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giovedì 4 aprile 2019

Europee 2019, il simbolo del Pci torna (almeno) al Viminale

Le elezioni europee che si avvicinano giorno per giorno segneranno un ritorno importante: il nome del Partito comunista italiano tornerà nelle bacheche del Viminale e sarà abbinato a un simbolo quasi identico a quello che per decenni ha raccolto i voti dei comunisti in Italia. Il ritorno sulle schede elettorali sarà oggettivamente più complesso (c'è lo scoglio delle firme da raccogliere), ma iscritti e militanti stanno facendo di tutto per riuscirci. Il partito, ovviamente, non è quello storico che ha partecipato a oltre quarant'anni di vita politica repubblicana, ma quello rifondato a Bologna nel 2016, a partire dal nucleo del Partito dei comunisti italiani nato nel 1998: in quell'occasione è stato eletto segretario Mauro Alboresi, impegnato a mantenere la continuità ideale con l'esperienza politica di cui da tre anni si è scelto di riprendere il nome. 
"Abbiamo deciso di presentarci alle elezioni europee con il nostro simbolo - spiega Alboresi - sulla base di un preciso progetto politico. Ci fa piacere sottolineare che, dopo tanto tempo, gli elettori avranno la possibilità di votare per questo partito, che è in grande continuità con l'esperienza del Partito comunista italiano durata fino al 1992. Noi, sin dal momento in cui abbiamo deciso di ricostruire il partito, un processo che ovviamente è tutto meno che concluso, abbiamo deciso di rifarci alla parte migliore - ed è tanta - della storia di quel Pci, che ha coinciso largamente con la parte migliore del nostro paese." 
Il Pci di oggi, dunque, rivendica una profonda continuità ideologica con la precedente esperienza comunista, pur misurandosi "con una fase molto diversa rispetto a quella che ha caratterizzato soprattutto l'ultima parte della storia di quel Pci, per questo guardiamo anche criticamente ad alcune esperienze di quel partito, come figlie di valutazioni che oggi riteniamo necessario mettere in discussione". Un esempio lampante, per Alboresi, è costituito dall'uscita dalla Nato: "oggi questa scelta è necessaria, imprescindibile, visto che la Nato secondo noi non è mai stata un soggetto votato alla difesa, ma a maggior ragione oggi si configura come braccio armato di una dimensione euroatlantica a guida statunitense. Non più tardi di ieri un esponente del governo norvegese, durante i festeggiamenti per l'anniversario della costituzione della Nato, nel dire che la sua funzione difensiva è particolarmente attuale perché la Russia, che non è esattamente l'Unione sovietica di allora, è ancora un pericolo e gli è persino sfuggito detto che con la Nato gli Stati Uniti sono sicuramente più forti, cosa su cui peraltro non avevamo dubbi". 
Il simbolo depositato nel 2006
Il ritorno di un Partito comunista italiano sulla scena nazionale, dunque, significa anche questo. In effetti la sigla Pci, nelle bacheche elettorali del Ministero dell'interno, la si è vista anche nel 2013 (quando presentò il proprio simbolo il gruppo Proletari comunisti italiani, al quale peraltro fu chiesto di non usare falce e martello rossi per evitare confusione con il Pcl di Marco Ferrando); il nome "Partito comunista italiano", invece, non appariva in quegli spazi dal 2006, quando un gruppo non meglio precisato presentò una copia piuttosto mal ridotta del simbolo storico del partito che fu di Togliatti, Longo e Berlinguer (gli stessi probabilmente che avevano fatto lo stesso tentativo nel 2001) e se la vide puntualmente bocciare, non avendo titolo a usarlo (oltre che per la somiglianza con gli emblemi di Rifondazione comunista e, appunto, dei Comunisti italiani).
