martedì 16 maggio 2023

Simboli sotto i mille (2023): dall'inizio ... (di Massimo Bosso e Gabriele Maestri)

E, dopo quasi dodici mesi, rieccoci qua (o, per chi preferisse Vasco, noi siamo ancora qua, eh già...): ogni anno con la curiosità e la voglia di ripartire per il nostro viaggio elettorale nei comuni "sotto i mille", ogni volta con il timore che quella rassegna possa essere l'ultima. Già, perché da una parte sarebbe fisiologico attendersi che un fenomeno oggetto di studio finisca per esaurirsi dopo un certo tempo (e qui, ormai, dall'introduzione delle norme che hanno reso possibile le dinamiche che si raccontano sono trascorsi trent'anni). Dall'altra, nell'ultimo triennio in Parlamento si sono registrati alcuni tentativi seri di intervenire per prevenire o almeno contenere il più possibile le prassi meno edificanti che si riscontrano da tempo nella microItalia chiamata al voto: quei tentativi, però, finora non hanno avuto successo (e quello in atto in questa legislatura, dopo l'approvazione del ddl Augussori-Pirovano al Senato, ha bisogno ancora dell'esame della Camera, mancato nello scorso mandato parlamentare), per cui si ha la tentazione di pensare che il nostro legislatore non abbia - o non ritenga opportuno trovare - il tempo per regolare un fenomeno che, come si vedrà, sta diventando grottesco. O, peggio, che non comprenda appieno la portata e la gravità di quest'ultimo (come purtroppo sembra suggerire il silenzio quasi completo dedicato alle norme sulla raccolta firme nei comuni #sottoimille proprio nel recentissimo dibattito a Palazzo Madama).
Anche quest'anno, dunque, è tempo di rimettersi in cammino, ma prima di ripartire è il caso di precisare un paio di questioni. La prima: chi guida il viaggio, per essere efficace e affidabile, si è adeguatamente attrezzato con i ferri del mestiere, cioè l'esperienza (legata ai viaggi precedenti), la memoria (anche visiva), uno sguardo attento ai materiali e ai dati offerti dal sito del Viminale e, soprattutto, il maggior numero possibile di manifesti delle candidature, per vedere meglio i contrassegni di lista e passare al setaccio i nomi delle persone candidate nelle liste. Ciò ha richiesto una visita accurata al sito web di ogni comunello coinvolto dalle elezioni, alla ricerca del rispettivo manifesto in Pdf: se non lo si è trovato tra le notizie del sito o nella pagina dedicata alle ultime elezioni amministrative, si è dovuto scandagliare l'albo pretorio, sperando che quel comune abbia adempiuto all'obbligo di pubblicazione entro l'ottavo giorno prima del voto. Di solito la ricerca è andata bene, pur dovendo affrontare conformazioni diverse degli albi e approcci di archiviazione differenti (se non si trova niente sotto "Atti elettorali", "Affissioni elettorali" o "Manifesti" - o se quelle voci non ci sono - si deve sperare di avere più fortuna con gli "Avvisi"/"Avvisi pubblici"); a volte il ritrovamento genera delusione se si scopre che il manifesto è stato scansionato (con una resa grafica pessima) o è addirittura in bianco e nero (farsi dare il file dalla tipografia era così difficile?); altre volte nessuno ha caricato niente (e i programmi elettorali pubblicati  non contengono le candidature o i simboli), quindi si può solo sperare di trovare il fac simile della scheda nel sito della rispettiva Prefettura (non tutte li pubblicano, mentre alcune, particolarmente meritorie - come quella di Como - offrono addirittura anche i manifesti).
La seconda precisazione riguarda le parole da utilizzare e - riprendendo il professor Grammaticus di Gianni Rodari (Il libro degli errori) quelle "da lasciar stare". Qualcuno, per definire le liste presentate da persone estranee al comune preso in esame (e con scopi diversi da un paese all'altro), le etichetta tutte come "liste civetta". L'uso è inopportuno (come quello di chi si ostina a chiamare così le liste dal simbolo volutamente ambiguo, in grado di ingannare chi vota): l'espressione è ormai legata alle norme elettorali politiche introdotte nel 1993, specie quelle valide per la quota proporzionale della Camera dei deputati. Se i tre quarti dei seggi erano attribuiti in collegi uninominali, con un sistema maggioritario, il quarto restante si distribuiva secondo una formula proporzionale, tra le liste che avevano superato il 4%; quel 25% era stato pensato per non penalizzare troppo i piccoli partiti a disagio in un ambiente maggioritario, così si era previsto un modo per tutelarli. Ogni candidato di un collegio uninominale doveva legarsi a una lista della quota proporzionale: per capire quanti seggi di quel 25% sarebbero spettati alle singole formazioni, a ogni lista sopra la soglia di sbarramento venivano tolti i voti che a ciascun vincitore di collegio uninominale a essa collegato erano serviti per prevalere (in concreto, il numero di voti ottenuti dal candidato arrivato secondo, aumentato di uno), così da diminuire il peso dei partiti maggiori nella distribuzione dei seggi. Lo "scorporo" sarebbe stato efficace se ciascun candidato si fosse collegato al suo reale partito di riferimento, ma già nel 1994 le forze politiche maggiori avevano capito come aggirare il meccanismo. Se un potenziale vincitore di un collegio uninominale si collegava a una lista inconsistente, magari dal simbolo poco vistoso, il partito cui quel candidato aderiva non perdeva voti e poteva ottenere più seggi nella quota proporzionale: nel 2001 il meccanismo fu adottato all'esasperazione da centrodestra e centrosinistra, con note conseguenze nocive per il plenum della Camera. Le "liste civetta", insomma, sono queste, non quelle di cui si parla qui.

