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mercoledì 24 aprile 2019

#RomanzoViminale: i simboli che non abbiamo visto al Ministero

Smaltita dopo un paio di settimane la "sbornia" da deposito di contrassegni al Viminale, restano i ricordi di quella manciata di ore, le impressioni generate da ciò che volta per volta (e, quasi sempre, con molta, molta calma) è finito esposto nel corridoio del piano terra e, in fondo, anche un po' di rammarico. Rammarico per i simboli che ci si aspettava di veder arrivare - o, molto più spesso, tornare - sul fondo nero delle bacheche e sotto le loro coperture di plexiglas. Già, perché quegli emblemi in questi giorni non li ha raccontati nessuno, non hanno avuto l'attenzione di un flash, di una telecamera, di un taccuino - ce ne sono ancora! - o di un dito pigiato su un tablet. 
L'anno scorso, proprio per restituire un po' di visibilità almeno ad alcuni di coloro che non avevano trovato la strada del Viminale, questo sito aveva inventato una finta bacheca in cui inserire una decina di simboli: invece che un Salon des Refusés (sullo stile di quello voluto da Napoleone III), un ancor più ardito Salon des jamais arrivés. Quest'anno, dopo l'ulteriore calo degli arrivi al ministero, sembra giusto fare lo stesso, con qualche conferma (di simbolo o di persona) e vari ingressi, vecchi, nuovi o nuovissimi: la bacheca è stata riempita a piena discrezione dell'amministratore della pagina e di alcuni suoi collaboratori, rigorosamente #drogatidipolitica. Nella speranza che prima o poi a qualcuno degli assenti qui celebrati venga voglia di tornare o varcare per la prima volta i cancelli di piazza del Viminale.

* * *

1) La Luce del Sud

In apertura di questa carrellata, una domanda sorge spontanea e, volendo, quasi urgente: ma tra i simboli apparsi per la prima volta in bacheca prima delle elezioni politiche del 2018, che fine ha fatto La Luce del Sud, il manifesto simbolico del Lucentismo di Giusy Papale? Come ha potuto il Viminale sopravvivere senza ospitare di nuovo il passaggio e l'affissione dell'emblema il cui programma si riassume nella massima "Fare, sempre fare, eternamente fare e dire, sempre dire, eternamente dire agli altri quello che vuoi sia fatto e detto a te stesso"? Quale spazio ci sarà per le Isole della Felicità concepite da Giusy Papale? Ma soprattutto, che ne è dell'offerta di 5mila euro sul quadro del simbolo fatta da Makkox a Propaganda Live a nome di Marco Damilano? Che il simbolo non sia arrivato al Ministero perché se l'è comprato lui?


2) Lista civica nazionale "Io non voto"

Da un'assenza fresca fresca a un habitué della fila viminalizia, che anche quest'anno ha "marcato visita". Nemmeno questa volta, infatti, tra i primi a depositare il proprio simbolo si è visto Carlo Gustavo Giuliana, con la sua mitica lista civica nazionale "Io non voto", che invece cinque anni fa, assieme ad altri due compari di fila, ha tenuto salde le posizioni della sua proposta politica. Lui, interrogato appositamente pochi giorni prima della due giorni romana, ha preannunciato la sua assenza, assicurando di voler tenere in caldo il suo simbolo pervinca-nero (molto palermitano) per le elezioni politiche, che potrebbero non tardare più di tanto. Nella sempre maggiore consapevolezza che il partito del non-voto è sempre più imbattibile in quest'Italia del Terzo Millennio (e se arriveranno le liste, sarà divertente l'esperienza situazionista di sapere che qualcuno voterà "Io non voto").


