'ordine seguito nella circoscrizione di Milano; vale solo la pena ricordare che la legge elettorale lombarda non prevede che le candidature a presidente siano accompagnate a loro volta da un contrassegno.

Attilio Fontana

1) Lega per Salvini premier - Lega Lombarda 

Il sorteggio ha collocato al primo posto la coalizione che sostiene il presidente uscente, Attilio Fontana: la sua è la compagine più numerosa, con cinque liste a sostegno (erano sette nel 2018). Prima formazione estratta è la Lega per Salvini premier, che come da tradizione inserisce nel simbolo, accanto all'Alberto da Giussano "maior", anche la "pulce" della Lega Lombarda (la stessa presente nel simbolo del 1992). Da segnalare, sotto il riferimento a Matteo Salvini, la dicitura "per Fontana", in uno dei rarissimi riferimenti alle candidature contenute nel simbolo leghista.
 

2) Noi moder
ati - Rinascimento 

Il secondo simbolo che si incontra sulla scheda è quello che unisce Noi moderati e Rinascimento, dunque - come in Lazio - corrono insieme i progetti politici legati a Maurizio Lupi (Noi moderati è soprattutto l'evoluzione di Noi con l'Italia) e a Vittorio Sgarbi (che è capolista pure in Lombardia, come in Lazio). Sul piano grafico, però, è legittimo sentirsi disorientati: nessuno dei due partiti ha conservato i suoi colori e i suoi caratteri. L'abbinamento cromatico (testo giallo e bianco su fondo blu sfumato) e il "Noi" in grande rilievo ricordano casomai Noi con Salvini o Noi - Nuovi orizzonti per l'Italia di Elisabetta Trenta; il segmento curvilineo in basso, con un accenno tricolore, richiama invece i tempi della Casa delle libertà. In lista a Milano c'è anche l'ex consigliera regionale (ed ex candidata sindaca di Milano per Fuxia People) Maria Teresa Baldini. 

3) Fr
atelli d'Italia 

Terza lista della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, paradossalmente la sola a non aver cambiato il proprio simbolo nemmeno in un dettaglio rispetto al 2018. In quell'occasione, infatti, il partito fondato e guidato da Giorgia Meloni schierava lo stesso contrassegno presentato per le elezioni politiche, con il simbolo ufficiale del partito contenuto in un cerchio con gli stessi colori, sotto al nome della leader; anche questa volta il simbolo è esattamente lo stesso (ed è l'unico in cui non figuri il nome del candidato presidente). Come capolista nella circoscrizione di Milano è stato scelto Vittorio Feltri, tuttora direttore editoriale di Libero e già consigliere comunale di Milano sempre per Fdi.
 

4) Forz
a Italia 

La quarta lista a sostegno di Fontana, in base al sorteggio, è quella di Forza Italia. Il simbolo presentato, proprio come nel 2018, è parente di quello usato alle ultime elezioni politiche: allora si era sostituita la parola "presidente" sotto al cognome di Silvio Berlusconi con l'espressione "per Fontana"; questa volta si è fatto lo stesso (ma il cognome del fondatore di Fi è più piccolo e il riferimento al candidato presidente è cresciuto) e sopra la bandierina - questa volta intera - c'è il riferimento al Partito popolare europeo, per rimarcare anche in questo caso la collocazione del soggetto politico berlusconiano. In lista, a Milano, c'è anche l'ex assessore Giulio Gallera.
 

5) Lomb
ardia ideale - Fontana presidente

Chiude la coalizione di centrodestra la lista Lombardia ideale - Fontana presidente, vale a dire la "lista del candidato presidente". La grafica è simile a quella di cinque anni fa (a sua volta ripreso dall'emblema Maroni presidente del 2013, con la croce rossa di san Giorgio tracciata - a pastello o col gesso -  su fondo bianco con testo blu), ma questa volta è stata inserita anche la prima parte del nome e non mancano tracce sottili di una seconda circonferenza interna. Una curiosità: il capolista nella provincia di Brescia è Giulio Arrighini, che nel 2018 - dopo aver co-fondato la Lega Padana, l'Unione Padana e Indipendenza padana - era candidato alla presidenza con Grande Nord, dunque la sua presenza non passa inosservata. Già che ci si è, non sono invece candidati da nessuna parte i tre consiglieri uscenti che avevano costituito il gruppo "bossiano" Comitato Nord, essendo stata esclusa la possibilità di una lista omonima. 
 

Pierfrancesco Majorino

6) MoVimento 5 Stelle

Subito dopo il presidente uscente, il sorteggio milanese ha collocato la candidatura di Pierfrancesco Majorino, sostenuto da quattro liste. L'estrazione ha indicato come prima quella del MoVimento 5 Stelle, che in Lombardia ha scelto di sostenere il candidato proposto dal Pd. Sulle schede arriva l'ultima versione del simbolo ufficiale, la stessa vista alle ultime elezioni politiche: il cuore grafico del M5S al centro, sul solito fondo bianco, mentre nella parte inferiore emerge il segmento rosso con il riferimento all'anno 2050 (quello della "neutralità climatica").  
 

7) M
ajorino presidente - Patto civico

Pure il candidato del centrosinistra ha una propria lista non diretta espressione dei partiti, denominata Majorino presidente - Patto civico, spendendo dunque proprio quest'ultimo concetto che è alla base delle esperienze delle "liste del presidente". Il nome del candidato e l'etichetta della lista sono riportati in giallo scuro, mentre la sagoma della Lombardia tratteggiata (simile alla soluzione vista in Lazio) in bianco risalta sul fondo blu scuro. Nella lista di Milano spiccano il capolista (il medico virologo Fabrizio Pregliasco), l'ex europarlamentare verde (e copresidente dei Verdi europei) Monica Frassoni, la tesoriera di Radicali italiani Giulia Crivellini e il consigliere uscente Michele Usuelli, anch'egli di Ri eletto nel 2018 con +Europa. Questo partito, tuttavia, ha scelto di non partecipare ufficialmente alle elezioni regionali, sfumata la possibilità di essere parte della coalizione di Majorino dopo che questo si era alleato programmaticamente anche con il M5S.   
 