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Esaurite le premesse, la rassegna può iniziare e non può che partire dalla regione più ricca di comuni sotto i mille abitanti e forse la prima a suggerire un'osservazione approfondita di quel microcosmo, tanto da meritarsi un libro a parte (ovviamente stiamo parlando di M'imbuco a Sambuco): il Piemonte. Occorre subito riconoscere, tuttavia, che quella terra che in passato ha dato molte "soddisfazioni" (per lo meno per come le intendono i #drogatidipolitica) questa volta ha offerto meno episodi da segnalare, ma qualcosa comunque c'è. 
Non poteva passare inosservata, per iniziare, la presenza in ben sei comuni della lista Combatti per i diritti: un dettaglio che non può non far scattare una domanda tanto semplice quanto essenziale ("E questi chi sono?"). L'idea che ci si trovasse davanti a un movimento legato ad ambienti no-vax è stata immediatamente scartata: uno sguardo attento all'uso dei colori impiegati, abbinati al nome scelto, ha suggerito un impegno diretto di militanti Lgbt. Un confronto con alcuni promotori ha confermato che la lista civicha unito varie realtà legate al mondo dei diritti civili in senso ampio, non solo quelle Lgbt manche gruppi ambientalisti, animalisti e associazioni di pensionati, che hanno scelto di non disperdere le forze su più liste: il progetto, varato in questo turno elettorale, intende continuare e rendersi presente anche in altri comuni, innanzitutto grazie agli attivisti che già siedono nei consigli comunali. La lista civica si è presentata a Chialamberto (To), Francavilla Bisio (Al), Albugnano (At), Cossano Belbo, Montaldo Roero (Cn) e Collobiano (Vc). Proprio in questo piccolo comune - che ha meno di 100 abitanti - c'era solo un'altra lista (ovviamente locale) e a Combatti sono bastati 5 voti (pari al 9,09%) per ottenere i tre seggi riservati all'opposizione. 
Colpisce anche il caso di Montaldo Roero, comune in cui si era votato nel 2021, ma si è tornati al voto per le vicende giudiziarie del sindaco eletto allora. La lista vincente ha fatto il vuoto con il 86,48%, poi si è piazzata una non meglio identificabile lista "Spiga di Grano" che aveva due candidati con lo stesso cognome dell’ex sindaco, ma ha ottenuto solo 43 voti (8,55%): la lista Combatti per i diritti, dunque, con 25 voti (4,97%) è entrata agevolmente in consiglio comunale con il candidato sindaco Giovanni Raso. Niente da fare invece negli altri comuni, con le liste locali che fanno l'en plein o quasi:  a Chialamberto la lista civica di cui ci stiamo occupando ha raccolto solo 2 voti (1,0%), altrettanti ad Albugnano (0,67%); a Francavilla Bisio è arrivata a 3 voti (0,91%), mentre a Cossano Belbo ne ha ricevuti 7 (1,24%). 
Non risultano liste di Combatti per i diritti in altre regioni, così come sembra circoscritta al Piemonte la presenza elettorale di Forza Nuova, movimento che nel 2022 aveva provato a presentarsi alle politiche sfruttando un'esenzione per il legame con un partito europeo che però non è stata ritenuta valida. Il partito di Roberto Fiore, che ha comunque una lunga storia di presenza elettorale ad ogni livello, ha corso a Murello e Castelnuovo di Ceva (comuni del cuneese) e Landiona, in provincia di Novara: qui è risultata l'unica altra lista oltre a quella locale, così 14 voti (5,15%) sono bastati per eleggere i tre consiglieri di minoranza. Non è andata allo stesso modo a Murello (2 voti, 0,38%) e a Castelnuovo (il contatore è rimasto a zero); va aggiunto che una lista di Fn è stata respinta a Miasino (No) perché l’unica donna presente era la candidata sindaca, ma la legge chiede che sia la lista a non essere monogenere e la persona candidata alla carica di sindaco formalmente non è parte della lista. Tornando a Murello, la minoranza consiliare è andata alla Lista civica amministrativa, con un discreto 25,99% (138 voti): il candidato sindaco, Giuseppe Paschetta, era consigliere uscente, eletto nel 2018 con una lista con simbolo ufficiale di Fratelli d’Italia (all’epoca era presente anche CasaPound, movimento che - come noto - ha deciso di non presentarsi più alle elezioni).
Sembra opportuno segnalare l'insolita presenza - visto che di solito non compare nei comuni "sotto i mille" - della lista dell'Unione di centro, in questo turno elettorale abbinata ai gruppi di Gianfranco Rotondi che hanno apportato la denominazione "Democrazia cristiana", nei comuni di Roure (To) e Acceglio (Cn): in entrambi i casi c'era solo un'altra lista, così la coppia Udc-Dc (che stranamente cambia scudo crociato, schierando quello che fu della Dc-Pizza e poi usato dalle formazioni guidate da Gianni Fontana e Renato Grassi) si è aggiudicata i tre seggi a Roure con 57 voti (13,60%: qui nel 2018 la minoranza era toccata al Popolo della Famiglia, movimento che in questa tornata non compare nei microcomuni) e ad Acceglio con 18 voti (che pesano per il 19,15%, visto che il paese è molto piccolo). Senza cambiare troppo soggetto, si deve notare che a Scarmagno (To) si è presentata una lista della Democrazia cristiana: per capire di quale dei tanti progetti con quel nome si tratti, occorre guardare la grafica (bandiera crociata sventolante su fondo blu), usata dalla Dc già guidata da Fontana e Grassi e di cui è neosegretario Salvatore "Totò" Cuffaro; il legame con il Piemonte è assicurato dal segretario amministrativo, Mauro Carmagnola. Questa Dc è risultata unica altra lista a Scarmagno: con 19 voti (4,70%) ha fatto suoi i tre seggi di minoranza.
A Castelmagno, piccolissimo comune in provincia di Cuneo, si è presentata la lista locale del sindaco uscente, chiaramente vincitrice. La seconda lista di paese, Orizzonte Castelmagno (simbolo semplicissimo), era già apparsa nel 2018, ottenendo solo sette voti che però, su un totale di 49 voti validi, pesavano per il 14,29% e si erano tradotti in un seggio, mentre gli altri erano andati a Un futuro per Castelmagno. In questa tornata l'ultima lista citata non era presente ma il candidato sindaco di OC quest'anno era lo stesso di Un Futuro per Castelmagno nel 2018 (difficile parlare di omonimie, visto che coincidono anche luogo e data di nascita): che le minoranze si siano fuse? Si deve notare, in compenso, che era sbucata anche una terza lista, Castelmagno Tricolore, pare legata ad ambienti cuneesi di Fratelli d’Italia (simbolo con tricolore e fondo azzurro, non diversissimo da quello di Impegno sociale, visto in passato): la lista, che ha candidato come sindaco Sagjonevo Kulari (di origini albanesi), non è però stata scelta da alcuno ed è rimasta a zero, così la competizione è finita 29 a 16 per l’ex sindaco (47 votanti in tutto, pari al 55%, un'affluenza piuttosto bassa). 
Si è registrato uno scarso afflusso anche a Bergolo, piccolo comune del cuneese: su 114 elettori si sono recate alle urne solo 27 persone (23,68%), due delle quali hanno annullato la scheda e un'altra l'ha lasciata bianca. La competizione è finita 21 a 3, con la lista Scudo spada e ramoscello che ha battuto la lista Campana. Chi ha buona memoria può ricordare che questi due simboli decisamente old style hanno partecipato anche alle elezioni del 2013 (finite 33 a 4, cui aggiungere i 5 voti conquistati dai Pensionati) e a quelle del 2018 (finite 32 a 3, in quell'occasione senza concorrenti). Considerando che nel 2013 aveva votato il 45,45% e nel 2018 solo il 32,41%, si spiega la presenza delle seconda lista (introdotta proprio nel 2013): se ci fosse stata solo la formazione vincitrice, forse non sarebbe bastato il quorum più basso, nemmeno dopo l'esclusione dei residenti all'estero non votanti.
Si trovano poi due liste denominate Noi Cittadini - Cambiare il paese, con simbolo identico (con testo arcobaleno) e candidati che si ripetono, nei comuni di Albugnano e Moransengo-Tonengo, in provincia di Asti. Queste liste sono di difficile interpretazione, ma in entrambi i paesi erano presenti altre liste locali (ad Albugnano c'era pure Combatti per i diritti) e i risultati ottenuti non sono stati eclatanti: sono arrivati solo sei voti (2,01%) ad Albugnano (comune - tocca notarlo - che non ha pubblicato il manifesto delle candidature); quanto a Moransengo-Tonengo, comune istituito il 1° gennaio 2023 dalla fusione dei due comuni indicati nella nuova denominazione, lì non è arrivato nemmeno un voto e la minoranza se l'è aggiudicata Giovani in Moto con 36 voti (15,19%).
Il tour piemontese questa volta non offre altro, se non alcune curiosità. Riserva una certa delusione Novalesa, nel torinese: lì si è passati dalle cinque liste del 2018 a una sola quest'anno. Erano invece due le formazioni in corsa ad Alto, nella provincia di Cuneo (la "Granda": non si poteva non ricordare...): il corpo elettorale ha premiato la lista con il nome più simpatico, Sempre più "in Alto", che rimanda subito - ammesso che qualcuno se ne ricordi ancora - agli spot con Mike Bongiorno per la grappa Bocchino. Da uno a due a zero: non sono state presentate liste ad Ameno (No), dunque è stata nominata una commissaria prefettizia e di voto si riparlerà nel 2024: ci si può forse aspettare un affollamento di liste extra muros, sempre che nel frattempo non cambino le regole sulla presentazione delle candidature.  
Per restare in tema, ma andando al di fuori dei comuni "sotto i mille", si deve segnalare il caso di Gignese, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola: il comune ha una popolazione legale di 1055 abitanti, quindi servivano le firme. Non si è votato nemmeno qui, con il conseguente commissariamento, ma qui erano state presentate due liste: sono però state escluse tutte e due dalla sottocommissione elettorale circondariale di Verbania-Omegna, perché per entrambe le formazioni le firme erano state in gran parte raccolte "su modulo del tutto privo del contrassegno, della specifica del nome e cognome, nonché della data e luogo di nascita di tutti i candidati alla carica di Sindaco e di Consigliere Comunale". Per il Tar Piemonte, che ha respinto i ricorsi di entrambe le liste, in quel modo era impossibile per i sottoscrittori avere contezza dell'identità dei candidati (solo il primo foglio conteneva simbolo e dati delle persone in lista), dunque la mancanza di quei dati, richiesti dalla legge, era grave. Il caso può ricordare quello di Trana (To), verificatosi lo scorso anno e sostanzialmente con gli stessi vizi riscontrati: nel comune torinese di oltre 3mila abitanti questa volta si è votato e si sono presentate tre delle quattro liste che erano state escluse nel 2022, con le stesse persone candidate alla guida del comune (non si è ripresentata solo la lista No Green Pass); per la cronaca si è imposta la lista NosTrana - La svolta.
L'ultima curiosità riguarda Belgirate (Vco), paese assurto alla ribalta nazionale qualche elezione fa, quando nel 2006 fu eletto un consigliere della lista Nsab - Movimento nazionalista e socialista dei lavoratori, ispirata dal Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, guidato in Germania da Adolf Hitler dal 1920. Nulla di tutto questo stavolta, le liste erano tre e tutte del paese, ma sul manifesto - pubblicato purtroppo in bianco e nero - uno dei candidati, di origini cingalese,  ha un nome veramente incredibile: Sarangà Laknuwan Wijesekara Tennakoon Mudiyanselage… almeno lui lo avrà scritto per intero sulla scheda elettorale?

