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venerdì 22 aprile 2016

Napoli, con Lettieri rispunta Samorì (e non solo)

Qualche momento di gloria l'aveva vissuto tra il 2012 e le elezioni del 2013, come potenziale leader del centrodestra, alla guida dei suoi Moderati (italiani) in rivoluzione; lo si era visto in lista con Forza Italia alle europee del 2014, ma dopo di Gianpiero Samorì si erano perse le tracce (non per tutti a dire il vero, ad esempio per certi cronisti, anche di giudiziaria). Il politico modenese rispunta ora, a svariati chilometri di distanza: fa riferimento a lui, infatti, la lista Napoli positiva, abbinata all'emblema "nazionale" dell'associazione Italia 20.50 di cui appunto Samorì è presidente. Il suo vice è Arturo Diaconale, attuale consigliere d'amministrazione della Rai e da anni direttore del quotidiano L'Opinione: non a caso, "sottotitolo" dell'associazione è "la nostra Opinione", che riprende nella grafica della "O" la testata del giornale (la sede, del resto, coincide con quella dell'Opinione).
Il gruppo, ovviamente si colloca nel centrodestra: anzi, è nato a novembre proprio con lo scopo di "riunire le varie sensibilità politiche all'interno del centrodestra e di tutti coloro che si oppongono attraverso la propria azione politica al renzismo dilagante" (tra i gruppi fondatori, Rete liberale, Fare Ambiente. Tribunale Dreyfus delle garanzie e dei diritti umani e Vittime della Giustizia e del Fisco, gruppo che fu già di Diaconale; tra i primi sodali, anche Francesco Schittulli). A Roma alcuni candidati saranno inseriti nella lista di Forza Italia; a Napoli, invece, correrà una lista autonoma nella coalizione di Gianni Lettieri, diventando dunque l'ennesima formazione a suo sostegno (ma anche De Magistris, come si vedrà non scherza affatto).  
Al di là delle dichiarazioni a suggello dell'appoggio ("Lettieri viene dal mondo del lavoro, sa cosa vuol dire lavorare, affrontare quotidianamente problemi e successi. Il 97% dei parlamentari e dei sindaci non ha mai lavorato e non conosce nemmeno lontanamente la vita reale"), colpisce proprio il ritorno sulla scena pubblica di Samorì. Il simbolo scelto colloca il logo dell'associazione - un logo che guarda al futuro, intendendo i numeri come 2050, ma si rivolge anche soprattutto ai giovani e a chi lo è stato fino all'altro ieri - in una cornice che trasuda centrodestra di matrice berlusconiana da tutti i millimetri: lo dice l'arcobaleno-sentiero tricolore che sta circa a metà del cerchio, lo dice il fondo azzurrino/blu sfumato che sta nella parte bassa del fondo; le sedici stelle sul contorno interno, più che comunicare qualcosa di particolare, rimandano a esperienze del passato come a quella di Rinnovamento italiano (ma non solo). 
Con Lettieri ci sarà anche la lista Pensionati d'Europa, il gruppo nato giusto in Campania nel 2013 e guidato da Fortunato Sommella e già visto nelle bacheche dei simboli alle elezioni europee del 2014. Non si tratta ovviamente del Partito pensionati, da anni saldamente nelle mani di Carlo Fatuzzo; anzi, coloro che hanno fondato il soggetto politico e giuridico in gran parte hanno lasciato il Partito pensionati, non condividendone i metodi, ma certamente le battaglie e le persone da tutelare. Nessuna modifica, a quanto si sa, rispetto al simbolo originale, che porta la parola "Pensionati" in rosso e grosso su fondo azzurro, quando la parte inferiore è blu (con il passaggio cromatico "sfumato"), porta dodici stelle e contiene la dicitura "d'Europa". Il voto degli ultrasessantacinquenni a Lettieri sarà assicurato oppure no?

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