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giovedì 31 dicembre 2015

Il 2015 finisce, la gratitudine no!

Con il sipario che cala sul 2015, questo sito compie tre anni e mezzo (e, da aprile, ha anche il suo bravo dominio dedicato). I dodici mesi che si concludono oggi sono forse stati i più intensi da quando I simboli della discordia esiste sul web: innanzitutto, appartengono al 2015 ben 246 post (escluso questo), oltre la metà di tutti quelli pubblicati. Segno, questo, di come abbia cercato di mantenere viva l'attenzione sull'argomento, proponendo quasi quotidianamente materiale nuovo o "ripescando" storie indimenticabili o da dimenticare dopo averci riso sopra.
Secondariamente, è stato decisamente positivo il trend delle visite al blog, anche in periodi lontani dalle elezioni (quest'anno, tra l'altro, il sito non ha potuto beneficiare del "traino" legato al voto di livello nazionale, che nel 2015 non c'è stato): se anche nei giorni di Natale gli accessi si sono mantenuti intorno ai 200, qualcosa di buono dovrebbe essere stato trovato (e la compagnia virtuale dei "drogati di politica" potrebbe facilmente allargarsi).
Di ragioni di essere soddisfatti ce ne sono anche altre, a partire dalle persone preziose e disponibili che ho incontrato (e che sono riuscite in parte a non far pensare a chi, invece, si era reso disponibile ad aiutarmi e poi ha preferito sparire). Mi sento "in debito" nei confronti di tanti: chi mi ha suggerito un tema, mi ha recuperato un emblema in archivio (o mi ha accompagnato alla scoperta), mi ha permesso di cercare documenti nel proprio archivio, mi ha intervistato o concesso un'intervista o mi ha scritto direttamente la storia per il sito merita in pieno la mia gratitudine. 
Ecco perché, come lo scorso anno, chiudo l'anno con una lunga lista di nomi di persone che voglio (e moralmente devo) ringraziare a fondo: la base è quella dell'anno scorso - per non dimenticare chi ha già contribuito alla causa - con alcuni innesti dell'anno che si sta chiudendo. Forse riuscirete a trovarvi nell'elenco, tra un personaggio e l'altro, o magari aspettate di finirci: 
Un ringraziamento particolare a Martino Abbracciavento, Ignazio Abrignani, Guglielmo Agolino, Tiziana Albasi, Alberto Alessi, Antonio Angeli, Antonio Atte, Luca Bagatin, Laura Banti, Paolo Barbi, Enzo Barnabà, Giovanni Bellanti, Niccolò Bertorelle, Raffaella Bisceglia, Mauro Biuzzi, Mauro Bondì, Michele Borghi, Massimo Bosso, Carlo Branzaglia, Stefano Camatarri, Elisabetta Campus, Giovanni Capuano, Francesco Cardinali, Nicola Carnovale, Robert Carrara, Roberto Casciotta, Pierluigi Castagnetti, FIlippo Ceccarelli, Luigi Ceccarini, Mirella Cece, Luca Cenatiempo, Raffaele Cerenza, Giancarlo Chiapello, Giovanni Chiarini, Emanuele Chieppa, Beppe Chironi, Valerio Cignetti, Giuseppe Cirillo, Roman Henry Clarke, Emanuele Colazzo, Daniele Vittorio Comero, Francesco Condorelli Caff, Pietro Conti, Francesco Corradini, Carlo Correr, Antonio Corvasce, Andrea Covotta, Francesco Crocensi, Natale Cuccurese, Emilio Cugliari, Johnathan Curci, Francesco Curridori, Francesco D'Agostino, Nicola D'Amelio, Roberto D'Angeli, Fabrizio De Feo, Pietro De Leo, Stefano De Luca, Roberto De Santis, Mauro Del Bue, David Del Bufalo, Maurizio Dell'Unto, Dario Di Francesco, Roberto Di Giovan Paolo, Alfio Di Marco, Marco Di Nunzio, Antonino Di Trapani, Ilvo Diamanti, Federico Dolce, Alessandro Duce, Filippo Duretto, Daniele Errera, Filippo Facci, Leonardo Facco, Arturo Famiglietti, Giovanni Favia, Luigi Fasce, Paolo Ferrara, Emilia Ferrò, Antonio Fierro, Antonio Floridia, Antonio Folchetti, Gianni Fontana, Gabriella Frezet, Massimo Galdi, Vincenzo Galizia, Vincino Gallo, Luciano Garatti, Marcello Gelardini, Alessandro Genovesi, Alessandro Gigliotti, Michele Giovine, Carlo Gustavo Giuliana, Bruno Goi, Vincenzo Iacovissi, Matteo Iotti, Roberto Jonghi Lavarini, Luca Josi, Piero Lanera, Calogero Laneri, Lisa Lanzone, Angelo Larussa, Pellegrino Leo, Raffaele Lisi, Max Loda, Maurizio Lupi (il Verde Verde), Bruno Luverà, Mimmo Magistro, Alex Magni, Francesco Maltoni, Gian Paolo Mara, Marco Marsili, Antonio Massoni, Angela Mauro, Federico Mauro, Roberto Morandi, Raffaello Morelli, Mara Morini, Claretta Muci, Alessandro Murtas, Antonio Murzio, Cristiana Muscardini, Paolo Naccarato, Ippolito Negri, Gianluca Noccetti, Matteo Olivieri, Oradistelle, Fabrizio Orano, Andrea Paganella, Roberto Pagano, Enea Paladino, Lanfranco Palazzolo, Enzo Palumbo, Max Panarari, Max Panero, Federico Paolone, Fabio Pariani, Ottavio Pasqualucci, Oreste Pastorelli, Alan Patarga, Rinaldo Pezzoli, Daniele Piccinin, Flavia Piccoli Nardelli, Francesco Pilieci, Marco Pini, Elisa Pizzi, Marina Placidi, Vladimiro Poggi, Alfredo Politano, Giuseppe Potenza, Cesare Priori, Giulio Prosperetti, Carlo Prosperi, Renzo Rabellino, Andrea Rauch, Livio Ricciardelli, Francesco Rizzati, Lamberto Roberti, Donato Robilotta, Luca Romagnoli, Gianfranco Rotondi, Roberto Ruocco, Stefano Salmè, Angelo Sandri, Maurizio Sansone, Ugo Sarao, Jan Sawicki, Gian Franco Schietroma, Renato Segatori, Gianni Sinni, Claudia Soffritti, Carlo Antonio Solimene, Valdo Spini, Ugo Sposetti, Lorenzo Stella, Francesco Storace, Tiziano Tanari, Mario Tassone, Roland Tedesco, Luigi Torriani, Roberto Traversa, Ciro Trotta, Lara Trucco, Fabio Tucci, Andrea Turco, Maria Turco, Maurizio Turco, Massimo Turella, Sauro Turroni, Max Vassura, Margherita Vattaneo, Enrico Veronese, Ettore Vitale, Maria Carmen Zito, Mirella Zoppi, Roberto Zuffellato, Piotr Zygulski.
E, già che ci siamo, chiedo scusa alla memoria di Cesare Monti Montalbetti per l'immagine taroccata dell'anno scorso, nonché a Manuela Maliziola e a tutto il suo staff per le taroccature di quest'anno. Nessuna malizia nelle rielaborazioni dei simboli, ma un sorriso per staccare un attimo...