Lasciando il Piemonte e passando alla vicina Lombardia, si può dire innanzitutto che una lista di ItalExit a Laglio - nella provincia di Como - è l’unica presenza "sotto i mille" di questo movimento che forse ha accusato il colpo del deludente risultato delle elezioni politiche del 2022: a Laglio, appunto, è arrivato un solo voto (che pesa assai poco, lo 0,21%) a fronte della presenza di tre liste locali, che si sono divise gli altri voti espressi e tutti i consiglieri comunali (Uniti per Laglio ha vinto, esprimendo così il sindaco). 
Se il comasco non è mai stato troppo toccato dal fenomeno degli extra muros, la provincia di Pavia in regione è in genere la più affollata di liste esterne. Troviamo a Nicorvo la lista Grande Nicorvo, chiara espressione del movimento autonomista Grande Nord: ottiene solo 7 voti (4,86%), ma sono utili per eleggere tre consiglieri; una terza lista, Uniti per Cambiare Nicorvo, non è infatti votata da nessuno (la formazione, dal contrassegno più che essenziale, presenta sette candidati più il sindaco, nessuno dei quali è nato in provincia di Pavia). Una curiosità: il contrassegno di Grande Nicorvo, oltre alla "pulce" di Grande Nord, contiene anche la miniatura della Lega Padana Lombardia, prima delle formazioni legate a Roberto Bernardelli (fondatore anche di Grande Nord), riapparsa in questo turno elettorale anche a Cologno Monzese, all'interno della coalizione di centrodestra (che approda al ballottaggio col centrosinistra senza comprendere la Lega, rimasta fuori dal secondo turno). 
A Zerbo, dove si vota in anticipo di un anno per la prematura scomparsa del sindaco, si presenta la lista Casadeglitaliani.it.eu, un movimento che esiste su base regionale, schierato nel centrodestra e che nel 2019 aveva ottenuto tre seggi a Bregano, ex comune della provincia di Varese ora confluito nel nuovo comune di Bardello con Malgesso e Bregano (oltre 3000 abitanti): il particolare curioso é che digitando l’indirizzo web si incorre in un errore, perché il sito giusto ha solo il dominio .it, non anche .eu. Nonostante tutto, anche grazie al fatto che sulle schede è presente solo un'altra lista, denominata Insieme per il Futuro (nome già trovato in altre circostanze, ma questa volta è una lista "vera"... e non si tratta nemmeno di un gruppo legato a Luigi Di Maio), Casadeglitaliani.it.eu ottiene 33 voti (16,02%) e manda in consiglio la candidata sindaca, Maria Strella Pileci, e altre due persone. 
Ad Agra, provincia di Varese, la terza lista Agra Alternativo MA ha ottenuto solo 5 voti (2,27%): la minoranza è andata quindi ad Agra in Movimento, con un non troppo esaltante 22,27%. Per completezza di informazione segnaliamo una lista di Grande Nord a Castello d'Agogna: Grande Castello ottiene 52 voti (10,26%) e tre seggi. A Villa d’Ogna (Bg) troviamo invece la lista Fiamma Tricolore: i candidati, tutti toscani, nulla possono contro le due civiche e per il loro simbolo ottengono 26 voti (2,55%). Entrambi i comuni citati per ultimi hanno una popolazione legale sopra i mille abitanti, quindi servivano le firme.

In Veneto rilevano solo due comuni, ma comunque qualcosa da dire c'è. A San Mauro di Saline (Ve), per dire, si presentano ben quattro liste; lo stesso numero di formazioni, sempre nella stessa provincia, si trova anche a Ferrara di Monte Baldo, dove si vota in anticipo per le dimissioni del sindaco. Quest'ultimo è il più piccolo comune della provincia di Verona e dai media locali si apprende un particolare significativo: nessuno dei candidati sindaco è residente in paese. Nel 2019 la minoranza andò al Movimento Sovranità e Difesa Sociale: lo stesso candidato, Luca Tamburini, ex esponente della Destra, si è ripresentato ma con altro simbolo - Verona per la libertà, gruppo legato agli ambienti no vax - rimanendo però fuori dal consiglio (con i suoi 7 voti, 3,72%), al pari della lista Rinascita per Ferrara di Monte Baldo (10 voti, 5,32%). Entrò con tre seggi invece RiPensiamo Ferrara di Monte Baldo, con "ben" 38 voti (20,21%). 
Una situazione analoga si è prodotta a San Mauro di Saline. Lì la lista San Mauro Democratica e Progressista, nonostante il proprio nome altisonante (che rimanda alla lista guidata dal Pd alle ultime elezioni politiche) e un simbolo grafico elaborato (con un colore arancione dello sfondo che ricorda quello dei Giovani Democratici), ha preso solo 2 voti (0,50%). Qui la minoranza consiliare risulta spartita tra le liste Per San Mauro (35,32%) e Ama San Mauro (16,42%): si tratta di uno dei pochi casi in cui la lista vincente - che in questo caso è Noi con voi, con il classico emblema della stretta di mano, qui assolutamente autoctono, a differenza di ciò che accade altrove - non riesce a superare il 50%.


Macinando vari chilometri e arrivando in Liguria, si deve dire che in questa regione non sono moltissimi i comuni sotto i mille abitanti chiamati al voto quest'anno. Tuttavia in provincia di La Spezia, precisamente a Maissana e a Carro troviamo liste della Fiamma Tricolore: in entrambi i casi il partito ha dovuto rinunciare al classico simbolo, in uso dal 2002 e adottarne uno di ripiego (con un tricolore di tre bagliori su fondo nero) perché la commissione elettorale l'ha ritenuto confondibile con quello di Fratelli d'Italia. Posto che Fdi non ha partecipato alle elezioni in quei comuni (e non c'era nemmeno in quegli stessi giorni un voto politico o regionale, quindi non si capisce come l’elettore si potesse confondersi), è altrettanto vero che la Fiamma Tricolore ha utilizzato il simbolo della "goccia tricolore" seghettata - anche in elezioni di carattere nazionale - molto prima di Fdi, eleggendo anche un deputato europeo nel 2004 (Luca Romagnoli), per cui la decisione sembra francamente assurda. 
A Carro é presente, oltre alla civica locale, anche una lista dell'Udc, mentre a Maissana nel 2019 finì 193 a 193 e fu necessario il ballottaggio (il voto appena celebrato è arrivato in anticipo, per dimissioni del sindaco). Questa volta a Maissana è finita 176 a 155 per le due liste locali, la Fiamma ha ottenuto 5 voti (1,49%) e nessun consigliere; qualche speranza poteva averla a Carro (grazie al 90,04% della lista vincente, ottenuto con 244 voti), ma i tre seggi di minoranza sono andati tutti all'Udc con i suoi 21 voti (7,75%), mentre alla Fiamma - ferma a 6 voti (2,21%) - sarebbero bastati altri due voti per strappare un seggio.

