mercoledì 27 luglio 2022

Italia sovrana e popolare, il nuovo inizio di Uniti per la Costituzione

Tra i simboli che cercheranno di essere presenti sulla scheda - ma per riuscirci dovranno necessariamente passare attraverso la raccolta firme, non ricadendo in alcuna ipotesi di esonero - va considerato anche quello di Italia sovrana e popolare. Si tratta di un contrassegno piuttosto semplice, dominato dall'espressione "Italia sovrana" scritta in nero, con un inconfondibile carattere Helvetica Bold Condensed (la parola "Italia" è in maggior evidenza, anche grazie alla sua brevità e alla stellina rossa collocata sopra la seconda "i"). Subito al di sotto c'è però appunto la dicitura "è popolare", proposta con una font in stile manoscritto, molto esile (Aliskin): dopo la prima "e" piuttosto piccola e grigia, la parola "popolare" è più grande e di colore rosso, nella stessa tonalità della stellina. Il simbolo si completa con uno scorcio di bandiera italiana leggermente mossa dal vento e visibile solo in piccola parte all'interno del cerchio (si ha quasi l'impressione che questa sia tratta, pur con qualche modifica, dal tricolore visibile nel simbolo del Pci dietro alla bandiera rossa con falce, martello e stella). 
Questo simbolo è stato ufficializzato ieri, dopo che due giorni fa era stato anticipato - in versione "bandiera sventolante" - in un articolo di Alberto Maggi su Affari Italiani. Si tratta comunque dell'evoluzione del progetto politico-elettorale Uniti per la Costituzione, lanciato poche settimane addietro da alcune forze politiche e che in un primo tempo aveva visto circolare anche una prima versione del simbolo con quel nome, tanto netta visivamente nel proporre (soltanto) il proprio nome scritto in bianco maiuscolo su fondo rosso, quanto evidentemente provvisoria (lo suggerivano sia le dimensioni diverse delle tre righe di testo, sia l'uso del carattere Calibri, quello proposto di default da Microsoft Word, qui volto almeno al grassetto).  
Al di là dell'emblema, chi fa parte di questo progetto? Il nucleo è certamente costituito da quattro forze politiche, a un primo sguardo non tutte omogenee tra loro, ma unite dalla fine di giugno in un cammino in cui i valori comuni risultano essere la proclamata adesione totale alla Costituzione della Repubblica italiana (a partire dal netto ripudio della guerra ex art. 11, da concretizzare in prima battuta come opposizione al coinvolgimento dell'Italia "nella guerra della Nato e degli Stati Uniti contro la Russia, denunciando il ruolo subalterno e filoatlantico della Ue"), l'impegno per le libertà "tanto bistrattate durante il periodo del Covid e del green pass", per il lavoro e per il ruolo pubblico dei principali ambiti della società. Queste posizioni si sono tradotte innanzitutto nella contrarietà e nelle manifestazioni contro il governo guidato da Mario Draghi e alle sue scelte in materia di politica internazionale (proponendo l'abbandono della Nato e dell'Unione europea), lavoro, salute. 
La forza politica più nota, tra quelle che hanno concorso prima al progetto Uniti per la Costituzione, poi alla costruzione delle liste di Italia sovrana e popolare, è il Partito comunista, di cui ormai da tredici anni - quando ancora si chiamava Comunisti-Sinistra popolare - è segretario generale l'ex deputato Marco Rizzo. Dalla sua nascita, il partito non aveva mai avuto rappresentanza parlamentare, almeno fino a quando - a novembre del 2021 - il senatore Emanuele Dessì, eletto con il MoVimento 5 Stelle e uscito da quel gruppo dopo il sostegno dato dal M5S al governo Draghi, non ha iniziato a rappresentare il Pc nel gruppo misto di Palazzo Madama. Fin dal 27 aprile, poi, Dessì fa parte del gruppo senatoriale d'opposizione inizialmente etichettato come Cal (Costituzione ambiente lavoro) - Pc - Idv e dal 29 giugno denominato, guarda caso, "Uniti per la Costituzione - C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - P.C. - Ancora Italia - Progetto SMART - I.d.V.".
