martedì 21 giugno 2022

Insieme per il futuro: nome vecchio (e non fortunato) per Luigi Di Maio

Era inevitabile che l'indiscrezione - poi confermata dall'interessato - secondo la quale nuovi gruppi parlamentari legati a Luigi Di Maio sarebbero stati in via di costituzione con il nome Insieme per il futuro attirasse l'attenzione di molte persone, a partire ovviamente dai #drogatidipolitica. Ovviamente al momento non si parla di un simbolo, anche se potrebbe nascere in seguito (spesso comunque i gruppi e le componenti hanno visto la luce prima dei rispettivi simboli; alle volte - come avvenne con Insieme per l'Italia - il simbolo non è mai stato creato). Di certo, però, si può già dire che il nome scelto, ove non cambiasse, non è affatto nuovo: ci sono numerosi esempi a livello locale, a volte felici, a volte molto meno (anche in termini di opportunità).

Un nome già usato 50 volte in 4 anni

Una sentenza definitiva e piuttosto dura sul nome scelto dai parlamentari vicini a Di Maio è stata resa poche ore fa da Giovanni Sasso, direttore creativo di Proforma: "Quando ci chiedono di creare il nome di una nuova forza politica, che sia un partito o una piccola lista comunale, la prima cosa che facciamo è scartare due sostantivi, perché così tanto sentiti e utilizzati in passato che hanno ormai perso ogni potere evocativo, diventando irreversibilmente vuoti e retorici. I due sostantivi sono 'insieme' e 'futuro'". Anche quest'anno, per dire, il nome "Insieme per  il futuro" figura quattro volte tra le liste presentate alle elezioni amministrative di quest'anno: sulle schede è stato trovato a Castiglione Messer Marino (Ch), con nonno e nipotino davanti al paese; San Marco dei Cavoti (Bn), con una veduta del paese in bianco e nero stretta tra due mani gialle e blu; Visciano (Na), con un girotondo di persone arcobaleno al centro e una corona gialla intorno; Torella del Sannio (Cb); stesso girotondo, tra due pecette biancoverdi sfumate, anche se qui il nome ha i puntini di sospensione (Insieme per... il futuro). Completano il quadro dei nomi visti sulle schede quest'anno due nomi decisamente simili: Insieme per un futuro visto a Bagnara Calabra (Rc) e Insieme verso il futuro, comparso invece tra le liste presentate ad Arena, sempre in Calabria, ma stavolta in provincia di Vibo Valentia.
La stessa osservazione, ovviamente, si potrebbe fare per gli anni precedenti: il sito del Ministero dell'interno mette ancora a disposizione gli elenchi delle liste ammesse nei tre anni precedenti. Uno sguardo approfondito - condotto anche grazie alle ricerche di Massimo Bosso - ha permesso di trovare liste denominate "Insieme per il futuro" (magari abbinate al nome della singola località) alle elezioni amministrative dei seguenti comuni:  
8 liste nel 2021Alpago (Bl), Civita d'Antino (Aq), Guardiaregia (Cb), Montorio Romano (Rm), Pereto (Aq), Pettoranello del Molise (Is), San Michele al Tagliamento (Ve), San Potito Sannitico (Ce);
4 liste nel 2020Casalciprano (Cb), Castronuovo di Sant'Andrea (Pz), Maropati (Rc), Torriglia (Ge) - a queste si può aggiungere Insieme verso il futuro a Collarmele (Aq);
34 liste nel 2019: Albenga (Sv), Alfiano Natta (Al), Alonte (Vi), Bagno di Romagna (Fc), Bargagli (Ge), Bassano Bresciano (Bs), Braone (Bs), Cantalupo in Sabina (Ri), Casargo (Lc), Castelverrino (Is), Cerreto Di Spoleto (Pg), Cerrina Monferrato (At), Cortiglione (At), Drapia (Vv), Gradoli (Vt), Loro Piceno (Mc), Marzano Appio (Ce), Mattie (To), Missanello (Pz), Montalto Uffugo (Cs), Montano Antilia (Sa), Ottobiano (Pv), Paderno Ponchielli (Cr), Pomaretto (To), Robella (At), Roccabianca (Pr), San Giorgio Monferrato (At), San Giovanni In Galdo (Cb), San Lorenzello (Bn), San Martino Canavese (To), Sant'Angelo Trimonte (Bn), Villanova del Battista (Av), Zerbo (Pv),  Zovencedo (Vi) - a queste si può aggiungere  Insieme verso il futuro a Mompeo (Ri).
In tutto, senza contare le versioni molto simili (per non parlare di altre combinazioni non troppo distanti nel significato: Per il futuro, Uniti verso il futuro, Futuro insieme...), solo negli ultimi quattro anni (compreso il 2022) di liste denominate "Insieme per il futuro" se ne contano ben 50: ovviamente il 2019 fa la parte del leone, visto che è l'anno con il turno più nutrito di elezioni amministrative.