In Emilia-Romagna i comuni "sotto i mille" al voto erano due, Cerignale e Corte Brugnatella, entrambi in provincia di Piacenza e nessuna lista esterna registrata (anche se, misteriosamente, il sito di Fiamma Tricolore aveva annunciato la presenza di liste del partito). A Cerignale è finita 52 a 50 tra le due (evidenti) liste locali, mentre a Corte la lista Cortebrugnatella fa la Valtrebbia più bella (la fantasia italica è illimitata...), pur ricevendo solo 30 voti (10% tondo: i voti validi sono stati 300) è riuscita a eleggere comunque tre seggi, visto che le liste erano solo due.

Valicando i confini del Nord e passando al Centro, occorre dire qualcosa sulla Toscana, altra regione con due soli comuni con meno di mille abitanti. Nel comune di Capraia Isola, che si trova - beati loro... vicino all'Isola d'Elba, oltre alle due liste locali si presentano L'Alternativa per Capraia Isola, espressione del movimento Più Italia (di Fabrizio Pignalberi), e la Fiamma Tricolore: il partito si era presentato anche a Semproniano (Gr), l'altro microcomune al voto, ma la lista è stata bocciata perché alcune candidature erano state autenticate da un avvocato che non aveva preventivamente comunicato all’ordine la disponibilità (ci si può domandare se un controllo tanto fiscale sia dovuto al fatto che quella della Fiamma sarebbe stata la seconda e unica altra lista, quindi presumibilmente avrebbe ottenuto i tre seggi di minoranza). Per dovere di cronaca si segnala che il Movimento sociale Fiamma tricolore era in corsa anche a Ponte Buggianese, 8700 abitanti, quindi con la raccolta firme necessaria. A Capraia Isola è finita 147 a 146 per Lorenzo Renzi (cognome che non passa inosservato...) contro Maria Ida Bessi; la lista Alternativa non ha ottenuto voti, mentre la Fiamma - con il simbolo ufficiale - ne ha presi solo 2 (0,68%), ma visto che la differenza tra vincitore e sconfitto è stata di un solo voto la presenza della lista Ms-Ft è stata determinate, forse…

La prima parte del viaggio si conclude con le Marche, con due soli comuni "sotto i mille" al voto, entrambi in provincia di Macerata. A Penna San Giovanni c'era una sola lista, il quorum era stato ben superato (62,34%), ma gli eletti sono stati solo 8 (oltre ovviamente al sindaco) perché la lista non era stata completata fino a 10 persone: la lista, tra l'altro, si chiamava PSG Burocchi Sindaco, con la sigla che richiama il paese, ma ai più evocherebbe piuttosto riferimenti calcistici (sarà un caso?). Resta da dire dell'altro comune, Gagliole, in cui le liste erano due: Gagliole Unito ha ricevuto solo 15 voti (5,15%), ma è più interessante notare l'affluenza del 40,61%, quindi con il quorum a rischio (e proprio questo forse spiega la presenza di una seconda lista non molto competitiva).

venerdì 12 maggio 2023

Latina, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

È sufficiente dare un’occhiata al manifesto ufficiale dei candidati per rendersi conto immediatamente che, quest’anno, Latina - attualmente commissariata dopo la caduta dell’amministrazione guidata da Damiano Coletta dal 2021 - avrà un sindaco già all’indomani del primo turno. Perché, per la prima volta da quando si elegge direttamente il vertice dell'amministrazione, saranno solo due gli aspiranti alla fascia tricolore, generando così un "ballottaggio automatico" nel quale mai come stavolta preferenze, voti disgiunti e voti ai soli candidati a sindaco assumeranno una rilevanza strategica. Altro record "al ribasso" è quello delle liste scese in campo, complessivamente 9, un caso singolare se si considerano i precedenti (21 nel 2021, 30 nel 2016, 26 nel 2011), ma anche le dimensioni demografiche della città: con i suoi 126mila abitanti Latina è il comune più popoloso della regione Lazio, se si eccettua ovviamente Roma. È un dato che certo può deludere i #drogatidipolitica che frequentano questo sito, ma proviamo ugualmente a scoprire qualche curiosità che si nasconde tra i simboli. 
 

Matilde Eleonora Celentano

1) Lega

Il sorteggio ha riservato il lato sinistro della scheda alla candidata del centrodestra Matilde Celentano, medico: il suo nome è compreso nell’elenco dei consiglieri che lo scorso anno si sono dimessi in blocco causando la caduta dell’amministrazione Coletta, all’indomani della ripetizione “parziale” delle elezioni del 4 settembre 2022. Cinque le liste che sostengono la candidatura di Celentano, prima delle quali è la Lega: sia alle comunali del 2021, sia alle regionali dello scorso febbraio ha dimostrato di avere ancora un radicamento importante nel pontino, a fronte del declino avvenuto negli ultimi anni in gran parte del territorio. Il simbolo presentato è nella sua versione adottata dalle elezioni politiche del 2018, con il nome di Salvini (e l’apposizione "premier") e senza riferimenti alla candidata.
 

2) Fratelli d'Italia

Il nome della candidata non compare neppure sul simbolo di Fratelli d'Italia, partito al quale Matilde Celentano è iscritta da diversi anni. Anche in questo caso troviamo il simbolo ufficiale all'interno del contrassegno coniato per il voto politico del 2018, con il nome di Giorgia Meloni collocato sulla parte superiore: esso verosimilmente sarà apparso sufficiente ai dirigenti locali per attirare voti in una città già storicamente orientata a destra, in cui il partito dell’attuale Presidente del Consiglio (eletta nel 2018 alla Camera proprio nel collegio maggioritario del capoluogo pontino) ha ottenuto alle ultime regionali circa un terzo dei voti totali. L’obiettivo, quindi, è imporsi sugli altri partiti della coalizione per consolidare ancora l'egemonia raggiunta (peraltro con discreto anticipo rispetto ai trend nazionali).
 

3) Matilde Celentano sindaco - Rinascimento - Fare Latina

Sorteggiata al terzo posto la lista civica della candidata sindaca, ma che racchiude al suo interno anche altri due soggetti politici. Il simbolo (tipicamente riconducibile ad una civica di centrodestra, ma che ricorda l’impostazione grafica e cromatica del primo logo di Fratelli d'Italia) vede nel segmento superiore la dicitura Matilde Celentano sindaco su sfondo azzurro, mentre in basso trovano posto il marchio - solo verbale, senza dettagli michelangioleschi - di Rinascimento-Sgarbi (il noto critico d’arte è capolista qui e, al tempo stesso, candidato sindaco nella non lontana cittadina di Arpino) e il logo di Fare Latina. Si tratta di un movimento politico cittadino che nel 2021 si presentò al di fuori dalle coalizioni e con un proprio candidato sindaco: l'emblema è caratterizzato da un nastro tricolore che si intreccia fra le lettere blu del verbo "Fare".
 

4) Unione di centro - Democrazia cristiana

Per la gioia degli appassionati e dei nostalgici (e di vari frequentatori di questo sito), ecco comparire in quarta posizione anche uno scudo crociato. È quello della lista unitaria Unione di Centro - Democrazia cristiana, sul cui simbolo spicca appunto un inconfondibile scudo crociato su sfondo azzurro, mentre in secondo piano, sfumate, si notano le vele del simbolo Udc. I nomi dei due partiti appaiono ricurvi, nei segmenti in alto e in basso. Si tratta, a quanto si può intuire, della lista del progetto portato avanti da Lorenzo Cesa (Udc) e Gianfranco Rotondi (apportatore del nome della Dc). Se qualcuno si era illuso che questo tentativo di riunificazione potesse passare inosservato nell’eterna guerra dei post-democristiani dentro e fuori dalle aule di tribunale, dovrà rassegnarsi: Antonio Cirillo - uno dei tanti sedicenti segretari dell’arcipelago Dc - ha già diffidato questa lista dall'utilizzo del nome "Democrazia cristiana", di cui si ritiene l'unico erede (come tanti altri, d'altronde).
 

5) Forza Italia

Quinta e ultima sorteggiata fra le liste in appoggio a Matilde Celentano, Forza Italia schiera il medesimo simbolo presentato alle comunali del 2021: l’iconica bandiera è compressa in alto per far largo spazio alla sigla "Berlusconi per Latina", evidentemente considerata ancora di richiamo per un elettorato locale che, nonostante il calo costante subìto negli anni a vantaggio degli alleati, continua a riservare percentuali lusinghiere al partito del Cavaliere. Inoltre è da rilevare, in questa competizione elettorale, la totale assenza di liste e candidati ufficialmente riconducibili al "terzo polo". Potrebbe essere una ghiotta occasione per Forza Italia al fine di intercettare il tanto agognato "voto moderato"?
 