Nel nome del gruppo, subito dopo il Pc, si trova Ancora Italia, altrettanto parte del progetto politico-elettorale su cui si sta lavorando in questi giorni. Il partito sovranista, nato dall'esperienza di Vox Italia e guidato come presidente da Francesco Toscano, ha come riferimento parlamentare la senatrice (eletta sempre nel M5S) Bianca Laura Granato e ha celebrato il suo secondo congresso a Napoli il 16 e il 17 luglio, confermando la propria volontà di portare avanti il proprio programma "per riportare in Italia democrazia, verità, sovranità popolare e rispetto per la dignità umana". Tra gli ospiti dell'assise, ovviamente, c'era anche Marco Rizzo, ma non era l'unico leader del progetto allora ancora denominato Uniti per la Costituzione. 
C'era per esempio anche Stefano D'Andrea, presidente di Riconquistare l'Italia, partito che si autodefinisce "democratico, neosocialista, antieuropeista e patriottico". Evoluzione dell'associazione Riconquistare la Sovranità e del Fronte sovranista italiano, questa forza politica - che da alcuni anni presenta le proprie liste a varie elezioni amministrative e regionali con il simbolo di Ri, divento dal 2021 il nome ufficiale del partito - intende portare avanti un disegno di "riscoperta collettiva dei valori costituzionali", che arrivi alla "riconquista della sovranità nazionale in ogni sua forma, attraverso il ricollocamento della Costituzione al vertice dell'ordinamento". Sovranità economica e politica, innanzitutto, da declinare in vari ambiti.
Al congresso napoletano di Ancora Italia è intervenuto anche Antonio Ingroia, cui è legato il movimento Azione Civile, scaturito nel 2013 dall'esperienza elettorale di Rivoluzione civile e la cui attività era ripresa nel 2019 (dopo l'esperienza alle elezioni politiche dell'anno prima della Lista del Popolo per la Costituzione, promossa da Ingroia e Giulietto Chiesa). Anche l'ex magistrato, insieme ad Azione civile, ha partecipato alla manifestazione comune a Roma del 18 giugno contro il governo Draghi, l'invio di armi all'Ucraina e il carovita: proprio quell'occasione ha visto rinsaldarsi il fronte di opposizione parlamentare ed extra-parlamentare che sta dando luogo all'unione di intenti e forze denominata prima Uniti per la Costituzione, poi Italia sovrana e popolare.
Oltre a queste forze politiche, si deve considerare anche Rinascita repubblicana, progetto politico legato all'europarlamentare Francesca Donato, eletta con la Lega e poi su posizioni autonome da settembre del 2021. L'associazione, che sul territorio italiano conta vari presidi, si riconosce nel Manifesto per la Rinascita repubblicana, fondato su diversi valori (piena libertà individuale, inviolabile uguaglianza di tutti i cittadini, rispetto della dignità di ognuno, diritto al lavoro, sovranità popolare, pace e giustizia, diritto all'istruzione e alla salute individuale, dovere di fedeltà alla Repubblica e alle sue norme), da tradurre innanzitutto nella revoca di ogni forma di stato di emergenza (a partire da ogni obbligo vaccinale, di porto di mascherina o dalle restrizioni alla libertà personale per ragioni sanitarie). 
Benché sia stato il nerbo del gruppo parlamentare, non si ha invece notizia dell'adesione al progetto politico da parte di Alternativa. Il deputato Pino Cabras, rappresentante del partito, ha scritto un lungo post su Facebook il 23 luglio, dunque poco dopo la caduta del governo Draghi, in cui è chiaro il tentativo (difficile) di partecipare alle elezioni - a causa dell'obbligo di raccogliere le firme a sostegno delle liste - ma non si parla del progetto allora denominato Uniti per la Costituzione: 
Cari iscritti, a nome del Comitato Promotore di Alternativa mi rivolgo a voi – e a tutti i simpatizzanti – in un momento politico senza precedenti nella storia della Repubblica italiana. Siete stati con noi gli animatori di questa unica voce di resistenza, che i soliti noti vorrebbero spegnere per avere campo libero. Lo scioglimento delle camere è stato deciso per la prima volta in piena estate, mentre vige una legge elettorale che riassume tutti i peggiori incubi burocratici, pensata per rendere già normalmente ardua la raccolta firme per chi voglia introdurre elementi nuovi nella competizione elettorale, ma che diventa di gran lunga più ostica nel contesto delle ferie agostane, le quali portano milioni e milioni di persone lontane dalla propria residenza. 