Salernitana: una civica con l'Ippocampo (che non dovrebbe esserci)

Alle liste che cercano i candidati sulla Rete, in qualche modo, siamo già abituati: capita che siano soprattutto le formazioni di nuovo conio, quando non possono contare su un'organizzazione ben strutturata, a rivolgersi al passaparola dei social network, sperando di trovare persone interessate per completare le candidature. Il copione sembra riproporsi anche per Salernitana - Lista civica granata: si chiama così una pagina apparsa una decina di giorni fa su Facebook, con l'intenzione di creare una formazione che corra alle prossime elezioni comunali di primavera.
Al momento, in realtà, pare che non si cerchino solo candidati, ma anche "teste pensanti" per elaborare una proposta programmatica: "Cerchiamo 33 persone - si legge sulla pagina Fb - che desiderano organizzare un gruppo di lavoro per stilare un programma elettorale degno di Salerno, che si candidano a rappresentare i cittadini SALERNITANI, per tutelare gli interessi di SALERNO e dei SALERNITANI". I cittadini sono invitati a farsi avanti, contattando gli amministratori della pagina con un messaggio; che l'intenzione di fare una lista sia abbastanza seria lo dimostra il riferimento alla "legge sul riequilibrio della rappresentanze di genere negli enti locali", con la consapevolezza che in lista un sesso potrà essere rappresentato al massimo dai due terzi dei candidati.
La domanda di rito, in casi come questi, sarebbe "chi c'è dietro?", ma al momento sembra un po' presto per rispondere: la natura di lista civica suggerirebbe una corsa solitaria con un proprio candidato sindaco, ma questo non esclude possibili apparentamenti con altri schieramenti. Quello che salta all'occhio, tuttavia, è ovviamente il simbolo: lo sfondo è granata (ed è scritto anche a chiare lettere) come la squadra di calcio della città, richiamata anche dallo stesso nome della lista e soprattutto dall'ippocampo stilizzato che dal 1986 quasi ininterrottamente è l'emblema della società (nella versione di Jack Lever, che a sua volta aveva rielaborato il disegno originale di Gabriele D'Alma del 1949). Manca la parte inferiore, sono state cancellate le "tracce" del movimento della corazza ossea e non è stata riportata la stella a otto punte che richiama l'antico conio del Follaro, ma il logotipo è riconoscibilissimo.
Il problema, però, è proprio questo: il riferimento anche indiretto all'Unione sportiva Salernitana 1919 non dovrebbe proprio esserci. Da quando Marco Di Nunzio, in vista delle elezioni europee del 2014, aveva presentato il simbolo Forza Juve - Bunga Bunga - Usei, ma aveva dovuto farlo sostituire perché sui tavoli del Viminale era piombata una pesantissima diffida degli avvocati di Juventus F.C. (che lamentava, tra l'altro, come l'uso combinato di parole e colori sul simbolo facesse pensare a "un collegamento con la Juventus, che chiaramente non esiste, tale da indurre in errore gli stessi elettori ed, in generale, il pubblico), il Viminale ha aggiornato le istruzioni per presentare le candidature con il "comma Di Nunzio", precisando che "a pena di ricusazione, previo invito alla sostituzione, deve considerarsi vietato anche l’uso (...) di denominazioni e/o simboli o marchi di società (anche calcistiche) senza che venga depositata apposita autorizzazione all'uso da parte della stessa società". I simboli che già esistevano - a partire dai famosi Forza Roma e Avanti Lazio, ma volendo anche Forza Toro - potrebbero sparire, a meno di riuscire a convincere gli uffici elettorali di turno sulla storicità dell'uso dell'emblema; di sicuro, però, per le liste nuove di zecca non dovrebbero esserci deroghe. A meno che, naturalmente, non fosse proprio la società legata a Claudio Lotito e Marco Mezzaroma a voler scendere in campo: nel caso, quella sarebbe veramente la notizia del giorno...   

mercoledì 30 dicembre 2015

Persone territorio comunità: Pignataro e Ala pari sono?

Lo si è capito: l'anno prossimo non è previsto il turno più nutrito di elezioni amministrative, ma si vota un po' in tutta l'Italia. Tra i comuni che rinnoveranno la propria guida, anche Pignataro Maggiore, comune di poco più di 6mila abitanti in provincia di Caserta.
Tra i candidati che si apprestano a correre per la poltrona di sindaco, anche Baldassarre Borrelli (detto Baldo): la sua squadra di aspiranti consiglieri sarà ufficialmente presentata tra poco meno di un mese, ma nome e simbolo della lista sono già stati diffusi dai media.
Al momento degli intenti della formazione civica, Persone territorio comunità, sono note solo poche righe riassuntive:
"La nostra lista reputa asse portante di ogni suo dinamismo, la scelta di restaurare la centralità all'interno del sistema sociale dell’uomo, inteso come facente parte di un complessivo. La nostra lista si batte affinché questa realtà possa compiersi, perché è nostra responsabilità fare qualcosa contro la corruzione, contro il malaffare, contro la politica che vuole sopprimere il cittadino e la persona, estirpandone qualunque barlume di speranza per il futuro. La nostra lista vuole essere la raffigurazione di cosa voglia dire una politica sana e pulita, decisa a fare il bene di Pignataro Maggiore".
Al di là di questo, però, qualche osservazione la merita già l'emblema scelto. La grafica non è particolarmente elaborata, anzi, a qualcuno potrebbe apparire piuttosto cheap, con tre fregi (ad "artiglio") a tricolore su un fondino azzurro sfumato. Il punto più critico, in realtà, sembra essere l'espressione "Borrelli Baldassarre Sindaco": a parte il poco apprezzabile "complesso dell'elenco" (che ha indotto il grafico o il suo committente a mettere il cognome prima del nome, come in una lista o su una bolletta qualsiasi), le parole sono state scritte in un carattere corsivo, troppo graziato e per giunta bianco su fondo chiaro; il bordino scuro non sembra bastare per garantire leggibilità.
Se solo ci si mette un attimo in cerca, tuttavia, si scopre un altro particolare che non può non colpire. Giusto pochi mesi fa, esattamente il 10 maggio, i cittadini del comune trentino di Ala sulla scheda hanno trovato una decina di emblemi (è bene precisare che, in provincia di Trento, già sopra i 3mila abitanti i candidati sindaci possono essere supportati da più liste). Guardando tra le formazioni a sostegno di Luca Zoner, emerge sorprendentemente una lista denominata esattamente "Persone territorio comunità": anch'essa nella parte inferiore del contrassegno porta la dicitura "Lista civica" e contiene al suo interno un tricolore di archetti, anche se le tinte sono un po' diverse (blu, verde, fucsia, a partire dall'esterno). Anche il fondo è diverso (bianco e non azzurrino) e non c'è traccia del nome del candidato sindaco, ma la somiglianza non può passare inosservata. A scanso di equivoci: non ci sarebbe nulla di male (e men che meno di illecito) se a Pignataro qualcuno avesse visto in rete l'emblema trentino e avesse voluto trarne spunto per la propria formazione locale; di certo colpisce che, a 570 chilometri di distanza, sia stato replicato lo stesso nome e, almeno in parte, lo schema grafico.  