8) P
artito democratico - Lombardia democratica e progressista

Della coalizione a sostegno di Pierfrancesco Majorino fa ovviamente parte la sua forza politica, cioè il Partito democratico. Il simbolo rimanda di fatto a varie esperienze elettorali passate: il logo occupa la parte superiore, per lasciare spazio al segmento verde con il nome del candidato (più lungo rispetto a quello di Giorgio Gori, dunque inevitabilmente più piccolo), ma sopra è stata inserita la dicitura - assai poco leggibile - Lombardia democratica e progressista, in continuità con il disegno di "campo più largo" avviato alle ultime elezioni politiche. Direttamente dalle elezioni europee del 2019 è stato inserito il fumetto-loghino del Pse: oggi, come allora, testimonia la presenza di candidature di Articolo Uno all'interno delle liste. 
 

9) 
Alleanza Verdi e Sinistra

La coalizione di centrosinistra si completa con la lista di Alleanza Verdi e Sinistra, che dunque in Lombardia ripropone esattamente lo stesso schema visto alle ultime elezioni politiche (a differenza di quanto è accaduto in Lazio, con Si che ha scelto una candidatura diversa rispetto a Ev). Il contrassegno destinato alle schede, dunque, è esattamente lo stesso impiegato in vista del 25 settembre 2022, con la colomba arcobaleno a fianco del nome e il segmento curvilineo inferiore equamente diviso tra i loghi di Europa Verde e Sinistra italiana. Capolista milanese è la saggista Daniela Padoan; in lista c'è anche Onorio Rosati, candidato presidente per LeU nel 2018.
 

Mara Ghidorzi

10) Unione popol
are

Pure in Lombardia la sinistra più radicale ha scelto di partecipare alle elezioni con una propria candidatura e, come in Lazio, è stata scelta una donna: si tratta di Mara Ghidorzi, impiegata Afol e ricercatrice esperta in temi legati al lavoro e politiche di genere. La sostiene un'unica lista, quella di Unione popolare, che dunque continua pure in Lombardia il suo percorso politico, senza farsi scoraggiare dall'esito delle elezioni politiche. Il simbolo è quello pensato per quell'occasione, senza però il riferimento a Luigi De Magistris nella parte inferiore.
 

Letizia Maria Brichetto Arnaboldi detta Letizia Moratti

11) Letizi
a Moratti presidente

Ultima candidatura alla presidenza della Lombardia, secondo l'ordine del sorteggio milanese, è quella dell'ex vicepresidente (ed ex sindaca di Milano) Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, nota come Letizia Moratti. Potrà contare sull'appoggio di due liste, a partire da quella pensata come più vicina alla sua candidatura, cioè Letizia Moratti presidente. Era stata lei stessa a spiegare la grafica: "Ci sono i colori della nostra terra - ha detto Letizia Moratti al momento della presentazione del simbolo - il verde delle nostre valli e delle nostre colline, l'azzurro dei nostri laghi, il bianco delle nostre montagne innevate. C'è tutta la Lombardia!". Il capolista milanese è il consigliere uscente Manfredi Palmeri, ma non sfuggono i nomi dell'ex sottosegretaria forzista (quando ministra dell'istruzione era Moratti) Valentina Aprea, dell'ex consigliere leghista (poi in Grande Nord) Davide Boni e l'ex senatore verde Fiorello Cortiana.
 

12) 
Azione - Italia viva

L'altra formazione elettorale che sostiene Letizia Moratti è quella che unisce Azione e Italia viva, secondo lo schema già seguito alle elezioni politiche nel 2022: il simbolo presentato, infatti, è esattamente lo stesso visto allora, con le miniature dei simboli dei due partiti su fondo blu, mentre sotto il cognome di Carlo Calenda spicca sopra al riferimento al gruppo parlamentare europeo Renew Europe. Capolista a Milano è l'ex deputata di Italia viva Lisa Noja. E con la lista di Azione e Italia viva (che si era subito dichiarata interessata al sostegno all'ex sindaca meneghina) si chiudono le candidature ammesse alle elezioni regionali.


* * *

Si er
a anticipato all'inizio dell'articolo che i simboli sulla scheda in origine dovevano essere 13. Si è fermato prima, però, il simbolo della lista Unione di centro - Verde è Popolare, affine alla lista che invece è stata ammessa in Lazio e che anche in Lombardia avrebbe dovuto far parte della coalizione di centrodestra. Le candidature erano state presentate in cinque circoscrizioni (il numero minimo per poter correre), ma tutte le liste erano state bocciate per un insufficiente numero di certificati elettorali o, in singoli casi, per altri difetti nella presentazione (mancata autenticazione di alcune firme, deposito tardivo della lista, non rispondenza di alcuni dati sottoscrittori rispetto ai certificati di iscrizione alle liste elettorali). Il Tar e il Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi (del resto le parti non avevano contestato la mancata autenticazione delle firme a Como e bastava la caduta di quelle liste a impedire l'intera partecipazione). Il simbolo che era stato presentato era simile a quello visto in Lazio (scudo crociato dell'Udc in grande evidenza al centro, vele di Ccd e De in leggera filigrana sul fondo azzurro), ma senza riferimenti al candidato presidente e con i nomi dei due soggetti politici proposti con un carattere diverso dal solito.