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venerdì 29 aprile 2016

Le liste "molto colorate" (ma non tutte) di Giachetti

Quando ha reso note le liste a proprio sostegno, consegnandole a Rosy Bindi, Roberto Giachetti aveva in qualche modo divulgato anche i loro simboli, ma in rete era difficile distinguerli a dovere, visto che circolavano solo come miniature: era già stato reso noto l'emblema della lista di Radicali, così com'era abbastanza facile immaginare quelli del Pd, dei Verdi e dell'Italia dei valori. Le altre tre liste, invece, avevano una grafica da approfondire, per valutarne pure i dettagli: ora è possibile leggerle meglio.
Quella più intuitiva, in realtà, è quella di Una Rosa per Roma - Laici civici socialisti. La stilizzazione del fiore, infatti, ha decisamente qualcosa di familiare: le foglie somigliano a quelle della rose au poing adottata da Mitterand in Francia nel 1971, disegno che a Craxi sarebbe piaciuto per il suo Psi degli anni '80 (peccato che dalla metà del decennio precedente fosse già "occupato" dal Partito radicale e che solo nel 2006 - con il cartello elettorale della Rosa nel Pugno - sia stato sfiorato anche solo per qualche mese dai socialisti d'Italia). La corolla del fiore, invece, è quella della rosa realizzata nel 1994 da Ettore Vitale (e recuperata negli anni recenti dai Giovani socialisti) per cercare di far dimenticare - senza riuscirci, va detto - l'epoca craxiana del garofano; rispetto ad allora, tuttavia, i petali sono proposti in molti colori, sia per differenziarsi dal disegno originale, sia per indicare l'apporto di forze diverse rispetto al Psi, con riferimento ai "laici" e ai "civici" non strettamente di fede socialista. Il risultato grafico finale non è memorabile (rispetto alle due rose originali, il fiore frutto della fusione sembra mancare in qualche modo di "coerenza"), ma l'uso di colori di questo emblema lo rende, se non altro, inconfondibile.
Non si presenta meno colorato, a dire il vero, l'emblema della lista personale di Giachetti, battezzata con l'hashtag "#RomaTornaRoma", già usato come slogan in questi giorni; le tre parole sono scritte con rilievo sempre maggiore, per dare l'idea del percorso e, volendo, dei miglioramenti che si spera di ottenere. Il colore non è tanto il Terra di Siena che tinge la circonferenza, l'hashtag e il nome stesso della lista (caratterizzato dalla "e" di Giachetti arancione e curvilinea che da settimane marchia tutte le sue grafiche elettorali), ma quello delle bande che compongono il segmento circolare inferiore. Nessun colore primario, ma un'ipotetica scala di sei tinte che muovono un po' il simbolo e riprendono - anche qui - i temi grafici già sperimentati nelle settimane scorse nella comunicazione del candidato.
Da ultimo, un altro raggruppamento merita un minimo di attenzione: si tratta della lista Più Roma, che di per sé fa capire poco su chi siano i suoi demiurghi. Qualcosa di più si intuisce leggendo la specificazione "Democratici e popolari": informandosi si scopre che alla sua nascita hanno contribuito varie fonti cattoliche e vari personaggi politici, da Giuseppe Fioroni al demosolidale (ex margheritino, poi montiano e oliveriano) Lorenzo Dellai, fino a Bruno Tabacci, ciò che resta del gruppo di Scelta civica, la Comunità di Sant'Egidio e persino Francesco Rutelli. "Più Roma", piuttosto che accrescere o magnificare la città, sembra rimarcare l'esistenza di varie città di Roma, diverse realtà che vanno conosciute e aiutate; la stessa espressione, peraltro, può facilmente riferirsi anche all'esigenza di accrescere il senso di comunità. E se la lista si configura come formazione della "nuova cittadinanza", graficamente il legame con la storia e la cittadinanza sembrerebbe assicurato dalla stilizzazione ben fatta della pavimentazione di Piazza del Campidoglio e posta in basso. Curiosità: i tre simboli appena visti presentano font del tutto diversi tra loro, senza che ci sia una vera "regia grafica": in questo senso, dunque, alcuni miglioramenti si possono fare.

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