martedì 29 dicembre 2015

"Un'esagerazione d'amore" (2): ritorno a Vercelli

La lista SìAmo Terracina protagonista del post precedente dà lo spunto per parlare di altri casi in cui il cuore è stato in qualche modo dominante nella grafica elettorale. I casi di questo tipo, va detto, sono essenzialmente di rilevanza locale, mentre è più difficile che a livello regionale o nazionale si tenti l'uso di quel fregio; quando ci si è provato, del resto, i risultati visivi non sono stati esaltanti, per usare un eufemismo. Si pensi, ad esempio, ai Popolari con Emiliano alle ultime regionali in Puglia o, più indietro, a Innamorati dell'Italia di Diego Volpe Pasini; è andata leggermente meglio con la Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi, ma solo perché il cuore utilizzato è lo stesso già sperimentato dal Ppe (tutt'altro discorso per il cuore più famoso di tutti, quello del Partito dell'Amore di Mauro Biuzzi e Moana Pozzi: il suo nucleo grafico nacque come opera d'arte e, come tale, non si discute).
Per trovare lo stesso giochetto di parole utilizzato a Terracina, peraltro, è il caso di fare un salto indietro di un anno e di percorrere svariati chilometri, fino a Vercelli: si tratta della stessa consultazione in cui uno degli sfidanti, Remo Bassini, aveva tentato per la prima volta di creare "l'ultrasimbolo", cioè un tema grafico che si sviluppava in due emblemi affiancati (progetto rovinato solo dal sorteggio, che ha invertito l'ordine delle liste). Tra i candidati alla poltrona di primo cittadino c'era anche Alberto Perfumo, che si presentava sostenuto da due liste. Arrivato terzo al primo turno, al ballottaggio si apparentò con la candidata del centrosinistra Maura Forte e contribuì alla sua definitiva affermazione al secondo turno.
La lista principale legata a Perfumo - che non a caso alla fine portò a casa 5 consiglieri - proponeva nel nome praticamente la stessa formula vista a Terracina: a SiAmo Vercelli mancava giusto l'accento, ma il legame affettivo e comunitario si percepiva comunque. E, non fosse bastato il messaggio contenuto nel nome pennarellato, provvedeva un cuore bianco contornato di rosso - frutto di varie pennellate e con tanto di ombra tra il pallido e lo sfumato - a rafforzare l'idea, senza avvalersi di alcun altro elemento grafico. Simbolo un po' didascalico e non bellissimo, ma quasi coraggioso: basta scorrere il bestiario degli emblemi nati negli ultimi anni per rendersi conto che il "bianco fondo" fa paura quasi a tutti.
A Vercelli più ancora che a Terracina, peraltro, aveva senso parlare di "un'esagerazione d'amore": l'altra lista a sostegno di Perfumo, infatti, si chiamava SiAmo i giovani, nome inevitabilmente legato al fatto che tutti i candidati avevano meno di 25 anni. Stesso gioco di parole (scritto con una font manoscritta da pennarellino) e tornava anche il cuore - stavolta addirittura al posto della "o" di "SiAmo" - in colore verde elettrocardiogramma (ovviamente immaginando di vederlo su un monitor e non stampato su carta): proprio quell'idea, infatti, viene ripresa nella parte inferiore dell'emblema, con il tracciato che delinea il profilo della basilica di Sant'Andrea, emblema di Vercelli, e la domanda "Senti il battito?", quasi a voler sottolineare che la città pulsa (anche) grazie agli under 25. 
Non mancò chi accolse con qualche perplessità questo secondo fregio: a rigore, duplicare "SiAmo" e il cuore su un altro simbolo poteva essere inaccettabile, portando gli elettori a confondersi. La commissione elettorale, tuttavia, non eccepì nulla, probabilmente perché i due contrassegni erano parte della stessa coalizione e una qualche forma di collegamento grafico poteva essere tollerata; a scongiurare la confusione, del resto, provvedevano i colori, soprattutto lo sfondo tinta sabbia, leggermente sfumato, che col bianco aveva poco a che fare. 

Grazie a Massimo Bosso per avermi suggerito dove e cosa guardare

SìAmo Terracina, una "esagerazione d'amore" ... che ricorda qualcosa

A papa Paolo VI - e non soltanto a lui - si attribuisce il conio della formula "la politica è la forma più alta di carità", con l'ultima parola che è il calco del latino caritas e generalmente si traduce come "amore" (non è proprio la stessa cosa, ma oggi si preferisce perdere qualche sfumatura di significato piuttosto che evocare l'immagine di chi mendica). In realtà, guardando i talk show e scorrendo le notizie quotidiane, è facile vedere che in politica di amore ce n'è poco; ciò nonostante, alle amministrative (e non solo) ogni tanto spuntano dei cuori, segno di amore e abnegazione per la città che si vorrebbe governare. Lo si è visto ieri con Cuori italiani, lo si vede anche in altre liste.
Si prenda per esempio SìAmo Terracina, lista civica che sosterrà il candidato sindaco Nicola Procaccini. Lo stesso, per l'esattezza, che era stato eletto come primo cittadino nel 2011, ma che a maggio di quest'anno era stato sfiduciato dai consiglieri in quota Pd e Forza Italia e aveva promesso che si sarebbe ripresentato alle nuove elezioni (che comunque, dopo il periodo di commissariamento, si terranno alla scadenza regolare). A guidare la lista sono Alessandro Colazingari (già in Alleanza Nazionale) come coordinatore e Roberta Tintari come capolista. 
La formazione, a quanto si legge (ad esempio sul Caffè), è l'evoluzione di un "movimento cittadino nato spontaneamente per iniziativa di alcuni terracinesi all’indomani della caduta dell’Amministrazione Procaccini e che ogni 6 del mese diventa protagonista del Giorno della Condivisione" (parole di Colazingari). L'idea è di costruire "un progetto di città libera, solidale, a misura di famiglia", al di là delle ideologie e delle posizioni politiche: "contributi straordinari - sottolinea Tintari - che non guardano al colore politico, ma alla volontà di dare semplicemente una mano alla propria comunità con idee e forze nuove". Ed è direttamente il candidato sindaco Procaccini a sottolineare che lo stesso spirito è stato trasfuso nel simbolo: "un grande cuore composto da uomini e donne di ogni colore, tenute insieme dall'amore per la propria città".
Questa "esagerazione d'amore" si riversa anche nel nome della lista, che con "SìAmo" unisce appunto la dichiarazione dell'affetto per la città e il senso di unità della comunità, del "noi". Eppure qualche drogato di politica dovrebbe immediatamente pensare che, in realtà, quel giochetto di parole l'ha già visto da qualche parte, all'incirca quattro anni fa, sia pure con altri colori e in altre forme. E magari, se è un drogato DOC, potrebbe persino visualizzare un emblema con le parole SiAmo Italia, sospeso tra il tricolore nazionale e l'azzurro molto di destra: un emblema che, stando al gossip, all'allora Cavaliere e alla figlia Marina piaceva molto. Ma questa è un'altra storia, che merita di essere raccontata a parte...

lunedì 28 dicembre 2015

"Minturno in movimento", giù le mani dal nome?

A volte basta poco, anche solo una parolina nemmeno troppo evidente, e l'accusa di "plagio simbolico" - o, per lo meno, di copia fastidiosa - parte in automatico. Caliamoci, per dire, nella provincia di Latina per raggiungere Minturno, un comune di quasi 20mila abitanti. Il calendario elettorale avrebbe previsto il voto nel 2017, dopo che l'amministrazione era stata rinnovata nel 2012; le dimissioni ad agosto del sindaco Paolo Graziano, tuttavia, hanno aperto la via del ritorno alle urne l'anno prossimo, dopo un periodo di commissariamento tuttora in corso.
In queste settimane stanno già uscendo le prime notizie a proposito delle liste e delle candidature relative alle elezioni tra i candidati sindaci, ci sarà anche Massimo Signore, avvocato di Scauri che dovrebbe poter contare sul sostegno di tre liste, per una coalizione che si dichiara completamente civica. Non ci sarà alcun simbolo di partito sui contrassegni e così sarà anche per il Nuovo centrodestra: il suo rappresentante Angelo Graziano guida infatti un'altra lista, Cuori italiani - Minturno in movimento.
Il problema, va detto subito, questa volta non sarebbe dato dal simbolo, che è quello del comitato nazionale Cuori italiani (a quanto pare legato all'ex Ncd Andrea Augello), sorto nei mesi scorsi a Roma, tra le voci contrarie all'ex sindaco Ignazio Marino, e diffusosi in altre realtà territoriali, dando luogo a varie liste civiche. Era stato lo stesso Graziano a spiegare - come si legge in questo articolo di TempoReale.info - le ragioni della scelta dell'emblema: "All'interno del Nuovo Centrodestra è in atto una profonda riflessione, una metamorfosi. In questo clima di incertezza, vogliamo rimanere ancorati ai nostri ideali di centrodestra, quali sicurezza, legalità, valorizzazione del territorio. Non a caso il nostro simbolo sono tre cuoricini di colore verde, bianco e rosso come il nostro tricolore, simbolo di patriottismo".
Le potenziali grane, casomai, vengono dal nome, o meglio, da un elemento testuale presente nel contrassegno: quel "Minturno in movimento" che è assai meno visibile di tutti gli altri componenti dell'emblema. Il fatto è che "Minturno in moVimento" è giusto il nome di un'associazione di volontariato che (si legge nel sito) "si prefigge di favorire e promuovere iniziative e forme di democrazia diretta che prevedano per i cittadini la possibilità di intervenire in merito alle decisioni dei rappresentanti eletti negli organismi pubblici", oltre che di promuovere iniziative a tutela dei cittadini, del territorio, del patrimonio locale, della mobilità sostenibile e per l'uso equilibrato delle risorse pubbliche. Il nome e la grafica fanno emergere abbastanza chiaramente un legame con il MoVimento 5 Stelle: l'associazione, in effetti, è stata fondata da cittadini iscritti al Meetup Minturno Scauri il 5 luglio 2014 presso l’Agenzia delle Entrate di Formia e, come sottolineato in una nota dal presidente Giuseppe Febbraio, non fa propaganda politica. 
Stavolta non si è di fronte alla protesta della lista locale del M5S per l'uso della parola Movimento in altri emblemi (è capitato in alcuni casi); per l'associazione minturnese, il fatto che la lista di Graziano abbia sostituito l'espressione "Comunità in movimento" presente nel contrassegno originale di Cuori italiani con "Minturno in movimento" crea un "evidente duplicato del nome" dell'associazione. Per questo, il gruppo ha chiesto alla lista Cuori italiani di modificare il logo, per "impedire equivoci e disorientamento dell’elettore e del cittadino in genere, salvaguardando inoltre il diritto di priorità acquisito dalla nostra associazione".
La risposta di Graziano è arrivata poco dopo e quasi certamente non ha soddisfatto le lamentele sollevate: "Non c'è nessuna usurpazione del nome dell’associazione, in quanto la denominazione della nostra lista civica è Cuori italiani. 'Minturno in Movimento' non è parte della denominazione registrata e pertanto non si ravvisa nessun pregiudizio di carattere economico o morale per il titolare del marchio. Poi se l'associazione non ha fini politici, ma questo non lo sappiamo, non ci sarebbe proprio nessuna eventuale confusione".
Se certamente l'uso della dicitura "incriminata" si presenta come una scocciatura per l'associazione legata al Meetup, non potrà aspettarsi granché in sede di esame della documentazione elettorale. Le norme dettate per il voto amministrativo, infatti, sanzionano solo la confondibilità tra segni che concorrono alle elezioni, non con emblemi che ad esse restano estranei. L'associazione in sé non presenterà di certo una lista, dunque non potrà lagnarsi della "copia"; l'eventuale lista del M5S, d'altro canto, userà il simbolo nazionale, dunque non inserirà nel contrassegno il logo o la denominazione dell'associazione e non potrà dolersi dell'uso fatto da Cuori italiani. 
Tutt'al più, Minturno in moVimento potrebbe tentare di ricorrere al giudice civile in via cautelare per usurpazione di denominazione, ma gli effetti potrebbero non essere quelli sperati: nell'emblema di Cuori italiani, infatti, l'espressione "Minturno in movimento" ha un rilievo grafico minore e comunque del tutto diverso rispetto a quella che ha nel logo dell'associazione: cambia la font e cambia il contesto grafico-cromatico, dunque il magistrato potrebbe anche non inibire l'uso dell'espressione alla lista di Graziano. E' probabile, dunque, che il simbolo resti com'è, senza modifiche; a punirlo o a premiarlo, casomai, provvederanno gli elettori.