Damiano Coletta

6) Latina Bene Comune

Quattro le liste che supportano la candidatura di Damiano Coletta, che nel 2016 riuscì a strappare per la prima volta la città al centrodestra e nel 2021 a ottenere una riconferma, seppure privo di una maggioranza. "Consacrato" dalle primarie tenutesi a inizio aprile, Coletta cerca il riscatto dopo le dimissioni di massa che lo avevano estromesso dalla guida del comune lo scorso anno. Ricorderanno gli appassionati la discussa decisione del Tar del Lazio, che lo scorso anno decise di annullare il voto di 22 sezioni, le quali furono chiamate a rivotare a settembre, in una strana “mini-elezione” che confermò sì la vittoria di Coletta, ma anche la situazione di "anatra zoppa" in consiglio (ovvero la maggioranza al centrodestra): a distanza di pochi giorni arrivarono le summenzionate dimissioni di massa che portarono alla fine anticipata della consiliatura e al commissariamento. Coletta ha di nuovo allestito la lista Latina Bene Comune, conservando lo stesso simbolo (bicolore verde/arancio e scritte in bianco) delle tornate precedenti, come a voler rappresentare un percorso ininterrotto.
 

7) Partito democratico

Sceglie di sostenere di nuovo la candidatura di Coletta anche il Partito democratico, che alle primarie di aprile aveva puntato sull’ex consigliera Daniela Fiore, ora capolista. I rapporti tra i dem e Coletta oggi non sempre sono stati idilliaci (tanto che, nel 2016, l'ex sindaco aveva costruito una coalizione alternativa anche al Pd, a differenza di quanto avvenuto nel 2021), tuttavia oggi - anche grazie alla nuova segreteria targata Schlein, più vicina alle posizioni politiche espresse da Coletta - l’alleanza sembra saldata. Il Pd, che si presenta con il simbolo storico, punterà senz’altro a contendere il primato di coalizione a Latina Bene Comune, sfuggitogli due anni fa per meno di un punto percentuale.
 

8) MoVimento 5 Stelle

Latina è fra le poche città capoluogo di questa tornata elettorale nelle quali il centrosinistra si presenta unito già al primo turno. L'alleanza - in questo caso tripolare, poiché come si è visto anche la "coalizione Coletta" è da considerarsi un corpo autonomo rispetto al Pd - non era scontata, sebbene il MoVimento 5 Stelle (anch’esso in campo con il contrassegno ben noto, nella sua ultima versione con il 2050) fosse già entrato nella coalizione con l'apparentamento fra il primo e il secondo turno nel 2021. Ed è proprio il risultato poco lusinghiero ottenuto due anni fa (3,3% e un solo eletto in Consiglio) lo scoglio da superare per il partito di Giuseppe Conte, che non ha mai riscosso consensi significativi nelle elezioni comunali della città pontina, dovendo subire proprio la concorrenza di Latina Bene Comune, le cui posizioni sui temi sociali, ambientali e dei diritti sono sempre state molto simili a quelle del M5S. 
 

9) Per Latina Duemilatrentadue

Il sorteggio ha destinato l’ultima posizione sulla scheda alla lista Per Latina Duemilatrentadue. Si tratta di una lista civica ma chiaramente riconducibile alla sinistra (al proprio interno ospita esponenti di Sinistra Italiana e Possibile, ma spicca anche la candidatura della storica Anna Foa, figlia del padre costituente Vittorio Foa) e già nota agli elettori di Latina: si presentò già alle comunali del 2021 ottenendo il 6,2% e due consiglieri. Al simbolo, però, sono state apportate varie modifiche, un tempo completamente azzurro e oggi bicolore azzurro-verde con un “confine” ondulato e il cognome del candidato sindaco ben distinguibile in basso.

giovedì 11 maggio 2023

Pisa, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Il viaggio tra i simboli dei capoluoghi di provincia chiamati al voto il 14 e il 15 maggio si arricchisce di due tappe curate da Antonio Folchetti, che conferma la sua cura nelle analisi dei vari contesti locali impegnati nelle elezioni: oggi è il turno di Pisa, domani toccherà a Latina. Nel ringraziare una volta di più Antonio, per il contributo che dà sempre a questo sito, si augura un buon cammino a chi vuole percorrerlo con noi o, semplicemente, si imbatte nel nostro tragitto.

Fra gli “osservati speciali” della tornata elettorale amministrativa prevista per il 14 e il 15 maggio, c’è senz’altro il comune di Pisa, considerato una roccaforte rossa fino alle elezioni amministrative di cinque anni fa, quando, per la prima volta, fu conquistato dal centrodestra. Protagonista del “miracolo” fu Michele Conti, sindaco attuale, che – nel ripresentarsi per un secondo mandato – dovrà affrontare la concorrenza di altri cinque candidati per la fascia tricolore, per un totale di sedici liste in campo, sei in meno rispetto al 2018. Ne analizziamo i simboli seguendo, come sempre, l’ordine con il quale candidati e liste sono stati sorteggiati.


ALEXANDRE DEI

1) Patto civico 2023

Al primo posto troviamo il più giovane dei candidati, Alexandre Dei, classe 1996, che si presenta con il sostegno di una lista - il Patto Civico 2023 - già nota ai pisani, avendo partecipato alle ultime elezioni comunali quando totalizzò oltre il 4%. Anche il simbolo non si discosta molto da quello impiegato nel 2018: su sfondo fucsia, emerge la croce patente ritrinciata (elemento distintivo dello stemma cittadino) e, al centro racchiuso tra due elementi bianchi, il nome originario della lista, al quale si aggiunge l’anno in corso, come a voler ribadire un rinnovamento nella continuità. A differenza di cinque anni fa, comunque, non troviamo riferimenti diretti al nominativo del candidato sindaco.

FRANCESCO "CICCIO" AULETTA

2) Unione Popolare

Si presenta con lo stesso candidato a sindaco del 2018 e del 2013 la coalizione della sinistra radicale. Parliamo di Francesco "Ciccio" Auletta, che da dieci anni siede in consiglio comunale, attivo sul fronte delle battaglie sociali e ambientali e tra gli ispiratori della coalizione "Diritti in comune". La prima delle due liste che compongono questa compagine è Unione Popolare, l’aggregazione nata in occasione delle elezioni politiche del 2022, che - mantenendo esattamente lo stesso simbolo ormai noto (i colori della pace che si stagliano, sfumando, su uno sfondo viola anch'esso sfumato) - punta a confermare il risultato lusinghiero ottenuto in città lo scorso settembre: la lista raccolse il 3,2%, più del doppio della percentuale raggiunta a livello nazionale, segno di un radicamento territoriale non trascurabile.

3) Una città in Comune

L’altra lista in appoggio di Auletta è Una città in Comune, che non si definisce una lista civica bensì una "lista di cittadinanza". Ormai strutturatasi come una sorta di partito territoriale, essendo d’altronde una realtà politica cittadina – e non solo elettorale – attiva da oltre un decennio, Una città in comune mantiene il medesimo contrassegno presentato per le ultime due elezioni amministrative, con il Ponte di Mezzo quale elemento caratterizzante. Tuttavia, confrontando attentamente il simbolo odierno con quello del 2018, si notano un cambio di tonalità dal rosso all’amaranto e - in maniera inversa rispetto a quanto visto sopra con il Patto Civico - la scomparsa dell’anno delle elezioni. 
 

RITA MARIOTTI

4) Rita Mariotti sindaco

L’unica candidatura femminile è quella di Rita Mariotti, cardiologa e già consigliera comunale con il centrosinistra, oggi iscritta ad Azione. In suo sostegno c'è una sola lista, denominata proprio Rita Mariotti sindaco, che però racchiude diverse sigle di area liberal-riformista. Sebbene il contrassegno nella grafica sia marcatamente "calendiano" (in basso c'è anche il nome dell'ex ministro), trovano spazio al centro - oltre al simbolo di Azione – anche Italia viva, il Partito socialista italiano e Liberal Forum, un'associazione politica nata lo scorso dicembre. Nel semicerchio superiore del simbolo emerge chiaramente una silhouette bianca raffigurante alcuni tra i più noti monumenti della città e il nome della lista (con la carica "sindaco" proposta al maschile non marcato).
 