Una scarsa novità a portata di tastiera

Si potrebbe sostenere che giusto i #drogatidipolitica (o i "Malati di politica" dell'omonima pagina Facebook) possono andare a spigolare nelle vecchie elezioni l'esistenza di altre liste con lo stesso nome. Anche ammesso che sia vero, per verificare come l'espressione "Insieme per il futuro" sia priva tanto di novità quanto di capacità distintiva basta ricorrere alla tastiera e a un motore di ricerca. Chi scrive ha provato a cercare su Google "Insieme per il futuro" e a guardare le occorrenze: ebbene, nella prima decina di risultati offerti, sono sbucate almeno sei liste presentate negli ultimi anni in altrettanti comuni.
In particolare, la ricerca ha offerto pagine relative a liste presentate - seguendo l'ordine di apparizione offerto allo scrivente - a Bargagli (Ge) nel 2019, al Castronuovo di Sant'Andrea (Pz) nel 2020, ad Alpago (Bl) 2021, a Godrano (Pa) nel 2020 (lista che non fa parte dell'elenco precedente, visto che non comprendeva la Sicilia), a San Michele al Tagliamento (Ve) nel 2021 e a Montegalda (Vi) nello stesso anno. 
Come si vede, i simboli sono profondamente diversi tra loro, pur restando uguale il nome (anche solo come parte di una denominazione più ampia). Basta questo, a ben guardare, a sconsigliare l'uso di quest'etichetta per distinguere un nuovo gruppo parlamentare e politico a livello nazionale. 

Precedenti di non buon auspicio

Guardando i simboli che sono stati presentati quest'anno, qualche soggetto particolarmente attento avrà forse provato una sensazione di déjà vu, ovviamente con piena ragione. Insieme per... il futuro (anzi, a voler esercitare un'estrema precisione, "Insieme per... ... il futuro") è stata una presenza fissa negli ultimi anni nella rubrica Simboli "sotto i mille" curata da Massimo Bosso. Il simbolo con il girotondo umano color arcobaleno, stretto tra due cartigli verdi sfumati con il nome della lista, è infatti comparso puntualmente nelle elezioni di vari comuni con meno di mille abitanti - nei quali, com'è ormai noto, non c'è bisogno di raccogliere le firme - dal 2016 in avanti, raccogliendo quasi sempre risultati magrissimi. Per chi si fosse perso le varie puntate della saga, si può ricordare che il contrassegno è comparso in provincia di Campobasso a Guardiaregia nel 2016 (8 voti), a Torella del Sannio nel 2017 (zero voti), a Ripabottoni nel 2018 (ancora zero voti; lo stesso emblema è apparso anche a Cesara - Vco - dove invece ha vinto bene), a San Giovanni in Galdo nel 2019 (un solo voto, mentre una lista con lo stesso nome ma altro simbolo ha corso a Castelverrino, in provincia di Isernia, ottenendo 2 voti), a Casalciprano nel 2020 (2 voti); è poi rispuntato a Guardiaregia nel 2021 e - come detto - a Torella del Sannio quest'anno, in entrambi i casi senza racimolare nemmeno un voto.
Si è già avuto modo tante volte di ricordare che molte liste, soprattutto in alcune regioni (e in Molise in particolare), sono presentate senza avere alcun legame con il piccolo paese in cui concorrono e non di rado non ottengono il minimo consenso nelle urne (o conquistano pochissimi voti). Si è anche già visto come il ripetersi di determinati simboli e dei nomi di certe persone candidate faccia supporre che dietro quelle liste esistano fini diversi dalla reale partecipazione alle elezioni (arrivando spesso a identificarli nelle norme che prevedono per coloro che appartengono alle forze di polizia un regime di "aspettativa speciale con assegni" dall'accettazione della candidatura al giorno delle elezioni). Già solo i risultati ottenuti nel corso degli anni da Insieme per... il futuro non sembrano di buon auspicio per un gruppo politico che voglia chiamarsi così; ogni altra considerazione sull'opportunità di usare proprio quel nome, legato alle dinamiche di cui si è parlato, è rimessa alle riflessioni di lettrici e lettori.