sabato 26 dicembre 2015

La verità sul simbolo del Pilu

Sarà forse perché molti di noi, a scuola, hanno ascoltato almeno una volta Ci vuole un fiore di Gianni Rodari e Sergio Endrigo (e anche di Luis Bacalov, giusto per non dimenticare nessuno) e hanno imparato presto che inevitabilmente da cosa nasce cosa; sarà che la curiosità è uno dei motori più importanti di tutto ciò che facciamo, quindi lasciarsi trasportare è quasi sempre la cosa migliore. 
Sarà forse per tutto questo insieme, ma quando nella coda della seconda serata di Panariello sotto l'albero è apparso un emblema che all'interno recava la scritta "A breve il simbolo completo" e per Giorgio Panariello era uno stratagemma per "intercettare il voto degli indecisi", personalmente non ho creduto un secondo a quella versione, così è scattata subito la ricerca in rete, per capire chi diamine potesse nascondersi dietro un simbolo così assurdo da non poter essere vero: non poteva trattarsi di un emblema definitivo, era più probabile che fosse un simbolo già pronto ma maldestramente "tagliuzzato" al centro, nell'attesa di svelare la grafica scelta.
Qualche indizio utile per l'identificazione, in realtà, c'era: nel filmato, infatti, si poteva intravedere in alto il nome della lista, anche se i pixel dello schermo obbligavano a interpretare il testo. Con un po' di attenzione, si riusciva a leggere qualcosa come "Lista Persone indipendenti libere unite", ammesso che ci fosse scritto proprio così. Una breve ricerca in rete ha permesso di portare a casa i tre punti: in questo modo è apparso il contrassegno integrale della Lista Pilu per Oria, ove Oria è un paese di poco più di 15mila abitanti, in provincia di Brindisi. Non è proprio la terra di Cetto Laqualunque (notoriamente calabrese), ma il fatto che Pilu non sembrasse esattamente una sigla fu colto da molti e più di un giornalista si occupò della questione.
Demiurgo della "operazione Pilu", datata 2011, fu tale Franco Arpa, candidato sindaco che con il suo progetto aveva in mente di far voltare pagina al paese mettendo al centro le persone, purché fossero slegate da formazioni e soggetti politici già esistenti, lontane da ogni azione clientelare e pronte a discutere insieme per migliorare il territorio, in costante ascolto della popolazione. L'obiettivo di entrare in consiglio non fu centrato - Arpa ottenne il 2,84% (288 voti su 10141), ma fece meglio della lista Pilu, che si fermò all'1,53% (150 voti su 9773) - ma l'esperimento merita di essere ricordato, visto che la lista si preoccupò di offrire agli elettori una lettura dettagliata del proprio simbolo, ad opera del graphic designer Luca Crescenzo: il testo è quello che si può leggere di seguito. Lo si può non condividere, come si può non apprezzare il risultato, ma lo studio merita un plauso: qui almeno un po' di sostanza c'era, assente in tanti emblemi che finiscono sulle schede nudi e crudi, senza un briciolo di ricerca alle spalle.