3) No Euro

Proprio come l'anno scorso, i veri #drogatidipolitica hanno sentito la mancanza al Viminale di uno qualunque della lunga sequela di emblemi prodotti da Renzo Rabellino e dalla sua "banda": cinque anni fa, in effetti, al mattino in fila c'era lui con il suo gruppo (compreso l'inesauribile Gianluca Noccetti), pronto a portare la Lista dei Grilli parlanti, Lega Padana, Pensionati e invalidi (per conto di Luigina Staunovo Polacco) e - soprattutto - Chiamiamolo per il Piemonte, anticipazione di ciò che non sarebbe stato alle regionali (non per loro volontà). Questa volta, trattandosi di elezioni europee, è giusto rappresentare Rabellino & co. con l'emblema più semplice, diretto e attinente: No Euro, contro la moneta privata della Bce e il signoraggio.


4) Liberaldemocratici

Altro soggetto perfettamente a suo agio in ambito politico che diserta da troppo tempo i corridoi del Viminale (l'ultimo suo avvistamento risale al 2013) è Marco Manuel Marsili. Questa volta, tuttavia, non lo si vuole rappresentare e richiamare con la sua ultima creatura politica, ossia i Pirati (peraltro già ammessi nel 2013 pur in presenza del Partito pirata), bensì con la sua creatura politica più raffinata e interessante, i Liberaldemocratici. Non solo l'emblema si sarebbe ben prestato a una competizione di rango europeo, ma quel bird of liberty che rimanda tanto ai LibDem britannici avrebbe addirittura potuto - visto l'andazzo delle ultime settimane - correre senza firme (e figurarsi se il Pirata liberaldemocratico avrebbe avuto problemi a dare prova di un'affiliazione...)


5) Partito delle buone maniere

Altra assenza molto sentita quest'anno, dopo la presenza vulcanica del 2018, è stata quella di Giuseppe Cirillo, alias Dr. Seduction: stavolta dunque niente strisce pedonali portatili, niente pastarelle, niente caciocavalli per ravvivare l'atmosfera dell'austero - e più regolamentato del solito - corridoio viminalizio. E pensare che il simbolo pronto c'era già: nessuna riedizione di Preservativi gratis o del Partito degli impotenti esistenziali, ma una nuova variazione del Partito delle buone maniere, con due volti che si guardano con educazione (si vede che ce n'è molto bisogno) al posto della mano guantata che porge un fiore. Un simbolo, tra l'altro, che dovrebbe partecipare a una delle prossime regionali e alle amministrative (per lo meno di Caserta): quell'appuntamento il dottor Cirillo non lo mancherà.


6) M.E.T. - Movimento per l'economia e il territorio

Ormai da cinque anni i funzionari dei servizi elettorali del Ministero dell'interno non vedono Marco Di Nunzio, cioè da quando alle scorse europee non gli venne in mente di depositare il simbolo di Forza Juve - Bunga Bunga - Usei (prima che al quarto piano del Viminale piombasse una diffida grande così della Juventus e, dopo aver riammesso con difficoltà il contrassegno modificato chissà da chi, si decidesse di aggiungere a tutte le successive Istruzioni sulla presentazione delle candidature il "comma Di Nunzio" che vietava l'inserimento di marchi di società "anche calcistiche"). Eppure stavolta Di Nunzio, l'Eroe simbolico dei Due Mondi, aveva a disposizione il simbolo più sobrio della sua carriera, quello del Movimento per l'economia e il territorio: talmente sobrio che, alle ultime comunali in cui è stato presentato, non lo ha votato quasi nessuno. Ma nelle bacheche ministeriali non avrebbe certo sfigurato...


7) Sempre in piazza - Il presenzialista televisivo

Questo simbolo, diciamo la verità, è stato il più vicino in assoluto, tra quelli ospitati in questa bacheca des jamais arrivés, ad arrivare nel posto in cui tutti si sarebbero fermati a guardarlo. Già, perché Mauro Fortini, uno dei recordman di passaggi televisivi all'interno dei telegiornali e non solo, alle 8 dell'8 aprile era sulla piazza del Viminale pronto al deposito: aveva fatto stampare una copia del suo simbolo - concepito da lui e realizzato, anche qui, chissà da chi - denominato Sempre in piazza - Il presenzialista televisivo, che in un cerchio riassumeva tutta la sua filosofia, con tanto di penna arancione, ferma ma pronta a essere mossa con perizia. Pare che il simbolo e il suo protagonista siano arrivati fino al cancello del Ministero e poi siano stati allontanati dallo spettro della burocrazia; in ogni caso, c'è da giurarci, l'ingresso dell'anticamera elettorale è solo rimandato. Magari alle prossime politiche (e con le telecamere che stavolta cercheranno proprio lui).