La formazione del gruppo, soprattutto in Senato

Luigi Di Maio, in conferenza stampa, ha confermato di lasciare il MoVimento 5 Stelle ("Da oggi inizia un nuovo percorso insieme a persone che hanno scelto di guardare al futuro") e ha precisato che lui e i suoi compagni di avventura "non hanno nessuna intenzione di costruire una forza politica personale, di esibirvi un simbolo, di somministrarvi l'ennesimo manifesto elettorale", ma di intraprendere un cammino, "un'onda che avrà al centro le esperienze territoriali". Avrà però certamente bisogno di formare gruppi parlamentari autonomi, se non altro per avere visibilità e risorse per potere meglio agire in quest'ultima fase di legislatura.
Durante la conferenza stampa non è stato svelato il nome dei nuovi gruppi, anche se lo stesso Di Maio ha ribadito il concetto: "Ai colleghi e amici che sono qui io dico: mettiamoci in cammino 'insieme per il futuro', un futuro che sarà di tutti coloro che vorranno condividere questo progetto". Le virgolette interne alla frase sono nostre, non è dato sapere se fossero scritte nel discorso letto dal ministro degli esteri, ma potrebbero tranquillamente starci. Al di là del nome - per il quale valgono le riserve viste sopra - è però noto che occorrono requisiti precisi per la costituzione, il che non è comunque un aspetto banale. Il tema è già stato trattato altre volte in queste pagine, anche per le sue aderenze alla materia "simbolica", ma vale la pena tornarci una volta di più.
Com'è noto, in questa legislatura alla Camera per formare un gruppo è sufficiente che lo compongano venti deputati: le indiscrezioni circolate quest'oggi andrebbero proprio in questa direzione. Al Senato la questione è più delicata: si è già ricordato più volte che, se fino alla fine della scorsa legislatura, erano sufficienti dieci senatori, a fine dicembre del 2017 si approvò una nuova disposizione regolamentare. Il nuovo testo dell'art. 14, comma 4 continua a richiedere una consistenza minima di 10 senatori, ma aggiunge che ogni gruppo "deve rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall'aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l'elezione di Senatori"; l'art. 15, comma 3 precisa però che possono nascere nuovi gruppi in corso di legislatura (oltre che "risultanti dall'unione di Gruppi già costituiti") purché siano sempre di almeno 10 senatori e corrispondano "a singoli partiti o movimenti politici che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati", dunque uniti nello stesso contrassegno (con una "pulce" o soluzioni simili) o collegati in coalizione.
Ora, è ben noto che questa regola avrebbe dovuto scoraggiare la nascita di nuovi gruppi non legati realmente al risultato elettorale, sicuramente non per dare una "casa parlamentare" a partiti di nuovo conio (cosa che impedirebbe la formazione di un gruppo come Insieme per il futuro); è però altrettanto noto che questa norma ha subito un primo strappo significativo - evidentemente con il consenso dell'istituzione senatoriale - quando si è consentita la nascita del gruppo Italia viva - Psi, grazie alla partecipazione al gruppo di Riccardo Nencini (eletto sì del Psi, ma in un collegio uninominale e assoluta minoranza nel gruppo di Iv). Altre vicende hanno messo a dura prova la tenuta della stessa regola (a partire dalla breve vita del gruppo degli Europeisti). La rigidità di quella norma è saltata però del tutto con la nascita del gruppo CAL (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - Pc - Idv, dopo un primo tentativo durato solo poche ore a gennaio di formare il gruppo CAL - Idv. Quando il sorgere del gruppo è stato autorizzato dalla Presidenza del Senato (il 27 aprile scorso, con annuncio nella seduta successiva), infatti, nessun