venerdì 25 dicembre 2015

I simboli sotto l'albero con Panariello

Quando ho iniziato a occuparmi di simboli, l'ho fatto prendendoli maledettamente sul serio, come soltanto i bambini e i ricercatori possono fare; ci è voluto qualche anno per imparare a riderci sopra (magari con una punta di amarezza), per non guastarsi troppo lo stomaco. Qualcosa di simile ha provato a farlo Giorgio Panariello la sera del 23 dicembre (anche se in realtà la mezzanotte era già passata e tecnicamente era già la vigilia di Natale), nella seconda serata del suo spettacolo Panariello sotto l'albero. Vista l'ora tarda di messa in onda, da giovinastri più che da "anziani" (© Livio Ricciardelli), vale la pena proporre un piccolo riassunto
Tutto inizia dal ritornello vero e abusato che vuole la politica "distante dalla pancia del paese", per cui l'attore chiede più umiltà e più chiarezza, per colmare la distanza culturale. Ai politici toccherebbero i panni di Virgilio "in questo casino politico che c'è", ma nella realtà si preferisce il "gioco delle tre carte", per cui viene naturale ripensare ai tempi andati. Volendo ripartire da zero, Panariello delinea uno scenario base e quasi rassicurante, in cui "c'era a sinistra il Pci, in centro la Democrazia cristiana e a destra si sapeva che c'è il Msi": sui videowall appaiono appunto tre simboli, che dovrebbero rappresentare i tre partiti. 
Il quadro, va detto, è un po' sommario: non avrebbero preso bene l'esclusione i socialisti e partiti più piccoli come Psdi, Pri e Pli (davvero il minimo per ricostruire il sistema partitico italiano senza essere accusati di faciloneria). Anche a volersi occupare solo dei simboli, poi, se i primi due vanno bene, autori e documentatori del programma sono inciampati nel Movimento sociale italiano: il simbolo scelto, infatti, non è quello di Almirante o dell'ultimo periodo finiano, bensì quello del Msi - Destra nazionale, fondato negli anni 2000 da Gaetano Saya e ora guidato da Maria Antonietta Cannizzaro: lo mostra la scritta "Destra nazionale ©" (il simbolo è stato depositato come marchio nel 2011) e la sigla bianca sulla base trapezoidale nera, scritta con una font diversa da quella "manuale" originale e con il punto anche dopo l'ultima lettera (in origine non c'era). 
In ogni caso, inesattezze a parte, quell'epoca è finita, visto che per Panariello "poi è arrivato il centrosinistra e dall'altra parte han detto 'che, siam più bischeri noi? Si fa il centrodestra". Non è chiarissimo di quale epoca si parli, se il centrosinistra sia quello di Moro degli anni '60 o quello di Prodi di tre decenni dopo, mentre quasi sicuramente il centrodestra - postdemocristiano - è quello a guida berlusconiana, con o senza Lega (e con o senza Udc). 
Quali che siano i tempi, il racconto prosegue dicendo che "poi è arrivato il Nuovo centrodestra, che 'un s'è capito bene - rispetto al vecchio centrodestra - se sta più a destra o se sta più a sinistra, ma visto che sta al governo col centrosinistra starà più di qua che di là...". La satira di Panariello continua prendendo di mira le correnti e immaginando partiti acchiappavoti futuribili, di cui sarebbe interessante immaginare la grafica elettorale: come li immaginate, ad esempio, il "Nuovo centrodestra senza zucchero", il "Nuovo centrosinistra al limone", il "Partito liberale per celiaci", i "Partito democratico di sinistra per mancini" o la "Nuova democrazia cristiana col cambio Shimano" (e in omaggio batteria da cucina e trapunta matrimoniale).
Il comico e i suoi autori però non osano immaginare i simboli di questi partiti indesiderabili, preferendo tornare alla realtà: tra qualche mese si voterà di nuovo per le amministrative "e ci ritroveremo davanti questo firmamento di partiti". L'attore fa una mezza piroetta a braccio teso, con l'atteggiamento di chi mostra il campionario che ha di fronte e, mentre la telecamera inquadra l'intero palco, sui maxischermi - sulle note di Also Sprach Zarathustra - compare un campionario di 72/73 simboli, tutti tratti dalle foto scattate per le agenzie agli emblemi finiti nelle bacheche del Ministero dell'interno prima delle elezioni del 2013 (probabilmente tratti dalle pagine di PolisBlog, come mostrerebbe il simbolo del Psdi con un improbabile piano inferiore rosso tagliuzzato): lo mostra, tra l'altro, la presenza di alcuni fregi che sono stati bocciati o fatti modificare dal Viminale (dai tarocchi del M5S e della lista Monti a Liberi da Equitalia) o anche ritirati, come Maroni presidente.    
"Tra tanti simboli - si chiede Panariello - ce ne sarà uno che ci rappresenta?" e parte l'attacco alle contraddizioni racchiuse nei tondi da scheda elettorale. Il primo affondo, inevitabile, è per i Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto, poi tocca ai Moderati in rivoluzione di Samorì (memorabile il couplet moderato-rivoluzionario elaborato per l'occasione, "è ora, è ora / 'spettiamo un quarto d'ora"), ma le vere soddisfazioni vengono dai territori. 
Dalle Marche spunta un impagabile "Fermo, muoviti!", roba da disorientare l'elettore (per il futuro "un, due, tre, Stella" potrebbe non sfigurare), mentre dal brindisino, nell'anno del Signore 2011, emerge un emblema in gran parte cancellato con la scritta "A breve il simbolo completo": si vuole far passare la cosa come un segno di indecisione, mentre in realtà la storia è più complessa e merita di essere raccontata. Materiale per lo spettacolo, in ogni caso, non manca, così Panariello ha buon gioco a concludere: "Dicono che la classe politica è l'espressione del popolo che la elegge, ma allora io vi chiedo; ma, secondo voi, noi italiani c'abbiamo l'espressione così da imbecilli?" Sarà così, eppure viene da chiedersi come mai Panariello e i suoi abbiano scelto di scherzare su simboli e politica solo dopo la mezzanotte, quando il pubblico è in buona parte scemato. Forse perché ci lamentiamo, ma senza fila davanti al ministero o senza affollamento di simboli ci sentiremmo meno italiani; solo che, ad ammetterlo, ci si vergogna. 

I fotogrammi del programma sono tratti dal filmato visibile sul sito Rai.tv. Le immagini e le battute dello spettacolo restano di proprietà dei rispettivi aventi diritto.

giovedì 24 dicembre 2015

Torino, la Mole a sostegno di Fassino?

Qualche giorno fa si era iniziato a parlare dei simboli che potrebbero finire sulla scheda delle prossime elezioni comunali a Torino. C'è chi guarda con particolare attenzione allo schieramento che sosterrà la ricandidatura a sindaco di Piero Fassino: come è facile prevedere, accanto a quella del Pd correranno altre liste, la cui conformazione è ancora prematura.
Tra gli emblemi che con maggiore probabilità arriveranno sui bollettini che i torinesi voteranno ai seggi, uno qualunque dei fregi contenuti nello statuto dell'associazione culturale Alleanza dei Democratici. A presiederla è Pino De Michele, imprenditore lucano trapiantato a Torino, ben noto alla politica locale: nel sito dell'associazione si legge come lui sia tra l'altro stato, negli anni, cofondatore di Alleanza democratica (quella di Bordon e Adornato), Alleanza per Torino, Patto dei Democratici e Unione dei Democratici, segretario cittadino dell'Idv e segretario provinciale dei Democratici prima e della Margherita poi. 
Lo stesso sito qualifica gli aderenti all'associazione come soggetti "impegnati nella società civile e nel volontariato che vogliono più innovazione, cambiamento per fronteggiare le emergenze del paese, ricostruire le istituzioni e i valori della vita civile", ricorda come il gruppo abbia promosso a partire dagli anni '90 più movimenti referendari e varie liste civiche in tutto il Piemonte.
Risale in particolare al 1993 - primo turno con elezione diretta del sindaco - la presentazione di Alleanza per Torino, emblema civico a sostegno di Valentino Castellani e incentrato già allora sulla raffigurazione del Caval ëd Bronz, il monumento equestre di Carlo Marochetti a Emanuele Filiberto che troneggia in piazza San Carlo. Non stupisce che, in continuità con la "storia simbolica" dell'associazione, tra gli emblemi che lo statuto (nel suo articolo "transitorio" finale) indichi a titolo di esempio come contrassegni elettorali varie grafiche che riprendono il profilo di quella statua, magari riprendendo anche un nome che guardi al passato, come Alleanza civica per Torino.
Alcune soluzioni cercano di salvaguardare il simbolo dell'associazione promotrice (un uccello, che ricorda abbastanza il bird of liberty dell'Alde, dunque dei liberaldemocratici europei, con la particolarità di avere una striscia tricolore curvilinea nel becco), a costo in qualche caso di avere la parte rossa leggermente debordante, cosa che dovrebbe necessariamente essere corretta prima del deposito dei documenti necessari a presentare le liste (come è noto, nessun elemento grafico può andare oltre il contorno del cerchio di fondo). Altre varianti lasciano il riferimento torinese, ma preferiscono mantenere intatto il nome del'Alleanza dei Democratici. 
Quelle più interessanti, specie sul piano dell'attualità, sono tuttavia quelle che, al posto del monumento equestre, mettono una raffigurazione della Mole Antonelliana. E' di questi giorni, infatti, l'indiscrezione rivelata dallo Spiffero che dà per certa la scelta di Piero Fassino di non volere come emblema per il proprio progetto civico il Monviso, utilizzato alle ultime regionali come "lista del presidente" da Sergio Chiamparino e pronto a diventare il marchio collettivo di "una rete di liste civiche, federate a livello regionale e pronte a sostenere i candidati di centrosinistra". L'idea sarebbe piuttosto di utilizzare, per la formazione civica incaricata di pescare candidature e consensi al di là dei partiti, proprio il monumento simbolo di Torino: in questi giorni, sempre a detta del sito, si starebbero discutendo i dettagli grafico-politici dell'operazione (se ne occuperebbero, in particolare, il consigliere regionale Mario Giaccone e il responsabile comunicazione Valerio Saffirio, dell'agenzia Stylum). E' ancora presto per capire cosa potrà uscire dal cilindro dei creativi, ma se spunterà una Mole saranno in pochi a sorprendersi.