PAOLO MARTINELLI

5) Partito democratico

Il centrosinistra punta a riconquistare Pisa candidando a sindaco una figura di estrazione civica quale Paolo Martinelli, presidente delle Acli provinciali: una candidatura nata alla fine dello scorso anno e che segna certamente una discontinuità rispetto alla consolidata egemonia della nomenklatura di partito. Cinque le liste che sostengono la candidatura di Martinelli, a partire dal Partito democratico che si presenta con il suo contrassegno ufficiale, senza alterazioni territoriali o "nominative", a differenza della volta scorsa. Oltre a fare da traino alla coalizione, il Pd punta certamente a consolidare il primato in città, riconquistato alle scorse politiche dopo averlo inaspettatamente perso - a vantaggio della Lega - in occasione delle comunali del 2018.

6) Sinistra unita per Pisa

La seconda lista sorteggiata per la coalizione di Martinelli è Sinistra Unita per Pisa, il cui simbolo variegato, assai pieno e per certi versi ridondante (la parola "sinistra" compare per ben quattro volte) riproduce la pluralità di sigle che compongono quest’aggregazione rosso-verde. Il richiamo evidente è all'Alleanza Verdi e Sinistra (con Europa Verde e Sinistra italiana) che abbiamo trovato sulle schede alle ultime politiche, mentre nel taglio basso ritroviamo la Sinistra civica ecologista (con il cuore come elemento distintivo) che, nata nel segno di Elly Schlein alle regionali 2020 (dopo Emilia-Romagna coraggiosa), si è riprodotta con alterne fortune in consultazioni regionali e comunali. Infine, sulla parte alta, in un piccolo segmento trova spazio anche Possibile, nei suoi tratti e colori ormai noti.

7) Riformisti per Pisa

Definita alla stampa locale come "la componente liberal" della coalizione di centrosinistra, la lista Riformisti per Pisa torna in campo confidando in un risultato migliore di quello delle comunali precedenti, quando - complice anche la sconfitta della compagine - non riuscì a ottenere seggi in consiglio. Guidati nuovamente dallìex assessore Federico Eligi, i Riformisti per Pisa ripropongono il medesimo simbolo del 2018 e del 2013, con l’alternanza del bianco e del rosso e il riferimento - già visto e pronto a rispuntare in altri simboli – alla croce patente ritrinciata, che però questa volta occupa l’intero spazio del segmento inferiore, impressa su una bandiera leggermente mossa e non contenuta tutta in quel semicerchio. 

8) La città delle persone

Risalta senza dubbio il simbolo della lista civica La città delle persone, l'unico della coalizione nel quale appare il nome del candidato sindaco e che, come di norma, raggruppa figure che provengono dall'associazionismo, dal volontariato e dall'impegno civico. Come nella civica dell'aspirante sindaco del centrosinistra del 2018, il colore dominante è l’arancione, bilanciato dal bianco delle diciture e della linea curva in basso (che, a quanto si apprende, rappresenta in realtà un tratto del corso dell’Arno): ciò conferisce un equilibrio grafico-cromatico al logo, che si distingue per la sua essenzialità. 

9) MoVimento 5 Stelle

Quinta e ultima lista sorteggiata della coalizione è quella del MoVimento 5 Stelle, nella sua tradizionale configurazione e con la dicitura "2050" ormai divenuta parte integrante del simbolo. Inizialmente il Movimento 5 Stelle sembrava destinato a correre da solo, o comunque separato dal centrosinistra ufficiale. Dopo una lunga trattativa, tuttavia, il partito di Giuseppe Conte ha deciso di convergere sul nome di Martinelli, con l'obiettivo di apportare un contributo determinante, sebbene il 9,8% del 2018 appaia oggi piuttosto lontano. Tuttavia, un'eventuale vittoria della coalizione (con conseguente premio di maggioranza) cambierebbe nettamente la prospettiva.

EDOARDO POLACCO

10) Comitato Libertà Toscana

Ambisce alla poltrona di primo cittadino di Pisa anche l’avvocato Edoardo Polacco, ormai noto da qualche anno grazie alle ricorrenti apparizioni televisive e a una crescente popolarità social, raggiunta per via delle sue posizioni contro l'obbligo vaccinale, il Green Pass e in generale la legislazione anti-Covid-19 del periodo post-pandemico. A questa piattaforma si è legato per queste elezioni il già esistente Comitato Libertà Toscana, il cui simbolo - graficamente non proprio eccelso - gioca sui colori dello stemma cittadino, di cui riporta anche la croce patente, a cui si aggiungono tre bande bianche che sfumano verso sinistra (ricordando la bandiera granducale). E scorrendo la lista dei candidati per il consiglio, balza all’occhio l’attore Andrea Balestri, che da bambino interpretò Pinocchio nel celebre sceneggiato di Luigi Comencini con Nino Manfredi del 1972.

MICHELE CONTI

11) Fratelli d'Italia

Il sindaco uscente Michele Conti, nel 2018 eletto al ballottaggio con il 52% dei voti, punta alla conferma contando sul supporto di sei liste, tre civiche e tre di chiaro riferimento partitico. La prima sorteggiata è quella di Fratelli d’Italia, che certamente proverà a sfruttare l’onda positiva degli ultimi mesi, cercando così di imporsi come partito più votato non soltanto della coalizione, ma a livello cittadino. Non stupisce, pertanto, che il nome di Giorgia Meloni, all’interno del simbolo presentato per le comunali di Pisa, sia persino più grande rispetto a quello del candidato sindaco, comunque ben visibile al centro.

12) Pisa punto zero

A seguire ci imbattiamo una lista al suo debutto sulle schede, sebbene nata su iniziativa di un personaggio politico noto ai pisani, cioè Pierpaolo Magnani, attuale assessore alla cultura che infatti ricopre il ruolo di capolista. Si chiama Pisa punto zero e mira a prendere consensi trasversali, puntando soprattutto sull’innovazione tecnologica. Lo si intuisce anche dalle parole-chiave selezionate ("cultura", "giovani", "digitale") che trovano posto anche sul simbolo, in un ben riuscito gioco cromatico azzurro-verde-bianco che si riproduce anche nel richiamo "tecnologico" posto al centro del simbolo stesso (è riprodotto il logo dei collegamenti USB). Non manca, inoltre, il nome del candidato a sindaco, all’interno di una fascia grigia situata in basso.

13) Lega

Per la Lega sarà pressoché impossibile eguagliare il risultato (25% e 15 consiglieri eletti) ottenuto del 2018, trainato senza dubbio dalla popolarità di Matteo Salvini all’epoca; sicuramente però cercherà di contribuire in maniera significativa all’ambita riconferma del centrodestra alla guida del comune. Sul simbolo campeggia ancora la bandiera cittadina (già utilizzata nelle ultime due tornate), anche se in dimensioni assai ridotte, mentre scompare - come si è visto, per esempio, a Treviso - il nome del leader nazionale a favore di quello dell'attuale primo cittadino, il quale rimane formalmente iscritto alla Lega, pur essendosi ritagliato uno spazio di autonomia negli ultimi anni.
 

14) Forza Italia - Unione di centro - Partito liberale italiano

Al quarto posto fra le liste in appoggio a Conti troviamo Forza Italia, guidata come capolista dalla vicesindaca uscente Raffaella Bonsangue. Il simbolo, per quest'occasione, subisce qualche variazione per far spazio ai due loghi di altrettanti partiti minori (ma sempre di area del centrodestra) come l'Unione di centro e il Partito liberale italiano, che presentano alcuni dei loro candidati nella lista di Fi, ma anche al nome di Conti - ben visibile, in giallo su sfondo blu - e quello, quasi sempre immancabile, di Berlusconi. Una scelta che restringe in alto la storica bandierina disegnata da Cesare Priori. Raggiungere e superare il 3,6% del 2018, non sembra un obiettivo così fuori dalla portata, considerando pure l'apporto di Udc e Pli.

