Post in evidenza (clicca sull'immagine e firma la petizione)

Ci metti la firma? Idee e proposte per un acceso più equo alle elezioni

sabato 2 aprile 2016

Radicali, una scelta grafica riconoscibile

Mentre ci si avvicina alla presentazione delle liste - ma c'è ancora un certo tempo per prepararle e raccogliere le firme - sul tavolo delle elezioni amministrative c'è una certezza in più: nelle grandi città sulla scheda gli elettori troveranno un simbolo radicale. Sicuramente ci sarà a Milano e a Roma, mentre a Napoli si sta verificando la possibilità di formare una lista. Ovviamente l'emblema non poteva essere quello dei Radicali italiani, se non altro perché all'articolo 1 dello statuto si legge chiaramente che "Radicali italiani in quanto tale e con il proprio simbolo non si presenta a competizioni elettorali": per la campagna denominata "Il cambiamento radicale", in realtà, il cambiamento radicale è iniziato proprio dal contrassegno, decisamente nuovo rispetto a quelli delle liste presentate negli ultimi vent'anni. 
Il simbolo presentato ieri in conferenza stampa, nella sede di via di Torre Argentina, è infatti questo: una circonferenza gialla, fondo bianco con al centro la parola 'radicali' scritta in nero e sottolineata a pennellate in blu, rosso, giallo e verde; nella parte inferiore si leggono in blu le parole "Federalisti Laici Ecologisti". Niente fondo giallo, niente fascia blu con le stelle europee per evocare gli Stati Uniti d'Europa, niente simbolo della pace o riproduzioni piccole o grandi della rosa (con o senza pugno). Si è fatta la scelta di non inserire simboli identitari, ma di puntare tutto sul brand "radicali", sottolineandolo in vari colori, un po' come una bandiera della pace o quella LGBT: alla fine, il risultato grafico è buono, senza affollamenti poco gradevoli o scritte troppo pesanti (quello che era accaduto, al contrario, con la lista Amnistia giustizia libertà nel 2013). 
E' stato del resto lo stesso segretario dei Radicali italiani, Riccardo Magi, a spiegare come la scelta sia caduta su un simbolo "semplice e riconoscibile", scandito dai colori primari, in gran parte spiegati: il blu "corrisponde ai movimenti liberali", il giallo "è il colore storico che abbiamo usato negli ultimi vent'anni" e il verde è il colore dell'ecologismo. Gli stessi aggettivi adagiati sul fondo della circonferenza, "fanno tutti parte della storia Radicale, ma rappresentano anche un'apertura ad altri soggetti: alla società civile e a personalità che possano partecipare". Per Magi occorre (e c'è spazio per creare) un movimento che sia "insieme radicale nei diritti civili, quindi laico, e anche federalista europeo, cioè che creda che vadano trovate delle soluzioni per rilanciare il progetto di Europa unita: gli Stati Uniti d'Europa", unica via contro la scelta di affrontare le emergenze ognuno per sé; gli stessi radicali si dicono "ecologisti convinti", senza dire "no a tutto" (ricordando le iniziative referendarie sulla mobilità sostenibile messe in piedi a Roma e a Milano negli ultimi anni). 
L'emblema avrà una collocazione variabile: a Milano servirà a sostenere la candidatura a sindaco di Marco Cappato, consigliere comunale uscente; a Roma, invece, la lista radicale farà parte della coalizione di Roberto Giachetti, che risulta tuttora iscritto al Partito radicale transnazionale e al quale vengono proposti i dodici punti del programma "Il Cambiamento radicale, una scelta per Roma". Se dalle urne uscirà un buon risultato, probabilmente il simbolo concepito per queste elezioni avrà vita lunga: le premesse per una buona riconoscibilità ci sono tutte.

Nessun commento:

Posta un commento