mercoledì 23 dicembre 2015

La vela si riempie di nuovo a Fisciano

Di vele, in politica, non se ne vedevano da un po'. Quella che tutti (o quasi) ricordano, ovviamente, era quella scelta dal Centro cristiano democratico di Casini & co.: in effetti sta ancora in trasparenza nel contrassegno dell'Udc, ma si tratta giusto di una sfumatura che soccombe decisamente allo scudo crociato e, in più, il Ccd è stato sciolto su per giù cinque anni fa. 
A riportare sulle schede una raffigurazione di quel tipo, a quanto pare, potrebbe essere una lista civica campana, che si sta organizzando in queste settimane nel comune salernitano di Fisciano, poco meno di 14mila abitanti. Per la scelta del nome non si è spesa molta originalità: il gruppo, infatti, si è ribattezzato Fisciano 2.0. 
Se si può considerare in qualche modo come antecedente politico l'esperienza di Moderati per Fisciano, lista che nel 2011 superò il 7%, ottenne un consigliere (Roberto Vargiu, presente anche in questo nuovo progetto) e sfiorò il secondo, coloro che prendono parte a Fisciano 2.0 sottolineano con forza la soluzione di continuità e la carica di rinnovamento della compagine che sta nascendo ("vuole essere - spiegava Vargiu a Zerottonove - un taglio con il passato, una nostra lista che si presenta con la sua identità civica e politica, nuove idee e volti giovani, a cui vogliamo mettere a disposizione la nostra esperienza").
Se il cambio di direzione per coloro che partecipano a Fisciano 2.0 dovrebbe essere tangibile soprattutto attraverso il programma (puntando soprattutto sui mestieri tradizionali e sull'artigianato del rame, cercando un migliore rapporto con l'università di Salerno - che ha sede anche a Fisciano - e investendo in cultura e trasporti, piuttosto deficitari in quella zona), anche sul piano grafico si voleva dare un segnale. E' sempre Vargiu a spiegare che "La vela, col vento in poppa, sta a significare questa nostra idea di dare una sterzata, un cambiamento"; una vela ovviamente marcata con la F di Fisciano, fatta come se fosse un motivo decorativo. Tutto il resto, se ad esempio quella del simbolo sia davvero una vela (per qualcuno potrebbe ricordare piuttosto un boomerang tozzo o un cornetto multicolore), se sia ritratta una vela da barca o da surf (visti i colori e la forma marroncina collocata in basso, più simile a una tavola che a una barca, sempre ammesso che non sia l'ombra della vela...), o se conti di più il fatto che il vento spira da sinistra oppure che tenda ad andare a destra, vale poco o nulla: l'importante, a quanto pare, è avere il vento in poppa.

martedì 22 dicembre 2015

Una mano d'aiuto (ma non sempre): simbologia del Patto

Pacta sunt servanda. Il brocardo, in un certo senso, è vecchio quanto il diritto: è alla base praticamente di ogni contratto ed è una delle poche norme universalmente riconosciute di diritto internazionale generale (al di là dei trattati stipulati, dunque). Tutto bene, ma che spazio grafico c'è per il concetto di "patto" nella simbologia politico-elettorale italiana? 
La risposta più immediata, suggerita dall'istinto e dall'intuito, per una volta, è quella buona: a richiamare negli emblemi l'idea del pactum, quando il nome di una lista la contiene, di solito è il gesto che la simboleggia più di frequente, ossia la stretta di mano.
La soluzione sembra tanto semplice, quanto diffusa: nelle numerose liste "civiche" (cioè non dichiaratamente di partito) che utilizzano nella denominazione la parola "Patto", la raffigurazione più frequente è proprio quella delle mani che si stringono. Questa, è bene precisarlo, esiste a prescindere da quella parola: da sempre il disegno è legato, ad esempio, alla cooperazione in ambito lavorativo (in Emilia Romagna l'immagine è piuttosto frequente) e non stupisce che più di una lista di area sinistra lo abbia mutuato; qui, però, è proprio di "patti" che ci si deve occupare e ci si limiterà a quelli. 
Le interpretazioni grafiche sono le più diverse. In qualche caso c'è la stretta tradizionale, con il dettaglio anche sui polsi (magari coperti dalle maniche degli abiti), altre volte ci si concentra soltanto sulle mani, come ha fatto ad esempio l'anno scorso il Patto per Caorso, sovrapponendo alle mani un albero, anche in modo graficamente poco plausibile (come dimostrano le radici sopra le mani, oltre che sopra la terra), per unire l'idea del patto a quello dell'attenzione all'ambiente e al territorio (primo punto del programma di lista). Già dal 2012, invece, in Sicilia è attivo il Patto per il territorio che, nel simbolo registrato presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi, reca "una raffigurazione stilizzata della Sicilia con all'interno due mani congiunte di colore verde lateralmente a dissolvenza verso il centro". La sagoma dell'isola, dunque, si trasforma in una stretta di mano, buona per tutto il territorio regionale.
In altri frangenti, la mano può assumere un ruolo diverso ma ugualmente presente: quello dello strumento per la firma di quello stesso accordo. Non stupisce, dunque, che in un altro Patto per il territorio, presentato nel 2009 questa volta ad Anagni, una mano - reale - impugna una penna stilografica pronta a sottoscrivere l'accordo (la dimensione territoriale era assicurata dallo sfondo di una carta geografica, che fa pensare che la stessa penna potrebbe tracciare qualche percorso sulla mappa). La mano dunque, che stringa un'altra mano o sia impegnata a firmare, sembra porsi come ingrediente fondamentale di un accordo con i cittadini o, almeno, una loro parte.
In realtà, non è detto che sia per forza così: il concetto pattizio può procedere anche senza mani. Si prenda ad esempio l'emblema del Patto per il futuro, lista nata a ottobre a Orbetello, nell'ambito del centrodestra, in vista delle prossime elezioni amministrative. Nella grafica, che parla chiaramente dell'area politica (l'azzurro unito alle tinte della bandiera italiana è caratteristico delle formazioni di centrodestra; lo stesso tricolore "a banana" somiglia molto all'arco già visto nei simboli prima del Ccd, poi dei Popolari di Italia domani), non c'è alcun riferimento tangibile al patto, al di là del nome scelto dal gruppo: quasi come se, in fondo, bastasse la parola a dare corpo al progetto.
Anche questa idea, peraltro, non è affatto nuova. Per averne la prova, basta pensare agli esempi più noti di "patto" a livello nazionale: le varie formazioni politiche costituite o ispirate da Mariotto Segni. Fin dai primi patti (quello di rinascita nazionale, che portava il suo nome nel contrassegno, al Patto per l'Italia delle elezioni politiche del 1994) fino al più recente Patto - Liberaldemocratici (condiviso con Carlo Scognamiglio alle europee del 2004), i simboli si sono sempre basati solo - si perdoni l'ignobile gioco di parole - sull'impatto del Patto, scritto in bianco su fondo blu più o meno scuro. Doveva essere sufficiente il testo a comunicare l'idea di accordo con i cittadini, fatto per il bene comune, senza l'ausilio di alcun elemento grafico più concreto: i risultati non sono stati sempre esaltanti, ma della potenza del Patto Mariotto Segni è sempre stato convinto.

lunedì 21 dicembre 2015

La fratellanza stilizzata di Salerno di tutti

Anche a Salerno, nei prossimi mesi, sarà tempo di urne. Nel 2016 sarebbe scaduto il secondo mandato da sindaco di Vincenzo De Luca; la scadenza resta immutata anche dopo a decadenza dello stesso De Luca, non per la "legge Severino" ma per il suo ruolo di sottosegretario nel governo Renzi. 
Gli occhi sono puntati già da ora, oltre che sulle scelte del Partito democratico, su ciò che si muove a sinistra del Pd. Emerge in particolare un simbolo piuttosto nuovo, a metà tra il verbale e il grafico stilizzato: quello di Salerno di tutti. Per quello che è dato capire (si veda questo articolo della Città di Salerno), si tratta di un'esperienza in qualche modo figlia di Sinistra ecologia libertà e del travaglio vissuto da quella formazione nei mesi scorsi, in seguito all'esperienza non esaltante - per Sel - della lista Tsipras alle europee e alle emorragie di dirigenti e iscritti dei mesi successivi, non di rado verso il Pd. 
Il nuovo segretario provinciale di Sel, Franco Mari, aveva riunito intorno a sé un nuovo gruppo di persone (tra amministratori, ex amministratori e altri soggetti) con la missione di "ricostruire praticamente da zero un partito - nota il giornalista Mattia Carpinelli - stando, tranne in qualche rarissima occasione, fuori dalle istituzioni". Già alle elezioni regionali campane si era sperimentata una corsa unitaria di Sel e di Rifondazione comunista (contro il Pd e il suo candidato, De Luca), sotto il simbolo della lista Sinistra al lavoro per la Campania; il risultato non era stato memorabile, ma i rapporti tra i due partiti si erano stretti maggiormente (cosa tutt'altro che scontata a livello locale e nazionale). Frutto del loro rapporto rinnovato è proprio Salerno di Tutti, etichetta con cui c'è il progetto di correre anche alle amministrative che si preparano per i prossimi mesi. La struttura è assolutamente semplice, con un fondo rosso scuro omogeneo: unico elemento cromatico differente è il bianco del nome della formazione stessa. La parola "Tutti", in compenso, è declinata in chiave umano-geometrica, con le ultime tre lettere maiuscole trasformate in sagome personali stilizzate grazie a un pallino bianco posto al di sopra: quelle stesse figure sono tutte collegate tra loro, come a dimostrare la "social catena" dei salernitani che la formazione si propone di creare o di rappresentare. Probabilmente il risultato finale non è graficamente appetibile, ma se non altro l'idea viene veicolata; basterà per farsi apprezzare dagli elettori?