15) Sviluppo e Territorio - Pesciatini per Pisa

Un altro membro della giunta uscente che ha deciso di dar vita ad una propria lista è Paolo Pesciatini, attuale assessore alle attività produttive e al turismo. In questo caso, troviamo sul simbolo direttamente il nome del promotore della lista stessa, denominata Sviluppo e Territorio - Pesciatini per Pisa: il riferimento al capolista è di dimensioni ben maggiori rispetto al nome del candidato sindaco. Dal sito ufficiale della lista, si sottolinea che le linee poste in alto e che uniscono i vari punti bianchi rappresentano delle "connessioni e sinergie tra tutte le realtà del territorio", mentre i tratti azzurri nella parte inferiore del simbolo non sono altro che una riproduzione dell'Arno e dello sbocco sul mare, intesi come "base della nostra storia".

16) Michele Conti sindaco - Pisa al centro

Il simbolo che i pisani troveranno in fondo alla scheda è quello della lista Michele Conti sindaco - Pisa al centro, una realtà nata nel marzo 2022 e che si definisce come "associazione civica con vocazione amministrativa"; la denominazione, pertanto, non è da intendersi con riferimenti a una presunta collocazione politica centrista. Il simbolo, prevalentemente bicolore bianco-blu e spezzato da tratti color oro, è occupato perlopiù dal nome del candidato a caratteri cubitali – rendendo la lista, anche su un piano visivo, la più vicina a Conti fra le civiche – mentre il segmento in basso riproduce presumibilmente il loggiato della torre pendente. 

mercoledì 10 maggio 2023

Ancona, simboli e curiosità sulla scheda

Nelle Marche il solo capoluogo di provincia a essere interessato dalle elezioni amministrative che si celebreranno il 14 e il 15 maggio è Ancona, peraltro capoluogo di regione. Dopo due mandati pieni della sindaca uscente, Valeria Mancinelli (centrosinistra), la città si prepara cambiare guida. Si contenderanno il vertice dell'amministrazione comunale sei sfidanti, sostenuti in tutto da 18 liste: se nel 2018 gli aspiranti erano 4 (e le liste 13), nel 2013 si erano affrontati addirittura 10 candidati, sostenuti da 16 liste. Il numero di simboli sulla scheda di quest'anno, dunque, resta il più alto e - anzi - si configura come record anconetano nella storia dell'elezione diretta del sindaco.

Daniele Silvetti

1) Forz
a Italia - Civici Ancona

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Daniele Silvetti, avvocato, già consigliere comunale anconetano e consigliere regionale dal 2006 (eletto per surroga con An) al 2015 (nel 2010 era in lista con il Pdl). Prima lista estratta della sua nutrita coalizione (la più corposa, con 7 elementi) è quella di Forza Italia (4,32% nel 2018), che è anche il partito cui lo stesso Silvetti appartiene: non a caso il contrassegno è l'unico tra quelli delle liste di derivazione partitica a contenere il cognome del candidato. La bandierina e i riferimenti a Berlusconi e Silvetti si riducono per lasciare il posto - nella parte inferiore - per i Civici Ancona, declinazione provinciale dei Civici Marche, gruppo che fa riferimento al consigliere regionale Giacomo Rossi (eletto nel 2020 con la lista Civici) e che si distingue con un'immagine verde di un picchio, che ricorda il picus dei Piceni, presente anche nello stemma regionale.

2) Unione di centro

Come seconda lista è stata sorteggiata quella dell'Unione di centro, che dunque a differenza di altri comuni è riuscita a presentare il proprio simbolo autonomamente, senza dover inserire propri candidati in altre liste (come quella di Forza Italia); nel 2018, tuttavia, lo 0,78% dei voti non era stato affatto sufficiente a eleggere un consigliere all'interno della coalizione di centrodestra (nel 2013 invece aveva sostenuto il primo mandato di Mancinelli). Rispetto ad allora, il simbolo dell'Udc vede ridursi il segmento rosso contenente il riferimento alla città, così da dare maggior rilievo allo scudo crociato, sensibilmente ingrandito per essere più riconoscibile (qui non c'è alcun cenno alla Dc o ad altre denominazioni legate a Gianfranco Rotondi).
 

3) Civici

Dopo i Civici (Ancona Marche) contenuti nel simbolo di Forza Italia, il sorteggio ha collocato in terza posizione - all'interno della medesima coalizione - i Civici "originari", fondati nel 2020 da Paolo Mattei, tra i promotori anche in questo caso (pur non essendo candidato); il contrassegno è parente stretto di quello presentato alle regionali di quell'anno, avendo al centro un albero con frutti multicolori e tre uccellini. Il capolista, citato anche all'interno del contrassegno, è Aldo Salvi, già primario del pronto soccorso di Torrette, ben noto in città. La formazione civico-politica dunque si ripresenta sul territorio e cerca consenso.
 

4) Fratelli d'Italia

Il quarto posto sulla scheda e all'interno della compagine che sostiene Daniele Silvetti è occupato da Fratelli d'Italia, vale a dire la formazione che esprime l'attuale presidente della giunta regionale, Francesco Acquaroli: proprio nel capoluogo Fdi alle ultime elezioni politiche ottenne il 24,84%, sfiorando la percentuale ottenuta dal Pd - Italia democratica e progressista. Non stupisce dunque che il partito di Giorgia Meloni abbia scelto di ripresentare lo stesso contrassegno usato all'ultimo rinnovo delle Camere, senza alcuna connotazione territoriale e senza l'aggiunta del nome del candidato sindaco (a dispetto del suo passato in An): in evidenza c'è solo il riferimento alla leader di Fdi, come a livello nazionale.
 

5) Silvetti sindaco per Ancona protagonista

In quinta posizione si trova la lista più legata all'aspirante sindaco della coalizione di centrodestra, Silvetti sindaco per Ancona protagonista. I colori dominanti sono il rosso e il giallo, gli stessi della bandiera e del gonfalone locale (anzi, la croce gialla su fondo rosso viene proprio da lì). In alto si vede la sagoma bianca bordata di rosso del guerriero a cavallo armato di spada che spicca al centro dello stemma cittadino (ma la realizzazione grafica si distacca da quella dell'emblema comunale e non crea problemi); nella parte inferiore non passa inosservata la silhouette del duomo e del monumento ai caduti della prima guerra mondiale. 

6) Lega

Il quadro delle liste politico-partitiche della coalizione in appoggio a Silvetti si completa con le candidature espressione della Lega, presenza costante alle elezioni comunali dal 2009 e nel 2018 formazione più votata nella compagine che aveva sostenuto Stefano Tombolini (12,43%). Se allora si era impiegato il contrassegno varato poche settimane prima alle elezioni politiche (con la dicitura "Salvini premier"), il cognome del segretario leghista resta in grande evidenza sotto Alberto da Giussano, ma al posto della parola "premier" c'è il riferimento al comune, dunque con un minimo di personalizzazione del fregio elettorale.
 

7) Rinasci Ancona - Civici e solidali

L'ultima lista che sostiene Silvetti rappresenta almeno in parte una sorpresa per chi ha buona memoria e ha l'impressione di avere già visto la grafica di Rinasci Ancona - Civici e solidali, formazione che rivendica la sua natura civica, distante da ogni partito e attenta a questioni concrete. Rinasci Marche, infatti, era una delle liste che alle regionali del 2020 avevano sostenuto Maurizio Mangialardi (centrosinistra: in lista c'erano pure i Verdi e +Europa). Il verde è rimasto al suo posto, il magenta è diventato rosso, ma sono stati aggiunti due archi concentrici verdi e blu, stessi colori di una fiamma-goccia-foglia collocata nella parte alta del simbolo.
 

Roberto Rubegni

8) Europa Verde

Di certo questa volta l'area ecologista tradizionale non può essere considerata parte della lista appena considerata: Europa Verde, infatti, si presenta in forma autonoma e sostiene la candidatura a sindaco di Roberto Rubegni, commercialista, già amministratore delegato di AnconAmbiente. Il simbolo schierato alle elezioni comunali anconetane è proprio quello ufficiale del partito, con il girasole su fondo verde in primo piano e il sole che ride ridotto di dimensioni, incastonato - al posto della "o" - all'interno del nome; non mancano i riferimenti al Partito verde europeo e alla precedente esperienza dei Verdi. 