A ciò si aggiunge un altro fattore micidiale: anche i professionisti e i funzionari che possono garantire la vidimazione delle firme sono meno reperibili che in altri momenti dell’anno. 
La combinazione di questi elementi eccezionali crea una barriera difficile da valicare, un intralcio strutturale che potrebbe espellere dal Parlamento già prima della campagna elettorale qualsiasi opposizione organizzata fuori da quel sistema che consocia il solito giro di partiti, a dispetto dei consensi potenziali, per via della tempistica quasi insormontabile attivata nel momento peggiore dell’anno. In altre parole, siamo dentro un’emergenza che tronca bruscamente il nostro lavoro di paziente costruzione di un’opposizione plurale al sistema che in Draghi ha trovato, finora, la sua massima espressione, intanto che lo stesso percorso organizzativo a tappe di Alternativa viene soverchiato da un ordine di priorità sconvolgente, in cui ogni minuto che passa – letteralmente: ogni minuto - può fare la differenza fra avere ancora un’opposizione parlamentare o consegnare l’intera rappresentanza all’establishment. 
In queste ore di assoluta urgenza stiamo parlando con altre forze politiche organizzate di opposizione, con la drammatica certezza che qualsiasi risultato di questi colloqui non potrà essere ottimale rispetto a quello che avremmo avuto con uno sviluppo normale. Tuttavia, faremo tutto il possibile perché sulle schede elettorali possa esserci una chance concreta di rappresentare quella parte del popolo particolarmente critica verso il potere dominante. 
Il tempo permetterà di costruire progetti più consolidati con un percorso in grado di coinvolgere milioni di persone. L’emergenza ci impone ora di fare scelte legate alla specifica esigenza politica di non sguarnire qualsiasi sponda parlamentare per una parte dell’Italia oggi schiacciata ma che un domani deve avere tutti i canali istituzionali per potersi fare maggioranza. Vi chiediamo di essere con noi anche in questa fase che pure avevamo immaginato assai diversa e per la quale avevamo deciso insieme tutto un percorso di riunioni fino a settembre per un pieno coinvolgimento di tutti voi, che in questi lunghi mesi ci avete offerto sostegno morale per uscire dal silenzio cui ci volevano condannare i media e costruire insieme una rivoluzionaria proposta alternativa per il nostro Paese. Siate pronti a scendere ancora una volta nelle piazze con noi, per aiutarci nella raccolta firme in queste settimane e per non interrompere la connessione fra popolo e istituzioni.
Il futuro è nelle nostre mani e nei nostri cuori. 
Sembra profilarsi dunque una corsa autonoma, ma c'è ancora tempo - anche se non troppo - per scenari diversi; il simbolo, in ogni caso, ci sarebbe già, a meno di volerlo modificare in vista del voto. Rizzo, Ingroia, Toscano, D'Andrea, Donato e altri hanno invece preferito scegliere un nome nuovo: questo non si è limitato a Italia sovrana (anche perché un partito con quel nome esiste già, guidato a livello nazionale da Andrea Caputo, il cui simbolo è depositato come marchio; la stessa Giorgia Meloni a febbraio del 2017 aveva depositato come marchio un cerchio con all'interno la dicitura "Italia sovrana") ma ha aggiunto qualcosa di più. A qualcuno è piaciuto, c'è chi è meno convinto, ma la campagna radicale (e, ancora prima, lo stare in mezzo alle persone per raccogliere le firme) serve anche a spiegare meglio per farsi identificare.

2 commenti:

  1. Tutto molto interessante , ma riusciranno a presentarsi e , in caso affermativo, supereranno lo 0,1 % ????

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  2. ho firmato per il simbolo oggi 5 agosto ore 5 ad Arco al Caffè Portici - bellissima serata

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