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mercoledì 17 aprile 2019

Alle europee senza firme, se la breccia del 2014 diventa uno squarcio

Quando, dopo il deposito del simbolo del "suo" Partito comunista, si è fermato a scambiare qualche battuta con giornalisti e studiosi soprattutto sulla possibilità che le liste del Pc fossero ammesse senza firme a sostegno (grazie alle aggiunte al contrassegno elettorale che questa volta, a differenza di cinque anni fa, aveva fatto), Marco Rizzo ha offerto ai presenti uno scampolo di saggezza torinese: "Dalle mie parti si dice: A pasa ün, a paso tüti. A pasa nen ün, a pasa niün!". E a chi gli faceva notare che, sì, era vero che il Kke (Partito comunista di Grecia) aveva nel 2014 eletto un rappresentante al Parlamento europeo, ma l'Iniziativa dei partiti comunisti e operai d'Europa non era ufficialmente un partito politico europeo (ma un'associazione di partiti), lui restava imperturbabile: o passano tutti o non passa nessuno e, visto che cinque anni fa erano passati i Verdi e si preparavano a farlo di nuovo assieme ad altre liste, doveva passare anche il Pc.  
Bene, alla fine sembra aver avuto ragione lui, visto che sono passati praticamente tutti, anche se al momento manca ancora il verdetto sulle liste di Forza Nuova (che rivendica l'affiliazione all'Alleanza per la Pace e la Libertà - Apf, presieduta da Roberto Fiore)Oltre alle liste che non avevano bisogno di raccogliere firme per la loro rappresentanza parlamentare italiana (Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega, MoVimento 5 Stelle, Partito democratico - Siamo Europei, +Europa - Italia in Comune, Svp, Autonomie - Uv) e a quelle di cui era acclarata la matrice europea dell'iniziativa (Europa Verde - European Green Party, La Sinistra - Gue - European Left, Destre Unite - CasaPound - Aemn), sono già state ammesse senza sottoscrizioni le candidature del Popolo della Famiglia - Alternativa popolare (grazie all'esenzione Ppe apportata proprio da Ap), dei Popolari per l'Italia (anche qui per l'appartenenza al Ppe del partito di Mario Mauro), del Partito pirata (grazie all'esenzione firmata direttamente a Roma dal Partito pirata europeo: l'ammissione certa per ora riguarda la circoscrizione Isole), del Partito animalista (che vorrebbe essere esente grazie all'inserimento nel contrassegno dei loghi del Partei Mensch Umwelt Tierschutz tedesco - il cui leader nel 2014 è stato eletto al Parlamento europeo - di Animal Politics Eu e del Partij voor de Dieren olandese: l'ammissione riguarderebbe le circoscrizioni Centro e Sud) e, ovviamente, del Partito comunista di Rizzo.
Proprio per quest'ultimo, in realtà, si nutrivano dubbi quanto all'ammissione: come detto, le Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature del Viminale richiedevano espressamente - a ricalco di quello che aveva deciso l'Ufficio elettorale nazionale nel 2014 sul caso dei Verdi europei - il collegamento e la presenza simbolica di un "partito politico europeo rappresentato nel Parlamento europeo con un proprio gruppo parlamentare", con tanto di "documentazione attestante il pagamento, da parte della forza politica nazionale, delle quote associative al partito o gruppo politico europeo". Ora, se da una parte si è detto che l'Iniziativa dei partiti comunisti e operai d'Europa non era esattamente un partito (e questo poteva essere un problema), dall'altra si poteva dire che il Kke era un "partito politico europeo" in senso lato (cioè un partito di un paese europeo) rappresentato al Parlamento europeo, ma sarebbe diventato difficile sostenere questa lettura perché non avrebbe consentito di produrre idonea documentazione per attestare "il pagamento delle quote associative", risultando difficile per un partito italiano associarsi a un partito di uno stato europeo.
L'auspicato chiarimento, tuttavia, non è arrivato: le decisioni degli Uffici elettorali circoscrizionali, infatti, si sono limitate a dichiarare che si è accertato, tra l'altro, che "non sussiste l'obbligo della sottoscrizione della lista da parte di elettori, ai sensi dell'art. 12, 4° co., L. 24.01.1979, n. 18 e succ. mod.". Tutto qui, nulla di più e nulla di meno, senza alcun cenno ai riferimenti europei inseriti nel contrassegno (del partito nazionale o del "partito" europeo) e nemmeno a quanto richiesto, con una certa precisione, dalle Istruzioni ministeriali, che certamente in alcuni casi non sono soddisfatte. Per esempio, non esistono i gruppi parlamentari dei Pirati europei, dell'Apf o dell'Aemn, che pure sarebbero richiesti dalle Istruzioni; si è già detto prima che non sembra essere a tutti gli effetti un partito l'Iniziativa dei partiti comunisti e operai d'Europa, mentre Apf e Aemn sono stati cancellati dal registro dei partiti politici europei (Aemn peraltro, a quanto si apprende, ha comunque i requisiti per essere partito europeo, mentre la cancellazione riguarderebbe solo l'accesso ai benefici economici) e - come si è detto - non è esattamente chiaro come un partito nazionale possa essere considerato affiliato - con tanto di pagamento di quota di adesione - a un altro partito nazionale che pure è rappresentato all'Europarlamento.
