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sabato 18 aprile 2015

"I liberali", per non dimenticare Altissimo

L'idea, in fondo, era stata anche (e forse soprattutto) sua: rimettere in piedi una vera formazione liberale, che comprendesse all'interno chi aveva militato nel glorioso Partito liberale italiano e anche persone nuove, puntando soprattutto sulla riduzione del peso dello Stato per rilanciare l’economia e sulle riforme istituzionali, per ridare rappresentanza ai cittadini e alleggerire i costi della politica. E così non c'era da stupirsi che i giornali avessero ricollegato proprio a Renato Altissimo, che del Pli era stato il penultimo segretario (dopo di lui solo Raffaele Costa, che in un annetto portò alla conclusione la storia del partito), la nascita di I Liberali, nuovo soggetto politico presentato tra febbraio e aprile dell'anno scorso (con il nome di cui lo stesso Altissimo aveva ottenuto la registrazione come marchio nel 2012).
Per quell'esperienza, accanto a Renato Altissimo erano tornati alcuni pezzi da novanta del vecchio Pli, per lo meno dell'ultimo periodo: innanzitutto Alfredo Biondi ed Enrico Musso, già al fianco di Altissimo anche nel loro (breve) ritorno al Pli, per lo meno quello allora guidato da Stefano De Luca (e di cui ora è segretario Giancarlo Morandi). E poi Carlo Scognamiglio Pasini, già presidente del Senato tra il 1994 e il 1996 (forzista, dopo essere stato eletto nel Pli nella legislatura precedente) e Giuliano Urbani, tra i fondatori di Forza Italia e in quel momento presidente dell'associazione del Buongoverno. Presidente del movimento era ed è Edoardo Croci, già assessore a Milano. Scopo comune ai fondatori era - come si legge nel sito - "offrire un canale aperto a tutti i liberali di cultura e di coraggio, quelli già attivi in politica, quelli impegnati nei mille circoli che si trovano in tutte le città, grandi o piccole, d’Italia, quelli che, come cittadini sentono ogni giorno il peso di una società poco liberale, per discutere, proporre, contestare e, in altre parole, far partire una mobilitazione che trasformi la 'rivoluzione liberale' in una prospettiva concreta". 
Che ci siano riusciti, è da vedere; di sicuro, a loro modo ci hanno provato. Nel farlo, si erano anche dotati di un simbolo interessante, perché nel suo essere essenziale e scarno in qualche modo era risultato efficace. La quaterna di colori nazionali, volendo, era la solita che da anni si ritrova nel centrodestra, ma quell'archetto tricolore posto in basso, quasi incastonato nel resto della circonferenza color carta da zucchero, dava quasi l'idea di un sorriso, quando di emblemi sorridenti se ne incontrano ben pochi (d'accordo, non c'è un tubo da ridere in questo periodo, ma anche il broncio non serve granché); in più, dopo molto tempo si vedeva un contrassegno che non aveva paura di essere "vuoto", lasciando al blu e al tocco giallo della "l" (minuscola, con l'unica pretesa di essere "liberali" e non per forza "i Liberali") il compito di spiccare con un certo stile sul fondo bianco.
Non era sfuggito questo simbolo al curatore di questo sito, e - ne sono certo - nemmeno alle persone che quasi quotidianamente si sono eletti suoi collaboratori (sempre validissimi, bisogna dirlo); poi, però, un po' la distrazione di altri emblemi e un po' i (mal)sani impegni lavorativi avevano fatto finire l'emblema dei Liberali in un limbo involontario. Ora che Renato Altissimo non c'è più, qualunque sia il giudizio che ciascuno voglia dare della persona e del politico, I simboli della discordia non poteva che ricordarlo attraverso il suo ultimo simbolo. Che non è quello che lo ha rappresentato di più, ma certamente era a tutti gli effetti "suo".

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