Enrico Sparapani

9) MoVimento 5 Stelle

Si presenta da solo, legato a una propria candidatura alla guida del comune, anche il MoVimento 5 Stelle: l'aspirante sindaco qui è l'ingegnere Enrico Sparapani. C'è poco da dire sul simbolo, uguale in tutte le località in cui il M5S si presenta (la versione impiegata è quella con il riferimento al 2050 con anno dell'auspicata neutralità climatica). Se nel 2018 il MoVimento aveva raggiunto il 16,46% (seconda lista più votata in quel turno elettorale, mentre la candidata sindaca Daniela Diomedi fu la terza in ordine di consensi), si vedrà il risultato di questa consultazione; di certo le candidature autonome di Europa Verde e M5S vanno in direzione diversa rispetto ai primi tentativi di coalizione "alternativa" che avevano riguardato quelle due forze politiche e Altra idea di città.
  

Ida Simonella

10) Ancona futura

Può contare su sei liste la coalizione di centrosinistra che ha scelto di sostenere la candidatura di Ida Simonella, assessora uscente con deleghe al porto, bilancio, mobilità, piano strategico e relazioni internazionali. Il sorteggio ha collocato in prima posizione proprio Ancona futura, la lista più vicina all'aspirante sindaca (indicata correttamente al femminile anche all'interno del contrassegno, nel quale il nome emerge dal segmento rosso). Il segno più evidente è una grande "X" (sfumata dall'azzurro al rosso, i due colori del simbolo), che fa pensare che il nome sia "Per Ancona futura": le sfumature concorrono proprio a dare un'idea di movimento e di visione futura. 
 

11) Repubblicani per Ancona

Il secondo emblema della coalizione che appoggia Simonella non può non destare l'attenzione di chiunque faccia parte della schiera dei #drogatidipolitica: la lista Repubblicani per Ancona, infatti, unisce anche visivamente due gruppi di matrice affine, ma spesso in conflitto - politico e giuridico - tra loro, vale a dire il Partito repubblicano italiano e il Movimento dei Repubblicani europei, entrambi presenti con i loro simboli ufficiali (il Mre ha già partecipato più volte alle amministrative anconetane, eleggendo suoi consiglieri nel 2001 e nel 2006). La foglia d'edera è chiaramente la stessa nei due tondi della "bicicletta", ma la coesistenza nello stesso contrassegno fa venir meno qualunque rischio di confondibilità.
 

12) Ancona diamoci del Noi

Ha natura civica la terza lista della coalizione di centrosinistra, Ancona diamoci del Noi: sul fondo blu emergono gli altri colori dello stemma cittadino, rosso e giallo. Nel contrassegno non c'è il nome dell'aspirante sindaca, ma quello di Carlo Pesaresi, avvocato, ex assessore provinciale alla cultura ed ex presidente delle Fondazione Orchestra regionale Marche. Pesaresi si era candidato alle primarie per il centrosinistra (sostenuto, oltre che da esponenti del Pd e di articolo Uno, da +Europa e con l'idea di proporre una certa discontinuità rispetto all'amministrazione uscente) ed era stato sconfitto di misura; ora ha scelto comunque di contribuire alla coalizione, per avere "una città più aperta alle competenze, più accogliente, vicina ai bisogni ed ai più fragili, più gentile e curata con chi la visita, con chi la abita e con chi la sceglie per lavorare e per investire. Una città più attenta al nostro futuro, una città più viva e creativa". 
 

13) Ancona popolare - Centristi per Ancona 

Rappresenta un ritorno "2 in 1" la lista Ancona popolare - Centristi per Ancona. Nel 2018 Ancona popolare - Uniti per Ancona aveva intercettato parte del voto centrista di matrice cattolica e sensibilità civiche, ottenendo il 4,83% e due eletti; nella stessa coalizione i Centristi per Ancona - declinazione locale dei Centristi per l'Europa di Pierferdinando Casini e Gianpiero D'Alia - erano invece rimasti senza seggi con il loro 0,73%. Ora i due gruppi hanno unito le forze, con il simbolo di Ancona popolare a farla da padrone: in un'ambientazione grafica che ricorda Alternativa popolare, emerge bene sul fondo blu-viola il guerriero a cavallo con la spada e lo scudo (crociato, ovviamente: sarà per questo che l'Udc ha ingrandito il suo?), mentre in basso è indicata la candidatura alla guida del comune.
 

14) Partito democratico

Non poteva mancare, in queste elezioni anconetane, la lista del Partito democratico, prima forza elettorale nel 2018 con oltre il 30% (un risultato che ora sembra difficile da eguagliare, mentre non pare affatto in discussione il ruolo di guida all'interno della coalizione di centrosinistra). Come in tutte le elezioni anconetane precedenti alle quali ha partecipato, il Pd schiera di nuovo il suo simbolo nazionale ufficiale, senza alcuna aggiunta di riferimenti locali e senza inserire il nome della candidata alla guida dell'amministrazione comunale (Simonella non è iscritta ai dem, pur essendo stata appoggiata alle primarie da parte del partito, oltre che da esponenti della giunta uscente). 
 

15) Riformisti 

La coalizione che sostiene Simonella si completa con la lista Riformisti, che - a differenza di molte altre realtà locali - vede Azione e Italia viva appoggiare la candidatura espressa dal Pd. Il contrassegno della lista è chiaramente mutuato da quello che alle ultime elezioni politiche ha unito i due partiti; qui però i simboli delle due forze politiche risultano un po' rimpiccioliti per fare spazio alla parola "Riformisti"; assai più ridotto è il cognome di Carlo Calenda - conservato a dispetto delle recenti vicende che hanno interessato quell'area politica - che è costretto in una fascia bianca per lasciare il restante semicerchio inferiore al riferimento alla candidata sindaca (anche qui correttamente declinata al femminile). 

Francesco Rubini Filogna

16) Altra idea di città

L'unica candidatura a sindaco riproposta rispetto al 2018 è quella di Francesco Rubini Filogna, avvocato, eletto consigliere cinque anni fa. Se il primo mandato consiliare era arrivato nel 2013 con Sinistra ecologia libertà, alle elezioni successive Rubini Filogna è stato sostenuto dal movimento di sinistra e di comunità Altra idea di città, premiato con un rilevante 6,73%. Il simbolo si è conservato anche in questo turno elettorale, con il nome che costituisce la continuazione di un tracciato-freccia a spirale di colore rosso: il suo percorso richiama in parte la forma pentagonale tanto della Cittadella, quanto del Lazzaretto di Vanvitelli.
 

17) Ancona città aperta

Oltre al soggetto locale appena citato, Rubini Filogna in questo caso può contare pure su un'altra lista, denominata Ancona città aperta, qualificata come "lista civica intergenerazionale". Il nome si deve intendere come città "aperta alla tutela della salute a partire dall’ambiente, all’ascolto dei cittadini, all'impegno, al cambiamento, alla rigenerazione" degli spazi. Il simbolo, caratterizzato da tratti grossi - quasi infantili, come a voler richiamare un'ingenuità incontaminata - propone il riferimento al mare (con tanto di nave che in una sua vela riprende, in piccolo, la bandiera cittadina con croce gialla su fondo rosso: in fondo le difficoltà riguardano lo stemma e non altri vessilli) e al territorio (qui tinto di verde, con il profilo del duomo visibile).

Marco Battino

18) Rip
artiamo dai giovani

Ultima candidatura a sindaco di Ancona, secondo l'ordine stabilito dal sorteggio, è quella di Marco Battino, il candidato più giovane (23 anni, recentissima laurea in economia), già impegnato tra sport, volontariato e associazioni. L'intera lista, non a caso denominata Ripartiamo dai giovani, è composta da persone di età contenuta (molti di loro hanno aiutato la popolazione di Senigallia in occasione dell'alluvione) che guardano a lavoro, educazione, cultura e sport come "strumenti per ripartire". Il simbolo riporta semplicemente il nome della lista su fondo verde (con la parola "Giovani" in evidenza); il cerchio interno è racchiuso da un doppio bordo, blu all'interno e tricolore all'esterno.