domenica 20 dicembre 2015

La Coalizione civica per Bologna, sotto al Nettuno

"L'anno che sta arrivando", per citare un illustre cittadino petroniano, si apriranno le urne anche sotto le due Torri. Bologna si prepara al voto, con Virginio Merola pronto a correre per un secondo mandato col sostegno del Pd. A sinistra, in compenso, da alcuni mesi si muove altro, in particolare la Coalizione civica per Bologna, nata essenzialmente sul web soprattutto grazie all'impegno di Mauro Zani, politico di lungo corso (Pci, segretario regionale Pds e Ds, deputato e parlamentare europeo) che mai ha aderito al Partito democratico: l'idea era di porre le condizioni per "una nuova 'stagione' per Bologna" e, fin da settembre, c'è chi ha iniziato a lavorare per questo risultato.
Con Zani c'erano l’avvocato Mario Bovina, Marina D’Altri del comitato Articolo 33 (per la scuola pubblica) e l'ex direttrice del carcere minorile del Pratello Paola Ziccone. Il progetto prevede una "chiamata alla partecipazione" per un impegno che non riguardi la sola città di Bologna, ma si estenda all'intero territorio metropolitano (con un'interazione permanente a livello territoriale, tendente all'omogeneità). Si pensa di "costruire insieme un’alternativa alla insicurezza, alla precarietà diffusa", basata sulla cooperazione, sulla sicurezza, sull'effettivo riconoscimento dei diritti sociali e individuali e che, lasciandosi alle spalle i grandi progetti, punti piuttosto sulla "manutenzione fisica e civile" che dia la massima attenzione ai bisogni e alle domande dei cittadini.
Per rappresentare graficamente il progetto, il gruppo si è dato un simbolo che nell'atto costitutivo della Coalizione civica è così descritto: "un cerchio la metà superiore di colore bianco con l’immagine della statua del Nettuno in blu e la metà inferiore di colore rosso con la scritta “Coalizione Civica per Bologna” in bianco e blu". Graficamente l'impostazione ricorda quella del contrassegno di Centro democratico (con il colore appena un po' diverso), anche se la font utilizzata ricorda piuttosto quella del Nuovo centrodestra; a caratterizzare l'emblema sono la scritta "per" in negativo su una forma rettangolare blu, dai bordi seghettati come quelli di un pezzo di nastro adesivo (quasi a dire che il "per" non è un elemento fondamentale dell'emblema, ma è stato messo volutamente... anche se potrebbe trattarsi solo di una trovata grafica) e, ovviamente, il disegno della parte superiore del cerchio.
Senza usare le torri (già viste, peraltro, in passato su più di un simbolo), il gruppo di Zani e Bovina ha scelto di inserire nel tondo uno scorcio particolare della cinquecentesca statua bronzea del dio Nettuno dello scultore Jean de Boulogne (noto come il Giambologna), posta al sommo della Fontana del Nettuno, nell'omonima piazza vicinissima a piazza Maggiore. Si tratta, in particolare, di un dettaglio della statua preso molto dal basso, in modo che la testa del dio risulti al centro tra il braccio teso e il tridente. 
Proprio la postura della statua, tuttavia, aveva destato qualche perplessità in rete già a settembre: "La mano indica la sinistra, il viso guarda a destra...", lamentava su Facebook tale Loris Marchesini, provocando subito le risposte sorridenti di alcuni membri della Coalizione, Marco Trotta ("Cuore e sguardo sono a sinistra, vista dalla sua prospettiva") e lo stesso Mauro Zani ("In ogni caso mica vogliamo voti solo a sinistra, li vogliamo anche dal Pd"). E mentre Marchesini disquisiva su cosa significasse essere di sinistra ("Non dipende da quante volte ripetiamo la parola, ma dai fatti, dalle realizzazioni concrete. Era più di sinistra Bertinotti oppure Prodi nel 1998? Prodi 10 volte!"), tale Ro Ba tagliava la testa al toro: "E' colpa del Gianbologna!" Magari si scopre che è proprio così...

venerdì 18 dicembre 2015

La "dimensione umana" di Progetto Bovolone

Bovolone è un paese di circa 16mila abitanti in provincia di Verona: l'anno prossimo si dovrà rinnovare l'amministrazione e sarà la prima volta in cui si voterà con il sistema majority, quello previsto per i comuni "superiori". Da quanto si legge sulle cronache locali, ai nastri di partenza c'è già pronta una lista, Progetto Bovolone. Si tratta, appunto, del primo concorrente noto della competizione elettorale, un concorrente costituito come associazione senza scopo di lucro nel 2014: a comporla, "persone che - si legge nel sito - hanno l’obiettivo di estendere a tutta la cittadinanza la passione per la politica, per Bovolone e il suo territorio". 
L'obiettivo "ambizioso" dell'associazione-lista è meglio descritto poche righe oltre, in una battuta: "rendere la vita politica e sociale del paese fruibile a tutti i cittadini di Bovolone e del suo territorio". A provarci è questo gruppo di persone, fatto anche di ex amministratori (compreso il coordinatore Augusto Favalli, già assessore), che negli ultimi mesi ha incontrato più volte gli imprenditori, i commercianti, i giovani e le altre associazioni per presentarsi e cercare di raccogliere le varie istanze dei singoli gruppi, definendo un possibile orizzonte per Bovolone cui puntare. Al di là dei tre capisaldi già indicati - sanità, lavoro, sicurezza - l'idea più consistente, più volte ripetuta dai responsabili di Progetto Bovolone è la "messa in rete" delle singole realtà associative, in modo che queste "si parlino", comunichino meglio e possano proporre progetti in sinergia tra loro.
Tutto questo dovrebbe essere comunicato, tra l'altro, con lo slogan "Insieme si può cambiare" e un simbolo che cerca di essere nazionale a modo suo. Nel tondo delimitato da un anello blu in simil3D (ma non si capisce quale sia l'interno e quale l'esterno) è schematizzata una famiglia di oggi: alle sagome di madre, figlio e padre è affidato il compito di riprodurre il tricolore, mentre a sinistra si vede chiaramente una persona con disabilità - forse uno dei nonni - accompagnata da un'altra sagoma (un parente? una badante?). Sono gli stessi appartenenti all'associazione-lista a voler sottolineare che quella raffigurazione mostra come la persona, in ogni sua condizione ed età, sia al centro dell'azione di Progetto Bovolone; di certo, si tratta di uno dei pochi casi in cui i grafici hanno scelto di rappresentare anche la disabilità in un contrassegno elettorale (fatta eccezione, ovviamente, per il Meda e poche altre formazioni); quali progetti saranno effettivamente legati a quel simbolo, è ancora presto per dirlo.