8) Movimento sociale Fiamma tricolore

Nel 2018 il simbolo era in qualche modo presente all'interno del cartello Italia agli italiani (assieme a Forza Nuova); questa volta, invece, come nel 2014, il simbolo del Movimento sociale Fiamma tricolore non è proprio arrivato in bacheca. Non si è visto né il segretario nazionale Attilio Carelli, né alcuna persona delegata da lui. Così la goccia tricolore seghettata è rimasta fuori e l'area di estrema destra è rimasta rappresentata solo dal cartello Destre unite - CasaPound e da Forza Nuova; tra il 1996 e il 2013, invece, l'emblema non era mai mancato, anche quando le liste non erano in progetto. Chissà se, prima o poi, qualcuno deciderà di farlo tornare...


9) Federazione nazionale dei Verdi-Verdi

Tra i leoni d'Italia, venetisti o valdostani, la testuggine ottagonale, le colombe, le aquile fiammesche e i cavalli in volo, qualcuno non riesce proprio a farsi una ragione dell'assenza ormai decisamente prolungata dell'orsetto che sorride e saluta della Federazione nazionale dei Verdi-Verdi. Il partito ideato e guidato dal piemontese Maurizio Lupi, in effetti, è comparso l'ultima volta nel 2006, anche se il fondo era blu e il nome era diventato Ecologisti democratici - L'ambienta-Lista (per la bocciatura da parte dell'Ufficio elettorale centrale nazionale, che aveva rilevato la somiglianza con i Verdi). Dal 2014 il soggetto politico non è più nemmeno nel consiglio regionale del Piemonte: possibile che nessuno abbia voglia di vederlo di nuovo su bacheche, manifesti e schede?


10) Italia dei valori

Nel 2014 il simbolo era tornato nelle bacheche viminalizie perché, forte dei parlamentari europei eletti nel 2009, le sue liste avrebbero potuto correre senza raccogliere firme a quelle elezioni europee. Già nel 2018, invece, l'Italia dei valori, guidata da Ignazio Messina e senza più la presenza - anche solo nel simbolo - del suo fondatore Antonio Di Pietro, aveva scelto di non comparire nemmeno tra gli emblemi depositati a mero scopo cautelativo. Evidentemente nessuno ha sentito il bisogno di dare nuova visibilità al gabbiano arcobaleno che fin dall'inizio ha caratterizzato la vita del soggetto politico. Non è dato sapere se si tratti di un arrivederci o se il volo sia definitivo: da queste parti, ovviamente, si spera di no.


11) Democrazia cristiana

Non si può ovviamente dire che a queste elezioni fosse assente una Democrazia cristiana, come ben sa chi ha seguito la storia delle impugnazioni e delle decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale e dei giudici amministrativi. A mancare questa volta è la Dc con lo scudo crociato arcuato, di gusto più risalente e a fondo bianco, il simbolo che nel 2014 fu depositato tanto da Pellegrino Leo (in quanto iscritto alla Dc mai sciolta), quanto soprattutto da Angelo Sandri, che da Cervignano del Friuli scese cinque anni fa con tanto di cravatta scudocrociata, pronto a difendere le proprie ragioni di segretario politico. Entrambi hanno "marcato visita" nel 2018 e questa volta hanno fatto lo stesso: che stiano preparando qualche colpo ad effetto per le prossime politiche?