partito citato all'interno della denominazione del gruppo - allora etichettato come "C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Pc-Idv" - aveva eletto alcun senatore nel 2018 e lo stesso può dirsi oggi, dopo l'aggiunta del riferimento al partito Alternativa. Tanto il Partito comunista quanto l'Italia dei valori in effetti avevano partecipato alle elezioni (il primo autonomamente, il secondo soggetto all'interno del cartello Civica popolare), ma non avevano ottenuto alcun eletto al Senato; tutt'al più, Civica popolare aveva eletto in un collegio uninominale Pier Ferdinando Casini, ma sarebbe stato davvero impossibile considerare una sua "imputazione" all'Idv. 
Dal momento però che la costituzione del gruppo è stata concessa, si deve per forza ammettere che la Presidenza del Senato ha accettato che a rappresentare un partito che aveva partecipato alle ultime elezioni politiche fosse una senatrice o un senatore che aveva aderito in un secondo tempo al partito che diceva di rappresentare, in modo da consentire la nascita di un nuovo gruppo che formalmente rappresenta il partito richiedente, ma contiene nel nome anche altri soggetti politici. Visto che, nel frattempo, Emanuele Dessì ed Elio Lannutti hanno aderito rispettivamente al Pc e all'Idv, la costituzione del gruppo deve per forza essersi basata su questo legame, che in precedenza era già stato considerato sufficiente per far nascere una componente del gruppo misto, secondo un parere espresso dalla Giunta per il regolamento. E se in quell'occasione vari studiosi lamentarono il fatto che, in pratica, si era modificato il regolamento del Senato - che non prevede le componenti - senza seguire le regole previste dal regolamento stesso, oggi non si può non notare che con l'ultima rilettura dell'art. 14, comma 4 di fatto si è completamente annullata la restrizione introdotta nel 2017 nel medesimo regolamento (anche grazie al precedente sulle componenti), ancora una volta senza seguire le procedure prescritte e di fatto replicando una situazione simile a quella creatasi a partire dal 2005 con le componenti del gruppo misto alla Camera (per cui, oltre al requisito del minimo di tre membri, ci si è accontentati che questi "rappresentassero" un partito che aveva partecipato alle precedenti elezioni anche solo sulla base di un "sostegno tecnico", senza essere stati eletti in nome di esso o persino senza essere entrati a farne parte).
Così, a meno di qualche dietrofront nell'interpretazione, se Luigi Di Maio vorrà creare un gruppo al Senato, potrà avvalersi di uno qualunque dei partiti che abbiano partecipato, anche solo "uniti o collegati" alle elezioni politiche del 2018, accostando il suo nome a quello scelto per la nuova articolazione parlamentare, avendo solo l'accortezza di includere nel gruppo almeno una senatrice o un senatore che aderisca a quella forza politica. Potrà farlo in nome dell'interpretazione che ha permesso ad Alternativa - altri fuoriusciti dal M5S - di costituirsi in gruppo. E, ironia della sorte, potrebbe farlo - volendo prendere per buoni alcuni rumors, anche se le voci sono diverse - grazie al simbolo di Centro democratico, che pure non aveva eletto nessuno al Senato nel 2018 (Emma Bonino era indiscutibilmente legata a +Europa): proprio Centro democratico, però, insieme al Maie, aveva consentito la nascita del gruppo degli Europeisti, almeno fino al suo scioglimento alla fine di marzo del 2021. Bruno Tabacci potrebbe così essere di nuovo determinante per la geografia parlamentare italiana, soprattutto grazie alle interpretazioni che, volta per volta, hanno reso davvero lasche regole pensate per essere rigide e invincibili. 

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