giovedì 17 dicembre 2015

Sulla Tua Parola: se i parrocchiani di Battipaglia scendono in campo

Alla fine di novembre, a Battipaglia, comune del salernitano, era uno degli argomenti più curiosi di quelli di matrice politica locale: l'irruzione piuttosto improvvisa sulla scena pre-elettorale di un'inedita "lista delle parrocchie". Il nome, più esattamente, è Sulla Tua Parola e la formazione si qualifica espressamente come "movimento cristiano". Per i media non ci sono dubbi: si tratterebbe di una discesa in campo delle "chiese" locali che sarebbero pronte a unire le loro forze per puntare, più che alla guida del comune, ad avere un ruolo nell'amministrazione e, in particolare, nella gestione del nuovo assessorato alle politiche sociali, portando "al comune la voce delle tante persone bisognose".
La lista non dovrebbe avere un proprio candidato sindaco (valutando l'appoggio a uno dei competitori negli ultimi giorni concessi per il deposito dei documenti), mentre i quotidiani (a partire dalla Città di Salerno) danno per certo che in lista ci saranno "24 fedeli provenienti da tutte le sette parrocchie battipagliesi". I parroci, in realtà, c'entrano ben poco: qualcuno non ne sapeva nulla o non è affatto d'accordo, altri si limitano ad aspettare una posizione comune dei sacerdoti. In effetti a loro non è stato chiesto alcun parere, come ammette Giuseppe Marciano, imprenditore di Battipaglia tra i promotori dell'iniziativa: "Noi - spiega - vogliamo ragionare col cuore e non con i valori tradizionali della politica, come i voti o il potere". 
Al momento più di un candidato sindaco sembra interessato al nuovo gruppo in formazione, il cui nome è una chiarissima - per chi la riconosce - citazione evangelica. Il riferimento, infatti, è a uno degli episodi di "pesca miracolosa", in particolare quello narrato da Luca (5, 1-11, per gli appassionati), con l'invito di Gesù a Simon Pietro a gettare le reti nel lago di Genesaret dopo il suo discorso e la risposta piuttosto nota dell'apostolo: "Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti". E, guarda caso, nel simbolo il protagonista è proprio un mare notturno, da pescatori, un po' increspato, sotto un cielo in cui la luna emette una luce profondamente irreale, volutamente di natura divina.
Non si tratta di pensieri e di parole qualsiasi, visto che di mezzo c'è la Parola, con la maiuscola (la stessa che pesa in ogni termine del nome scelto): "La Politica - si legge nel sito www.sullatuaparola.org - è fatta di tante parole: parole date, parole ascoltate, parole ignorate, ma se si crede nella Parola e si mette in pratica, allora si raccoglieranno i frutti". Scopo della lista, sempre stando al sito, è dare voce a "quei cittadini che dignitosamente vivono la propria esistenza nell'ombra e nella solitudine dei propri problemi, i quali si potrebbero risolvere, almeno in parte, con un po' di buon senso e di carità cristiana da parte delle istituzioni". Problemi che dovrebbero essere affrontati, secondo la lista, con "un progetto d'amore" da portare avanti con l'impegno in politica, anzi, da "politici di Cristo", votati a una sorta di martirio e alla sopportazione delle malelingue e delle profezie di Cassandra. 
Posto che da qui alle elezioni resta ancora un certo tempo, una domanda potrebbe sorgere: qualcuno potrebbe avere qualcosa da eccepire sul simbolo del gruppo, a proposito della norma che non consente l'impiego di "immagini e soggetti religiosi"? La risposta, probabilmente, è no. Il nome innanzitutto: nulla da dire né su "Sulla Tua Parola" (anche per l'uso assolutamente comune delle parole), né sul "movimento cristiano" (se era pienamente ammissibile la Democrazia cristiana, figuriamoci questo...), quindi su questo tutto bene. Quanto alla grafica, senza prendere nemmeno in considerazione la corona tricolore, sarebbe ben difficile che qualcuno identificasse con certezza il mare del logo con il lago di Genesaret, ricollegando a esso un significato religioso. E' vero che la legge vieta l'uso di "soggetti religiosi", una dizione che sembra piuttosto ampia e potrebbe comprendere sulla carta un'immagine che sia espressamente qualificata come "simbolo [...] di ispirazione cristiana", come si legge nel sito; è altrettanto vero, tuttavia, che in un passato recente il Viminale ha ammesso simboli come quello del Partito dei cattolici, che conteneva varie scene di chiaro e indubitabile soggetto religioso. Non si vede allora perché ci si dovrebbe mettere di traverso rispetto a un emblema - come quello immaginato per Sulla Tua Parola - che contiene una rappresentazione grafica che la maggior parte degli elettori non è in grado di percepire come soggetto religioso. Un motivo in più per finire sulla scheda, dunque; al fianco di chi, è presto per saperlo.

mercoledì 16 dicembre 2015

Il Partito della Ragione, di Renzi? No, di La Malfa (e Spadolini)

"C’è tanta gente che guarda al Pd: parlano del partito della nazione. Ma semplicemente perché c’è tra tanti cittadini un partito della ragione, perché ci vedono alternativi al nichilismo e al disfattismo". Ha detto anche questo Matteo Renzi nel suo discorso che ha chiuso l'ultima (per ora) edizione della Leopolda e più di un giornale ha utilizzato la frase come spunto per il titolo. L'impressione, in effetti (e salvo smentite), è che la dicitura "Partito della nazione" non piaccia granché a Renzi, forse anche perché almeno in parte ha giù subito una certa usura: l'espressione, infatti, è in uso almeno dal 2010, da quando l'Udc aveva pensato di voltare pagina e di costruire un soggetto politico nuovo, dichiaratamente moderato. Un partito, per intendersi, che non è mai nato, né nel 2011 né in seguito. 
Se però finora quell'etichetta non è stata molto fortunata, il discorso non sembra diverso per il "Partito della ragione", anche se forse occorre un po' di memoria in più. Correva l'anno 2004 e si preparavano le elezioni europee, in pieno governo Berlusconi; contro Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega Nord e Udc che si presentavano per conto proprio, il centrosinistra tentava la carta comune di Uniti nell'Ulivo, tenendo sotto lo stesso simbolo molto prodiano Ds, Margherita, i socialisti dello Sdi e il Movimento dei repubblicani europei di Luciana Sbarbati. E gli altri repubblicani, quelli di Giorgio La Malfa e Francesco Nucara? Nel 2001 si erano schierati con Berlusconi e il centrodestra, ma visto che alle europee non c'erano coalizioni, fecero una lista autonoma e la condivisero con la formazione messa in campo da Vittorio Sgarbi, I Liberal.
I media, naturalmente, non avrebbero potuto trascurare "la strana coppia", nata peraltro grazie all'intervento dell'autoproclamato uomo-medicina della politica italiana, Francesco Cossiga (lo raccontò lo stesso La Malfa a Giancarlo Perna per Il Giornale) e non lo fecero: diedero immancabilmente più attenzione a Sgarbi e alle sue uscite, ma anche La Malfa jr riuscì a ritagliarsi alcuni spazi. E se per il critico d'arte c'era drammaticamente bisogno di "creare in Italia, in ragione della straordinaria concentrazione di beni storici, artistici e ambientali che ne costituisce la peculiarità, 'Il Partito della Bellezza'", per l'allora presidente dei repubblicani era tempo di riprendere un antico slogan di Giovanni Spadolini, che qualificava "il Pri come Partito della Ragione". Sgarbi e La Malfa scrissero un libro a testa (il primo Per un partito della bellezza, il secondo Per un partito della ragione) che circolò anche in versione double face, quasi a sottolineare che le anime dei ben culturali e del liberalismo erano le due facce della stessa formazione politica. 
Il contrassegno composito dei due gruppi non riportava riferimenti alle denominazioni coniate dai leader, ma nei comunicati si cercò di denominare la lista come "Partito della Bellezza e della Ragione", con ciascuno dei due fondatori che metteva per primo il termine cui teneva di più. Il risultato quasi inevitabile, per l'alto tasso di bomberismo (© Livio Ricciardelli) vulcanico di Sgarbi, fu che quasi sempre si parlò molto più del Partito della bellezza che di quello della ragione, anche se la lista era una sola; lo spazio dato dai media, tuttavia, non riuscì a portare oltre lo 0,72% "la strana coppia", che rimase a bocca asciutta per un soffio (alla Fiamma tricolore, per eleggere al Parlamento europeo Luca Romagnoli, basto lo 0,73%, con una differenza di meno di 4mila voti). Di Partito della bellezza non si parlò più, di Partito della ragione neppure. Ora la denominazione rispunta con Renzi: forse non ricorda il precedente poco felice di undici anni fa, o semplicemente non gli interessa. Di sicuro, non rischia di restare sotto l'1%