12) W la Fisica

Non si avverte solo l'assenza di Giusy Papale, ovviamente: tra le new entry del 2018, accanto ai Free Flights to Italy, ai 10 volte meglio, al Partito Valore umano e al Rinascimento sgarbiano, spicca l'assenza di W la Fisica. Il simbolo presentato da Mattia Butta, perfetto esemplare della corrente del bianconerismo (spruzzato di essenzialismo e geometrianaliticismo), l'emblema che più di tutti colpì Roberto Calderoli e deluse una cospicua parte di italiani che non lo trovarono sulle schede (si presentò solo all'estero), questa volta non è comparso nemmeno nei dintorni del Viminale. Un vero peccato, perché il bisogno di una cultura scientifica più diffusa e vissuta non è affatto calato, anzi, se possibile è raddoppiato. Forza Butta, l'Italia ha bisogno di te e gli appassionati di politica pure...


13) Nuovo Psi

I frequentatori di questo blog, già alla sera del 7 aprile, lo avevano notato subito: quest'anno in bacheca non c'è nemmeno un garofanino piccolo così. A mancare, soprattutto, è stato il simbolo del Nuovo Psi di Stefano Caldoro, l'unico che - pur avendo decisamente ridotto la presenza elettorale - manteneva con continuità l'uso del fiore dei socialisti craxiani e post-craxiani (non con particolare gioia del Psi). Si tratta della prima assenza del garofano caldoriano, sempre presente al Viminale dal 2006 (mancò solo sulle schede nel 2009, per l'estromissone da parte dell'Ufficio elettorale nazionale): mancanza di tempo, di interesse o semplicemente ci si prepara per appuntamenti di maggior interesse nazionale?


14) Sì Tav - Lavoro - Grandi opere - Maie

Questo simbolo rappresenta, se si vuole, una piccola eccezione. Non è stato finora usato e probabilmente non lo sarà mai, ma qualcuno lo aveva seriamente concepito con l'idea di partecipare alle elezioni regionali piemontesi e, magari, di correre anche a quelle europee. Bartolomeo Giachino, tra i fondatori dell'associazione Sì lavoro, ne avrebbe approfittato per dare risonanza anche al suo messaggio Sì Tav e al sostegno alle Grandi opere. Certo, per correre alle europee sarebbe stato necessario raccogliere le firme oppure ospitare nel contrassegno il simbolo di una forza esente. Come il Maie, che nel 2009 aveva esonerato i Liberal Democratici e nel 2014 aveva fatto lo stesso con Io cambio. Quest'anno, per la prima volta, né il Maie né l'Usei sono finiti su alcun emblema per attribuire l'esenzione: se questo da una parte si spiega con la strada dei partiti europei (di cui si è ampiamente parlato), varrebbe la pena chiedersi come mai nessuno stavolta abbia scelto la via latinoamericana.


15) Democratici di sinistra

La nostra fantabacheca si chiude con un partito che non opera più, ma esiste ancora: sulle schede non finisce più dal 2008 (compreso), ma per anni ha continuato a comparire nei corridoi del Ministero dell'interno. Sì, perché prima - nel 2008 e nel 2009 - il simbolo dei Democratici di sinistra veniva portato da Barletta dal gruppo di Antonio Corvasce che voleva continuare a essere diessino senza essere del Pd (ma Viminale e magistrati di cassazione sbarravano la strada a quell'emblema); nel 2013 e nel 2014 è stato fatto depositare per sicurezza da Ugo Sposetti, tuttora legale rappresentante di ciò che resta dei Ds, proprio per evitare sorprese. L'anno scorso e quest'anno, invece, nessuno ha portato la Quercia (e stavolta neanche la Margherita si è vista, forse perché non c'era un Dellai che avrebbe voluto usarla e da cui qualcuno voleva cautelarsi). Eppure è bene ricordarsi, ogni tanto, che in Italia sciogliere un partito è un procedimento maledettamente difficile e, soprattutto, lunghissimo: le querce, del resto, alla longevità sono abituate.

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