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martedì 9 aprile 2019

In attesa del Viminale, la Dc blocca la Dc: "Via quel simbolo dalle elezioni"

Domani saranno rese note le decisioni del Ministero dell'interno sull'ammissibilità dei contrassegni presentati in vista delle elezioni europee del 26 maggio 2019. Vale la pena attendere gli esiti della valutazione, senza prodursi in troppi pronostici; si può però già pensare che le bocciature (temporanee) legate espressamente ai simboli saranno ben poche, mentre potrebbero essere di più - e non prevedibili, visto che non è dato sapere quali documenti siano stati depositati da ciascuna forza politica - quelle generate da una documentazione incompleta. 
Tra i pochi casi certi di invito alla sostituzione, tuttavia, c'è quello relativo al contrassegno della Democrazia cristiana, depositato in nome e per conto del partito che si riconosce nella segreteria di Renato Grassi, successore di Gianni Fontana. La bocciatura dovrebbe arrivare "a prescindere", per "colpa" della presenza dello scudo crociato che potrebbe innescare una confusione con l'Udc (che è presente con alcuni eletti in Parlamento, sia pure sotto il segno composito di Noi con l'Italia - Udc); si è però saputo che sul tavolo del Viminale è arrivato anche un esposto direttamente dalla Dc. Non, ovviamente, la Dc di cui si diceva, ma il comitato iscritti alla Dc del 1993, guidato da Raffaele Cerenza e Franco De Simoni.
Costoro, ritenendo di essere legittimati a "rappresentare la Democrazia Cristiana", si sono formalmente opposti alla possibile ammissione dell'emblema - il quinto depositato in questa #maratonaViminale - ricordando che presso il Tribunale di Roma è pendente un processo (avviato nel 2017) seguito all'impugnazione degli atti della famosa assemblea tenutasi all'hotel Ergife a Roma il 25 e 26 febbraio 2017, durante la quale era stato eletto segretario dell'associazione Gianni Fontana; Cerenza e De Simoni, peraltro, nel frattempo avevano impugnato davanti allo stesso tribunale anche gli atti del successivo "congresso" che ha eletto Grassi alla segreteria, lamentando irregolarità nelle procedure di convocazione (in sede processuale, tra l'altro, si è scoperto che la persona scelta per il ruolo di segretario amministrativo, certo Nicola Troisi, sarebbe residente a Durazzo in Albania, cosa che ha complicato le procedure di notifica degli atti).
L'esposto-opposizione al Ministero è stato presentato "a titolo di collaborazione con codeste Istituzioni pubbliche incaricate della gestione delle liste elettorali nazionali e regionali affinché valutino l’adozione di qualsiasi opportuno provvedimento nel caso di specie, anche
in via di autotutela", ma anche per "non prestare acquiescenza in nessuna sede alle iniziative attuate" da Grassi, Troisi e altri, in attesa che il tribunale decida sui contenziosi ricordati. "Ci sono già sentenze che hanno accertato che quella associazione - la Dc Grassi-Fontana, ndb - non è in alcun modo erede della Dc storica e che quindi non può utilizzarne i simboli né il nome. Fino a quando non si terrà un congresso unitario con gli iscritti Dc del 1993 - si legge in una nota di Cerenza - nessuno potrà utilizzare i simboli e il nome della Dc storica. La nostra associazione è sempre vigile. E sarà molto attenta anche nella verifica della validità delle firme che devono essere presentate a sostegno della lista" (anche se, vista la presenza del simbolo del Ppe, è probabile che i presentatori della lista non pensino affatto di presentare firme). 
In poche parole, non bastasse la sola esistenza dell'Udc, il compito di impedirle alla Dc la corsa alle elezioni se l'è assunto un'altra Dc: una situazione in apparenza paradossale, ma giuridicamente fondata, cui studiosi e curiosi hanno ormai fatto l'abitudine.

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