Di fatto, ci si sarebbe dovuti interrogare in modo approfondito sulla spettanza dell'esenzione e sui requisiti per ottenerla se gli Uffici elettorali circoscrizionali in prima istanza avessero deciso di ricusare le liste proprio a causa della contemporanea mancanza delle firme e dei requisiti per avere l'esenzione (com'era accaduto con i Verdi Europei e il Partito comunista nel 2014), provocando inevitabilmente l'opposizione dei soggetti esclusi dalla competizione elettorale e il successivo intervento dell'Ufficio elettorale nazionale. Non è invece in alcun modo prevista la possibilità di ricorrere contro la decisione di ammissione di una lista, né da parte del Ministero dell'interno, né da parte di altre liste ammesse o non ammesse: in questi casi, dunque, si possono fare semplici congetture su come abbiano ragionato i magistrati impegnati nel vaglio dei documenti.
Evidentemente gli uffici elettorali si sono accontentati, a quanto pare, di un'interpretazione non larga, ma larghissima di quanto previsto dalla legge elettorale per le europee (n. 18/1979). L'articolo 12, in particolare, nel disciplinare al suo comma 4 le ipotesi di esonero dalla raccolta firme, accorda il beneficio tra l'altro a una lista "contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere", compreso uno dei "partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed abbiano ottenuto almeno un seggio al Parlamento europeo". Se fino al 2014 si era interpretata la disposizione con esclusivo riguardo a partiti italiani che avevano presentato candidature e ottenuto almeno un seggio in Italia, mentre le decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale del 2014 avevano accettato - in ragione di varie fonti europee - anche l'esonero attraverso partiti politici europei rappresentati all'Europarlamento a seguito dell'ultima elezione, questa volta sono caduti tutti i muri possibili: salvo novità, è stata ritenuta valida l'esenzione apportata da qualunque partito che in qualunque paese europeo abbia presentato candidature con il proprio contrassegno e abbia ottenuto almeno un seggio. 
Si tratta, oggettivamente, di una lettura possibile del testo normativo, forse anche meno "forzata" di quella che permetteva l'esenzione mediante i partiti europei (non i partiti dei paesi europei); certo è che, a questo punto, la breccia aperta dai Verdi nel 2014 si è trasformata in uno squarcio o in una voragine. Non solo è ormai accertato che lo stesso partito politico europeo può esentare anche più di una formazione tra quelle che vi aderiscono (il Ppe, come si è visto, ha sollevato dalla raccolta firme tanto il Popolo della famiglia, per il tramite di Alternativa popolare che ne è parte, e i Popolari per l'Italia, che nelle loro liste ospitano anche i Cristiani insieme per l'Europa di Piero Pirovano e Costruire insieme di Ivo Tarolli e, a quanto sembrava, anche qualche nome della Dc-Sandri): ora si può dire che, per essere presenti alle elezioni europee, basterà ottenere la delega da una qualunque delle liste nazionali presenti al Parlamento europeo (magari le forze più piccole di paesi come la Germania, con molti seggi e senza soglia di sbarramento) per l'inserimento del loro emblema nel contrassegno elettorale. 
In questo modo, il numero di liste presenti sulla scheda sarà potenzialmente enorme; di più, perde ogni significato la disposizione che richiede di raccogliere 30mila firme per ogni circoscrizione (questa volta ci ha provato solo il Pci e, a quanto è dato sapere, l'obiettivo non è stato centrato). O tutto resta così, e quell'istituto non ha davvero più senso, oppure per le prossime elezioni europee si cambia la legge: lo si può fare per regolamentare in modo più chiaro, serio (e magari più restrittivo) le esenzioni oppure per rimuovere l'ipocrisia e superare definitivamente la raccolta firme (quella per le europee oggettivamente è la più onerosa di tutte quelle previste in ambito elettorale), visto che a superarla scavalcandola ci hanno già pensato partiti e partitini. Che fanno la gioia di noi #drogatidipolitica, ma rischiano di consegnarci schede-lenzuolo, per giunta affollatissime.

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