Quello utilizzato oggi dal Pci e che sarà depositato al Ministero, in effetti, non è una copia perfetta dell'ultimo emblema utilizzato fino al 1991 (e finito alla base dell'albero della sinistra del Pds): si è già notato in passato che le aste delle due bandiere sono diventate nere e la sigla, senza puntini, è stata proposta in una font più moderna. Questo per rinfrescare l'immagine del partito e, già che ci si era, anche per evitare che qualcuno contestasse sul piano giuridico l'uso del contrassegno storico. "I militanti hanno accolto molto bene questo simbolo 'rinfrescato' - precisa Alboresi - perché anche per loro si tratta di fare riferimento alla parte migliore della storia dei comunisti in Italia e oggi c'è davvero bisogno in questo paese di un partito comunista, di una forza politica che sia in grado di tenere insieme una critica agli assetti portanti del sistema capitalistico, che oggi vive una crisi strutturale evidente di cui non è dato conoscere l'esito, e l'organizzazione delle classi popolari e del mondo del lavoro, offrendo una sponda politica. Per tutti questi motivi, il simbolo è stato accolto bene, come ci dimostra anche la campagna di raccolta delle firme che stiamo conducendo in queste settimane."  
Tra domenica e lunedì, dunque, una delegazione del Pci guidata da Alboresi si presenterà al Viminale per depositare il simbolo del partito. Questo, peraltro, non sarà sufficiente a far arrivare il contrassegno "rinfrescato" sulle schede delle elezioni europee: per arrivare al risultato, dal momento che il partito non ha alcuna rappresentanza parlamentare, occorrerà raccogliere almeno 30mila firme in ognuna delle cinque circoscrizioni, un traguardo difficile da raggiungere per chiunque oggi. "L'asticella indubbiamente è molto alta - ammette il segretario del Pci - e credo che la dica lunga sull'idea di democrazia che sta al fondo di quell'obbligo: anziché incoraggiare la partecipazione dei cittadini e la loro aggregazione favorendo l'accesso delle forze politiche o dei gruppi organizzati alla competizione elettorale, si punta a concentrare la possibilità di decidere e incidere in pochi soggetti, che tra l'altro finiscono in qualche modo per autotutelarsi, come dimostra la disciplina delle esenzioni dalla raccolta firme. L'impegno, pur gravoso, non ci spaventa, per cui faremo di tutto per portarlo a termine e i conti li faremo solo alla fine; in ogni caso, crediamo che il lavoro di relazioni che attraverso la raccolta firme abbiamo instaurato con i nostri militanti e con i cittadini sia fondamentale nell'opera di ricostruzione del partito: il Pci c'è e continuerà a esserci anche in tanti altri contesti, a partire dalle elezioni comunali e regionali che si celebrano nello stesso giorno delle europee."
Per partecipare con propri candidati alle elezioni, in realtà, il Pci avrebbe potuto scegliere di concorrere alla formazione delle liste del progetto elettorale del Partito della sinistra europea, ma le cose sono andate diversamente: "Abbiamo interloquito con tutti i soggetti politici della cosiddetta 'sinistra', nessuno escluso - chiarisce Alboresi - partendo da precise opzioni di merito che fanno parte della nostra proposta politica circa l'Europa. Abbiamo preso atto che questa proposta in alcuni casi era in buona parte condivisa, in altri molto meno; in ogni caso, abbiamo concluso che per noi non c'erano le condizioni per essere parte di altre liste, compresa quella della European Left, per la semplice ragione che noi pensiamo si debba dire con molta nettezza che occorre mettere in discussione quest'Unione Europea, mettendo anche in campo un percorso per uscire da essa e dall'euro. Questo non era condiviso all'interno di quella lista, così come alcuni dei soggetti che la compongono non condivideva il nostro punto sull'abbandono della Nato". 
Questa scelta, naturalmente, non equivale a una chiusura per il futuro: "Ci interessa molto interloquire con quelle forze politiche di sinistra, che per certi aspetti rimangono le più vicine a noi; in questa sede elettorale però - conclude il segretario del Pci - occorre un progetto che volti davvero pagina a livello europeo. In queste condizioni, ha più senso fare una scelta identitaria che metta al centro la riconoscibilità del simbolo e che risponda al bisogno di mettere in campo politiche in grado di cambiare davvero quest'Europa, puntando all'Europa dei popoli, a un'Europa sociale, che è ben diversa dall'Unione europa che abbiamo di fronte, con tutti i suoi guasti". Parte da qui, insomma, la sfida del Partito comunista italiano all'Ue, con la volontà di partecipare a questo appuntamento elettorale per far arrivare a Bruxelles le sue istanze di cambiamento, riassunte in un simbolo storico solo leggermente rivisto. Con la speranza che sulle firme si riesca a fare un - laicissimo e umanissimo - miracolo.

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